Il logo Ford volante, con il suo iconico ovale blu, è uno dei simboli più riconoscibili nel mondo automobilistico. Ma qual è la sua storia? Cosa rappresenta? E come si è evoluto nel tempo? Questo articolo esplorerà la storia del logo Ford, il suo significato e alcune curiosità legate al suo design.
Le origini del logo Ford
Il primo logo Ford risale al 1903 ed era composto da un distintivo riccamente arrotondato in una cornice con foglie e curve. Nel tempo ha subito alcune modifiche sino ad arrivare all’attuale ovale blu, che vuole sottolineare l’eleganza e la perfezione. L'evoluzione del logo Ford riflette la crescita e l'innovazione dell'azienda nel corso del XX e XXI secolo.
Il significato dell'ovale blu
L'attuale ovale blu, introdotto successivamente, simboleggia eleganza, perfezione, forza e grazia. Questo design è diventato un marchio di fabbrica, immediatamente associato alla Ford in tutto il mondo.
Ford e il Motorsport: Un legame indissolubile
Ford non poteva quindi scegliere ambientazione migliore per i suoi trionfi, impreziositi anche dal successo (1968) nella “1000 km”, la gara di durata istituita a metà degli anni Sessanta, con David Hobbs e Paul Hawkins al volante della Ford GT40.
Ford in Formula 1: Successi dietro le quinte
Ford e Formula-1. Una storia, un ottimo esempio. Su come lasciare un segno indelebile della propria presenza pur rimanendo sempre dietro le quinte. Perché nessun colosso delle quattro ruote ha conquistato successi a ripetizione nella categoria regina dell’automobilismo sportivo, rinunciando alla costruzione di una vettura col suo nome. A Ford invece questo è riuscito. Perché più che realizzare monoposto, ha sempre pensato a farle andare.
Leggi anche: Adesivo logo VW: un'icona culturale
Nel 1966 la Federazione aveva predisposto che i motori raddoppiassero la cilindrata, fino a quel momento pari a 1,5 litri. E la Lotus, leggendaria scuderia britannica, per mantenersi al vertice ricercava un’alternativa agli ormai superati Coventry Climax. Tramite anche Walter Hayes, allora addetto alle pubbliche relazioni della sede Ford d’Oltremanica, il team di Colin Chapman stipulò un accordo con la casa madre di Detroit.
Una creatura in lega di alluminio, figlia dell’assemblaggio di due testate a quattro cilindri FVA (fino ad allora utilizzato in Formula-2) e dotata di una bancata a V di 90°, capace di sprigionare 400 cavalli per 9.000 giri al minuto e di pesare appena 163 kg. In poche parole, un propulsore semplice, leggero e potente. Fu chiamato DFV (Double Four Valves, con riferimento alle due testate e alle quattro valvole per cilindro) e fu assoluto protagonista tra la seconda metà degli anni Sessanta e la prima metà dei Settanta. Merito di record ancora imbattuti.
- 7 titoli mondiali piloti consecutivi (1968-1974).
- 22 vittorie di fila (dal Gran Premio d’Austria 1972 al Gran Premio del Sudafrica 1974).
Proprio il binomio con la Lotus è stato il più fruttifero in assoluto con 4 piloti campioni del mondo (Graham Hill, Jochen Rindt, Emerson Fittipaldi e Mario Andretti) e 47 successi, a cominciare dal primo (Jim Clark, Gran Premio d’Olanda 1967).
Jackie Stewart: L'icona Ford in Formula 1
Ma il simbolo di Ford e Formula-1 è però uno scozzese classe 1939, novantanove gran premi all’attivo: Jackie Stewart. Uno che non ha mai avuto niente a che fare con la Lotus, uno che con i motori Ford transitò per 25 volte primo sotto la bandiera a scacchi. Incamerando 15 giri più veloci (al pari di Michael Schumacher), 35 podi (come Emerson Fittipaldi), ma soprattutto tre titoli mondiali: 1969, Matra; 1971 e 1973, Tyrrell. Mai nessuno come lui. Che a fine anni Novanta rinforzò questo legame speciale anche con una sua scuderia: la Stewart.
