L'autobus Fiat 306 rappresenta una pietra miliare nella storia dei trasporti pubblici italiani. Prodotto a partire dal 1956, ha segnato un'epoca, evolvendosi in diverse versioni e allestimenti che hanno servito sia le linee urbane che quelle extraurbane e turistiche. Questo articolo esplora la storia, le caratteristiche tecniche e l'impatto del Fiat 306 sul panorama dei trasporti italiani.

Origini e Contesto Storico

Nel 1956, la Fiat Veicoli Industriali introdusse il modello 306, destinato a sostituire il precedente 682 RN, derivato dall'omonimo autocarro. Il "306" non identificava un singolo modello, bensì una piattaforma comune a diversi veicoli che condividevano telaio, meccanica, ruote e motore, quest'ultimo derivato dall'autocarro Fiat 682 N2. La Divisione Autobus della Fiat Veicoli Industriali si occupava della costruzione, mentre diverse carrozzerie come Viberti, Menarini, Macchi, Barbi, Cansa, Orlandi, Dalla Via e Garbarini realizzavano i diversi allestimenti per autobus di linea e versioni turistiche, sia per il mercato italiano che estero.

La Nascita di ACoTraL

Un importante cambiamento nel settore dei trasporti pubblici del Lazio avvenne nel 1976 con la nascita dell'ACoTraL (Azienda Consortile Trasporti del Lazio), a seguito di una legge regionale sul trasporto pubblico. Questo segnò il primo passo verso la creazione di un ente regionale incaricato di gestire i trasporti pubblici su rotaia e su gomma. L'ACoTraL ereditò tutte le concessioni precedentemente detenute da soggetti pubblici e privati per il trasporto pubblico su gomma, inclusa la linea Roma-Tivoli, in concessione all'Atac, l'esercizio delle metropolitane "A" e "B" del Comune di Roma, e le ferrovie vicinali Roma-Fiuggi, Roma-Lido, Roma-Viterbo e Roma-Nord. Nel Comune di Roma, la Stefer cedette all’Atac tutte le linee urbane su gomma.

Nel 1993, l'ACoTraL fu divisa in due società: CoTraL (Compagnia Trasporti Laziali SpA) per il trasporto pubblico su gomma e MetRo (Metropolitane di Roma) per il trasporto pubblico su rotaia.

Innovazioni Tecniche e Design

La vera innovazione del Fiat 306 risiedeva nella sua configurazione meccanica. Il motore, precedentemente alloggiato all'interno del posto guida, fu spostato in posizione orizzontale sotto il pavimento del veicolo. Questa modifica offriva numerosi vantaggi:

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  • Migliore posizione di guida: Il conducente beneficiava di una postazione più ergonomica e confortevole.
  • Accesso facilitato per i passeggeri: L'assenza del motore nel vano anteriore migliorava l'accessibilità all'interno del veicolo.
  • Manutenzione semplificata: Una serie di sportelli sulla fiancata esterna e botole sul pavimento interno facilitavano l'accesso e la manutenzione del motore.

Il motore era un 6 cilindri in linea, diesel a iniezione diretta, con una cilindrata di 11.548 cc. Il cambio era a 4 marce più retromarcia, con comando a leva e leva laterale per le marce ridotte. L'impianto frenante era a ceppi ad espansione con comando pneumatico, a doppio circuito per i due assali, con servofreno e freno di stazionamento. Nelle lunghe discese, il conducente poteva sfruttare il freno motore. La guida era assistita da servosterzo.

Le sospensioni erano dotate di molloni elicoidali rivestiti in gomma, con aria compressa per garantire assetto e stabilità in ogni condizione di carico, integrate da ammortizzatori idraulici a doppio effetto.

Per l'epoca, il Fiat 306 era un autobus rivoluzionario in termini di comfort di viaggio, facilità di guida e sistema di riscaldamento interno.

Le Diverse Versioni del Fiat 306

Il Fiat 306 fu prodotto in diverse versioni, ognuna con caratteristiche specifiche:

  • 306 Viberti Monotral: Caratterizzato da una carrozzeria monoscocca realizzata da Viberti.
  • 306 Macchi: Allestito con carrozzeria Macchi.
  • 306/2 Cansa: Una versione successiva con carrozzeria Cansa e tinta a due toni di blu.
  • 306/2 Scall "D2" (Zeppieri): Dotato di carrozzeria Scall "D2" in livrea blu con fascia laterale color argento.
  • 306/2 Menarini (PIGA): Carrozzeria Menarini in livrea blu.

