Il furgone Volkswagen, in particolare il modello Bulli, è ben più di un semplice mezzo di trasporto; è un simbolo di un'epoca, un'icona di libertà, di viaggi on the road e di uno stile di vita alternativo. La sua storia, intrisa di innovazione e spirito anticonformista, continua ad affascinare appassionati e collezionisti in tutto il mondo. Questo articolo esplora le origini di questo veicolo iconico, ripercorrendo la sua evoluzione attraverso i vari modelli e celebrando il suo impatto culturale duraturo.

Genesi di un'Icona: Dalla Funzionalità al Mito

Nel dopoguerra, l'Europa era desiderosa di ricostruzione e di ripresa economica. In questo contesto, l'idea di un veicolo commerciale versatile e affidabile si fece strada nella mente di un ingegnere olandese, Ben Pon. Affascinato dall’idea di associare la robustezza meccanica di un esemplare già popolare alla versatilità di uno più prestante, Pon buttò giù su un foglio una bozza del furgoncino. Sognava una Germania capace di divertirsi, correre e crescere di nuovo. Il disegno, sottoposto all’attenzione dei dirigenti, piacque al punto da spingere all’avallo del progetto.

Il veicolo commerciale poggiava su tre caratteristiche chiave: interasse di 2 metri, 750 kg di massa e motore posteriore. Rispetto ai classici rappresentanti del genere, era, dunque, meno imponente, affinché riuscisse a muoversi agevolmente tra le vie urbane, senza scendere, però, a compromessi in termini di capacità di carico.

Presentato al Salone di Ginevra nel 1950, il mezzo Volkswagen fece subito centro e nel giro di quattro anni aveva già 30 differenti versioni. I fan gli diedero poi il soprannome di Split-Bus per via del parabrezza angolato e diviso in due parti (split-screen). In principio gli addetti al marketing pensarono di assegnargli l’appellativo Bulli, una crasi dei vocaboli “Bus” e “Lieferwagen” (furgone per la consegna merci). La “l” aggiuntiva dipese sia da ragioni fonetiche sia dall’assonanza semantica con l’aggettivo “bullig”, in tedesco muscoloso e/o vigoroso.

Il T1: Lo Split-Bus e il Sogno di Libertà

Il primo modello, noto come T1 o "Split-Bus", grazie al suo caratteristico parabrezza diviso in due, incarnava perfettamente lo spirito del tempo. La sua forma iconica, la sua versatilità e la sua affidabilità lo resero subito popolare tra artigiani, commercianti e famiglie. Ma fu soprattutto il suo spirito libero e avventuroso a conquistare il cuore di una generazione in cerca di nuovi orizzonti.

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La denominazione era diversa in base al mercato presidiato: Panelvan (‘tocco di pane’, perché simile alla forma a pan bauletto) in Gran Bretagna, Hippy Van negli Stati Uniti, Kombi in Brasile, Campervan in Sudafrica. E in Italia? La scelta ricadde su Westfalia, come il costruttore dell’allestimento camper.

Il T2: Evoluzione e Consacrazione

Negli anni '60, il T1 lasciò il posto al T2, un'evoluzione che mantenne intatto lo spirito originale, introducendo però importanti miglioramenti tecnici ed estetici. Dal punto di vista tecnico, il Type 2 fu rivisto in modo significativo, con carrozzeria e parabrezza in un pezzo, impianto elettrico a 12V e propulsori di maggiore cilindrata.

Approdò in Europa nel 1972, forte di tratti estetici affini alla futura Golf (tra le icone del 1974) ,in ritardo di un lustro rispetto all’esordio assoluto, quando lasciarono la catena di montaggio ben 9.541 modelli. Circa un quinto del totale è blu chiaro, il colore predominante della gamma VW.

Il T2 divenne un simbolo del movimento hippie e della cultura alternativa, un compagno di viaggio ideale per esplorare il mondo e vivere esperienze indimenticabili. Un episodio emblematico di questo legame è rappresentato dalla presenza del Bulli al concerto di Woodstock nel 1969. In un clima forse irripetibile, passò alla storia uno scatto dell’Associated Press, poi venduto ovunque: ritraeva una coppia di ragazzi a piedi nudi sul tetto di un Volkswagen Bulli. Il muralista Robert Richard Hieronimus, alias Dr. Bob, lo dipinse pochi mesi prima nella comune in cui risiedeva, fuori Baltimora (Maryland). Fu commissionato da una band locale, The Light, per partecipare alla manifestazione, il che lo portò alla notorietà pure col nome di Light Bus. La livrea divenne un pot-pourri di segnali visivi psichedelici e iscrizioni pacifiste in diverse lingue antiche.

Il Bulli Oggi: Un Fenomeno di Culte e un Investimento

Oggi, i furgoni vintage Volkswagen, in particolare i modelli T1 e T2, sono diventati oggetti di culto e veri e propri investimenti. L’elevata richiesta di esemplari ha determinato una vera mania, riflessa nelle quotazioni folli alle aste: chi ne comprò uno all’epoca, sborsando una cifra tra i 1.400 e i 1.900 dollari, ha ora l’opportunità di realizzare un enorme guadagno. Il range oscilla da un minimo di 10.000 a un massimo di 70.000 euro, di norma. Ma le sorprese sono quasi all’ordine del giorno: in Australia una versione Lusso 23 vetri del 1960 è stata, ad esempio, battuta a 202.000 dollari locali, equivalenti a quasi 124.000 euro attuali.

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La loro popolarità è alimentata dalla nostalgia per un'epoca spensierata, dal desiderio di possedere un pezzo di storia e dalla consapevolezza del loro valore collezionistico. E la lunga lista di VIP che lo hanno in garage è lunga. Qualche nome? Lo chef e presentatore Jamie Oliver, l’ex pilota di Formula 1 Jenson Button, i musicisti Roger Daltry, Pete Townshend e Robbie Williams. Degli audaci proprietari lo hanno utilizzo a mo’ di struttura bed & breakfast.

Non era un missile: arrivava fino ai 104 km/h, poco in confronto ai 193 km/h del California, discendente dei primi due modelli originali. E poi la capienza è straordinaria, tale da valere un posto nel Guinness World Record, avendo accolto, nel 2015, ben 50 persone al proprio interno a Malven, nel Regno Unito.

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