La McLaren, spesso definita la Ferrari d'Inghilterra, è una scuderia che ha segnato la storia della Formula 1. Fondata nel 1963 da Bruce McLaren, ha saputo distinguersi per la sua doppia anima, europea e americana, e per i numerosi successi ottenuti in pista. Tuttavia, la sua storia è costellata anche di momenti difficili, crisi economiche e scelte tecniche sbagliate.
Dalle origini ai primi successi
Bruce McLaren fondò la squadra nel 1963 e da subito le sue auto iniziarono a battagliare sui circuiti del Mondiale di Formula 1 e alla 500 Miglia di Indianapolis. Questa doppia anima, europea e americana, della McLaren resiste ancora oggi. La scuderia inglese ha rotto l’accordo di fornitura con la Honda e spera così di aver messo fine al periodo più negativo della sua storia, in cui la McLaren ha dovuto accontentarsi di risultati ben al di sotto delle sue ambizioni: dal 2015 al 2017 non è andata oltre il sesto posto in classifica generale e l’anno scorso si è rivelata addirittura la seconda peggiore scuderia fra le dieci del campionato. La McLaren riparte quest’anno dallo storico colore arancio per la carrozzeria e soprattutto dal motore Renault, che dovrebbe rivelarsi più affidabile e prestazionali rispetto alla mediocre power unit della Honda. Nel frattempo, McLaren sceglie la strada del pilota-costruttore anche nella massima serie: il debutto è nel Mondiale 1966 ma i risultati non arrivano in maniera costante anche a causa delle scarse prestazioni e dell’affidabilità precaria. Se i primi piazzamenti in campionato già nella stagione del debutto possono essere considerati di buon auspicio, per raccogliere qualche altra soddisfazione ci sarà ancora da attendere. Un paio d’anni per la precisione, visto che è solo nel 1968 che, al primo Mondiale in cui la McLaren schiera due auto in pista per tutta la stagione, iniziano ad arrivare podi e vittorie: Danny Hulme è secondo in Spagna, lo stesso McLaren centra il primo trionfo in Belgio, mentre in Canada arriva addirittura una doppietta.
Il dramma e la rinascita sotto Mayer
Al glorioso 1968 non segue però un altrettanto positivo 1969. Anzi, le cose sono destinate a peggiorare rapidamente dopo la prematura scomparsa di Bruce McLaren, che perde la vita a 32 anni il 2 giugno 1970 durante un test sul circuito di Goodwood. La società passò dunque nelle mani di Teddy Mayer, il quale riuscì a consacrare la scuderia nell’Olimpo dei migliori team del mondo. La scuderia passa così nelle mani del braccio destro Teddy Mayer senza però crescere particolarmente sul piano delle prestazioni, nonostante Danny Hulme riesca con una cadenza regolare a piazzarsi in zona punti portando a casa anche qualche podio e qualche vittoria. La svolta definitiva arriva con il debutto della M23, che esordisce già nella seconda parte del campionato 1973 e che nell’anno successivo è anche la prima monoposto del team ad abbandonare il classico colore arancione papaya usata sin dagli esordi: si passa invece alla livrea bianca e rossa voluta dal munifico sponsor tabaccaio Marlboro, che sarà un iconico tratto distintivo per oltre 20 anni. Quasi un segno del destino vincente della scuderia, che non a caso nel 1974 centra il primo titolo Piloti e Costruttori della sua storia, con Emerson Fittipaldi al volante. Tutti gli anni Settanta, infatti, furono caratterizzati da ottimi piazzamenti in gara e da fatturati sempre più importanti derivati dalla vendita di vetture da competizione per le categorie inferiori.
