Lo stabilimento Stellantis di Termoli, specializzato nella produzione di motori endotermici, si trova ad affrontare una fase di transizione complessa, segnata da incertezze sul futuro e dalla necessità di reinventarsi in un contesto di progressiva elettrificazione del settore automobilistico. In questo scenario, l'utilizzo di strumenti come la cassa integrazione e i contratti di solidarietà è diventato una costante per gestire le difficoltà produttive e tutelare l'occupazione.
Contratti di Solidarietà: Un Ammortizzatore Sociale Difensivo
Stellantis e i sindacati hanno siglato un nuovo contratto di solidarietà che coinvolge tutti i circa 2.000 lavoratori dello stabilimento di Termoli. Dal 1° settembre 2025 al 31 agosto 2026, lo stabilimento andrà avanti con un contratto di solidarietà che abbraccia tutti i 1.823 dipendenti. Non è un “fermo”: è una riduzione d’orario manovrata a rotazione per fasi, reparti e settimane, con taglio del monte ore fino all’80% sull’intero periodo. Tradotto: alcuni reparti resteranno spenti per blocchi di giorni o settimane, altri accesi, poi si alterna; i ratei (ferie, tredicesima, Tfr) continuano a maturare. Il pacchetto sostituisce lo schema appena scaduto, che riguardava circa 900 persone. I calendari di dettaglio li vedremo nelle prossime settimane.
Il contratto di solidarietà è uno strumento difensivo che permette di affrontare una fase molto difficile. La solidarietà difensiva è un ammortizzatore: l’azienda riduce l’orario per evitare esuberi, e sulle ore non lavorate interviene l’Inps con un’indennità fino all’80% della retribuzione persa, fermo restando un massimale mensile fissato ogni anno. A Termoli la gestione “a rotazione” non è un taglio identico di ore tutti i giorni (orizzontale), ma una pratica verticale/mista: intere giornate o settimane senza lavoro per alcuni, mentre altri lavorano, poi si fa lo scambio.
Un dettaglio spesso trascurato: verticale o orizzontale non cambia la formula, cambia quando si sente l’impatto. Nei periodi coperti da Cigs/solidarietà, i mesi valgono per la pensione grazie alla contribuzione figurativa: l’Inps accredita i contributi calcolandoli sulla retribuzione globale di riferimento, così l’anzianità non si "buca". È il motivo per cui sull’integrazione scatta quella famosa trattenuta del 5,84%. E il Tfr? Continua a maturare. La quota relativa alla “retribuzione persa” (quella coperta dall’integrazione) è a carico della gestione Inps competente e il datore di lavoro la recupera con le modalità indicate dall’Istituto: su questo l’Inps ha ribadito principi e tempi, chiarendo anche quando scatta il diritto al recupero.
Nel parlato comune si mescolano, ma la differenza di taglio esiste. La cassa integrazione (Cigo/Cigs) è lo strumento che sospende o riduce l’attività per causali tipizzate (crisi, riorganizzazione, eventi oggettivi), sempre con copertura Inps all’80% entro i massimali. La solidarietà è una Cigs “difensiva” costruita per evitare licenziamenti, con una riduzione concordata dell’orario e spesso con rotazioni e clausole sui ratei.
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Mettendo in fila i pezzi, il racconto è coerente: un anno di flessibilità spinta (fino all’80%), rotazioni verticali/miste, ratei tutelati, contributi figurativi e Tfr in continuità. Obiettivo: presidiare l’occupazione fino all’avvio dell’e-Dct e alla (eventuale) riapertura dei cantieri sulla gigafactory. È una scelta di tenuta, più che di cura definitiva. Ma oggi è la misura che consente a Termoli di non disperdere competenze nell’attesa del prossimo giro.
Tuttavia, il ricorso agli ammortizzatori sociali è l’indice di una situazione occupazionale complessa che dura da anni e investe diversi stabilimenti produttivi del gruppo. Un sistema che tra il 2021 e maggio 2024 è costato allo Stato italiano quasi 984 milioni di euro, di cui oltre 700 milioni a carico dell’INPS.
Busta Paga e Integrazione INPS: Come Funziona
La matematica è semplice (anche se l’effetto psicologico non lo è): si prende lo stipendio per le ore fatte, più l’integrazione Inps per le ore saltate. La regola generale è 80% della retribuzione perduta, ma con il tetto. Per il 2025, il massimale ordinario è 1.404,03 euro lordi, 1.322,05 euro dopo la trattenuta del 5,84% prevista dalla legge (che serve a finanziare la copertura contributiva). In pratica, si confronta: (80% - 5,84%) della retribuzione persa rispetto al massimale; vale il minore.
