Il Lingotto, situato a Torino, è molto più di un semplice edificio industriale; è un simbolo indiscusso della città, un esempio affascinante di architettura industriale che ha visto trasformare nel corso dei decenni il suo significato e la sua funzione. Da fabbrica all'avanguardia a centro multifunzionale, il Lingotto rappresenta un pezzo importante della storia italiana e un esempio di riqualificazione urbana di successo.
Nascita di un Gigante Industriale
All'inizio del XX secolo, la FIAT (Fabbrica Italiana Automobili Torino) era in rapida espansione. Le officine di Corso Dante non riuscivano più a contenere il numero degli operai, aumentato notevolmente durante la Prima Guerra Mondiale. Tra il 1915 e il 1916, la famiglia Agnelli, che controllava saldamente la FIAT da più di un decennio, decise di acquistare 378.000 metri quadrati di terreno a sud della città, vicino alla ferrovia e al fiume Po, per realizzare un nuovo, imponente stabilimento.
La costruzione del Lingotto fu un'impresa straordinaria, realizzata in tempi record tra il 1917 e il 1921. Progettato dall'ingegnere Giacomo Matté Trucco, lo stabilimento si estendeva su 150.000 metri quadrati ed era la prima fabbrica italiana realizzata in cemento armato. La sua struttura, impostata su una maglia di pilastri di 6x6 metri, con rampe elicoidali alle estremità e una pista di prova sul tetto, rappresentava un esempio di modernità architettonica senza precedenti.
Un'Organizzazione del Lavoro Rivoluzionaria
La peculiarità del Lingotto risiedeva in un'idea rivoluzionaria: un impianto di produzione all'avanguardia che seguiva un principio basilare. L’organizzazione dello spazio produttivo ricalcava quella lineare degli stabilimenti statunitensi, dove la costruzione delle vetture procede dal basso verso lalto secondo un ciclo specializzato e integrato. L'automobile veniva prodotta ai piani inferiori e, attraverso una rampa a spirale che parte dal tetto, veniva testata e messa su strada direttamente da lì. Questo sistema permetteva di concentrare in un solo corpo organico a ciclo integrale l'intero processo di lavorazione industriale.
Il Lingotto divenne presto un simbolo delle aspirazioni alla modernità dell'azienda torinese, un luogo cruciale nella storia produttiva della città e una delle prime fabbriche italiane fondate sull'organizzazione scientifica del lavoro. Le Corbusier stesso lo definì «uno degli spettacoli più impressionanti che l'industria abbia mai offerto».
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Anni di Attività e Bombardamenti
Il 22 maggio 1923, il Lingotto fu ufficialmente inaugurato alla presenza del Re Vittorio Emanuele III, dell’industriale senatore Giovanni Agnelli e delle cariche pubbliche e dei gerarchi del Fascio. Tuttavia, già dal 1921 erano entrate in funzione le fonderie, le fucine, il reparto preparazione telai e quello dei forni automatici. Nel 1922 vennero attivati i reparti carrozzeria, il montaggio finale e le officine meccaniche.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, lo stabilimento FIAT Lingotto fu bombardato a più riprese, poiché contribuiva in maniera sostanziale alla produzione di guerra. Nonostante la triste realtà delle bombe, la fabbrica continuò a operare, seppur con difficoltà, fino alla sua dismissione nel 1982.
La Riconversione di Renzo Piano: Un Nuovo Capitolo
Nel 1982, dopo anni di onorato servizio, l'attività produttiva del Lingotto cessò. Tuttavia, la proprietà decise di non disfarsi di questo importante pezzo di storia industriale, ma di trasformarlo in "un pezzo di città". Fu bandito un concorso internazionale per la riqualificazione dell'area, vinto dall'architetto Renzo Piano.
Il progetto di Renzo Piano ha trasformato il Lingotto in un cluster multifunzionale, epicentro di molteplici trasformazioni alla scala urbana. Mentre all'esterno la struttura è rimasta pressoché inalterata, gli ambienti interni sono stati profondamente modificati per venire incontro alle nuove esigenze: uso commerciale, uso abitativo, uso culturale.
Piano ha ricollocato l’edificio della Fiat al centro di un grande sistema di spazi e di attrezzature collettive che si dipana lungo un percorso alberato, ricavato utilizzando un tracciato stradale esistente, che trascina la riviera del Po nel vecchio “Lingotto” attraversandolo da parte a parte e prosegue verso ovest oltrepassando il nodo ferroviario. Un nuovo ponte collega le due rive del Po, mettendo in stretta relazione la grande area sportiva della riva destra con la notevole dimensione e varietà di attrezzature della riva sinistra (università, uffici pubblici, ospedali), creando un nuovo importante baricentro.
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L'insieme che ne deriva, percorso più edificio, diventa un complesso monumentale urbano: nel rapporto tra edificio e asse rettilineo, nell'intreccio con la maglia ortogonale esso riscopre una caratteristica tipica della morfologia torinese in cui sopravvive l'astrazione dei grandi tracciati barocchi collegati alla maglia dei tracciati di impianto romano e ottocentesco.
Il Lingotto Oggi: Un Centro Multifunzionale
Oggi, il Lingotto ospita un centro commerciale, numerosi negozi, uffici, bar, ristoranti, un cinema e la Pinacoteca Agnelli, uno spazio progettato da Renzo Piano detto “Lo scrigno”. Nel 1991, fu riqualificata anche la palazzina distaccata delle ex presse, sul lato sud del comprensorio, che divenne un centro fieristico-espositivo denominato Lingotto Fiere, che ha ospitato edizioni del Salone internazionale del libro e del Salone del gusto.
Una delle caratteristiche più affascinanti e curiose del Lingotto è sicuramente la famosa pista di collaudo sul tetto. La pista è lunga 2,5 chilometri e si snoda su una serie di curve mozzafiato. Percorrere a piedi o in bici questa pista visitabile è un’esperienza che riesce a mescolare il fascino della storia con quello della modernità. In alcuni periodi dell’anno, la pista ospita eventi all’aperto, mostre d’arte e performance che catturano l’attenzione di un pubblico sempre più vasto e curioso.
The Italian Job: Un Set Cinematografico Indimenticabile
Il Lingotto è diventato famoso anche per essere stato il set del film "The Italian Job" (1969). Il regista Peter Collinson scelse di girare il film proprio qui, perché già alla fine degli anni ’60 Torino disponeva di un centro di controllo computerizzato del traffico. Un meccanismo che consentiva di disporre la così detta onda verde tra i semafori.
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