L'era di Ron Dennis: un'epoca d'oro
Agli inizi degli anni ’80 viene quindi promosso a capo della scuderia Ron Dennis, un giovane manager inglese che è stato ex meccanico per la Cooper e la Brabham prima di iniziare a gestire in proprio un team che ha ben figurato nelle categorie minori. La sua Project 4 è quindi inglobata nella McLaren, che intanto sposta la sede a Woking e si proietta nel futuro: nel 1981 debutta in pista la prima macchina della serie MP4 - la fortunata sigla, usata fino al 2016, ricorda proprio la fusione tra McLaren e Project 4 di Dennis - che torna a competere ai piani alti della classifica. È solo l’inizio di un’epoca d’oro che porta la McLaren a vincere ben 13 titoli mondiali (6 Piloti e 7 Costruttori) in otto stagioni, tra il 1984 e il 1991. Nel 1985, Prost si prende la rivincita sull’ormai anziano compagno di squadra, concedendo il bis (ma senza centrare il successo nella classifica a squadre) anche l’anno seguente. Nel 1987 la McLaren resta a secco di vittorie iridate, ma la striscia positiva evidentemente è ben lontana dall’esaurirsi, visto che nel campionato seguente arriva Ayrton Senna al posto di Stefan Johansson e il motore Honda sostituisce quello Porsche: a partire dalla MP4/4, passata alla storia come una delle monoposto più dominanti di sempre - 15 vittorie su 16 gare disputate, di fatto solo la Red Bull RB19 del 2023 saprà fare di meglio - arrivano altri quattro anni di dominio totale, condizionati dal dualismo Senna-Prost. Le monoposto McLaren sono le più veloci della storia, con una velocità massima di 370.048 Km/h, raggiunta dalla MP4-20 su un circuito chiuso.
La rivalità Senna-Prost
Un momento iconico di quest'era è senza dubbio la rivalità tra Ayrton Senna e Alain Prost, che ha infiammato le piste di tutto il mondo. Nel 1988 la McLaren-Honda MP4-4 domina la stagione, conquistando 15 vittorie su 16 gare. Senna si laurea campione del mondo, ma Prost si prende la rivincita l'anno successivo. La tattica di gara era la seguente: assicuratevi di avere la vittoria in mano dominando metà gara, poi giocatevela tra voi 2 alla fine. Insomma, non c’è trippa per gatti in quegli anni.
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Il declino e la rinascita con Häkkinen
Il ciclo si esaurisce nel 1992 dinanzi al dominio della Williams di Nigel Mansell. Inizia una fase di transizione, segnata dall’addio di Senna e della Honda, e dal conseguente arrivo dei motori Ford Cosworth (1993) e Peugeot (1994). Ron Dennis capisce che per tornare a vincere bisogna dare una svolta alla storia della Mclaren. Chiude un rapporto ventennale con la Marlboro e firma con la West Tabacco che, grazie ai soldoni che porta, gli permettono di assicursi il miglior progettista del momento, Adrian Newey. Convince la Mercedes a scendere in Formula 1 e ad Hakkinen, da anni sotto contratto Mclaren e cresciuto sotto gli insegnamenti di Senna, affianca il promettente, ma pasticcione, David Coulthard. Nel 1998 la Mclaren vince sia il costruttori che il piloti e nel 1999 vince il piloti con Hakkinen. Cambia tutto, radicalmente: terminato l’accordo di sponsorizzazione con Marlboro, dal 1997 le McLaren diventano “Frecce d’argento” tornando sul tetto del mondo già nel 1998 con la coppia composta dal campione Mika Hakkinen e David Coulthard. Il finlandese si ripete anche nel 1999, sfruttando a proprio favore l’assenza di Michael Schumacher, infortunato alla gamba in un grave incidente a Silverstone, e piegando all’ultima gara l’altro ferrarista Eddie Irvine.
Gli anni difficili e la spy story
Dal 2000 al 2004 lotta contro lo strapotere Ferrari e sostituisce il ritirato Hakkinen con il promettente Raikkonen. Ma non basta. La Ferrari vince in lungo e in largo e bisogna approfittare subito dell’abbandono alle competizioni di Michael Schumacher. Ingaggia il bi-campione in carica Alonso, gli affianca l’astro nascente Hamilton e soffia alla Ferrari un contratto di sponsorizzazione con la Vodafone da 100 milioni l’anno. La stagione 2007 vede una guerra tra i 2 che avrà conseguenze autolesionistiche sulla squadra che perde il titolo piloti all’ultima gara e anche il costruttori dopo la sentenza sulla Spy Story. Nel 2007, la McLaren è coinvolta nella spy story con la Ferrari, che porta alla squalifica dal campionato costruttori e a una multa di 100 milioni di dollari. Questo episodio segna l'inizio di un periodo di declino per la scuderia. Alonso se ne va; arriva Kovalainen che si dimostra fido scudiero di Hamilton vincitore del mondiale all’ultima gara in Brasile, come se fosse un’amara vendetta dell’anno prima, e regala alla Mclaren quello che è, per ora, l’ultimo titolo piloti.
