L'industria italiana dei trasporti ha una storia ricca e affascinante, segnata da modelli iconici che hanno contribuito allo sviluppo economico e sociale del paese. Tra questi, spiccano gli autobus e i camion storici Fiat, veicoli che hanno lasciato un'impronta indelebile nel panorama italiano.
FIAT 413 Viberti Monotral CV61: Un Autobus a Due Piani Innovativo per Torino
Un esempio emblematico di questa eredità è il FIAT 413 Viberti Monotral CV61, un autobus urbano a due piani che ha caratterizzato la città di Torino negli anni '60. Progettato su commissione dell'azienda di trasporto urbano torinese "ATM Torino" in occasione della celebrazione del centenario dell'Unità d'Italia, questo autobus si rivelò un mezzo atipico per l'Italia. Sviluppato nel 1960 e realizzato dal costruttore italiano FIAT Bus in collaborazione con la carrozzeria industriale Viberti, il FIAT 413 Viberti Monotral CV61 fu lanciato sul mercato nel 1961.
Dopo la presentazione per l'Anniversario dell'Unità d'Italia, l'autobus rimase in servizio nella città per circa vent'anni. Si trattava di un tipo di autobus innovativo e molto raro, tanto che ancora oggi è difficile trovare un modello simile in giro per il mondo. Purtroppo, intorno agli anni '80, 10 dei 12 modelli torinesi furono demoliti. Nel 2011, si decise di salvare gli unici due esemplari sopravvissuti allo smaltimento, "unendo" le vetture con i pezzi rimasti in buone condizioni.
Il Fascino Innegabile dei Camion Storici
Oltre agli autobus, anche i camion storici esercitano un fascino innegabile per molti appassionati. Mentre il trasporto merci odierno è certamente più confortevole, economico ed ecosostenibile rispetto al passato, i camion storici evocano un senso di nostalgia e rappresentano un'epoca in cui la guida di un mezzo pesante era un'esperienza unica.
C'è chi ama collezionare le vecchie automobili e chi preferisce le motociclette, ma c'è anche chi sceglie i camion storici. Non sono pochi, infatti, i collezionisti di camion d'epoca, mezzi che hanno segnato una vera e propria epoca. Questi camion hanno favorito lo sviluppo di una nazione come l'Italia, che dall'inizio del secolo scorso a oggi ha subito profonde trasformazioni, passando da una società prettamente agricola a una più moderna società industriale. Marchi come Fiat, Lancia, OM e molti altri hanno contribuito a trasportare l'Italia verso il boom economico. Per questo motivo, non li si può definire semplicisticamente come camion vecchi.
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La Ricostruzione Post-Bellica e la Risposta di Fiat
Terminata la guerra, l'Italia era completamente da ricostruire. Occorrevano nuovi mezzi, in grado di rispondere alle esigenze del momento, ma soprattutto alle sfide del futuro. Inizialmente, Fiat rispose con i mezzi medi Fiat 639 e Fiat 640 e i pesanti Fiat 670 e Fiat 680. A partire dagli anni '50, tuttavia, la casa di Torino mise in atto una vera e propria trasformazione.
Il primo ad essere presentato, nel 1951, fu il Fiat 615, un autocarro leggero, robusto e versatile, capace di trasportare fino a 1.550 chilogrammi di materiale. Inizialmente, il 615 fu dotato di un motore a benzina da 39 CV, in grado di spingerlo fino alla velocità massima di 80 km/h. Nel 1952, fu quindi presentato il modello dotato di motore diesel da 40 CV, che prese il nome di Fiat 615 N, in grado di restituire una coppia di 90 Nm a 2.000 giri/minuto.
Sin da subito, il Fiat 615 divenne uno strumento essenziale per un'intera generazione di lavoratori. In tutte le sue versioni, da quella "cassonata" a quella "scudata", il 615 contribuì alla rinascita di un paese in macerie. Il passare del tempo evidenziò i suoi limiti funzionali, ma il suo stile e le sue linee bombate che richiamavano ai mezzi americani ne aumentarono il fascino, fino a diventare il "Bello degli anni Cinquanta".
Fiat 682: Un Successo Commerciale Duraturo
Nel 1952, dopo le prescrizioni introdotte dal nuovo Codice della Strada, Fiat presentò un nuovo modello di autocarro, che avrebbe sostituito il precedente Fiat 680. Si trattava del Fiat 682, destinato a diventare un altro successo commerciale per la casa di Torino. La prima versione, rigorosamente senza idroguida, era dotata di un sei cilindri da 10.170 cm3. Gli specchietti retrovisori consistevano in due minuscoli specchi e sul tettuccio c'era un triangolo retraibile, che indicava il trasporto di un rimorchio.
