L'Audi Quattro ha segnato un'epoca nel mondo dell'automobilismo, diventando sinonimo di trazione integrale e prestazioni elevate. La sua storia è un intreccio di innovazione tecnologica, successi sportivi e un'audace visione ingegneristica.

Genesi di un Mito: Dalla VW Iltis all'Audi Quattro

Tutto ebbe inizio alla fine degli anni '70, quando Jörg Bensinger, ingegnere Audi, notò le notevoli capacità del fuoristrada militare VW Iltis sulle strade innevate della Finlandia. L'Iltis, pur essendo un veicolo spartano, surclassava le berline tradizionali in termini di trazione e maneggevolezza su superfici a bassa aderenza. Bensinger ebbe l'intuizione di adattare la tecnologia della trazione integrale a un'auto stradale sportiva, presentando l'idea a Ferdinand Piëch, allora responsabile dello sviluppo tecnico di Audi.

Il progetto venne approvato e iniziò lo sviluppo di un sistema di trazione integrale basato sull'Audi 80. I primi prototipi, tuttavia, rivelarono un problema: l'assenza di un differenziale centrale rendeva l'auto instabile e difficile da controllare nelle curve strette. La soluzione fu un differenziale centrale bloccabile, dotato di un albero di trasmissione cavo che ospitava un altro albero, un vero capolavoro di ingegneria. Questo design compatto e leggero, abbinato al motore montato longitudinalmente, offriva una distribuzione del peso laterale quasi perfetta.

Debutto e Caratteristiche Tecniche dell'Audi Quattro (Ur-Quattro)

L'Audi Quattro, con la "q" minuscola come da volontà della casa madre, fece il suo debutto al Salone di Ginevra nel marzo 1980, catalizzando immediatamente l'attenzione del pubblico e dei media. Si trattava della prima auto europea di serie con trazione integrale permanente, una caratteristica che le conferiva un vantaggio significativo in termini di aderenza e stabilità su diverse superfici stradali.

Esteticamente, la Quattro si distingueva per le sue forme squadrate, tipiche degli anni '80, e per i passaruota allargati che ospitavano pneumatici di dimensioni generose. Sotto il cofano, alloggiava un motore a 5 cilindri in linea turbo di 2.1 litri, capace di erogare 200 CV (147 kW) e 285 Nm di coppia massima. Questo propulsore, sovralimentato con un turbocompressore KKK-k26 e dotato di iniezione meccanica Bosch K-Jetronic, permetteva alla Quattro di raggiungere una velocità massima di 220 km/h e di accelerare da 0 a 100 km/h in soli 7,1 secondi.

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Il sistema di trazione integrale permanente, con tre differenziali (anteriore, centrale e posteriore), rappresentava una vera innovazione. Il differenziale centrale era bloccabile, consentendo di ripartire la coppia in modo ottimale tra gli assi in base alle condizioni di aderenza.

Dominio nei Rally: Una Rivoluzione nel Motorsport

L'Audi Quattro nacque anche e soprattutto per dimostrare che, le gare rally si sarebbero in futuro vinte con auto a trazione integrale. La Quattro debuttò infatti nel Rally di Austria del 1980. Il nome Audi Quattro è indissolubilmente legato al mondo dei rally, rappresentando una vera e propria rivoluzione nel panorama automobilistico degli anni ’80. Quando Audi presentò la Quattro nel 1980, molti guardarono con scetticismo a questo nuovo concetto di auto da rally. Ma ciò che inizialmente poteva sembrare una mossa audace, si rivelò una strategia vincente.

Il 1981 vide la prima grande vittoria dell’Audi Quattro al Rally di Svezia, con Hannu Mikkola al volante. Fu una vittoria storica, la prima di una trazione integrale in un rally del Campionato del Mondo. Da quel momento, l’egemonia dell’Audi nei rally crebbe esponenzialmente.

La Quattro si rivelò imbattibile grazie alla sua trazione integrale, che le permetteva di affrontare con successo le superfici più difficili, come neve, ghiaccio e fango. I piloti Audi, tra cui Hannu Mikkola, Michèle Mouton, Stig Blomqvist e Walter Röhrl, dominarono la scena, conquistando numerosi titoli mondiali piloti e costruttori.

Nel 1983, il finlandese Hannu Mikkola vinse il titolo piloti nel Campionato del Mondo Rally con questa auto.

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Audi Sport Quattro: L'Evoluzione per il Gruppo B

Nel 1983, Audi introdusse la Sport quattro con carreggiata larga, che era più corta di 24 centimetri (9,45 pollici). Era alimentata da un’unità a cinque cilindri a quattro valvole appena sviluppata in alluminio con una potenza di 225 kW (306 CV). Il modello costituì la base per una nuova auto da rally del Gruppo B, con il propulsore a quattro valvole che erogava 331 kW (450 CV) fin dall’inizio. Fu utilizzato per la prima volta nella penultima gara del 1984, il rally della Costa d’Avorio. Gli altri undici round della stagione furono disputati dallo svedese Stig Blomqvist nella Audi quattro A2 del Gruppo B con 265 kW (360 CV).