Altri team e piloti Ford
Una melodia che ha fatto da sottofondo anche alle prime fortune di altre due icone della Formula-1: McLaren e Williams. Nel 1968, a Spa, spinse la McLaren guidata dal suo fondatore Bruce alla prima affermazione. Nel 1974, Emerson Fittipaldi al volante, al primo iride. Altrettanto accadde per il team di Frank Williams, davanti a tutti con l’esperto Clay Regazzoni a Silverstone (1979). E al resto della concorrenza a fine 1980 con Alan Jones. Si sarebbe ripetuto nel 1982 con Keke Rosberg (padre di Nico) e con la primizia di aggiudicarsi il campionato del mondo vincendo solo una gara. Fu l’ultimo bagliore per il glorioso otto cilindri.
Leggi anche: Il Logo Volkswagen: Un'Analisi
La rinascita degli anni '80 e '90
Ma nel 1989, la rinascita. Grazie a un regolamento che obbligava di nuovo l’alimentazione aspirata e a una nuova versione, la HBA (V a 75°, potenza tra i 615 ed i 630 cavalli, rotazione intorno agli 11.500 giri al minuto), installata sulla giovane Benetton. Un’accoppiata che di lì a poco fu autrice di un altro capitolo della storia della Formula-1. Merito dell’approdo nella scuderia anglo-italiana di uno sconosciuto quanto velocissimo tedesco: Michael Schumacher. Ford lo accompagnò nella scalata all’Olimpo. Già presente con lui all’esordio con la Jordan, fu al suo fianco nel primo arrivo a punti (Monza 1991), sul primo podio (Messico 1992) e nei primi successi (Spa 1992 ed Estoril 1993). Poi, nel 1994, con la variante Zetec-R (V a 75°, 8 cilindri, 760 cavalli, 3,5 litri) ne musicò la prima consacrazione iridata.
L'ultima esibizione trionfale
Fu l’ultima trionfale esibizione di Ford alla “Scala delle corse”. Nella quale fece da colonna sonora anche per imprese di un giorno. Ma non soltanto campioni e fuoriclasse. Perché di Ford hanno beneficiato anche team dalle ridotte possibilità economiche. Come la Minardi, seconda scuderia italiana più longeva in Formula-1, che lo aveva con sé il giorno del primo punto (Detroit, 1988) e dell’unica prima fila (Phoenix, 1990). Con l’Italia i motori dell’Ovale Blu hanno avuto un rapporto più stretto di quel che si pensi. Perché hanno celebrato la prima, talvolta unica (Vittorio Brambilla, Austria 1975; Alessandro Nannini, Giappone 1989), vittoria dei suoi piloti. Come Riccardo Patrese, Michele Alboreto ed Elio De Angelis. Tutti e tre nel 1982 (Monaco, Las Vegas e Austria). E sempre all’Italia Ford deve il suo ultimo gradino più alto del podio. Brasile 2003, Giancarlo Fisichella, Jordan. Dodici mesi più tardi, all’indomani di un quinquennio poco soddisfacente come partner ufficiale della Jaguar, la decisione di rientrare in officina. Per l’ultima volta.
L'evoluzione del volante Ford
Se esiste, tra quanti rientrano nella progettazione di un’automobile, un elemento in cui agli aspetti funzionali di base si sovrappongono elementi decorativi, simbolici e metaforici, il tutto in continua evoluzione stilistica, questo è in primo luogo il volante. Esso è l’organo su cui maggiormente si concentra l’interazione tra uomo e macchina, il primo su cui lo sguardo si posa una volta entrati nell’abitacolo, e l’ultimo da cui si stacca uscendone. Il volante non è solo l’organo che consente al conducente di direzionare il veicolo, ma è anche quello che, più di tutti, permette di “sentire” l’automobile, di provare le sensazioni che gli amanti delle quattro ruote apprezzano. Esso si è continuamente rinnovato nel tempo, grazie a migliorie che gli hanno permesso di diventare sempre più influente nell’economia generale del veicolo, qualificandosi a poco a poco come il centro di comando e gestione di diverse componenti dell’auto. D’altra parte, a partire dai primi anni venti del ‘900, lo studio approfondito dell’aerodinamica e della plasticità delle carrozzerie sono diventati irrinunciabili per imporre i nuovi modelli automobilistici su un mercato sempre più vasto. E dalle componenti esterne, sempre più accuratamente modellate, verniciate e cromate, a quelle interne - si tratti di sedili, strumentazioni di bordo o, appunto, del volante - il passo è stato molto breve.
