La storia della FIAT, acronimo di Fabbrica Italiana Automobili Torino, è un racconto di trasformazioni, crisi, rinascite e strategie audaci che hanno segnato non solo l'industria automobilistica italiana, ma anche la storia economica e sociale del Paese. Dalle origini a Torino alla fusione in Stellantis, ripercorriamo le tappe fondamentali di un'azienda che ha motorizzato l'Italia e conquistato i mercati internazionali.
Le Origini e gli Anni delle Guerre: Nascita di un Colosso
La Società Anonima Fabbrica Italiana di Automobili - Torino nasce ufficialmente a Palazzo Bricherasio nel luglio del 1899. I fondatori sono figure di spicco come Emanuele Cacherano di Bricherasio, Alfonso Ferrero De Gubernatis-Ventimiglia, Carlo Biscaretti di Ruffia e Giovanni Agnelli. Quest’ultimo, capostipite di una dinastia che tutt’oggi controlla il gruppo italo-americano, diventerà il noto proprietario dell’azienda torinese. La prima vettura realizzata è la 3 ½ HP, nello stesso anno della fondazione. Nel 1900 arriva il primo successo alle competizioni. Nel 1906 la casa automobilistica diventa la più importante del settore in Italia, e l’anno successivo trionfa al GP di Francia, conquistando la prima vittoria davvero importante. Nel 1907 si assiste ad un crollo delle azioni in borsa, le banche salvano la società e Giovanni Agnelli assume un ruolo sempre più importante nell’azienda.
Durante la Prima Guerra Mondiale, la Fiat cresce notevolmente fornendo mezzi all’esercito italiano e russo, incrementando i dipendenti da 4.000 a 40.000 e aumentando il capitale sociale di sette volte. Nel corso del ventennio fascista, il regime aiuta parecchio la Fiat, anche se l’entrata in guerra attenua i rapporti, sbilanciando la preferenza di Mussolini verso l’Alfa Romeo. I bombardamenti distruggono molti degli stabilimenti Fiat.
Il Dopoguerra e il Miracolo Economico: Motorizzazione di Massa
La fine della Seconda Guerra Mondiale è un periodo complicato per la Fiat. Giovanni Agnelli viene accusato di compromissione con il regime fascista e perde temporaneamente la proprietà. Nel 1946, Vittorio Valletta torna come amministratore delegato, mentre Gianni Agnelli rimane azionista di maggioranza. La ripresa post-bellica non è semplice, ma l’azienda si riprende grazie agli aiuti economici degli Alleati e presenta nuovi modelli. Nel 1950, viene svelata la 1400, la prima auto con scocca portante.
Sono gli anni del miracolo economico italiano, e vengono realizzate due auto destinate a entrare nella storia: la Fiat 600 del 1955 e la Fiat 500 del 1957. La 600 segna l'inizio della motorizzazione di massa in Italia, offrendo un'auto pratica e accessibile a tutti. La 500, soprannominata "Topolino", diventa un simbolo dell'Italia che rinasce, un'auto iconica che motorizza il Paese e conquista il cuore degli italiani.
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Gli Anni '60 e '70: Espansione e Tensioni Sociali
A partire dagli anni '60, la Fiat vive un periodo di grande successo e cambiamenti. Nel 1966, Gianni Agnelli prende il posto di Vittorio Valletta, ormai ultraottantenne. Viene aperto uno stabilimento in Unione Sovietica, e nel 1969 vengono acquistati i marchi Ferrari e Lancia, seguiti da Abarth nel 1971. Nel 1978, viene prodotta la prima auto Fiat a trazione anteriore, e l'azienda torna a dominare le competizioni sportive.
Gli anni '70, pur di successo, sono segnati da tensioni politiche e sociali. Sono gli anni della strategia della tensione e di duri scontri con i sindacati, portati avanti dalla "linea dura" dell'amministratore delegato Cesare Romiti.
