Il settore automotive europeo, pilastro dell'economia continentale, si trova ad affrontare un periodo di profonda trasformazione e incertezza. Con un impatto significativo sull'occupazione (13,6 milioni di posti di lavoro, pari all'8,1% del settore manifatturiero) e sul PIL (8% della ricchezza UE, equivalenti a 414,7 miliardi di euro in entrate fiscali), l'automotive rappresenta un elemento chiave per la bilancia commerciale europea, generando un surplus di 93,9 miliardi di euro. Tuttavia, le recenti difficoltà incontrate da colossi come Volkswagen e Audi sollevano interrogativi sul futuro del settore.

Difficoltà e Ristrutturazioni in Volkswagen

Volkswagen sta attraversando un momento estremamente complicato. Voci non confermate parlano della chiusura di tre stabilimenti, un'ipotesi che desta preoccupazione soprattutto in Germania. Il consiglio di fabbrica, guidato da Daniela Cavallo, avverte del rischio di delocalizzazione di interi reparti, compresi quelli con lavoratori qualificati. Si vocifera anche di tagli ai bonus di anzianità e di permanenza in azienda.

Diverse fabbriche Volkswagen sono collegate alla produzione di auto elettriche. Difficile pensare che VW possa prendere provvedimenti contro la fabbrica di Wolfsburg.

La situazione si aggrava ulteriormente considerando le performance in calo di Volkswagen e Audi, che mettono a rischio la sopravvivenza di alcuni stabilimenti. Secondo quanto riferito da Bloomberg, Volkswagen, insieme al partner cinese AIC, si prepara a chiudere una fabbrica a Nanchino già l'anno prossimo, quella che produce Passat e Skoda, con una capacità annuale di ben 360mila veicoli. La Saic-Volkswagen già due anni fa aveva interrotto la produzione a Shanghai.

Il Gruppo Volkswagen ha chiuso il terzo trimestre del 2025 con un risultato operativo negativo di 1,3 miliardi di euro, in netto contrasto con l'utile di 2,8 miliardi dello stesso periodo dell'anno precedente. Nei primi nove mesi del 2025, l'utile operativo è diminuito del 58%, attestandosi a 5,4 miliardi di euro, nonostante una leggera crescita dei ricavi (+0,6%) a 238,7 miliardi di euro. A pesare sui conti sono stati principalmente i dazi imposti dagli Stati Uniti e la profonda ristrutturazione del marchio Porsche, che hanno generato oneri straordinari per complessivi 7,5 miliardi di euro.

Leggi anche: Situazione Nissan: Approfondimento

Il Caso Audi: Margini in Calo e la Questione Dazi

Anche Audi, l'altro fiore all'occhiello del gruppo Volkswagen, sta affrontando delle difficoltà. La casa dei Quattro Anelli ha ridotto le previsioni di margine a causa dell'impatto dei dazi e della transizione elettrica. Audi ha rivisto al ribasso, per la seconda volta quest'anno, le previsioni di redditività. La controllata premium del gruppo Volkswagen stima ora un margine operativo tra il 4% e il 6%, contro il 5-7% previsto in precedenza, a causa dei dazi statunitensi e dei costi legati alla transizione elettrica. L'obiettivo sui ricavi resta invariato, ma l'impatto dei dazi, costati 850 milioni nei primi nove mesi e stimati in 1,3 miliardi a fine anno, pesa in modo crescente sui conti. «La situazione resta molto impegnativa», ha dichiarato il cfo Jürgen Rittersberger, aggiungendo che Audi deciderà entro l'anno se costruire un impianto produttivo negli Stati Uniti per ridurre l'esposizione tariffaria. Nel terzo trimestre il marchio ha registrato un margine operativo del 2%, con un utile di 280 milioni, in recupero rispetto al rosso del 2024. Nei primi nove mesi il margine medio è sceso al 3,2% (dal 4,5%), compresso da tariffe, ristrutturazioni e regolamentazioni sulle emissioni.

Lo storico stabilimento Audi di Bruxelles, dove si produce la Q8 E-tron, sarebbe pronta a chiudere i battenti per sempre. Fresco di un investimento di 150 milioni di euro di soldi pubblici (a fronte di un accordo con Audi di 300 milioni di investimento per la fabbrica), lo stabilimento che dista appena 20 minuti di macchina dalla sede della Commissione Europea, ribattezzato come la “fabbrica del futuro”, è infatti il simbolo del fallimento del diktak europeo sull’elettrico. L'intenzione è quella di trovare un nuovo proprietario per scongiurare la chiusura.

