Il settore automotive italiano si trova ad affrontare un periodo di trasformazioni significative, caratterizzato da luci e ombre. Da un lato, si registra una crescita nelle immatricolazioni di auto elettriche, dall'altro persistono sfide legate alla transizione energetica, alla competitività internazionale e alla contrazione della produzione interna. Questo articolo analizzerà la situazione attuale, le tendenze in atto e le prospettive future per l'industria automobilistica italiana.

Crescita delle Auto Elettriche: Un Segnale Positivo

Settembre 2025 ha segnato un incremento del 14,2% nelle immatricolazioni di auto elettriche in Italia, con 7.135 vetture full electric immatricolate. Nei primi nove mesi del 2025, le immatricolazioni hanno raggiunto le 60.870 unità, con un aumento del 28,9% rispetto allo stesso periodo del 2024. La market share delle auto elettriche si attesta al 5,2%, superando il 3,9% registrato tra gennaio e settembre dell'anno precedente. Nel complesso, il mercato auto italiano ha mostrato un lieve recupero a settembre (+4,2%), con 126.872 immatricolazioni totali.

Tuttavia, nonostante questi segnali positivi, l'Italia rimane indietro rispetto ad altri paesi europei. Ad agosto 2025, la quota di mercato delle auto elettriche ha raggiunto il 19,4% in Francia, il 19,1% in Germania, l'11,5% in Spagna e il 26,5% nel Regno Unito. Questo divario evidenzia la necessità di accelerare la transizione energetica nel settore automotive italiano.

Stagnazione del Mercato e Ritardo nella Transizione Energetica

La 28ª edizione della Sintesi Statistica UNRAE evidenzia una sostanziale stagnazione del mercato automotive italiano nel 2024, con trend divergenti tra i vari comparti. Le vetture ricaricabili (elettriche pure e ibride plug-in) si fermano a un modesto 7,6% di quota (4,2% BEV e 3,4% PHEV), collocando l'Italia all'ultimo posto tra i maggiori mercati europei, superata anche dalla Spagna (11,4%). Regno Unito, Francia e Germania registrano performance nettamente migliori, rispettivamente al 28,2%, 25,4% e 20,3%.

Il declino del diesel prosegue, scendendo al 13,8%, mentre le motorizzazioni a benzina salgono al 29,2%. Un'altra criticità è rappresentata dalla scarsa capillarità delle infrastrutture di ricarica pubbliche, nonostante l'Italia abbia raggiunto circa 63.000 punti (al 31.03.2025), di cui solo il 18% con potenza pari o superiore a 50 kW e il 6,4% con potenza superiore a 150 kW.

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Andrea Cardinali, Direttore Generale di UNRAE, ha definito il 2024 "un altro anno perso" per l'Italia, sia per la transizione energetica che per il rilancio della produzione nazionale, scesa al minimo storico di 310.000 vetture prodotte nel Paese. Anche la riforma fiscale delle flotte è rimasta incompiuta.

Rischi per l'Occupazione e Competizione Internazionale

Alix Partners stima che 25.000 posti di lavoro siano a rischio in Italia nel settore dell'auto, e che questo numero possa raddoppiare se i livelli produttivi non aumenteranno. La produzione italiana nel 2024 dovrebbe chiudersi con meno di 500.000 veicoli, il peggior risultato dal 1956. Questo è dovuto allo stop al motore a scoppio dal 2035 e alla concorrenza cinese.

Il ministro Adolfo Urso ha cercato di "convincere" Stellantis a produrre un milione di veicoli in Italia nel 2024, una quota minima per difendere l'occupazione nella filiera, attraverso incentivi e misure protezionistiche.

Nel frattempo, la Cina ha sovvenzionato le sue aziende, che ora sono più avanzate in termini di tecnologia, e sta esportando auto elettriche in Europa a costi competitivi. L'UE ha reagito con dazi dal 17 al 35% per i prossimi 5 anni, per proteggere il mercato europeo e recuperare competitività.

Secondo il rapporto Draghi, la capacità produttiva dell'automotive europeo rischia di ridursi del 10% ogni anno nei prossimi cinque anni.

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Costi di Produzione e Logistica

Nonostante il costo orario di un operaio metalmeccanico in Italia (29 euro) sia inferiore rispetto a Francia (35 euro) e Germania (44 euro), la produttività è più bassa del 38% rispetto alla Spagna, a causa di un maggiore assenteismo e di personale con ridotte capacità lavorative. Inoltre, gli stabilimenti italiani non viaggiano a pieno regime, il che incide sulla produttività.

Il costo dell'energia in Italia è il più alto in Europa (103 euro al MWh), contro i 49,3 della Francia e i 71,4 della Germania. Massimo Beccarello suggerisce di accelerare la produzione di energia eolica e fotovoltaica e di disaccoppiare i prezzi, destinando una parte di questa energia ai settori a rischio delocalizzazione.

La logistica in Italia ha costi allineati a quelli spagnoli, ma Stellantis segnala costi più elevati nei suoi siti produttivi italiani a causa di ritardi nei potenziamenti delle reti di trasporto e intermodalità insufficiente.

Le imprese della componentistica italiane sono troppo piccole per la competizione globale, con un fatturato medio inferiore del 20% rispetto a quelle francesi e del 50% rispetto alle tedesche.

Assenza di Programmazione e Scelte Strategiche

Secondo alcuni osservatori, Fiat ha ricevuto più di quanto ha dato al Paese, ma i governi non hanno fatto il necessario per avere un rapporto alla pari. Al gruppo è stato concesso di non avere concorrenti nel Paese, e lo Stato non ha cercato di diventare azionista quando era il momento propizio.

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Ora è necessario scegliere se continuare a lamentarsi o cambiare passo, in un momento in cui il rapporto tra il governo e Stellantis è ai minimi storici.

Sfide e Opportunità per il 2025

Francesco Ferrante del Kyoto Club prevede un 2025 difficile per l'industria automobilistica europea, ma anche un anno decisivo per gettare le basi per un suo rilancio. Secondo Ferrante, non è il Green Deal europeo ad aver causato la crisi, ma al contrario quella scelta politica può essere l'unica ancora di salvataggio.

Le sfide da affrontare nel 2025 includono la crisi dell'industria tedesca, la necessità di una lucida strategia per l'automotive, nuovi modelli a prezzi accessibili, il ruolo cruciale delle batterie nella transizione energetica e l'incognita cinese.

Luigi di Marco dell'Alleanza italiana dello Sviluppo Sostenibile (AsViS) sottolinea che decarbonizzare è necessario, salvaguardando la competitività.

Nel frattempo, si intravedono segnali di compromesso tra Cina e UE nella loro disputa commerciale.

Scenari Internazionali: Europa e USA

In Europa, gli standard di emissione di anidride carbonica per i veicoli passeggeri sono destinati ad inasprirsi, richiedendo alle case automobilistiche di ridurre l'inquinamento climatico della loro flotta del 15% rispetto ai livelli del 2021. Secondo Felipe Rodríguez dell'ICCT, le case automobilistiche hanno intenzione di introdurre una serie di modelli di veicoli elettrici a prezzi accessibili.

Il Mit TechnologyReview si chiede se una nuova serie di incentivi fiscali o ulteriori cambiamenti politici aiuteranno la Germania a rilanciare l'automotive nel 2025.

Negli Stati Uniti, il mercato dei veicoli elettrici sarà caratterizzato da contraddizioni, con ingenti investimenti nella produzione di batterie, EV e caricabatterie, ma anche con la minaccia di Trump di smantellare le politiche a sostegno del settore.

Fusioni e Acquisizioni

Moritz Schularick dell'Istituto di Kiel per l'economia mondiale prevede che la crisi di una delle big delle case automobilistiche potrebbe dare la sveglia alla Germania. Secondo Bloomberg, in Giappone sono iniziati i negoziati per una fusione tra Honda e Nissan.

In Europa, si rincorrono le voci di una fusione fra Renault e Stellantis per creare l'airbus dell'auto.

Transizione Energetica e Ruolo delle Batterie

La transizione energetica è un tema centrale per il futuro dell'automotive. Il Regno Unito ha chiuso l'ultima miniera di carbone, e i parchi eolici sono sulla strada per produrre più elettricità delle centrali a carbone e a gas insieme.

Le batterie agli ioni di litio sono diventate più economiche che mai, con prezzi in calo del 20% nel 2024. Poiché i veicoli elettrici sono ancora più costosi delle loro controparti a gas, il taglio dei prezzi delle batterie è una buona notizia per ridurre i costi delle auto elettriche.

Riconversione Industriale e Settore della Difesa

Secondo uno studio di PwC Italia, tra il 2025 e il 2027 la filiera della componentistica potrebbe perdere fino a 25 miliardi di euro di fatturato e 77.000 posti di lavoro. L'utilizzo degli impianti in Italia è del 38%.

Parallelamente, PwC mette in luce un aumento strutturale degli investimenti italiani ed europei nella difesa. Cesare Battaglia di PwC evidenzia che l'Italia ha l'opportunità concreta di riconvertire importanti asset produttivi del settore automotive in capacità strategiche per la sicurezza europea.

Secondo lo studio, il 16% dei fornitori automotive italiani lavora già anche per il settore della difesa. Molte tecnologie sviluppate per l'automotive possono trovare applicazioni dirette in campo militare.

Analisi di Allianz Trade: Rallentamento e Competizione

Allianz Trade ha diffuso un aggiornamento sulla situazione del comparto automobilistico in Europa e in Italia, evidenziando un generalizzato rallentamento a livello europeo. Le nuove immatricolazioni sono diminuite dello 0,7% nei primi sette mesi del 2025, con le tre principali economie - Germania (-2%), Francia (-8%) e Italia (-4%) - a guidare la contrazione.

L'Italia è fanalino di coda nella corsa all'elettrico, con una quota di mercato dei veicoli elettrici puri ferma al 5%, ben al di sotto della media europea e distante dagli obiettivi UE e dall'Agenzia Internazionale per l'Energia.