Gli Anni '80 e '90: Innovazione e Globalizzazione
All’inizio degli anni ‘80 la Fiat aveva vinto il braccio di ferro con i sindacati, non uscendone comunque illesa. Vengono lanciati una serie di prodotti che conquistano il mercato, come ad esempio la Panda, del 1980, o la Fiat Uno, che nel 1983 rivoluziona il segmento delle utilitarie. Conquista il titolo di “auto dell’anno” e nel 1986 procede con l’acquisizione dell’Alfa Romeo. Negli anni ‘90 la Fiat apre una serie di stabilimenti sparsi per il globo, ed entrano anche altri modelli fondamentali, come la Punto. Nel 1993 entra nel gruppo anche Maserati.
La Crisi degli Anni 2000: Un Periodo Difficile
Il nuovo millennio non sorride alla Fiat, che deve attraversare gli anni più difficili della sua storia. Nel 2003 muore Gianni Agnelli, all’età di 81 anni, e tra il 2002 e il 2004 vengono cambiati quattro amministratori delegati, con perdite per circa 6 miliardi di euro. Vengono designato al controllo dell’azienda Luca Cordero di Montezemolo, presidente, e Sergio Marchionne, amministratore delegato. Qualche anno dopo Montezemolo viene sostituito da John Elkann.
Nell’autunno del 2000, la Fiat entra nei cinque anni più duri della sua lunga storia: i conti crollano, l’indebitamento cresce e le banche impongono piani di ristrutturazione. Gli istituti di credito hanno il coltello dalla parte del manico, mentre gli Agnelli sono in condizione di estrema debolezza. In pochi anni, la famiglia perde Edoardo, il figlio dell’Avvocato, in circostanze drammatiche, e nel 2003 muore Gianni Agnelli, seguito nel 2004 dal fratello Umberto.
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La strategia di cedere progressivamente il settore auto a General Motors per privilegiare investimenti in altre attività si capovolge: per salvare l’auto, gli Agnelli sono costretti a vendere i gioielli di famiglia, le partecipazioni nelle attività diversificate. Nel 2001, il consiglio di amministrazione prende atto che l’esposizione verso i creditori è arrivata a 30 miliardi e i debiti del gruppo a 6. La gestione ordinaria è in perdita e, senza interventi straordinari, non c’è speranza di risalire la china.
L'Era Marchionne: Salvataggio e Rilancio Internazionale
Marchionne iniziò subito un’intensa opera di razionalizzazione e sburocratizzazione dell’azienda. Decine di dirigenti furono licenziati e l’intero organigramma dell’azienda fu messo sottosopra. «Il nostro mestiere è fare automobili» divenne il mantra che Marchionne ripeteva a ogni incontro pubblico. Secondo molti, però, il suo più importante risultato in quegli anni fu convincere General Motors a pagare due miliardi di dollari per rinunciare all’obbligo di acquistare FIAT che aveva sottoscritto in precedenza (gli americani erano spaventati all’idea di doversi sobbarcare i debiti della società). In questo modo Marchionne mantenne FIAT indipendente e, con il denaro ottenuto, ripagò la parte più urgente dell’enorme debito aziendale. Insieme a una complessa operazione finanziaria portata avanti dai due avvocati della FIAT Franzo Grande Stevens e Gian Luigi Gabetti per impedire che le banche creditrici si impossessassero dell’azienda, la mossa mise fine al periodo di immediata emergenza (i due avvocati vennero successivamente condannati e prescritti per i reati commessi nell’operazione cosiddetta “convertendo”).