Audi (che comprende anche Lamborghini, Bentley e Ducati) risente della pressione competitiva globale e delle incertezze nella fornitura di semiconduttori, dopo le tensioni sul produttore olandese Nexperia. «Stiamo riducendo la complessità e ottimizzando i costi per rispondere a un contesto difficile», ha aggiunto Rittersberger.

Strategie Future e Ritorno ai Motori a Scoppio?

Di fronte a queste sfide, Volkswagen e Audi sembrano riconsiderare le proprie strategie future. A giorni Volkswagen e Audi dovrebbero ufficializzare l'abbandono dei propri ambiziosi piani elettrici per restare fedeli ai motori a scoppio. L’auto elettrica? Può attendere. Strategia particolarmente ambiziosa che avrebbe dovuto consentire a entrambe le Case tedesche di sfoderare una line-up completamente elettrica entro il 2033.

Secondo quanto riferisce il quotidiano tedesco Handelsblatt, la decisione formale di prolungare l’offerta di motori a combustione interna potrebbe arrivare già a marzo, con la presentazione del nuovo piano di investimento del gruppo Volkswagen. Per quanto riguarda la Casa di Wolfsburg, i modelli interessati da questa scelta potrebbero essere la Golf, la T-Roc e la Tiguan, con un possibile facelift nel 2030. Questi modelli potrebbero quindi essere tenuti a listino almeno fino al 2035, ovvero l'anno in cui l'Europa prevede di bandire le vendite di nuove auto termiche.

Leggi anche: Approfondimento sulla situazione Volkswagen

Impatto sull'Italia: Lamborghini e Ducati

In questo scenario di incertezza, è naturale interrogarsi sulle conseguenze per l'Italia, dove il Gruppo Volkswagen controlla due eccellenze motoristiche come Lamborghini e Ducati.

Lamborghini ha da poco concluso un periodo eccezionale e con Revuelto e Temerario sembra lanciata verso un'annata record in termini di profitti, senza ripercussioni per la svolta elettrica. Ducati è a sua volta in perfetta salute, avendo chiuso il 2023 con il fatturato oltre quota un miliardo, per il secondo anno consecutivo.

Il Ruolo del Brand Group Core

Sul fronte volume, il Brand Group Core di Volkswagen (che include i marchi Volkswagen, Škoda, Seat/Cupra e Veicoli Commerciali) ha invece registrato risultati solidi. Nei primi nove mesi le consegne sono salite del 4% a 3,77 milioni di veicoli, con ricavi a 106,9 miliardi di euro (+5,3%) e un utile operativo di 4,7 miliardi (+6,8%). Il margine medio del gruppo è al 4,4%, ma la vera protagonista è Škoda, che con un margine dell’8% - circa il doppio rispetto al Brand Group Core e quasi quadruplo rispetto alla redditività complessiva del gruppo Volkswagen - si conferma la locomotiva del conglomerato di Wolfsburg. La casa ceca ha aumentato le consegne del 14% a 765mila unità, spinta dalla forte domanda per l’elettrica Elroq e dal balzo delle vendite in India (+106%).

Volkswagen, il marchio di punta dell’omonimo gruppo, ha visto le consegne di auto nel 2024 diminuire a 4,8 milioni, in calo dell’1,4% rispetto all’anno precedente. Per Porsche i ricavi per il 2025 sono previsti tra 39 e 40 miliardi, al di sotto dei 40,5 miliardi consuntivati nel 2023 e in linea con le stime per il 2024, tra l’altro tagliate lo scorso luglio rispetto al target tra 40 e 42 miliardi.

Semiconduttori: Un'Altra Sfida

Preoccupazioni anche sul fronte dell’approvvigionamento di semiconduttori. La crisi legata al produttore olandese Nexperia (controllato dalla cinese Wingtech), rischia di impattare la produzione in Germania. Le tensioni tra Paesi Bassi e Cina hanno portato al blocco delle esportazioni dai siti cinesi di Nexperia.

Leggi anche: Veicolo B: Regole di precedenza

tags: #situazione #attuale #Audi #e #Volkswagen

Popolare: