L'arresto di Matteo Messina Denaro, avvenuto in una clinica privata a Palermo, ha segnato la fine di una latitanza durata 30 anni. Durante questo periodo, il boss ha saputo magistralmente utilizzare l'understatement, una parola anglosassone che indica la capacità di passare inosservati. Un aspetto cruciale di questa strategia è stata la scelta dei veicoli, che hanno contribuito a eludere i controlli e a garantire la sua incolumità.
Il Mitsubishi Pajero e Altri Veicoli "Inosservati"
Uno dei pochi documenti "ufficiali" che ritraggono Messina Denaro come passeggero è a bordo di un Mitsubishi Pajero 3 porte degli anni '90. Questo modello, come altri, rientra nella categoria dei veicoli che passano quasi del tutto inosservati ai posti di controllo. La preferenza per questi mezzi è dettata dalla loro capacità di percorrere tratti stradali privi di telecamere e, in alcuni casi, dall'utilizzo di targhe false per evitare di essere identificati nei database dei veicoli segnalati o rubati.
Nel dicembre 2009, una telecamera ha filmato per pochi secondi il passaggio di un SUV che si presume potesse trasportare Messina Denaro come passeggero. Nonostante le indagini, non è mai stato possibile risalire al proprietario del veicolo, poiché tutti i possessori di modelli simili erano slegati da contesti criminali. Tuttavia, una fonte confidenziale aveva collegato Messina Denaro a Pietro Campo, proprietario di una masseria non distante dal luogo in cui il SUV era stato ripreso. Campo, figura di spicco della mafia, era stato arrestato più volte in passato, rendendo la sua masseria un obiettivo sensibile.
Veicoli Blindati e Dispositivi Speciali
Per salvaguardare la propria incolumità, alcuni boss hanno optato per modelli blindati ed equipaggiati con dispositivi speciali. Un esempio è l'Alfa Romeo Alfetta del 1980 appartenuta al boss della 'ndrangheta calabrese Francesco (Franco) Muto, rivenduta nel 1983 e riapparsa in Danimarca. Questa vettura era dotata di ruote da 15" antiproiettile e aria condizionata, con interni rifiniti in velluto marrone.
Un altro caso riguarda una Uno bianca truccata, sequestrata nel 2014 al clan Zagaria affiliato ai Casalesi. Si trattava di un esemplare con il motore di una Bravo 1600 sovralimentato, realizzato per fughe e inseguimenti e alleggerito degli arredi, con il solo posto guida.
Leggi anche: Matteo Cavallari: Innovazione nel settore automotive
La Strategia di Messina Denaro e i Suoi Predecessori
Messina Denaro aveva appreso dagli errori dei suoi predecessori. Nel carteggio con Tonino Vaccarino, l'ex sindaco di Castelvetrano assoldato dai servizi segreti, il boss stragista criticava Bernardo Provenzano per la leggerezza di essersi fatto trovare e arrestare con una montagna di pizzini. Allo stesso modo, si era mostrato distante da Nino Rotolo e Salvatore Lo Piccolo, preferendo non esporsi in prima persona.
Si racconta che quando Lo Piccolo fu arrestato a Giardinello, Franco Luppino, emissario di Messina Denaro, stesse per raggiungerlo a bordo di una Panda verde. Tuttavia, il boss trapanese preferì non esporsi direttamente.
Le Dichiarazioni dell'Avvocato Porcello e i Legami Internazionali
Le dichiarazioni dell'avvocato Angela Porcello, finita in carcere nell'ambito dell'operazione "Xydi", hanno svelato legami impensabili fino a poco tempo fa. Porcello ha affermato che Giancarlo Buggea, suo compagno per otto anni e vicino al boss Giuseppe Falsone, conosceva Messina Denaro da oltre sei lustri. Inoltre, ha rivelato di aver intrattenuto un rapporto amicale e familiare molto stretto con Lorenza Guttadauro, nipote del boss.
L'inchiesta ha portato alla luce anche i legami internazionali di Messina Denaro, con un emissario della famiglia Gambino di New York arrivato a Favara per una maxi operazione di riciclaggio. I soldi, provenienti da Singapore, dovevano essere fatti sparire attraverso una grande azienda in crisi. L'operazione coinvolgeva anche un "garante", Sandro Mannino, nipote di Totuccio Inzerillo, simbolo dei rapporti tra la Sicilia e l'America mafiosa.
Il Tesoro Nascosto e gli Eredi di Messina Denaro
Secondo gli inquirenti, la vera forza di Messina Denaro risiede nelle sue relazioni e nei suoi affari internazionali. Si parla di uomini d'oro della mafia siciliana, eredi del boss, che gestiscono patrimoni di un tempo e di oggi, alimentando una pericolosa riorganizzazione.
Leggi anche: Ritrovata l'auto rubata a Politano
Un importante percorso di cooperazione giudiziaria tra l'Italia e il Sudafrica aveva consentito di consultare alcuni documenti relativi al tesoro di Robert Von Palace Kolbatschenko, il cassiere della mafia. Tuttavia, quei documenti non sono mai arrivati in Italia, lasciando irrisolto il mistero del tesoro nascosto.
La Vita Privata e gli Amori del Boss
Durante la latitanza, Messina Denaro ha avuto diverse relazioni sentimentali. Tra le donne più note figurano Maria Mesi, arrestata per favoreggiamento, e Franca Alagna, madre di sua figlia Lorenza. Nel covo di Campobello di Mazara sono state ritrovate riflessioni sulla vita e sull'amore, le date degli incontri con la figlia e brani di lettere.
Le difficoltà di un uomo perennemente in fuga sono testimoniate dalle discussioni familiari e dalle lettere appassionate inviate da Maria Mesi. In una di queste, il boss svela la sua passione per i videogiochi, esprimendo il desiderio di regalarle la cassetta di Donkey Kong 3.
Il Controllo del Territorio e le Sentinelle
Il controllo del territorio da parte dei fiancheggiatori di Messina Denaro è stato totale, soprattutto nella zona di Castelvetrano. Un episodio emblematico riguarda il pattugliamento incessante della costa di Triscina da parte di SUV scuri, con uomini che controllavano chiunque si avvicinasse alla spiaggia.
A Campobello di Mazara, dopo l'arresto del boss, è scattata la caccia alle sue amanti. In casa sono stati trovati abiti femminili, una parrucca e diverse pillole di viagra, alimentando le indagini sulle sue relazioni sentimentali.
Leggi anche: Storia della F3 Messina
tags: #matteo #messina #denaro #suv #modello


