La Fiat Dino occupa un posto speciale nella storia dell'automobile, nata da una collaborazione tra Fiat e Ferrari. Questa vettura ha riscosso un notevole successo grazie a un motore eccezionale per l'epoca e a un design accattivante. Oggi, a cinquant'anni di distanza, le sue quotazioni di mercato sono significativamente superiori al valore iniziale, elevandola a icona del passaggio tra gli anni '60 e '70 in Italia.
Genesi della Fiat Dino: Un Accordo Tra Giganti
La Fiat Dino nasce a metà degli anni '60 da un accordo tra Fiat e Ferrari. Ferrari necessitava di produrre rapidamente un elevato numero di motori per omologare la Ferrari Dino 166 F2 nel campionato di Formula 2. Il regolamento del 1965 richiedeva che le vetture avessero un motore derivato da modelli di serie, con un massimo di sei cilindri e una cilindrata di 1,6 litri.
Parallelamente, Fiat cercava un successore per la 2300S Coupé e vedeva nell'accordo un'opportunità per sviluppare un nuovo modello. Il nome del progetto fu scelto in onore di Alfredo "Dino" Ferrari, figlio di Enzo, prematuramente scomparso e ideatore del motore alla base della nuova automobile.
Le Prime Fiat Dino: Spider e Coupé
La prima Fiat Dino fu presentata al Salone di Torino nel 1966: una spider a due posti più uno, il cui design di Pininfarina richiamava modelli Ferrari. Questi disegni erano stati precedentemente proposti a Maranello, ma accantonati in attesa di sviluppi futuri.
Nel 1967, al Salone dell'Automobile di Ginevra, fu presentata la Dino Coupé, con carrozzeria firmata Bertone. Anche se meno reattiva a causa del passo allungato a 2.550 mm e del peso di 1.280 kg, il suo design elegante e sportivo compensò queste mancanze, portando alla produzione di oltre seimila esemplari nei cinque anni successivi.
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Evoluzione della Fiat Dino: Aggiornamenti e Prestazioni
Dopo i primi due modelli, l'interesse di Ferrari per il progetto diminuì, poiché non era più vincolata dai limiti di cilindrata per le proprie vetture di Formula 2. Tuttavia, l'ingegnere Aurelio Lampredi, condiviso tra Fiat e Ferrari, continuò a sviluppare la Fiat Dino.
Alla fine degli anni '60, sia la spider che la coupé furono aggiornate per migliorare le prestazioni e attrarre un pubblico più ampio. Fu introdotto un nuovo motore V6 da 180 CV, derivato dal 2 litri ma con basamento in ghisa e cilindrata aumentata a 2.418 cm3. Le ruote posteriori divennero indipendenti, permettendo all'auto di raggiungere i 210 km/h. Ulteriori modifiche estetiche includevano una mascherina nera, lo stemma Fiat sul cofano e nuovi cerchi.
Nonostante il successo e il riconoscimento a livello mondiale, la produzione terminò in soli due anni, nel 1972, senza un modello successore.
Il Successo in Numeri
Il successo della Fiat Dino è evidente nei numeri di vendita. Tra spider e coupé, quest'ultima la preferita dal pubblico, furono venduti 7.651 esemplari: 1.163 spider in versione 2.000 e 420 in versione 2.400; 3.670 coupé con motore 2.000 e 2.398 con motore 2.400.
Un Motore Comune, Due Interpretazioni: La Spider di Pininfarina e la Coupé di Bertone
La Dino rappresenta un caso unico nel panorama automobilistico, essendo stata commercializzata da due costruttori (Ferrari e Fiat) e realizzata da tre carrozzieri (Scaglietti, Pininfarina e Bertone) nelle versioni Coupé e Spider. In particolare, Fiat incaricò due carrozzieri distinti per le due versioni: Bertone per la Coupé e Pininfarina per la Spider.
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Il motore V6 bialbero da 2 litri a 65° rappresentava il minimo comune denominatore di queste auto. Il progetto iniziale di questo motore è attribuito ad Alfredo "Dino" Ferrari, che si dice lo abbia presentato come tesi di laurea con l'obiettivo di motorizzare le Ferrari da corsa. Dopo la sua prematura scomparsa, Enzo Ferrari onorò il figlio intitolando a Dino una serie di auto da corsa.
Ferrari, per finanziare le sue attività sportive, utilizzava i proventi delle vendite delle auto stradali. Con il regolamento FIA del 1965, che imponeva un motore di derivazione da un'auto costruita in almeno 500 esemplari per la Formula 2, Ferrari collaborò con Fiat per raggiungere questo obiettivo.
In Fiat, si pensava di sostituire la Fiat 2300 Coupé, considerata obsoleta. L'accordo tra Ferrari e Fiat portò alla creazione di una joint venture per la realizzazione di auto con il motore "Dino" V6 65° bialbero. La produzione fu suddivisa tra Pininfarina per la Fiat Dino Spider (500 esemplari per l'omologazione) e Bertone per la Fiat Dino Coupé.
