Sebbene Opel non sia immediatamente associata all'immagine di un costruttore di auto sportive, il marchio tedesco ha prodotto diversi modelli brillanti negli ultimi 50 anni e si è cimentato in varie categorie degli sport motoristici. Dalla iconica Opel GT degli anni '60 alle più recenti versioni GSe elettrificate, Opel ha sempre saputo combinare prestazioni, stile e accessibilità.
Le Origini: Opel GT (1968)
Tutto ebbe inizio con la coupé Opel GT del 1968, una vettura che incarnava lo spirito sportivo dell'epoca. La casa tedesca, ispirata dal successo della Corvette negli Stati Uniti, decise di realizzare una vettura per il mercato europeo che potesse eguagliarne il successo. Nata nel 1968, la Opel GT era una coupé dallo stile distintivo, caratterizzata dal lungo cofano anteriore e dalla trazione posteriore. Con un peso inferiore a 1000 kg, era disponibile con motori 1.1 da 67 CV o 1.9 da 102 CV. La due posti con i fanali a scomparsa divenne un prodotto di importazione interna della GM, raggiungendo il porto direttamente dallo stabilimento Opel di Bochum per essere imbarcata verso gli Stati Uniti. Oltre la metà dei circa 100.000 esemplari prodotti tra il 1968 e il 1973 furono acquistati oltreoceano.
La Opel GT non era solo un'auto, ma un simbolo di un'epoca in cui il design e le prestazioni cominciavano a convergere per creare qualcosa di veramente speciale. Il suo design, ispirato alla Chevrolet Corvette, attirò immediatamente l’attenzione. Caratterizzata da linee fluide e un profilo basso, l’auto vantava fari a scomparsa che le conferivano un aspetto futuristico. Sotto il cofano, l’Opel GT era equipaggiata con un motore a quattro cilindri da 1.1 o 1.9 litri, che forniva una potenza adeguata per un’auto sportiva compatta. Con una velocità massima di circa 185 km/h e un’accelerazione da 0 a 100 km/h in meno di 10 secondi, la GT offriva prestazioni rispettabili per l’epoca.
Negli anni 2000, Opel ha rilanciato la GT come roadster, prodotta negli Stati Uniti. In Europa, General Motors ha proposto l’Opel GT come modello successore dell’Opel Speedster d’importazione. Il frontale ben sviluppato ed aggressivo, ripreso dalle altre vetture di Opel, includeva un muso appuntito che terminava con lo scudo Opel ed una presa d’aria importante. Il cofano si presentava molto lungo e con solo due grandi nervature che degradavano sotto al montante partendo dal paraurti, accentuando la sportività con due sfoghi per l’aria sul cofano. I cerchi in lega da 17 pollici o 18 a seconda della versione scelta completavano il fianco, mentre la linea bassa del portellone faceva risaltare i fanali a sviluppo orizzontale.
Gli interni dell’Opel GT risultavano essere semplici e ben assemblati, con un richiamo alla progenitrice degli anni '70 dato l’impostazione sobria e l’accuratezza dei materiali. La plancia lineare e piacevole alla vista presentava una parte centrale decentrata rispetto al guidatore. Il quadro analogico con due contagiri con bordo argentato e un anello più piccolo con gli indicatori dell’acqua e del carburante offriva tutte le informazioni necessarie al guidatore. I tre comandi del clima richiamavano quelli della GT anni '70, mentre l’autoradio era discreta.
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Complessivamente i motori erano tre rigorosamente benzina. Per l’Opel GT degli anni '70 si erano scelte le due versioni la GT 1100 e la 1900, il primo era un 1.100 da 60 CV derivato dalla Kadett SR, ma non era previsto per il mercato italiano. Per tutti i modelli era disponibile un cambio manuale a 5 marce, oppure, per la sola 1900 uno automatico a 3 rapporti. Il motore dell’Opel GT anni 2000 era invece un 2.0 in alluminio progettato dai tecnici Opel congiuntamente con quelli della GM.