Il Fiat 306 nelle Autolinee Laziali

Diverse società di autolinee del Lazio utilizzarono il Fiat 306:

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  • Stefer: Adottò diverse versioni, tra cui i 306 Viberti Monotral e i 306 Macchi, con livrea blu.
  • Zeppieri: Utilizzò i 306/2 con carrozzeria Scall "D2" in livrea blu con fascia laterale color argento.
  • PIGA: Impiegò i 306/2 Menarini, in livrea blu.
  • SITA: Aveva in servizio i 306 Viberti Monotral e 306/2 Cansa, in livrea blu.
  • ATAL e Collalti: Utilizzavano le versioni più datate del Fiat 306.

Con la nascita dell'ACoTraL, tutti questi mezzi furono inizialmente acquisiti, ma molti furono presto accantonati o venduti a causa della loro vetustà. Rimasero in servizio solo gli autobus della Stefer, che adottarono una nuova tinta blu più chiara.

Fiat 343: L'Evoluzione del 306

Nel 1966 fu presentato il modello "343", considerato un'evoluzione stilistica e meccanica del precedente "306/2". Prodotto dalla Fiat Veicoli Industriali, il "343" manteneva il telaio, la meccanica, le ruote e il motore del predecessore, ma con carrozzerie realizzate da Orlandi, Officine Padane, Menarini, Dalla Via, Barbi e Cameri.

Inizialmente, il "343" conservava il motore orizzontale in posizione centrale, con un 6 cilindri in linea da 9.819 cc derivato dall'autocarro Fiat 684. Dal 1972, la Cameri (società associata della Fiat) iniziò a produrre il "343" con una carrozzeria identica al "306/3", ma con il motore orizzontale collocato posteriormente in blocco con il cambio di velocità.

La Stefer e successivamente l'ACoTraL acquistarono circa 650 esemplari di questo modello, prodotto fino al 1978. Il "343" era dotato di cambio a 4 marce più retromarcia e ridotte, con un'unica leva per le marce normali e un pulsante elettropneumatico per l'inserimento delle ridotte. Gli autisti apprezzavano le porte automatiche a due ante apribili all'esterno.

Nonostante le innovazioni, il "343" non riscosse lo stesso successo del "306", venendo considerato inferiore in termini di prestazioni e affidabilità. La sua carriera nelle linee CoTraL terminò il 31 dicembre 2000.

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Fiat 370: Un Nuovo Capitolo

Dopo una breve esperienza con gli autobus "Inbus" negli anni '70, l'ACoTraL introdusse nel 1978 il modello "370". Questo autobus, prodotto dalla Fiat Veicoli Industriali, presentava telaio, meccanica, ruote e motore forniti dalla Fiat, mentre le carrozzerie erano realizzate da Fiat, Iveco, Socimi, Cpa Sud, Orlandi, Menarini, Officine Padane, Dalla Via, Barbi e Portesi.

I primi modelli ACoTraL erano costruiti interamente dalla Fiat, con motore posteriore a 6 cilindri in linea turbodiesel da 12.880 cc, cambio a 4 marce e carrozzeria squadrata in livrea blu. Dal 1980, la produzione passò a Iveco, con motore posteriore a 8 cilindri a "V" turbodiesel da 17.173 cc e cambio a 6 marce.

A partire dal 1993, gli Iveco 370 furono gradualmente sostituiti dagli Iveco Euroclass. La Fiat continuò a produrre il modello 370 fino al 1999.

Il Fiat 306 Oggi

Oggi, gli autobus Fiat 306 sono ricercati dai collezionisti e dagli appassionati di veicoli storici. Il "Club Italiano Camion Storici Gino Tassi" si dedica al restauro e alla conservazione di questi mezzi, grazie all'impegno e alla passione dei suoi soci.

Il "Gruppo 18" dell'ATAC

Nella storia dell'ATAC, il "Gruppo 18" rappresentava un insieme eterogeneo di vetture extraurbane utilizzate per servizi speciali. Nato nel 1935 con i Lancia Omicron C, il gruppo fu riesumato negli anni '60 per accogliere autobus Alfa Romeo 1000/Menarini e Fiat 306/Pistoiesi.

Nel corso degli anni, il "Gruppo 18" si espanse ulteriormente con l'arrivo di Fiat 306 Macchi, Iveco 370 e 315, MAN NM 152 e SETRA S 215, impiegati per servizi scolastici, navetta e turistici.

Carrozzeria Barbi e il Fiat 306/3

La Carrozzeria Barbi, originariamente specializzata in carrozze a cavalli, si affermò nel settore degli autobus gran turismo. Il servizio fotografico realizzato in Piazza Carducci a Bologna documenta il modello Fiat 306/3 (1961 ca.), caratterizzato da uno stile di transizione tra gli anni '50 e '60.

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