Il ritorno di Alonso e la partnership fallimentare con Honda
Dopo i quinti posti Costruttori del biennio 2013-2014, Ron Dennis sente che è arrivato il momento di cambiare e punta tutto sul ritorno di Alonso e della Honda, nella speranza di tornare ai fasti del dominio con Senna e Prost. La power unit ibrida della casa di Tokyo è però poco potente e scarsamente affidabile. Così gli anni seguenti si trasformano in un calvario di ritiri, eliminazioni in Q1 e lotte fuori dalla zona punti contro piloti di fondo classifica. Anche l’accordo con Honda, incancrenito da anni di tensione per gli scarsi risultati, giunge al termine e, a partire dal 2018, è la power unit Renault a spingere le McLaren. Nel 2015 si apre il nuovo ciclo McLaren-Honda, con il motorista giapponese tornato in Formula 1 per affrontare la nuova sfida delle power unit ibride. Questa volta, però, la collaborazione tra le due parti si rivela fallimentare e la McLaren sprofonda nelle retrovie, passando da protagonista a semplice comprimaria. Fernando Alonso apre il microfono e da sotto al casco lancia accuse: «È un motore da GP2! GP2!». La Honda, che fornisce il propulsore alla sua McLaren, è entrata in ritardo nella partita dell’era ibrida della Formula 1 e ne sta pagando lo scotto. È il venticinquesimo giro del Gran Premio del Giappone e Alonso ha appena subito un sorpasso facile, alla fine del rettilineo del traguardo, dalla Toro Rosso-Renault di un certo Max Verstappen, anni 18, dicono che come pilota si farà.
La rinascita con Renault e Mercedes
Senza risultati particolarmente degni di nota, ad eccezione di qualche sparuto podio e di un generale miglioramento delle prestazioni che consente a Woking di chiudere al terzo posto la stagione 2020. Nel 2021 torna la motorizzazione Mercedes e c’è anche spazio per un’ultima vittoria, centrata da Daniel Ricciardo nella rocambolesca domenica di Monza davanti al compagno di squadra Lando Norris. Al termine della stagione 2017, dopo un deludente nono posto nella classifica costruttori, la McLaren e la Honda mettono fine alla loro collaborazione. Il team di Woking passa alla motorizzazione Renault nel 2018 e inizia una riorganizzazione interna che stravolge totalmente il senior management della squadra. Nel 2019, con Andreas Seidl come team principal, la McLaren chiude al quarto posto in campionato e riesce a fare un ulteriore passo avanti nel 2020, anno in cui conquista un terzo posto assoluto nel campionato costruttori, alle spalle di Mercedes e Red Bull. Chiusa la collaborazione con la Renault, la McLaren torna nel 2021 a quella con la Mercedes, riaprendo una storica e vincente partnership.
La McLaren oggi: una nuova era con Stella e i giovani talenti
Il 2022 è scivolato via senza vittorie, con Lando Norris che ha raccolto 122 dei 159 punti totali del team. Le difficoltà di Ricciardo hanno portato il team a preferirgli Oscar Piastri per il 2023. Il team McLaren è diretto dal 2023 dall’italiano Andrea Stella, nel ruolo di team principal. Una scelta azzeccata, considerando che nell’anno del debutto, l’australiano ha regalato al team due piazzamenti a podio e una vittoria nella Sprint Race in Qatar. La stagione 2024 di Formula 1 è stata memorabile per la McLaren, che ha riportato a Woking il Mondiale Costruttori che mancava dal 1998. Questo straordinario risultato è stato reso possibile grazie alle prestazioni eccezionali di Lando Norris e Oscar Piastri. Norris, in particolare, ha ottenuto quattro vittorie durante l’anno, inclusa quella decisiva nel Gran Premio di Abu Dhabi. Dopo un inizio di stagione dominato dalla Red Bull di Max Verstappen, la McLaren ha messo in mostra una notevole capacità di sviluppo, introducendo aggiornamenti cruciali alla MCL38. Questi miglioramenti hanno risolto le storiche difficoltà del team nelle curve lente, consentendo alla squadra di competere ai massimi livelli. La McLaren è la miglior macchina in pista adesso e ha quasi l’obbligo di capitalizzare il vantaggio tecnico che possiede. Con un’incognita forte all’orizzonte: la pausa estiva di tre settimane potrebbe cambiare tutto di nuovo. Anche se ufficialmente i lavori negli uffici tecnici saranno sospesi, quelli in fabbrica proseguiranno, con gli aggiornamenti già previsti nella pipeline di sviluppo in attesa di essere ingegnerizzati. Quindi al Gran Premio d’Olanda di fine agosto potremmo ritrovarci con un’altra Formula 1, rispetto a quella che lasceremo a Spa-Francorchamps domenica prossima, in un campionato che non smette di riservare sorprese.
