L'Audi Quattro del 1985 rappresenta un momento cruciale nella storia dell'automobile, non solo per Audi, ma per l'intero settore. La sua introduzione ha segnato l'inizio di una nuova era nel motorsport e ha influenzato profondamente lo sviluppo delle auto stradali. Questo articolo esplora la storia, le caratteristiche tecniche e l'eredità duratura dell'Audi Quattro, un'auto che ha rivoluzionato il concetto di trazione integrale.
Le Origini: Un Progetto Innovativo
Il progetto Audi Quattro nasce nel 1977 sotto la supervisione di Ferdinand Piech, all'epoca direttore tecnico di Audi. L'obiettivo era quello di superare i limiti delle auto a trazione anteriore, in particolare in condizioni di scarsa aderenza. L'idea di una vettura con trazione integrale era rivoluzionaria per l'epoca, e Audi decise di partire dalla sua coupé 80 GT, adottando un sistema di trazione a quattro ruote motrici abbinato a tre differenziali.
Presentata al Salone di Ginevra nel 1980, l'Audi Quattro catturò immediatamente l'attenzione con il suo stile aggressivo e "muscoloso". Il nome "Quattro" deriva direttamente dal sistema di trazione integrale, una caratteristica che avrebbe definito il modello e il marchio Audi per decenni a venire. La Quattro non era solo una coupé sportiva, ma un concentrato di tecnologia e innovazione.
Rivoluzione nel Motorsport
L'Audi Quattro è la prima vettura da rally a sfruttare le regole recentemente modificate che introducono l’uso della trazione integrale nelle corse su strada. Ha esordito nel motorsport all’inizio del 1981, in occasione dello Janner Rallye in Austria, anche se la si era potuta ammirare già in Portogallo nel 1980, dove aveva fatto una gara test al Rally dell’Algarve, che ammetteva i prototipi. Infatti, nel 1979 i vertici Audi invitarono il campione finlandese Hannu Mikkola a provare un prototipo della vettura: lo scandinavo rimase così colpito dal potenziale che decise di rinunciare al contratto già firmato per il 1980 con Ford per abbracciare il progetto della Casa di Ingolstadt. La discesa in campo fu la gara test in Portogallo, Rally dell’Algarve, con Mikkola e poi debutto ufficiale di ben due vetture, iscritte in Gruppo 4 (i Gruppi B, A ed N fanno la loro comparsa nel 1982) al Rally di MonteCarlo 1981. Al volante della prima Audi c’era il pilota finlandese, mentre la seconda quattro era guidata dalla francese Michèle Mouton con a fianco la torinese Fabrizia Pons.
La trazione integrale si rivelò subito un vantaggio competitivo enorme, consentendo alla Quattro di dominare le competizioni rallystiche. Nel 1981, Michèle Mouton fu la prima donna a vincere un rally iridato, e l’Audi quattro fu la prima e ultima vettura a portare una pilota sul podio del WRC. Nel 1982, Audi ha conquistato il titolo Costruttori nel Mondiale Rally, mentre nel 1983 il finlandese Hannu Mikkola ha scalato la classifica Piloti. Al termine della stagione 1984, Audi ha fatto propri entrambi i titoli: lo svedese Stig Blomqvist si è laureato campione del mondo al volante della Sport quattro a passo corto, seguita nel 1985 dalla Sport quattro S1 da 476 cavalli.
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L'Audi Quattro ha vinto due titoli consecutivi nel Mondiale Rally, dove ha avuto comunque vita facile all’inizio, considerato che la sua più evoluta rivale era la Lancia Rally 037, Gruppo B a due ruote motrici. La quattro, denominata internamente Typ 85 , un codice di serie che ha condiviso con le versioni quattro di Audi Coupé, ha tanto della versione coupé dell’Audi 80 (B2). I suoi caratteristici passaruota svasati sono stati disegnati da Martin Smith.
