La situazione nello stabilimento Stellantis di Melfi e nel suo indotto è sempre più critica. Licenziamenti, cassa integrazione e trasferte all'estero sono diventati una triste realtà per molti lavoratori. Questo articolo approfondisce le cause e le conseguenze di questa crisi, analizzando le strategie messe in atto da Stellantis e le possibili soluzioni per il futuro.
Licenziamenti nell'Indotto e Richiesta di Ammortizzatori Sociali
Le brutte notizie arrivano dall'indotto di Melfi. Cinquanta lavoratori delle aziende Las e Lgs della logistica sono stati licenziati a seguito del rifiuto, da parte delle aziende, di rinnovare la cassa integrazione fino al 31 dicembre. La decisione è stata comunicata durante un incontro in Regione, al quale hanno partecipato l’assessore regionale Francesco Cupparo, i segretari di Uilm (Marco Lomio) e Fismic (Giuseppe Coviello), rappresentanti sindacali e una delegazione di lavoratori in presidio davanti alla sede della Regione.
Di fronte a questa situazione, l’assessore Cupparo ha annunciato l’intenzione di informare Stellantis e di proporre, insieme ai sindacati, l’istituzione di un “bacino di prelazione” per i lavoratori coinvolti. Questo strumento dovrebbe garantire priorità di impiego nelle nuove commesse di servizi destinate al Gruppo Automobilistico. Cupparo ha anche annunciato la richiesta al Ministero del Lavoro di ulteriori 13 milioni di euro da destinare agli ammortizzatori sociali nelle aree di crisi complessa. I rappresentanti di Uilm e Fismic hanno ribadito che ogni opportunità lavorativa che riguarderà l’area industriale di Melfi dovrà considerare in primis questi lavoratori.
Trasferte in Serbia: Una Scelta Forzata per i Lavoratori di Melfi
La crisi di Melfi ha spinto molti operai ad accettare trasferte temporanee in altri stabilimenti Stellantis, come quello di Kragujevac, in Serbia. Filippo (nome di fantasia), operaio dello stabilimento Stellantis di Melfi, è partito per Kragujevac a inizio aprile. Come lui, altri 33 lavoratori dalla Basilicata sono stati trasferiti, e si prevedono arrivi da Cassino, Termoli e altri stabilimenti italiani.
La trasferta è ufficialmente volontaria, ma, come spiega Filippo, «è una scelta che fai quando le alternative non ci sono. Se stai in cassa da mesi e nessuno ti richiama, alla prima occasione dici sì. E poi ti arrangi». A Kragujevac si produce la nuova Fiat Grande Panda elettrica e ibrida, la citycar con cui Stellantis punta a riconquistare terreno in Europa. Lo stabilimento serbo è «strutturalmente identico a quello di Melfi», ma il contesto è diverso. La paga base di un operaio serbo si aggira intorno ai 600 euro al mese.
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Gli operai italiani in trasferta percepiscono una diaria di 52,50 euro al giorno (60 euro nei giorni liberi), una cifra che dovrebbe coprire vitto e alloggio. Tuttavia, la realtà è diversa: «Ci avevano detto che la vita qui in Serbia costa meno, ma non è così. L’affitto per un alloggio dignitoso va dai 270 ai 400 euro al mese, spesso senza nemmeno un contratto. Faccio la spesa con il cellulare in mano per convertire i prezzi dal dinaro serbo in euro, e spesso devo comprare una cosa in meno rispetto a quello di cui ho bisogno. Cerco di cucinare a casa, evito bar e ristoranti. Soltanto così riesco a mettere da parte qualcosa. Ma è dura».
La produzione della Grande Panda a Kragujevac procede a rilento, anche a causa di problemi di approvvigionamento. «Della C3 ne facciamo sì e no dieci al giorno. Della Panda circa 125». Numeri lontani dalle 500 unità minime al giorno preventivate da Stellantis. Le carenze nella catena di fornitura colpiscono Stellantis un po’ ovunque.
Il Declino di Melfi: Tra Cassa Integrazione e Mancanza di Prospettive
La situazione a Melfi è critica. Molti lavoratori vivono con la cassa integrazione e accettano trasferte pur di guadagnare qualcosa. «Considerando la situazione a Melfi, con la cassa integrazione, molti hanno accettato pur di guadagnare qualcosa. Ma quando torni a volte ti lasciano a casa perché ‘hai già guadagnato un po’’. Ed è frustrante». L’azienda non fornisce un supporto diretto per la logistica delle trasferte, e la comunicazione con i colleghi serbi è difficile.
La Fiat Panda, dopo essere stata prodotta in Polonia tra il 2003 e il 2012, è stata assegnata di nuovo all’estero, a Kragujevac. A Pomigliano c’è la Pandina, una versione aggiornata della Panda classica. La scelta di Stellantis è dettata dai costi di produzione: «Fare una macchina in Spagna mi costa 516 euro, farla in Italia mi costa 1.414 euro. Questo a causa del costo dell’energia». In Serbia anche il lavoro costa molto meno che in Spagna e in Italia.
La crisi a Melfi ha trasformato la zona industriale in un luogo spoglio e abbandonato. «Qui hanno tagliato pure sulle agenzie di pulizia, sembra una discarica -commenta il titolare del bar ‘Happy Days’-. Il problema è che si producono auto che non ci possiamo permettere perché costano tra i 60mila e i 70mila euro». La piana di Melfi è irriconoscibile, coperta da immensi capannoni dismessi e corrosi dal tempo.
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La Reazione dei Sindacati e le Prospettive Future
I sindacati sono preoccupati per la situazione a Melfi e per il futuro degli stabilimenti italiani di Stellantis. La federazione italiana metalmeccanici Fim-Cisl ha denunciato una continua emorragia di auto prodotte negli stabilimenti italiani e un crollo della produzione del 31,5 per cento. Secondo l’analisi di Fiom-Cgil, in quattro anni il gruppo ha tagliato in Italia quasi 10mila posti di lavoro.
I sindacati chiedono un rafforzamento del piano di investimenti e nuovi modelli per gli stabilimenti italiani. A Melfi sono previste le versioni ibride per le auto elettriche tra il 2025 e 2026, ma questo non basterà a risolvere la crisi. Ferdinando Uliano, segretario generale Fim-Cisl, denuncia che il 2025 «chiuderà con una riduzione di un terzo dei volumi produttivi, poco più di 310mila unità, con le auto sotto quota 200mila».
La situazione a Melfi è complessa e richiede soluzioni concrete per garantire un futuro ai lavoratori e al territorio. Il rilancio dello stabilimento passa attraverso nuovi investimenti, modelli competitivi e una politica industriale che tenga conto dei costi di produzione e della necessità di tutelare l’occupazione.
La Legge Regionale e la Speranza di una Nuova Scanzano
La Regione Basilicata sta cercando di affrontare la deindustrializzazione attraverso la creazione di poli specializzati, grazie a una legge entrata in vigore l’8 gennaio 2025. Casella ribadisce che “ci vorrebbe una nuova Scanzano”: la marcia del 2003 in cui circa 100mila lucani decisero di unirsi contro la possibilità di trasferire depositi di scorie nucleari nel paesino di Scanzano Jonico.
Il disincanto degli operai verso le istituzioni è un problema che riconosce il primo cittadino di Melfi, Giuseppe Maglione. La giunta regionale ha provato a tamponare il problema con la creazione dell’Area di crisi complessa che abbraccia 49 Comuni. Tuttavia, sono destinati a pochi -specifici- lavoratori.
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