Gli Anni '70 e '80: Manta, Ascona e Monza
Negli anni '70, Opel continuò a produrre modelli sportivi come la Manta e l'Ascona, impiegate anche nei rally. Prodotta in due generazioni fra il 1970 e il 1988, la Manta è una coupé a quattro posti e la trazione posteriore. Disponibile nella sportiveggiante versione GT/E, aveva adesivi neri sulle fiancate, fregi neri nei fascioni e un nuovo “labbro” anteriore. Prodotta in 400 unità, la Opel Ascona 400 venne utilizzata come base per la vettura da rally, partecipando al mondiale dal 1980 al 1984 e vincendolo nel 1982. Montava un motore di 2.4 litri, che sviluppava 144 CV per la versione da strada e fino a 340 CV per quella da corsa.
Con un nome dedicato alla città brianzola in cui si trova il “tempio della velocità” italiano, la coupé tedesca Opel Monza del 1977 è stata a lungo l’Opel più veloce mai realizzata: grazie al motore 3.0 da 180 CV, raggiungeva i 215 km/h e copriva lo ‘0-100’ in 8,5 secondi.
Gli Anni '90: Corsa GSi, Omega Lotus e Calibra
L’allestimento GSi arrivò per la Corsa nel 1988, quando la prima generazione dell’utilitaria ricevette il motore aspirato 1.6 da 101 CV. Lo stile venne reso più accattivante, complice il profilo rosso nei fascioni, ma la Corsa GSi era meno appariscente di alcune rivali.
La Omega Lotus, lanciata nel 1990, è considerata la "Gioconda" della Opel quando si parla di auto sportive. Messa a punto con la collaborazione della Lotus, che ne curò il motore e l’assetto, era dotata di un 6 cilindri turbo 3.6 con 377 CV di potenza, scaricati a terra sulle ruote posteriori attraverso il cambio della Chevrolet Corvette ZR1.
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Sostituta della Manta, la Opel Calibra debuttò nel 1989, una coupé lunga 450 cm dalle linee pulite, che le conferivano un coefficiente di penetrazione aerodinamica da record per l'epoca. Derivata dalla berlina Vectra, era disponibile con un motore a benzina di 2.0 litri in configurazione a 8 valvole (115 CV), o 16 valvole (150 CV). Nel 1992 arrivò il 2.0 turbo da 204 CV, abbinato alla trazione integrale, e l’anno dopo venne aggiunto il V6 2.5 da 170 CV. La Calibra partecipò al campionato turismo tedesco DTM, dotata di un V6 2.5 con fino a 480 CV di potenza.
Gli Anni 2000: Speedster e OPC
Se l’allestimento GSi è sportivo senza esagerazioni, lo stesso non vale per l’OPC (Opel Performance Center), che invece si fa riconoscere per i fascioni maggiorati, l’alettone posteriore e il tipico colore blu elettrico della carrozzeria, che si ritrova anche all’interno e nei sedili. Nel 2001 la casa tedesca tornò a proporre una sportiva a due posti: la Opel Speedster, una leggera e compatta targa (solo 379 cm in lunghezza) costruita nella fabbrica della Lotus, nel solco della fortunata collaborazione che aveva dato vita alla Omega Lotus. Il telaio era il medesimo della Lotus Elise, mentre il motore era un aspirato 2.2 da 147 CV.
La versione OPC venne messa a punto nel 2009 anche per la Opel Insignia, dotata della trazione integrale e del motore 6 cilindri turbo 2.8 da 325 CV, il secondo più potente mai adottato dalla casa tedesca dopo il 3.6 della Omega Lotus.
L'Eredità Continua: Opel Astra GSe
Oggi, Opel continua a onorare la sua tradizione sportiva con modelli come la Opel Astra GSe, una versione ibrida plug-in sportiva con una connotazione green. Lo 0-100 km/h avviene in 7,5 secondi e la velocità massima è di 235 km/h. La batteria da 12,3 kWh consente un’autonomia in elettrico di circa 65 km, che diventano 73 nel ciclo WLTP urban. Sterzo, sospensioni e impianto frenante sono stati tarati per garantire una guida sportiva. L’auto è più bassa di 10 mm e adotta ammortizzatori Fsd; anche l'Esp ha tarature specifiche.
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