Caratteristiche Tecniche: Un Concentrato di Innovazione
Sotto il cofano dell’Audi quattro “pulsa” il cinque cilindri di 2,1 litri della berlina 200, sovralimentato mediante turbocompressore con intercooler per una potenza massima di 200 CV. Quel motore è una forza della natura, ma il vero “gioiello” è un altro: la trazione su tutte le ruote del tipo sempre in presa, ottenuta con un differenziale centrale che ripartiva in egual misura la coppia motrice sui due assali. Il differenziale anteriore era sempre libero, mentre gli altri due, all’evenienza, erano bloccabili dal pilota direttamente dall’abitacolo.
Le prime, rimaste in produzione fino al 1987 e declinate in molte versioni via via sempre più raffinate sotto il profilo meccanico, sono identificate dal codice interno WR e sono passate alla storia per aver fatto da base ai mostri da rally che hanno furoreggiato negli anni “folli” del Gruppo B. L’Audi quattro che la sostituisce, siglata MB, è mossa da un motore sempre a cinque cilindri, ma con cilindrata aumentata a 2226 cc e una coppia più generosa. Inoltre, un nuovo differenziale centrale inviava automaticamente fino al 75% della coppia disponibile all’assale con maggiore trazione.
L’ultima versione dell’Audi quattro, conosciuta anche come RR, arrivò nel 1989: esternamente, l’auto si distingueva solo per il doppio terminale di scarico, ma il motore, aggiornato con una testa a 4 valvole per cilindro e intercooler maggiorato, raggiungeva una potenza di 220 CV. Le linee di montaggio si fermarono nel 1991, dopo 11.452 esemplari.
Caratterizzata da una evoluta trazione integrale permanente con 3 differenziali e da un motore 5 cilindri turbo di 2.1 litri a iniezione meccanica Bosh K-Jetronic e sovralimentato con turbocompressore KKK-k26, l’Audi quattro sviluppava 200 CV. Il propulsore sviluppava 200 CV e 285 Nm di coppia massima e poteva spingere la supercar fino ad una velocità massima di 220 km/h; lo 0 - 100 Km/h era coperto in appena 7,1 secondi.
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Motore a Cinque Cilindri
Il motore a cinque cilindri è un altro elemento distintivo dell'Audi Quattro. Questo motore, inizialmente da 2,1 litri e poi portato a 2,2 litri, offriva un equilibrio ideale tra potenza e coppia. La sua architettura unica contribuiva a un sound distintivo e a un'erogazione di potenza fluida e lineare. Nel corso degli anni, il motore a cinque cilindri è stato costantemente aggiornato e migliorato, raggiungendo potenze sempre più elevate. Inizialmente erogava 147 kW (200 CV). Nel 1983, il finlandese Hannu Mikkola vinse il titolo piloti nel Campionato del Mondo Rally con questa auto.
Trazione Integrale Quattro: Un Sistema Rivoluzionario
Il sistema di trazione integrale "Quattro" è il cuore pulsante dell'Audi Quattro. Questo sistema, a differenza delle soluzioni precedenti, era leggero, compatto ed efficiente. La trazione integrale permanente garantiva una ripartizione ottimale della coppia motrice su tutte e quattro le ruote, migliorando la trazione, la stabilità e la maneggevolezza in tutte le condizioni stradali.
La trazione quattro di Audi fu introdotta per la prima volta al Salone dell’Auto di Ginevra del 1980 con la storica coupé Audi quattro. Nell’occasione si mise in evidenza la compattezza di questa soluzione, non condizionata da frizioni o dissipazione d’energia, come ricordato. Un tipo di trazione associata a un prestante motore a cinque cilindri turbo da 2.1 litri in grado di proporre 200 cavalli, presentato nell’autunno del 1979. La coupé Audi Ur-quattro ha subito aggiornamenti sino al 1991. Assieme a questa, nel 1984, comparve anche una più potente variante Sport quattro da 306 cavalli.
L’immagine dell’Audi quattro fu scalfita solo dalla Lancia Delta S4, che però arrivo solo nel novembre del 1985, con debutto al RAC.
Sport Quattro S1: L'Evoluzione Estrema
Nel 1985 l’Audi creò, al fine di battere le prestazioni di Lancia e Peugeot, una versione denominata Sport Quattro S1. L’S1 presentava un 2226 cc in grado di erogare ben 560 CV. La vettura tuttavia, non riuscì ad affermarsi nelle competizioni; la vettura vinse infatti unicamente il rally di Sanremo (1985) ma non si aggiudicò nessun titolo mondiale.
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Precedentemente si è accennato all’evoluzione della A2, la Sport quattro S1, una variante della quattro sviluppata appositamente per l’omologazione nel Gruppo B (1984) e venduta anche come auto di serie in numero limitato. Il motore era leggermente più piccolo di quello della Audi quattro standard in termini di cilindrata per qualificarsi per la classe 3 litri, con il coefficiente di 1,4 applicato ai motori turbo. Sulla stradale, il motore erogava 306 cavalli a 6.700 giri/minuto. La scocca della quattro S1 era in carbonio-kevlar e i passaruota erano allargati rispetto alla versione stradale, ruote più larghe (9” rispetto alle ruote opzionali da 8”). Oltre che nei rally del Gruppo B, la Sport Quattro ha vinto la Pikes Peak 1985 con Michèle Mouton, che ha stabilito un tempo record sul percorso.
Come risposta all’arrivo della potentissima Lancia Delta S4 che già al RAC ha fatto vedere bene i muscoli, seppure ancora acerba, la Audi evolve ancora il suo “mostriciattolo”, dando vita alla Sport quattro S1 Evo 2, introdotta proprio alla fine del 1985 come aggiornamento della Audi Sport Quattro S1. Il turbocompressore utilizza un sistema di ricircolo dell’aria (con l’obiettivo di mantenere la potenza dell’unità propulsiva che gira ad alti regimi) quando il pilota lascia l’acceleratore, o per rallentare in curve o nei cambi di marcia. Questo sistema consentiva al motore di riprendere la piena potenza immediatamente al tocco dell’acceleratore, riducendo il ritardo del turbo. Oltre al miglioramento della potenza, su questa evoluzione era presente un kit aerodinamico aggressivo con ali e spoiler decisamente vistosi nella parte anteriore e posteriore per aumentare il carico aerodinamico. Il peso era stato ridotto a 1.090 chili. La S1 poteva accelerare da 0-100 km/h in 3”1 secondi. La S1 Evo 2 fece il suo debutto al Rally di Argentina 1985, con Blomqvist alla guida. Questa variante ebbe successo con Rohrl e Christian Geistdorfer vincitori del Rally di Sanremo 1985. Una versione modificata della Evo 2, fu affidata a Michèle Mouton. La S1 Evo 2 è l’ultima vettura del Gruppo B costruita da Audi, con il team di lavoro che si ritirerà dal campionato in seguito al terribile incidente del rally del Portogallo 1986. In quel momento le Evo 2 erogavano 600 cavalli.
Si sarebbe dovuta chiamare Audi Sport Quattro RS 002, il prototipo sportivo Gruppo S, progettata per le imminenti normative della nuova categoria da testare nel 1987 e lanciare ufficialmente l’anno dopo. L’auto è stata sviluppata da Walter Rohrl, ma non ha mai corso neppure una gara. I regolamenti del Gruppo S furono eliminati insieme ai regolamenti del Gruppo B dopo una serie di incidenti con decessi durante la stagione 1986. Il motore di quest’auto è centrale e ha una disposizione longitudinale, oltre che il rinomato sistema di trazione integrale.
L'Eredità dell'Audi Quattro
L'Audi Quattro ha lasciato un'impronta indelebile nella storia dell'automobile. La sua trazione integrale è diventata un marchio di fabbrica per Audi, e il sistema "Quattro" è ancora oggi utilizzato su molti modelli della casa automobilistica tedesca.
Non si può parlare della storia di Audi senza annoverare una delle sue impostazioni più rappresentative: la trazione quattro. Cardine di una grande tradizione firmata ad Ingolstadt che dal 1980, ovvero da 40 anni, distingue numerosi esemplari a quattro ruote motrici che costituiscono una gamma articolata, sommando anche il costante processo di elettrificazione in corso.
