Lo scandalo Volkswagen, noto anche come "Dieselgate", ha avuto un impatto significativo sui consumatori di tutto il mondo, inclusi quelli italiani. Questo articolo esamina la questione dei risarcimenti per i consumatori italiani coinvolti nello scandalo, analizzando le sentenze, le azioni legali e gli accordi raggiunti.
Origini dello Scandalo Dieselgate
Nel settembre 2015, la Environmental Protection Agency (EPA) degli Stati Uniti ha accusato il gruppo Volkswagen di aver violato il Clean Air Act. L'accusa riguardava l'uso di un software illegale installato nelle centraline dei motori diesel per manipolare i test sulle emissioni. Questo software permetteva ai veicoli di rilevare quando erano sottoposti ai test di omologazione e di ridurre le emissioni inquinanti durante tali test. Nella guida su strada, le emissioni reali potevano superare fino a 40 volte i livelli dichiarati.
La Sentenza dell’Antitrust Italiana
Nell'agosto 2016, l'Antitrust italiana ha emesso una sentenza che condanna il gruppo tedesco per violazioni del Codice del Consumo. Federconsumatori ha accolto favorevolmente la sentenza, che riconosce una grave violazione degli obblighi di diligenza professionale, idonea a falsare in modo rilevante il comportamento economico dei consumatori. L'Antitrust ha evidenziato come molti messaggi pubblicitari fossero in grado di indurre in errore i consumatori riguardo alla "vocazione ambientale, alla responsabilità sociale rivendicata dal produttore, nonché alle affermazioni del rispetto delle normative vigenti".
La Class Action di Altroconsumo
Nel 2015, Altroconsumo ha avviato una class action contro Volkswagen per conto dei consumatori italiani che avevano acquistato auto coinvolte nello scandalo. Dopo anni di battaglie legali, nel maggio 2024 è stato raggiunto un accordo tra Volkswagen e Altroconsumo, che prevede un risarcimento complessivo di 50 milioni di euro per i consumatori italiani.
Dettagli dell'Accordo
L'accordo prevede che i proprietari di auto Volkswagen, Audi, Skoda e SEAT con motori diesel EA189, acquistate tra il 2009 e il 2015, ricevano un risarcimento. L'importo del risarcimento varia a seconda che l'auto sia stata acquistata nuova o usata:
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- Auto nuova: 1.100 euro per chi era proprietario fino al 26 settembre 2015.
- Auto usata: 550 euro per chi ha acquistato un'auto usata o una nuova rivenduta prima di quella data.
- Co-intestatari: importi variabili da 383 a 700 euro a testa.
Per ottenere il risarcimento, i consumatori devono accettare esplicitamente l'accordo tramite un portale online gestito da Altroconsumo, attivo da dicembre 2024.
Le Decisioni dei Tribunali Italiani
Il Tribunale di Venezia aveva inizialmente delineato il perimetro del danno risarcibile, identificandolo nella lesione della libertà di autodeterminazione negoziale del consumatore, determinata da un'inadeguata informazione e da una scorretta pubblicità, nonché conseguente all'esercizio delle pratiche commerciali violando principi di buona fede, correttezza e lealtà. Il giudice di prime cure aveva quantificato il pregiudizio patrimoniale in modo uniforme per tutti i consumatori coinvolti nel giudizio, applicando l'art. 140-bis, comma 12, D.Lgs. n.
La Corte d’Appello di Venezia ha modificato in parte la decisione del Tribunale, ritenendo mancante l’elemento imprescindibile del danno-conseguenza, necessario in quanto elemento costitutivo della responsabilità civile. La Corte ha sottolineato che il rapporto tra lesione del diritto all’autodeterminazione dei consumatori e loro pregiudizio patrimoniale mira ad evitare che si scivoli nel pregiudizio in re ipsa, occorrendo sempre la prova della perdita concretamente sofferta.
Il Ruolo delle Associazioni dei Consumatori
Le associazioni dei consumatori, come Altroconsumo e Federconsumatori, hanno svolto un ruolo cruciale nella difesa dei diritti dei consumatori coinvolti nello scandalo Dieselgate. Queste associazioni hanno fornito assistenza legale, informazioni e supporto ai consumatori, e hanno promosso azioni legali collettive per ottenere un risarcimento adeguato.
Sviluppi Futuri e Azioni Rappresentative
L'introduzione delle nuove azioni rappresentative di cui agli art. 140 ter e ss. cod. cons. potrebbe portare a ulteriori sviluppi nella tutela dei consumatori. L'art. 1, 1° comma, d.leg. 10 marzo 2023, n. 28, ha inserito nel codice del consumo il Titolo II.1, regolante le azioni inibitorie e compensative, proponibili da un numerus clausus di associazioni dei consumatori a partire dal 25 giugno 2023. La lett. h, del 1° comma, del nuovo art. 140 ter apre alla possibilità di azione collettive, strutturate sulla falsariga dell’azione di classe ex art. 840 bis e ss. c.p.c.
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