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Il futuro: mantenere la mentalità vincente
Oggi la crescita di McLaren è evidente a tutti. Norris e Piastri hanno vinto una gara a testa, e il primo si sente a buon diritto in corsa per il titolo Mondiale. Per la scuderia inglese arriva la parte più difficile, che non è vincere, quanto continuare a farlo. Creare una mentalità vincente, mantenere il sangue freddo nei momenti cruciali della gara. È un ulteriore salto di qualità che è richiesto ora alla McLaren, e probabilmente è il gradino più ampio tra quelli affrontati finora. Le difficoltà in tal senso si sono già viste: a Norris mancano almeno un paio di vittorie, per decisioni strategiche sbagliate del team o per errori del pilota.
L'identità visiva: evoluzione del logo e dei colori
In Formula 1 non solo la configurazione delle monoposto cambia grazie alla scoperta di nuove soluzioni aerodinamiche e tecnologiche, ma anche i loghi delle scuderie, a seconda delle esigenze di marketing, mutano attraverso le epoche. Il primo stemma della McLaren venne disegnato nel 1964 da Micheal Turner, artista ben noto nell’ambito del motorsport, nonché amico intimo di Bruce McLaren. Inoltre, è proprio in questo periodo che il la vettura della scuderia di Woking, assunse un sorprendente colore arancione papaya, che divenne familiarmente noto come “McLaren Orange”. Perché proprio l’arancione? Un marchio internazionale in crescita come il team inglese, necessitava di un nuovo logo. Il gigante dell’industria di tabacco Marlboro divenne lo sponsor più longevo della scuderia e volle che, sia la livrea, sia il logo fossero correlati con il suo colore distintivo: il rosso. Il design del logo fu un regalo della società madre della Marlboro, Philip Morris. Mentre l’ambizione della scuderia inglese in pista convergeva con la nascente divisione di auto stradali, i tre simboli Marlboro vennero fusi in uno, rigorosamente rosso. Il carattere del logo divenne più moderno e sofisticato. Per celebrare il passaggio del team britannico all’ambiente high- tech del McLaren Technolgy Center, il marchio venne aggiornato con un look più moderno e elegante. Lo “speedmark” si colorò di nero. Un unico marchio venne adottato per unificare i tre diversi settori di attività dell’azienda: McLaren Automotive, McLaren Racing e McLaren Applied Technologies. Lo “speedmark” è oggi colorato con il classico arancione papaya, con carattere più snello e moderno.
McLaren Automotive: l'eccellenza su strada
La McLaren Automotive nasce nel 1989 a Woking come costola di una delle Scuderie automobilistiche più vincenti di Formula 1. Il suo fondatore, Ron Dennis, fu infatti il Team Principal della divisione sportiva per quasi 30 anni. Le vetture più rappresentative della sua giovane storia sono state la McLaren Senna prodotta in tiratura limitata a 500 esemplari e la McLaren F1, a lungo l'auto più veloce al mondo e nel 2020 la Elva, la cui produzione è limitata a 390 esemplari. Nel 2021, la McLaren ha venduto all’incirca 2100 vetture. Per fare un paragone, nello stesso anno Ferrari ne ha consegnate ai suoi clienti più di undicimila.
La McLaren F1: un'icona
Nel 1992, infatti, venne presentata la McLaren F1: una delle vetture più rivoluzionarie dell’epoca e tra le prime a presentare una leggerissima scocca in carbonio. Progettata - tra gli altri - anche da Gordon Murray, la commercializzazione dell’auto prese il via nel 1994 e stupì il mondo intero grazie a un’organizzazione ineccepibile degli spazi interni. Il pilota veniva infatti disposto al centro, con due sedili ai lati in modo che i pesi fossero perfettamente bilanciati e l’assetto sicuro e stabile. Il motore, inoltre, era il modello V12 della BMW: il propulsore più potente mai sviluppato per una vettura di serie grazie a ben 627 CV. Questo prodigio automobilistico rimase sul mercato per quattro anni e venne ritirato solo nel 1998.
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