Il primo esemplare Audi TDI (Diesel) con trazione integrale permanente è stato proposto nel 1995, per poi dotare di trazione quattro anche le più compatte Audi A3 e Audi TT nel 1999. Mentre nel 2005 è avvenuta un’ulteriore evoluzione di concetto, la presentazione di una configurazione asimmetrica tramite differenziale meccanico centrale autobloccante, con rapporto di ripartizione tra gli assali di 40:60. Inoltre, considerando la supercar R8, nel 2007 comparve anche l’implementazione di un giunto viscoso davanti.
A distanza di 40 anni un nuovo passo testimoniato dall’accostamento di un sistema torque vectoring elettrico, finalizzato alla ripartizione della coppia tra le ruote retrostanti prospettando un’ottimizzazione che rimanda al differenziale sportivo del costruttore. Una forma evoluta e introdotta tramite i nuovi prototipi elettrici Audi e-tron S ed e-tron S Sportback. Un’azione compiuta, riprendendo le indicazioni, in una frazione di millisecondi. Durante un’accelerazione in uscita di curva, la coppia convogliata verso la ruota esterna, rispetto alla interna, può ammontare fino a 220 Nm. I tempi di reazione risultano quattro volte più rapidi rispetto a quelli di una tipologia meccanica. Un ulteriore progresso rispetto alla già innovativa trazione quattro elettrica, abbinata all’elettrificazione della gamma legata ad Ingolstadt.
Le aste di RM Sotheby's si tingono della storia. L'appuntamento è fissato in Arizona, il 22 gennaio 2021, quando la nota casa d'aste britannica metterà in vendita un esemplare di Audi quattro risalente al 1983.
Chi dice quattro pensa ad Audi e chi dice Audi, molto spesso, pensa alla tecnologia quattro: da 40 anni, le 4WD sono una colonna portante del Marchio di Ingolstadt. Dal debutto della mitica Ur-quattro, avvenuto in occasione del Salone Internazionale dell’Automobile di Ginevra del 1980, Audi ha prodotto 10,5 milioni di vetture a trazione quattro. 40 anni di storia, 40 anni di successi: dal 1980 ad oggi, Audi ha prodotto 10.448.406 auto a trazione integrale quattro, 804.224 delle quali nel solo 2019. Proprio nel 2019, quasi il 45% delle vetture Audi prodotte nel mondo, provenienti prevalentemente dagli stabilimenti di Changchun (Cina) e San José Chiapa (Messico), erano dotate della trazione quattro. La trazione quattro è una colonna portante del Marchio dei quattro anelli. Fatta eccezione per la gamma A1, è disponibile per ogni modello a listino.
40 anni dopo l’introduzione della trazione quattro, Audi evolve le 4WD portandole a un livello tecnico inedito. Alla trazione quattro elettrica si accompagna una prima mondiale: il torque vectoring elettrico, che ripartisce la coppia tra le ruote posteriori portando i vantaggi garantiti dal “classico” differenziale sportivo Audi nell’era della mobilità a zero emissioni.
La trazione integrale quattro è tuttora uno dei pilastri tecnici della gamma dei quattro anelli. Forte di un’incessante evoluzione nel tempo, viene oggi declinata in cinque configurazioni in funzione delle caratteristiche e delle performance dei diversi modelli, con l’obiettivo condiviso di coniugare stabilità e motricità a fronte della massima efficienza.
Le linee di montaggio si fermarono nel 1991, dopo 11.452 esemplari.
Successi nelle competizioni Turismo
Negli anni successivi, Audi si è dedicata al Motorsport soprattutto nelle categorie Turismo. Nel 1988, ha conquistato il titolo costruttori e piloti con l’Audi 200 nella serie americana Trans Am, mentre l’anno successivo ha partecipato con successo alla serie IMSA GTO. Nel 1990/91, Audi ha corso nel Deutsche Tourenwagen Masters - il DTM (Campionato Tedesco Turismo) - con la possente V8 quattro DTM, conquistando due titoli piloti consecutivi. Nel 1996, la A4 quattro Super Touring ha partecipato a sette campionati nazionali, vincendoli tutti. Nel 2012, un’Audi a quattro ruote motrici è tornata a competere in pista. Si trattava dell’Audi R18 e-tron quattro a tecnologia ibrida. Il motore V6 TDI muoveva le ruote posteriori, mentre all’avantreno agiva la propulsione elettrica.
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