L'ingegnere Giancarlo Bussi fu incaricato di progettare un motore unico per tutti e tre i costruttori, utilizzando lega leggera per la testata e il basamento, distribuzione bialbero a 4 camme in testa e cilindrata di 2 litri per le auto stradali e 1,6 litri per la F2.
Pininfarina optò per una Spider (2+1) dal passo corto (2256 mm), con forme tondeggianti e meccanica classica: motore anteriore, cambio a 5 marce e differenziale autobloccante al 25% sul ponte rigido posteriore. Gli interni eleganti e i 4 freni a disco con servofreno completavano la dotazione di questa spider, che erogava 160 CV a 7.200 g./min.
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Bertone presentò l'anno successivo una Coupé dalla linea più elegante che sportiva, con un passo allungato a 2550 mm per un'abitabilità confortevole per 4 persone. Pur condividendo la meccanica della Spider, la Coupé pesava 1280 Kg.
Il Passaggio al Motore 2400: Più Potenza e Affidabilità
Nel 1969, entrambi i modelli furono oggetto di miglioramenti significativi. La cilindrata fu aumentata a 2400 cmc per ottenere più potenza (180 cv) e spostare la coppia massima verso il basso a 4600 g./min. Per risolvere i problemi di dilatazione termica del monoblocco in lega leggera, si optò per la ghisa, rendendolo più rigido. Per migliorare la guidabilità, il ponte rigido posteriore fu sostituito da sospensioni a ruote indipendenti, già utilizzate sulla Fiat 130.
Al Salone di Torino del 1969 fu presentata la Dino 246 GT, per competere con la Porsche 911. Come le Fiat Dino 2400, beneficiava del nuovo motore 2400 V6 65°, montato trasversalmente in posizione centrale. La carrozzeria fu realizzata in acciaio per migliorare la rigidità torsionale del telaio, mantenendo l'alluminio solo per portiere e cofani.
Esteticamente, le differenze furono minime: il tappo del serbatoio fu integrato nella carrozzeria e coperto da uno sportello, e si passò dal mono gallettone a 5 bulloni per il fissaggio delle ruote.
Successi Sportivi
Le Dino si fecero notare anche nelle gare in salita, vincendo campionati europei con una Dino 196 S, 206 S e 206 P.
L'Eredità di Dino Ferrari
Alfredo "Dino" Ferrari era un sostenitore della configurazione motoristica a 6 cilindri a V. Dopo la sua scomparsa nel 1956, Enzo Ferrari decise di onorare il figlio chiamando "Dino" i motori V6 prodotti da Ferrari.
Nel 1965 nacque la Dino 166P, una sorta di F1 del 1963 vestita da Sport, la prima vettura a portare questo marchio fino ad allora riservato ai motori.
Fiat Dino Coupé: Un Capolavoro di Bertone
La Fiat Dino Coupé, presentata al Salone di Ginevra del 1967, fu disegnata da Bertone. Il team di progettazione era composto dall'ingegner Rudolf Hruska e dal designer Giorgetto Giugiaro, poi sostituito da Marcello Gandini.
La Fiat Dino Coupé era caratterizzata da una carrozzeria granturismo lunga 451 cm, passo di 255 cm e abitacolo a quattro posti. La dotazione di serie comprendeva cerchi in lega a cinque bulloni, alzacristalli elettrici, impianto di riscaldamento e ventilazione e schienali posteriori ribaltabili singolarmente. A livello meccanico, differiva dalla Dino Spider per le sospensioni posteriori con molle a balestra semiellittica.
Aggiornamenti e Novità
Nel 1967 debuttarono altre novità per la Fiat Dino, tra cui l'aggiornamento meccanico del motore. Al Salone di Parigi del 1967, Pininfarina presentò l'hard-top in vetroresina di colore nero con rollbar in alluminio anodizzato come accessorio per la Dino Spider. Nel 1968 fu introdotta l'accensione elettronica Dinoplex a transistor di Magneti Marelli.
Al Salone di Torino del 1969 debuttò la rinnovata gamma della Fiat Dino, equipaggiata con il motore 2400 V6 da 180 CV, con il basamento in ghisa e il cambio meccanico a cinque marce fornito da ZF. La velocità massima incrementò fino a 205 km/h per la Dino Coupé, ma rimase immutata per la Dino Spider. Molte furono le novità a livello meccanico, come l'impianto frenante a doppio circuito e le sospensioni posteriori indipendenti.
Esteticamente, la seconda serie della Fiat Dino Spider era riconoscibile per la calandra nera con due profili cromati orizzontali, i paraurti con il rivestimento in gomma e i cerchi in lega Campagnolo a cinque bulloni. La rinnovata Fiat Dino Coupé era caratterizzata da varie innovazioni stilistiche come la calandra opaca con la cornice cromata, i cerchi in lega di colore nero opaco, le prese d’aria ai lati inferiori del lunotto, i gruppi ottici posteriori ridisegnati e le prese d’aria laterali con le luci di direzione integrate.
La Fine di un'Era
La Fiat Dino uscì definitivamente di scena nel 1972, dopo esser stata prodotta in più di 7.500 esemplari. L’assemblaggio finale della seconda serie era affidato allo stabilimento Ferrari di Maranello.
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