Il settore auto europeo si trova anche al centro delle tensioni commerciali globali, con l'introduzione di nuovi dazi negli Stati Uniti e l'incertezza sugli accordi con la Cina. Allo stesso tempo, l'ingresso dei marchi cinesi in Europa sta ampliando l'offerta e intensificando la concorrenza.

Di fronte a un settore in rapida trasformazione, i costruttori automobilistici sono chiamati a trovare un equilibrio delicato tra la stabilità finanziaria a breve termine e gli investimenti di lungo periodo nelle tecnologie del futuro.

Global Automotive Outlook 2025 di AlixPartners

Secondo il Global Automotive Outlook 2025 di AlixPartners, la produzione automobilistica in Italia si è ridotta del 54% rispetto al 2017. I margini dei costruttori seguono la stessa parabola discendente. Nel secondo trimestre 2025 la redditività media degli Oem europei si è fermata al 4%, quasi sei punti percentuali in meno rispetto al 2023, mentre gli americani sono precipitati all’1,4%. In questo scenario, solo i player cinesi mostrano resilienza.

Dario Duse di AlixPartners sottolinea che è meglio avere una produzione cinese in Europa che non averla affatto.

Le immatricolazioni nel primo semestre 2025 sono scese del 4%, con previsioni di chiusura d’anno a -3% per l’Italia e -2% per l’Europa.

Il Green Deal avrebbe dovuto spingere l’Europa verso un futuro più sostenibile, ma ha prodotto un mix perverso: crollo del diesel, elettrico che non sfonda e benzina che torna a crescere. Risultato? Emissioni sostanzialmente stabili e fabbriche che lavorano a ritmi ridotti.

I costruttori cinesi hanno costruito la loro competitività partendo dalle esigenze del consumatore: personalizzazione sul software e standardizzazione sull’hardware.

Nel frattempo, in Cina è in corso una feroce guerra dei prezzi.

L’industria è colpita da un forte calo della profittabilità, che sta riportando i conti dei costruttori ai livelli più bassi degli ultimi quindici anni.

Dario Duse continua dicendo che siamo di fronte a un contesto molto diverso rispetto al passato e che la perdita di marginalità non dipende da una crisi sistemica, ma da cambiamenti strutturali: nuovi modelli di consumo, investimenti forzati sul green e una concorrenza globale che si muove più velocemente.

La vera domanda, oggi, non è più se l’Italia produrrà ancora auto, ma chi le produrrà.

La spinta all’elettrico in Europa non arriva dai privati, ma potrebbe arrivare dalle flotte aziendali.

Intelligenza Artificiale nel Settore Automotive

Nel settore automotive l’AI non è più una suggestione ma una realtà che sta già trasformando i modelli di business. Secondo AlixPartners, i casi di applicazione hanno superato quota 110, quasi triplicati in due anni.

Emanuele Cordone di AlixPartners commenta dicendo che sono stati identificati più di 110 use cases di applicazione dell’AI nell’industria automotive, con forte crescita negli ultimi anni e con ambito di applicazione principale legato al prodotto e al processo produttivo ed esistono tuttavia importanti opportunità abilitate dall’AI anche nel mondo Sales&Marketing.

Rapporto OTEA 2024

Il Rapporto OTEA 2024 analizza lo stato del settore automotive italiano in un momento di transizione verso l’elettrificazione e l’innovazione tecnologica.

Nonostante la crisi della produzione automobilistica (-36,8% nel 2024 rispetto all’anno precedente), si registra un incremento del 5% negli investimenti in ricerca e sviluppo rispetto al 2022, concentrati su elettrificazione, componentistica per drivetrain elettrici e infrastrutture di ricarica. Tuttavia, solo il 25% delle aziende riesce a brevettare i propri prodotti, evidenziando difficoltà nel completare il processo di innovazione.

L’analisi territoriale mostra significative differenze regionali: la Lombardia e il Triveneto emergono per resilienza e crescita, mentre Piemonte e Mezzogiorno soffrono di una forte dipendenza da Stellantis e minori investimenti in nuove tecnologie. L’Emilia-Romagna affronta sfide legate all’accesso al credito e alla trasformazione industriale.

Il rapporto raccomanda interventi mirati, tra cui incentivi per ricerca e sviluppo, riconversione delle competenze, digitalizzazione e sostegno finanziario alle PMI. Inoltre, solo il 41,4% delle aziende ha un piano strategico, segnalando carenze di pianificazione. Secondo gli esperti, il settore deve puntare maggiormente sull’innovazione di processo e sulla componentistica software per restare competitivo a livello globale.

Declino della Produzione e Occupazione

L’industria automobilistica italiana sta attraversando una delle crisi più profonde della sua storia recente. La produzione automotive in Italia è diminuita del 17,3% tra gennaio e giugno 2025. Anche la fabbricazione di autoveicoli segna un pesante -23,5%, mentre la produzione pura di veicoli mostra un crollo ancor più marcato con un -31,7%.

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