Dalla barra al volante: una rivoluzione nella guida
Le prime automobili propriamente intese appaiono in Europa negli anni ottanta del secolo XIX. Esse non sono dotate del volante come oggi lo si conosce, ma di una barra posizionata lateralmente o centralmente, che permette di direzionare il mezzo. La velocità è in quest’epoca molto modesta, aggirandosi attorno ad un massimo di 30 km/h, cosicché la barra permette di controllare comodamente il veicolo. Appartiene a questa tipologia quella che è considerata la prima auto moderna, la Motorwagen uscita presso la tedesca Mercedes-Benz nel 1886. La Motorwagen è dotata di una piccola barra verticale molto simile al manubrio delle biciclette, denominato anche a “T”. Con l’aumentare delle prestazioni, soprattutto per quanto riguarda la velocità, inevitabilmente lo sterzo a barra mette in mostra tutti i suoi limiti. Nel 1896, il volante fa la sua prima apparizione su una vettura Panhard & Levassor nella competizione automobilistica Parigi-Rouen. Da quel momento in poi, diverse automobili saranno attrezzate col volante, anche se fino ai primi anni del ventesimo secolo molte continueranno ad adottare lo sterzo a barra. La barra di comando lascia dunque spazio ad uno strumento molto più comodo e pratico, che permette di avere un maggiore controllo del veicolo. Oltre all’aumento delle velocità medie, un’influenza determinante in tal senso viene dall’automobilismo sportivo, con un calendario di gare sempre più frequenti e di grande impatto sul pubblico.
La Ford Model T: Un volante moderno per un'auto rivoluzionaria
Esce nel 1908 una delle vetture-simbolo nella storia dell’automobile: si tratta della Ford Model T, la prima auto costruita adottando in toto gli strumenti e le procedure della catena di montaggio. Il volante di questa vettura è moderno e in anticipo sui tempi, anche rispetto a molti altri prodotti negli anni successivi. Lo caratterizzano una corona in legno, quattro razze in acciaio e, appena dietro, sul piantone dello sterzo, la leva dell’acceleratore. Negli anni immediatamente successivi, oltre ad essere utilizzato da ormai tutte le aziende costruttrici, il volante viene anche valorizzato con l’aggiunta di molteplici comandi che permettono al conducente di gestire direttamente, senza distogliere le mani dalla guida, alcune delle funzioni dell’auto.
Leggi anche: Alla scoperta di Subaru: La Stella delle Pleiadi
L'evoluzione del design e della funzionalità
Durante il primo ventennio del secolo XX i volanti sono caratterizzati da ampie e spesse corone circolari. D’altra parte, il servosterzo e le moderne tecnologie che coadiuvano nella guida, rendendola più agevole e comoda, non sono ancora stati sviluppati, cosicché le grandi dimensioni del volante sono indispensabili per una buona gestione del mezzo. Nel 1914, la Rolls Royce inizia a produrre la 40-50 HP. Al centro del volante di questa vettura sono posizionati i controlli per il motore conosciuti anche come ECU: in sostanza, l’attuale centralina. Essi permettono al conducente di settare nel modo più opportuno, intervenendo direttamente dal volante, alcuni dei parametri più importanti per il funzionamento dell’auto. Cinque anni più tardi, nel 1919, la Isotta Fraschini mette in produzione la Modello 8. Anche qui, il volante si caratterizza per il posizionamento, nella zona centrale in cui le razze si incrociano, dei comandi per regolare la messa a punto del motore. Il tutto avviene attraverso tre leve: una per l’anticipo, una per la proporzione della miscela aria-benzina ed una per la posizione dell’acceleratore.
Il volante nelle auto da corsa degli anni '20
In molte vetture da corsa degli anni venti, il volante spicca per un’impugnatura più morbida, alle volte rivestita in pelle o similpelle, ed appare più grande del normale, poiché fuoriesce dai piccoli abitacoli progettati per ospitare il singolo pilota.
L'influenza dello Streamlining e il volante della Typ 770
Nello scorcio finale del decennio, l’influenza dello Streamlining statunitense è ormai alle porte anche in Europa, ma diverse case automobilistiche continuano a produrre modelli dallo stile classico e dalle forme squadrate. Quello della Typ 770 è un volante molto grande, caratterizzato da un raggio ampio, con una corona molto sottile e quattro razze incrociate. Corona e razze sono ricoperti di materiale plastico nero. Nel centro sono presenti una seconda corona più piccola che funge solo da elemento decorativo, il logo della casa di Stoccarda, e tre piccole leve che permettono di aggiungere altrettante marce “extra” al motore.