Facciamo due esempi (ragionando lordo su lordo per coerenza col massimale):
- Stipendio 2.200 euro/mese, -50% ore: si perdono 1.100 euro; l’80% equivale a 880 euro (circa 829 euro dopo il 5,84%). Totale mese circa 2.200 - 271 = 1.929 €. Non si tocca il massimale.
- Stipendio 3.600 euro/mese, -50% ore: si perdono 1.800 euro l’80% sono 1.440 uro, ma scatta il tetto: l’integrazione si ferma a 1.404,03 euro lordi (circa 1.322,05 euro dopo il prelievo del 5,84%). La perdita sale (in percentuale), perché il massimale “taglia” l’indennizzo.
Fermate Produttive e Cassa Integrazione Ordinaria
Stellantis torna a fare i conti con la cassa integrazione e con la debolezza delle immatricolazioni in Europa. Il gruppo automobilistico ha comunicato la richiesta di cassa per lo stabilimento di Termoli. Stellantis ha chiesto la cassa integrazione ordinaria per circa 600 lavoratori dello stabilimento di Termoli dal 23 giugno al 6 luglio. La misura riguarda i reparti motore V6, T4 e GSE e viene definita «cautelativa».
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TERMOLI. La giornata odierna ha visto Stellantis Termoli comunicare importanti novità che influenzeranno le prossime settimane e i mesi a venire, delineando un quadro di fermate produttive e significative riorganizzazioni interne. La direzione aziendale ha ufficializzato le date della chiusura estiva che interesserà l’intero stabilimento. I motori osserveranno una sospensione dal 1° al 31 agosto 2025 compresi, mentre per i motori Gme - Gse - V6 la fermata è prevista dal 4 al 25 agosto 2025 compresi. Anche per la chiusura estiva, la copertura retributiva sarà assicurata attraverso le stesse modalità previste per la Cigo, ovvero ferie pregresse, permessi e ferie 2025. Si dettagliano le fermate per la Cassa integrazione ordinaria (Cigo) previste a breve. Nello specifico, il mntaggio motori Gse sarà interessato da due periodi di sospensione: dal 22 al 24 luglio 2025 e, successivamente, dal 28 luglio al 1° agosto 2025. Anche il montaggio motori V6 subirà una fermata dal 28 luglio al 1° agosto 2025. Per il personale del Montaggio Motori Gse, la sospensione si estenderà anche al 25 luglio 2025. Durante queste fermate, la copertura retributiva sarà garantita tramite l’utilizzo di ferie residue degli anni precedenti, permessi in conto ore e ferie dell’anno corrente. Infine, modifiche all’organizzazione del lavoro che entreranno in vigore dal 1° settembre 2025. A partire da tale data, il Montaggio Motori Gse passerà a un regime di 10 turni, una variazione che potrebbe implicare un ripensamento delle dinamiche lavorative all’interno del reparto. Contestualmente, l’intera area della manutenzione passerà a un sistema di 20 turni.
La Transizione Verso l'Elettrico e il Futuro Incerto della Gigafactory
Termoli è specializzato nella produzione dei motori endotermici, e lo stabilimento deve reinventarsi per la transizione verso i veicoli elettrici: c’erano piani per costruire lì una cosiddetta gigafactory, cioè un impianto per produrre batterie per i veicoli elettrici, che doveva essere avviata anche con i fondi del PNRR.
Tra le sfide c’è la conversione dell’impianto di Termoli in gigafactory per le batterie, un progetto però che Acc (joint venture tra Stellantis, Mercedes e TotalEnergies) ha messo in standby e sul quale si attendono novità proprio entro il mese di giugno.
La gigafactory molisana, idea nata nel 2022. Per l’incertezza sui tempi di realizzazione, nel 2024 il ministero delle Imprese ha dirottato altrove i due miliardi euro di fondi del Pnrr inizialmente destinati alla futura fabbrica di batterie Acc (Automotive Cells Company, joint venture tra Stellantis, Mercedes-Benz e TotalEnergies), mettendo in standby il progetto. I sindacati auspicano quindi che siano rafforzate le produzioni dei motori, chiedendo di incontrare il nuovo amministratore delegato Antonio Filosa (in carica da giugno), e invocando un tavolo col governo per discutere del futuro dell’impianto.
Le parole di John Elkann in audizione alla Camera sono state il chiodo sulla bara: “Realizzarla a Termoli è molto difficile”, ha detto. Troppi costi, troppe incertezze, troppo poco interesse. Intanto, in Spagna, Stellantis investe 4 miliardi con la cinese Catl. Lì sì che si costruisce, con fondi pubblici. Qui, invece, i 370 milioni stanziati dalla Regione Molise sono già stati ritirati. “E nessuno ci dice se e dove saranno reinvestiti”, denunciano i delegati Fiom.
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La Preoccupazione per il Futuro Occupazionale e il Rischio di Declino Industriale
La situazione a Termoli riflette un quadro più ampio di difficoltà per il settore automotive italiano, con diversi stabilimenti che ricorrono agli ammortizzatori sociali e un calo della produzione. Questo genera preoccupazione per il futuro occupazionale e per il rischio di un declino industriale del territorio.
La ‘passione’ operaia di Termoli: traditi da Stellantis, abbandonati dalla politicaMentre la gigafactory promessa svanisce e i reparti dello stabilimento Stellantis chiudono uno dopo l’altro, gli operai di Termoli denunciano una dismissione silenziosa e dolorosa. Tra linee ferme, cassa integrazione e nessuna missione produttiva all’orizzonte, il rischio è il tracollo economico dell’intera regione. “Ci stanno spegnendo. E nessuno risponde”.
Mentre Pasqua si avvicina, a Termoli si consuma un’altra Passione. Laica, collettiva. È quella dei lavoratori Stellantis, che vedono spegnersi un pezzo alla volta il proprio futuro industriale. Reparti che chiudono, progetti svaniti, stipendi al minimo e nessuna risposta concreta dalle istituzioni. Il rischio non è solo la chiusura della fabbrica, ma il tracollo economico del Molise intero.
“Il futuro di Termoli viene smontato fisicamente, sotto gli occhi dei lavoratori - racconta Gianluca Falcone, segretario della Fiom Molise -. È un processo silenzioso, ma continuo, che lascia solo incertezza e paura tra chi lavora”.
Alcuni, tra quelli iscritti alla Fiom, parlano chiaro: “Quella che stiamo vivendo è una lenta agonia che rischia di preludere alla dismissione definitiva dello stabilimento. Scioperiamo, ma la verità è che stanno solo prendendo tempo. Nessuno ha il coraggio di dirlo apertamente, ma la gigafactory non si farà più”.
“La produzione è al capolinea - ribadisce Falcone - e da settembre inizieranno i veri problemi. Oggi lavorano 1.945 persone, ma nei periodi d’oro eravamo oltre 3.500. I motori 8 valvole sono finiti, quelli a 16 finiranno entro l’estate. Da giugno o luglio non ci sarà più nulla da produrre. Dopo le ferie, comincerà l’emergenza occupazionale”.
A peggiorare la prospettiva, il destino incerto degli ultimi due motori ancora in linea: il GME, destinato a un impianto messicano fermo, e il V6, troppo costoso e poco richiesto. Il GME entrerà in cassa integrazione già da maggio. “È una lenta agonia - dice ancora Falcone -. Senza nuove missioni produttive, lo stabilimento è destinato a spegnersi”.
"Ci avevano promesso una gigafactory, un investimento strategico. Ci siamo ritrovati con uno stabilimento svuotato, senza un piano concreto, con reparti che chiudono e colleghi che rischiano il trasferimento o l’esubero. È stata una presa in giro”.
Anche la tanto annunciata linea dei cambi elettrici viene vissuta come un palliativo. “Non è una cura, ma una boccata d’ossigeno - spiegano - e al massimo impiegherà 300 persone dal 2026. Ma da qui ad allora? Come ci arriviamo con i reparti che chiudono oggi?”.
La verità, ripetono in molti, è che “Stellantis investe all’estero, non in Italia. In Polonia hanno macchinari di ultima generazione. In Serbia, producono con metà dei nostri salari. E noi? Noi siamo il terzo mondo dell’Europa industriale”.
E poi c’è il peso politico, quello che fa più male. “Sono venuti a cercare voti con la gigafactory - ricordano - l’hanno sbandierata come un segnale di rinascita. Oggi sono scomparsi. Non c’è un tavolo di confronto, non c’è un interlocutore. Il Mimit tace. Il Governo tace. La Regione pure”.
Un’intera economia rischia il collasso. “La chiusura dello stabilimento significherebbe perdere tra il 15 e il 20% del PIL del Molise”, ricordano i rappresentanti Rsa, tra cui Vito Bratta, Lia Granitto, Angelo Occhionero, Vincenzo Saccomandi, Daniele D’Aulelio, Massimo Mastrogiorgio e Paolo Bettini. Non solo gli operai: tutto l’indotto, i servizi, le piccole imprese locali verrebbero trascinati a fondo.
Ecco perché cresce anche il sospetto che si stia solo aspettando che il tempo faccia il suo corso. “Il rischio è che si arrivi al 2028, quando Stellantis dice che chiuderà tutte le motorizzazioni endotermiche. A quel punto sarà troppo tardi”.
Qualcuno propone soluzioni radicali: “Apriamo alle alternative. Se Stellantis non vuole più investire in Italia, si faccia avanti qualcun altro. Anche i cinesi, anche i coreani. In Ungheria BYD sta per aprire uno stabilimento: perché non qui?”.
E mentre nel mondo si corre, qui si arretra. “I cinesi corrono. Noi rimaniamo fermi a guardare. La politica ci chiede pazienza.
Le Prospettive Future e le Richieste dei Sindacati
I sindacati auspicano quindi che siano rafforzate le produzioni dei motori, chiedendo di incontrare il nuovo amministratore delegato Antonio Filosa (in carica da giugno), e invocando un tavolo col governo per discutere del futuro dell’impianto.
I sindacati, vista la situazione, chiedono di dare dignità al lavoro «per accelerare verso un futuro più giusto».
Il Contesto Generale di Stellantis in Italia
La situazione di Termoli si inserisce in un contesto più ampio di difficoltà per Stellantis in Italia, con una produzione che fatica a raggiungere gli obiettivi prefissati e una strategia che sembra orientata verso la riduzione dei costi e gli investimenti in altri paesi.
Il processo di dismissione dall’Italia da parte del quarto gruppoautomobilistico più grande al mondo, Stellantis, è ormai consolidato. Ad oggi, la multinazionale erede della Fiat prima, e della Fiat Chrysler Automobiles (FCA) poi, ha definititvamente scoperto le sue carte e cioè di investire in Italia non se ne parla proprio.
Qualche numero, ci può aiutare a capire meglio la dimensione del problema: «nel settore automobilistico lavorano complessivamente 167mila addetti, che diventano 1,2 milioni se si considerano anche l’indotto diretto e indiretto, cioè tutta la rete di aziende e professionisti coinvolti. Tutto il comparto genera nel complesso 90 miliardi di euro di fatturato all’anno e incide sul PIL, il prodotto interno lordo, per il 5,2 per cento. Ha insomma un impatto enorme sull’economia del paese. Circa i tre quarti di queste imprese hanno a che vedere con Stellantis, in maniera più o meno diretta e più o meno esclusiva»[2].
Inoltre dobbiamo tenere anche conto dell’eccezione tutta italiana nel settore automotive, e cioè la presenza di un unico produttore in tutto il territorio nazionale, rispetto ad altri Paesi come Francia e Germania dove esistono più gruppi. Questo spiega come e perché questa anomalia, risalente agli anni di quella FIAT schermata da un ferreo protezionismo offerto dalla politica a scapito delle regole della concorrenza del mercato, non riguarda esclusivamente i bilanci e le sorti della multinazionale ma, a cascata, investe più di un settore della nostra economia.
Le prime mosse di disimpegno sono avvenute - ancora in epoca FIAT - già nel 2011 quando l’amministratore Delegato Marchionne chiuse gli stabilimenti di Termini Imerese, innescando, tra l’altro, una vertenza che ha trovato il suo sbocco solo ad agosto di quest’anno con il ricollocamento dei 540 dipendenti.
A tutt’oggi le partite ancora aperte, e dal futuro più che incerto, riguardano lo stabilimento storico di Mirafiori dove si produce la «Fiat 500 elettrica» e i modelli della Maserati, al suo 17mo anno consecutivo di cassa integrazione per i suoi 2160 dipendenti, e secondo quanto comunicato dall’agenzia di stampa Reuters «il prossimo 11 novembre scatterà uno stop per gli stabilimenti di Pomigliano d’Arco, Termoli e Pratola Serra per un numero di giorni non specificato» [4]. E allora parliamo ancora di posti di lavoro a rischio perché a Pomigliano d’Arco (NA) - dove si produce l’Alfa Romeo Tonale e la Panda - lavorano oltre 2.000 dipendenti con un indotto stimato di circa 10.000 persone. A Termoli (CB) - dove si producono motori endotermici per tutti i veicoli del Gruppo - sono impiegate 2.000 persone e a Pratola Serra (AV) si registra un organico di 1.655 dipendenti. Quale sarà la sorte di queste persone?
Sembra non ci sia via d’uscita da questa situazione, dove in realtà quello che è emerso è l’atteggiamento ondivago di Stellantis che serve a mascherare l’assenza di una strategia ad ampio respiro di sviluppo produttivo, e da parte del governo l’incapacità di saper gestire una delle tante e ricorrenti crisi tutte figlie dell’ormai più che decennale assenza di una politica industriale.
Andrebbe chiesto al management delle aziende europee, Fiat e proprietari successivi inclusi, come mai, pur sapendo da tempo che sarebbero stati affrontati problemi ambientali enormi, non hanno investito a sufficienza in quella direzione? Pensavano solo a distribuire profitti e a incamerare stipendi sempre più alti e stock options a volontà chiedendo sussidi ai governi?
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