Nel 1954, il 682 fu equipaggiato con il nuovo e più performante motore da 10.676 cm3 in grado di esprimere 140 CV di potenza a 1.900 giri/minuto. Anche in questo caso, l'autocarro, che prese il nome di 682 N2, non venne dotato di servosterzo. Per questo, si dovette attendere l'anno successivo, quando finalmente l'apertura delle porte passò da controvento ad antivento. Per il 682 N3, invece, occorse attendere il 1962. L'ultima evoluzione del 682 arrivò nel 1967, con il Fiat 682 N4, che migliorò la trasmissione per resistere meglio alla potenza. La sua produzione, tuttavia, proseguì ancora a lungo, oltre che in Italia anche in Africa, tanto da guadagnarsi il soprannome di "re d'Africa".
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OM Leoncino: Il Capostipite di una Serie di Successo
Gli anni '50 e '60 non furono ad appannaggio esclusivo di Fiat. Accanto ai mezzi della casa torinese, infatti, c'erano anche gli autocarri della Officine Meccaniche di Brescia, più comunemente conosciuta come OM. Uno dei modelli di battaglia, a partire dal 1950, fu sicuramente l'OM Leoncino, un autocarro medio-pesante, robusto, versatile e moderno per il periodo. La cabina, posizionata sul motore, consentiva di trasportare fino a tre persone, mentre il propulsore diesel da 4.156 cm3 era in grado di sviluppare 56 CV di potenza a 2.100 giri/minuto. Queste caratteristiche lo resero il cavallo di battaglia per l'azienda bresciana.
Il Leoncino OM non fu solamente un mezzo di successo, ma ebbe anche l'onore di rappresentare una fortunata serie: fu il capostipite della serie zoologica OM. Insieme con questo, infatti, furono prodotti anche l'OM Tigrotto, l'OM Tigre, l'OM Lupetto, l'OM Cerbiatto, l'OM Daino e l'OM Orsetto.
Lancia Esatau 864: Il "Camion Musone"
La Lancia, nell'immediato dopoguerra, a causa dei danni che gli stabilimenti industriali avevano subito, non fu immediatamente in grado di produrre un nuovo mezzo. Per questo, si proseguì sulla strada già tracciata. Nel 1947, quindi, l'azienda mise in produzione il Lancia Esatau 864, un autocarro pesante che, almeno inizialmente, si distingueva dalla concorrenza per la presenza del muso allungato sul frontale e della cabina arretrata. Questa caratteristica fece guadagnare all'Esatau 864 il soprannome di "camion musone". Si dovette attendere il 1955, con l'Esatau A, per assistere alla scomparsa del muso e, dunque, all'avanzamento della cabina.
L'Esatau 864, inizialmente, era dotato di un motore di 122 CV, che venne quasi subito incrementato a 132 CV. Dal punto di vista prestazionale, il mezzo era comparabile ai concorrenti. Utilizzato sia in ambito cantieristico, che nel trasporto di autocisterne e di automobili, come bisarca, il Lancia Esatau deve la sua fortuna anche a un altro utilizzo. Una volta adattato il telaio, infatti, esso venne impiegato anche per la realizzazione di mezzi per il trasporto pubblico.
FIAT 626: Un Esempio di Meccanica Italiana Affidabile
Il FIAT 626 rappresenta un bell'esempio di meccanica italiana, in particolare per quanto riguarda i supporti e gli attacchi al telaio, indipendentemente dal sottogruppo in sé. Il progetto prevedeva due motori in alternativa (benzina e diesel ad iniezione indiretta) della stessa cilindrata. Il cambio era a quattro rapporti più retromarcia, senza riduttore. L'insieme forniva un autobus di discrete prestazioni e affidabile per quanto riguarda motore, cambio e differenziale. Come sempre, il "fusibile meccanico" era sui semiassi, che si rompevano con facilità salvando però il resto della meccanica.
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Il risultato era facilmente immaginabile: in inverno era necessario coprirsi molto bene. La carrozzeria era progettata con l'obiettivo principale di risparmiare materia prima metallica. Ai tempi dell'autarchia, ferro e alluminio erano praticamente solo di importazione o di rifusione da rottami, per cui i prezzi erano alle stelle. Si impiegavano quindi centine di legno e tetti di tela impregnati di olio di lino cotto, interni in faesite o masonite con pavimentazioni in linoleum. Al veicolo poteva essere agganciato un rimorchio, ma in tale configurazione il FIAT 626 poteva percorrere solo strade pianeggianti. Grazie al rimorchio, comunque, il numero di passeggeri trasportati (27 per la motrice) circa raddoppiava.
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