Marchionne tentò varie strade. L’alleanza con Opel fu bloccata dai sindacati e dal governo tedesco, che non si fidavano della sue promesse di investimento (Marchionne raccontò di essere stato «umiliato» da Angela Merkel, che gli diede appuntamento la mattina prestissimo e gli concesse un incontro di appena 15 minuti). Fallì anche un tentativo di organizzare un nuovo accordo con General Motors. Il terzo tentativo ebbe successo: dopo una lunga trattativa con gli azionisti, i sindacati e con lo staff del presidente statunitense Barack Obama - che aveva garantito grandi prestiti a dure condizioni all’industria dell’auto americana, pur di salvarla - nel 2009 FIAT ultimò gli accordi per acquistare le quote di maggioranza di Chrysler, la più piccola e la più in difficoltà delle cosiddette “tre sorelle” di Detroit, la capitale dell’automobile statunitense dove hanno sede la stessa Chrysler, General Motors e Ford. Nel 2011, come previsto dall’accordo, FIAT acquistò il pacchetto di maggioranza di Chrysler: e restituì il prestito ricevuto dal governo statunitense, in anticipo sui tempi inizialmente previsti. Nel 2014, in seguito a un’altra operazione di razionalizzazione fortemente voluta da Marchionne, FIAT e Chrysler si fusero in un’unica entità: Fiat Chrysler Automobiles, FCA.
L’acquisizione di Chrysler è considerata oggi il più importante traguardo raggiunto da Marchionne, dopo il salvataggio dell’azienda a inizio anni Duemila. Ma se l’acquisto di Chrysler fu un’operazione finanziaria di successo, che contribuì a garantire un futuro a FIAT, il progetto industriale che c’era dietro desta ancora alcuni dubbi.
L'Eredità di Marchionne e la Fusione in Stellantis
Sergio Marchionne è morto in una clinica di Zurigo, dopo che una grave malattia lo aveva costretto ad abbandonare FCA nel 2018. I suoi quattordici anni alla guida di FCA sono stati un periodo di cambiamenti radicali. L’azienda, che era nota soltanto come FIAT e per decenni aveva prodotto automobili con sovvenzioni pubbliche, al riparo dalla concorrenza internazionale e fino ad arrivare vicinissima al fallimento e alla bancarotta, si è trasformata oggi in una multinazionale moderna ed efficiente, che in Italia ha ormai solo interessi secondari e un futuro incerto. Quasi tutti gli osservatori sono concordi su quanto sia stato incredibile il salvataggio dell’azienda avvenuto all’inizio degli anni Duemila, che si è realizzato principalmente grazie alla guida di Sergio Marchionne.
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Con Stellantis è finita la storia della Fiat. Fiat Chrysler Automobiles (Fca) e Peugeot non sono più indipendenti, ma parte di una sola impresa: Stellantis. Dopo poco più di 120 anni finisce la storia Fiat. Gianni Agnelli voleva un gruppo globale, centrato sull’auto, italiano certo. John Elkann l’ha trasformato in un gruppo finanziario cosmopolita, controllato dall’Olanda e che paga le tasse a Londra. La strategia resta quella di Marchionne; aumentare il peso della finanza e ridurre quello dell’auto, che richiede grandi capitali per finanziare gli investimenti.
Il Centro Storico Fiat: Memoria e Futuro
Il Centro Storico Fiat, situato in via Gabriele Chiabrera 20 a Torino, rappresenta un capitolo fondamentale nella storia industriale italiana. Nato nel 1907 come primo ampliamento delle officine Fiat di corso Dante, questo edificio liberty ha ospitato momenti cruciali dell’evoluzione automobilistica, trasformandosi oggi in un museo-archivio che custodisce oltre un secolo di innovazione tecnologica e design.
Il museo espone il primo modello di Fiat realizzato: la Fiat 3 1/2 HP, prodotta alla fine del 1899 negli stabilimenti Ceirano appena rilevati. Si ripercorre la storia della Fiat attraverso i modelli esposti: il primo trattore, il Fiat 702 del 1919; e l’autocarro 18BL, che motorizzò le truppe italiane nella prima guerra mondiale. Una versione speciale della Fiat Multipla commissionata a Pininfarina per gli 80 anni dell’Avvocato Gianni Agnelli. Le pareti sono decorate con decine di foto d’archivio e di poster pubblicitari d’epoca che narrano l’evoluzione dell’Italia dal primo dopo guerra fino ai giorni nostri.
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