Focus RS: L'eredità sportiva di Ford
La Focus RS lanciata quest’anno, considerata da molti appassionati e preparatori la miglior hatchback sportiva di sempre, è il modello Ford più recente a beneficiare delle cure del reparto Rallye Sport. RS è infatti un logo storico, celebre, nato nel 1968 e destinato, grazie alla nuova Focus, ad accompagnare per la trentesima volta un’auto dell’Ovale Blu. Per quasi cinque decadi, la divisione sportiva europea della Casa di Detroit ha trasformato berline destinate ai padri di famiglia in vere e proprie “fabbriche” di performance ed emozioni al volante, operando libera dai compromessi tipici della produzione di massa e intervenendo su motori, assetti e carrozzerie. Lo sviluppo di soluzioni all’avanguardia, spesso ardite tecnicamente, ha portato all’affinamento della sovralimentazione, dei sistemi d’iniezione, della trazione integrale e dell’elettronica, solo per citare alcune delle innovazioni targate RS, garantendo al costruttore americano un know-how prezioso per migliorare il resto della gamma di serie.
Grazie a un processo di ricaduta virtuosa dall’eccellenza alla base della gamma, le conquiste tecniche del team Rallye Sport non sono restate vincolate solo ai modelli più performanti, bensì sono divenute patrimonio dell’intera gamma Ford. Il logo RS può contare oggi su quasi 50 anni di storia, facendo idealmente partire la clessidra dalla 17m RS del 1969, che ha segnato profondamente la produzione Ford destinata all’Europa. Un’epopea che ha lambito solo marginalmente gli Stati Uniti, almeno sino al recente debutto della nuova Focus RS, destinata a far battere il cuore anche degli Americani.
Confronto con altri loghi automobilistici
Iniziamo col dire che il logo nel corso del tempo ha mutato, anche se non di molto, il suo aspetto, mantenendo però il suo significato simbolico, che è quello legato alla città di Milano, come testimoniato dalla Croce rossa su sfondo bianco, simbolo della città meneghina, mentre il Biscione distingue la famiglia degli Sforza, dominatori di Milano. I quattro cerchi interconnessi dovrebbero indicare la fusione di quattro società facenti parte dello stesso gruppo; queste sono l’Audi, la Horch, la DKW e la Wanderer, tutte tedesche. La figura posta all’interno rappresenta un’elica dai colori azzurro e bianco. Due sono le versioni per spiegare l’origine simbolica del logo, la prima, pare la più verosimile, è quella che vuole vedere nel logo semplicemente un omaggio alla terra di origine, ossia la regione della Baviera, anche perché i colori della bandiera bavarese sono proprio bianchi e azzurri. La seconda versione individua le ali di un aereo che sfreccia nell’azzurro del cielo, infatti il significato delle lettere BMW è quello di Bayerische Motoren Werke, che significa “ Fabbrica Bavarese di Motori”. Perché proprio ali di un aereo? È un logo facilmente riconoscibile e richiama le origini del marchio della Casa francese, fondata nel 1919 da André Citroen, il quale possedeva anche una industria che produceva ingranaggi bielicoidali, ossia dotato di due eliche. Il logo della Dacia, il primo di colore grigio metallizzato con la scritta in diverse tonalità di blu, mentre il nuovo stemma si presenta molto stilizzato e di colore verde perché vuole richiamare la vicinanza con la natura. Alzi la mano chi non conosce lo stemma della Ferrari, probabilmente nessuno la alzerebbe, tanto è conosciuto non solo in Italia ma nel mondo intero. Si tratta di un Cavallino Rampante. Lo sfondo giallo è dedicato alla città di Modena, dove ha sede la Casa automobilistica, mentre il cavallino rampante era l’insegna dell’asso dell’aviazione italiana Francesco Baracca, e che sua madre donò al fondatore Enzo Ferrari come portafortuna nel 1923. I loghi attinenti alla Fiat sono, nei lunghi anni, variati nei colori e nelle forme, e qui ne presento due. FIAT, ossia Fabbrica Italiana Automobili Torino, la quale nasce nel 1899 come produttrice di auto di lusso e proprio per dar lustro a questo il primo logo era una pergamena d’ottone tutta incisa a mano.
