Introduzione

Lo stabilimento automobilistico di Termoli rappresenta un pilastro fondamentale nella storia industriale del Molise e dell'Italia. Fondato nel 1972, ha segnato un'epoca con la produzione di motori iconici come il Fire, plasmando l'economia e la società della regione. Tuttavia, il futuro dello stabilimento è oggi incerto, sospeso tra progetti di riconversione e la memoria di un passato glorioso.

Nascita ed Espansione: Gli Anni d'Oro

Il 13 gennaio 1972, la posa della prima pietra a Rivolta del Re, Pantano Basso, segnò ufficialmente la nascita dello stabilimento Fiat di Termoli, oggi Stellantis. Il ciclo produttivo iniziò nel 1973. Inizialmente, la dirigenza Fiat faticò ad attrarre maestranze locali, abituate a lavorare nel mare e nei campi. Molti bassomolisani avevano già emigrato al nord, a Milano e Torino, per lavorare a Mirafiori. L'apertura dello stabilimento di Termoli offrì a molti l'opportunità di tornare alle proprie radici.

Lo stabilimento divenne rapidamente un fiore all'occhiello del gruppo Fiat, all'avanguardia nella tecnologia industriale. L'ideazione del motore Fire 1000, un propulsore all'avanguardia prodotto in modo robotizzato, pose Termoli e il Molise al centro dell'attenzione dell'industria automobilistica mondiale.

Inaugurata nel 1972 per realizzare il propulsore della Fiat 126, la fabbrica ha iniziato la produzione del Fire nel 1985, con l'inaugurazione il 30 marzo della linea produttiva alla presenza del Presidente della Repubblica Sandro Pertini e dell'Avvocato Giovanni Agnelli. Da allora ne sono usciti oltre venti milioni di unità.

Il Motore Fire: Un'Icona dell'Industria Italiana

Il motore Fire (Fully Integrated Robotized Engine) è un motore a 4 tempi alimentato a benzina con 4 cilindri in linea verticale e distribuzione ad asse a camme in testa a 8 o 16 valvole, a disposizione trasversale anteriore. Progettato a Torino, è stato prodotto a partire dal 1985 dal Gruppo Fiat e montato per la prima volta sulla Autobianchi Y10. Dopo vari aggiornamenti ed evoluzioni, l’ultimo esemplare dell’originale Fire aspirato dalla cilindrata di 1242 cm³ a 8 valvole è stato prodotto nell’impianto di Termoli il 7 maggio 2020 con il numero di matricola 23.233.856, cedendo definitivamente il passo alla successiva famiglia di motori benzina Firefly.

Leggi anche: Škoda: Industria e cultura ceca

Lo stabilimento di Termoli ha prodotto fino a un milione di motori all'anno, diventando un punto di riferimento per l'industria automobilistica italiana.

1994: La Svolta e lo Scontro Sociale

Nel dicembre 1994, lo stabilimento di Termoli fu al centro di una controversia che segnò la storia dei rapporti di lavoro in Italia. La FIAT propose di investire 400 miliardi di lire per la costruzione del nuovo motore Fire a 16 valvole, promettendo 400 nuove assunzioni. In cambio, gli operai avrebbero dovuto accettare il sabato lavorativo e il triplo turno.

L'intesa, sottoscritta dai sindacati confederali (Cgil, Cisl e Uil), fu sottoposta a referendum tra i lavoratori. A sorpresa, il 2 dicembre, il 65% dei votanti si espresse per il "No". Il rifiuto scatenò un putiferio, contrapponendo lavoratori contro disoccupati, giovani contro adulti, la città contro gli operai.

La stampa nazionale, con poche eccezioni, criticò aspramente il voto degli operai, accusandoli di "miopia" e "corporativismo". Politici locali, sindacati nazionali e persino il vescovo di Termoli si schierarono a favore del "Sì".

I Motivi del "No"

Le ragioni del "No" erano molteplici. Innanzitutto, il sabato lavorativo avrebbe comportato una perdita salariale per molti operai, abituati a lavorare il sabato come straordinario. In secondo luogo, molti rivendicavano il diritto al tempo libero e alla famiglia. Infine, molti operai, i cosiddetti "metalcoltivatori", non volevano rinunciare al legame con la terra e all'attività agricola.

Leggi anche: Elettrificazione Toyota: focus sulla Turchia

Il "No" rappresentava anche un rifiuto della politica sindacale, considerata troppo distante dalle esigenze dei lavoratori. Molti operai si sentirono traditi dai sindacati, che avevano sottoscritto un accordo senza tener conto delle loro opinioni.

La Reazione e il "Ribaltone"

In risposta al voto dei lavoratori, si formò un fronte del "Sì", composto da politici locali, impiegati Fiat e alcuni operai. Questo fronte cercò di creare un conflitto tra gli operai e i disoccupati, accusando i primi di egoismo.

Il 16 dicembre, fu indetto un nuovo voto, stavolta per alzata di mano. Il risultato fu di 1489 "Sì", 27 "No" e 6 astenuti. Il "ribaltone" fu accolto con entusiasmo dalla stampa e dalla politica, ma segnò una sconfitta per gli operai che avevano resistito al nuovo modello produttivo.

Il nuovo modello produttivo entrò in vigore all'inizio dell'anno successivo, spianando la strada alla sua introduzione anche a livello nazionale.

Dagli Anni 2000 ad Oggi: Riconversione e Incertezze

Negli anni successivi, lo stabilimento di Termoli ha subito diverse trasformazioni aziendali, passando da Fiat a Fiat Powertrain Technologies, Fca e infine Stellantis. La produzione del motore Fire è gradualmente diminuita, mentre sono aumentate le produzioni premium come il Gse Firfly e il Gme.

Leggi anche: Volkswagen: storia italiana

Oggi, lo stabilimento di Termoli ha circa 2.000 dipendenti e utilizza i contratti di solidarietà. Di recente è stata chiusa l'area Cambi con 450 addetti.

Il futuro dello stabilimento è incerto. Il progetto di Gigafactory, una fabbrica di batterie per auto elettriche, è al momento sospeso. Stellantis ha annunciato la riconversione dello stabilimento alla produzione di cambi elettrificati eDCT a partire dal 2026, ma restano le preoccupazioni sul futuro dell'occupazione.

Il 16 giugno 2025, con la chiusura definitiva del reparto di produzione dei motori Fire, si è concluso un capitolo lungo quarant’anni, fatto di tecnologia, lavoro e orgoglio operaio.

tags: #stabilimento #automobilistico #termoli #storia

Popolare: