Dacia Maraini, una delle voci più importanti della letteratura italiana contemporanea, ci conduce in un viaggio intimo e toccante attraverso la sua autobiografia "Bagheria". Il libro, un racconto lucido e sincero affidato alla memoria, esplora le radici familiari dell'autrice, le complesse dinamiche della società siciliana e il difficile ritorno alla normalità dopo le traumatiche esperienze vissute durante la Seconda Guerra Mondiale.

Ritorno in Sicilia: Un Nuovo Inizio Dopo l'Incubo

"Bagheria" si apre con l'immagine di Dacia bambina che, dopo aver trascorso due anni in un campo di concentramento giapponese, arriva in Sicilia. Questo ritorno segna l'inizio di una nuova fase della sua vita, un periodo di scoperta delle proprie origini e di confronto con una realtà profondamente diversa da quella a cui era abituata. Durante il viaggio verso l’antica villa dove vengono ospitati i nonni, Dacia osserva il paesaggio circostante, dove la bellezza del mare e dei campi si alterna agli edifici instabili colpiti dalla guerra.

La Scoperta delle Radici Familiari

In Sicilia, Dacia vive con infantile intensità la scoperta delle proprie origini, della nobile famiglia materna, così radicata in quel paesaggio fatto di palazzi baronali e case che sembrano reggersi l'una contro l'altra. La vita in Sicilia inizialmente appare difficile, anche se certo non come quella nei campi di concentramento, ma per altri motivi: i cinema chiusi alle donne, preti troppo espansivi, cucire vestiti nuovi dai vecchi per non spendere soldi, la morte del nonno, una nonna che non riesce a sopportare la presenza della figlia e delle nipoti, un padre, molto amato da Dacia, che fugge dai debiti e dalle responsabilità della famiglia.

I principali membri della famiglia includono il padre Fosco Maraini, la madre Topazia Alliata, le sorelle Yuki e Toni, e i nonni Enrico Alliata e Sonia.

Villa Valguarnera: Il Cuore della Memoria Familiare

La curiosità di Dacia si incentra soprattutto su Bagheria, sulle vecchie foto dove trovava un paesaggio molto diverso, con meno case e più spazi verdi, cambiamento causato da incompetenti e corrotti funzionari pubblici legati al guadagno e non alla propria terra; Dacia studiava Bagheria anche dal punto di vista culturale, il cibo, le feste, le usanze e la parte più negativa, la mafia, descrittale da Innocenza, un’anziana portinaia della villa della zia Saretta. Analizzando e facendosi partecipe della storia di Bagheria e del suo territorio, incentra le sue indagini sulla villa di famiglia, villa Valguarnera, e sulle persone che l’anno abitata, dalle più lontane, scoprendo che quella era la villa della famiglia di Marianna Ucrìa (personaggio che Dacia descrive in un’altro suo romanzo), alle più recenti ovvero la sua famiglia e, in quegli ultimi tempi, esclusivamente sua zia Saretta; per descrivere una casa la cosa migliore è vederla con i propri occhi, per questo Dacia, da adulta, torna con Bice a rivedere la casa dove aveva vissuto da piccola e ne era stata allontanata dalla nonna, riconoscendone i particolari che riportano alla mente molti ricordi passati.

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Rientrata in Sicilia dal Giappone dopo la II Guerra Mondiale, la Maraini rivisita a Bagheria e Palermo la villa Avita e i luoghi della sua infanzia, trovando tutto in totale abbandono e decadente. Attraverso il percorso nei giardini e nei vari locali del palazzo ricorda e ci racconta i vari aneddoti della famiglia e parentela. Nobiltà decaduta che non accetta la realtà che è cambiata e non sa adattarsi agli "stravolgimenti" operati da una Società affarista e corrotta, che ha deturpato in modo irreversibile la bellezza della natura e della storia per solo scopo di lucro.

Omertà e Silenzi: Il Ruolo delle Donne nella Società Siciliana

Uno dei temi centrali di "Bagheria" è la condizione della donna nella società siciliana del dopoguerra. Nell'omertà delle pareti domestiche si consumano rapporti tortuosi, dove il prezzo da pagare ricade sempre sulle donne, sacrificate alla "legge" dell'onore in una società che tutto sa, ma finge di non vedere.

Dacia, ancora bambina, si dimostra sempre molto curiosa e attenta alle piccole cose, tutto ciò che osserva o prova lo confronta con le precedenti esperienze nel campo di concentramento, cerca spiegazioni di ogni minimo fenomeno, uno in particolare la appassiona, i bachi da seta, a cui però associa una violenza sessuale subita all’età di dieci anni da un amico di famiglia che, descrive Dacia, come uno dei marines anni prima, aveva approfittato di un momento di solitudine con la bambina.

La Sicilia: Un Amore Complesso

La Sicilia e Bagheria sono descritte attraverso il paesaggio, la cultura, le usanze e la mafia. Il rapporto di Dacia con la sua famiglia e la Sicilia nel corso della sua vita è complesso. Noi siciliani siamo tristi e Dacia Maraini lo sa bene, forse perché ha vissuto la propria sicilianità quasi per caso, come un outsider. È proprio per questo che la sua è una lettera aperta verso i propri conterranei isolani, noi altri, troppo rassegnati alla malora della nostra terra per fare qualcosa; una lettera grintosa, tali da aizzarci al cambiamento. Bagheria è l'intera Sicilia, una terra che si sta lasciando andare per il volere di pochi e la paura dei tanti. Un testo incantevole, che tuttavia speravo scavasse di più nel passato della propria autrice, ma va bene così: l'amore per un luogo non va dimostrato con le sole lodi, serve anche rabbia e sdegno.

Dacia Maraini: Una Voce Impegnata

Dacia Maraini è una delle più importanti scrittrici italiane contemporanee, nota per il suo impegno sociale e per la profondità psicologica dei suoi personaggi. Il suo stile è essenziale, diretto e raffinato, con una grande attenzione ai temi della condizione femminile, della memoria e della libertà. Le sue opere esplorano con sensibilità e realismo il ruolo delle donne nella società, spesso denunciando le ingiustizie e le discriminazioni. Tra le sue opere più celebri vi sono La lunga vita di Marianna Ucrìa (1990), un romanzo storico che racconta la storia di una nobildonna siciliana sordomuta, Bagheria (1993), un'autobiografia legata alla sua infanzia in Sicilia, e Voci (1994), un thriller psicologico sulla violenza contro le donne. Ha scritto anche numerosi saggi, poesie e opere teatrali, contribuendo in modo significativo alla cultura italiana. La scrittura di Maraini è caratterizzata da una prosa elegante e incisiva, capace di coniugare impegno civile e introspezione.

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La madre, Topazia, era pittrice e apparteneva a un’antica famiglia siciliana; il padre, Fosco Maraini, era un etnologo che, vinta una borsa di studio, nel 1938 trasferisce la famiglia in Giappone per portare avanti uno studio sugli Hainu, una popolazione in via di estinzione stanziata nell’Hokkaido. Ma nel 1943 il governo giapponese, in base al patto d'alleanza cha ha stipulato con Italia e Germania, chiede ai coniugi Maraini di firmare l’adesione alla Repubblica di Salò, e poiché i due rifiutano, vengono internati insieme alle tre figlie in un campo di concentramento a Tokyo, dove patirono la fame.

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