Casa automobilistica giapponese il cui logo, il primo, rappresenta la lettera acca H, che sottolinea il nome dell’Azienda, tra l’altro molto conosciuta per la produzione di motociclette, fondata nel 1946 da Honda Soichiro. Il secondo logo è quello inerente le motociclette, e rappresenta la potenza di un’ala, che permette di volare, così come “vola” una moto Honda. La Hyundai è una azienda coreana, e il suo significato è quello di “era moderna”. Questo logo è del 1991, andando a sostituire il precedente che vedeva una X messa in un ovale. Questo logo del Giaguaro appare solo nel 1945, infatti il primo logo, che nasce nel 1922 come “Swallow Sidecar Company”, aveva la sigla “SS” ma che, per motivi facilmente intuibili, fu cambiata con la figura di un Giaguaro, modificandone anche il nome all’azienda. La versione posta a sinistra (di chi legge) è del 2012, mentre la seconda è del 2020. È sicuramente un logo schematico e semplice. Il termine “Ki” in coreano significa “uscire fuori”, mentre la lettera A vuole rimarcare il continente asiatico, dove si trova appunto la Corea del Sud. Il primo logo risale al 1907, mentre il secondo al 2007; sono ben sette i loghi cambiati da questa importante Azienda. Nel novembre del 2022 il marchio cambia aspetto, riprendendo quello in auge nel 1957, ovviamente in chiave più moderna e accattivante. I caratteri sono più larghi e ritorna la bandiera che fa da cornice alla scritta, e la lancia, più contenuta che copre in altezza tutta la parte sinistra del logo. Il primo logo è attinente alla Maserati Folgore 2022 Gran Turismo, mentre il secondo ad anni più lontani. Il logo rappresenta un Tridente simile a quello della statua del Nettuno che si trova a Bologna, voluto dal fondatore Mario Maserati. Sappiamo che Nettuno era il dio del mare per i Romani. Il tridente era considerato un’arma bianca composta da una lancia con tre rebbi, nato probabilmente dall’attrezzo contadino della forca o forcone. Un logo molto conosciuto il cui utilizzo risale al 1926. Rappresenta una stella a tre punte circondata dalla corona di alloro. Nel 1958 Alec Issigonis della British Motor Corporation creò il marchio Mini, oggi divenuto proprietà del BMW Group. Rappresenta una ruota alata o un volante con al centro la scritta MINI. Il nome Nissen è, dal giapponese “prodotto solare” o “nascita del sole”. La casa automobilistica venne fondata nel 1933, e oggi l’azienda possiede tre marchi automobilistici. Il primo a sinistra, sino al 1940, presentava i colori rosso, blu e bianco, dove il cerchio rosso significava il sole. Il primo logo risale al 1907 e simboleggia un occhio circondato da una foglia di alloro. Il secondo, che risale all’anno 2002, presenta un cerchio con all’interno un lampo-fulmine tridimensionale con angoli inclinati. Il cerchio è simbolo di precisione mentre il fulmine rappresenta il potere e la forza. Il marchio fu ideato da un gioielliere nel 1847 al tempo che i prodotti dell’Azienda erano attrezzi composti da seghe e lame. Il leone simboleggiava: la lama per la sua flessibilità; la velocità per la sua corsa, e i denti del leone la resistenza dei prodotti. Il logo è una Losanga, che è una forma geometrica simile al rombo, e che identifica le vetture della casa francese della Renault sin dal 1925. La Losanga è anche un gioco enigmistico nonché una Pezza araldica posta sopra uno degli angoli acuti dello scudo. Il logo di questa Azienda è cambiato, nella sua storia, dieci volte. Nella figura di sinistra abbiamo il primo, a destra l’ultimo in ordine di tempo. Il logo vuole simboleggiare la velocità, la dinamicità e un rapido sviluppo tecnico. Diversi sono stati i loghi di questa Casa automobilistica. La prima versione del logo attuale nasce nel 1922 e rappresenta un copricapo che riporta agli Indiani d’America e una freccia. È una multinazionale giapponese la cui sede è nella omonima città di Toyota e che iniziò la sua produzione nel 1933 sotto la direzione di Kiichirò Toyoda. Il significato del nome Volkswagen è “l’auto del popolo” poiché Volk significa popolo e Wagen automobile. La Volvo è una casa automobilistica svedese, e questo è il logo del 2021. Il logo, con la freccia vuole significare la mascolinità - è stato un simbolo del dio della guerra Marte - ed è un antico segno alchemico del ferro, in quanto la Svezia è nota nel mondo per la sua lavorazione metallurgica. Il messaggio è quello che le auto Volvo sono affidabili e robuste come l’acciaio.
tags: #logo #ford #volante #storia