Nel settembre del 1983, al Salone dell’Automobile di Francoforte, Audi svela al mondo la Sport quattro (B2). Questa vettura, che rappresenta un vero e proprio gioiello dell’ingegneria automobilistica, è equipaggiata con un motore ad alte prestazioni da 2,1 litri con tecnologia a quattro valvole, capace di erogare 225 kW (306 CV) a 6.700 giri al minuto. La coppia massima, di 350 newton metri è disponibile a 3.700 giri/min. La Sport quattro (B2) nasce da una precisa necessità: soddisfare i requisiti di omologazione per le competizioni rallystiche. Le regole di queste competizioni, infatti, stabiliscono che la cilindrata non debba superare i 2.133 cc.

Nel 1985 l’Audi creò, al fine di battere le prestazioni di Lancia e Peugeot, una versione denominata Sport Quattro S1. L’S1 presentava un 2226 cc in grado di erogare ben 560 CV. La vettura tuttavia, non riuscì ad affermarsi nelle competizioni; la vettura vinse infatti unicamente il rally di Sanremo (1985) ma non si aggiudicò nessun titolo mondiale.

Nel 1986, la Sport Quattro fu ulteriormente potenziata a 500 CV, con migliorie aerodinamiche e un sistema di Anti-Lag per una migliore risposta del motore. La vettura raggiungeva lo 0-100 in soli 3,1 secondi e pesava solo 960 kg. Nonostante i successi ottenuti, il Gruppo B venne bandito dalle competizioni a causa dei crescenti problemi di sicurezza. Tuttavia, la Sport Quattro continuò a competere con successo.

Pikes Peak e Altre Competizioni

Come menzionato, una delle competizioni più iconiche in cui Audi ha dimostrato la superiorità della sua trazione integrale quattro è stata la famosa gara di salita di Pikes Peak. Walter Röhrl, con la sua Audi Sport Quattro S1, ha conquistato la montagna stabilendo un nuovo record nel 1987. Ma anche prima di lui, Michèle Mouton e Bobby Unser avevano già ottenuto vittorie per Audi in questa gara.

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Nel 1987, Walter Röhrl vinse la Pikes Peak Hill Climb (USA) con l’Audi Sport quattro S1 (E2). L’auto da corsa sviluppava 440 kW (598 CV). Il cuore pulsante di questo straordinario veicolo è un motore a cinque cilindri da 2,1 litri, capace di erogare una potenza di 440 kW (598 CV) a 8.000 giri al minuto. Questo propulsore, inoltre, sviluppa una coppia di 590 newton metri (435,16 lb-ft) a 5.500 giri/min.

Audi ha deciso di entrare nel campionato americano IMSA GT alla fine degli anni ’80, portando con sé la tecnologia quattro. Nel 1988, prima della sua incursione nella serie IMSA GTO, Audi partecipò al campionato Trans-Am con la Audi 200 quattro.

Audi V8 Quattro nel DTM

È importante sottolineare che, anche se le competizioni automobilistiche sono state fondamentali per dimostrare le capacità della trazione integrale quattro, Audi ha utilizzato questi successi come piattaforma per promuovere la tecnologia quattro anche nelle sue auto stradali. Audi ha avuto un’influenza significativa e ha ottenuto numerose vittorie. Tuttavia, è importante notare che l’Audi quattro, come la conosciamo dal mondo dei rally, non ha partecipato al DTM a causa delle regole del campionato che limitano le auto a trazione posteriore. Ma Audi, con la sua vasta esperienza e competenza nel mondo delle corse, ha comunque dominato diverse stagioni del DTM con altri modelli.

Audi V8 Quattro: Nel 1990 e 1991, Audi ha partecipato al DTM con la sua berlina V8 Quattro. Hans-Joachim Stuck vinse il campionato nel 1990, e Frank Biela fece lo stesso nel 1991, entrambi alla guida dell’Audi V8 Quattro. Dopo una pausa dal DTM, Audi è tornata nel 2004 con l’Audi A4 DTM. Gli anni recenti hanno visto Audi dominare il DTM con l’Audi RS5 DTM.

Evoluzione e Aggiornamenti

Nel 1988 Audi presentò una evoluzione: il motore fu portato da 2144 a 2226cc e furono adottate punterie idrauliche (prima erano meccaniche); il rapporto di compressione fu aumentato ed il turbo raffreddato a liquido. Le modifiche non intaccarono la potenza che rimase invariata a 220 CV, ma interessarono la coppia che migliorò l’erogazione.

Fine di un'Era e Eredità Duratura

L’Audi Quattro uscì dalle scene motoristiche nel 1991: ad oggi Audi quattro è la vettura più ricordata, specialmente dagli amanti delle auto che ne ricordano le prestazioni e la fama.

Anche dopo il ritiro di Audi dal rally nel 1986 ci furono altri momenti salienti nelle corse: nel 1987, Walter Röhrl vinse la Pikes Peak Hill Climb (USA) con l’Audi Sport quattro S1 (E2). L’auto da corsa sviluppava 440 kW (598 CV).

TRENTA QUATTRO Oltre tre milioni di auto a trazione integrale prodotte, trionfi nei rally, innovazioni tecnologiche, meccaniche ed elettroniche sono pronte a testimoniare l'unicità di un percorso per metà ingegneristico e per metà di marketing. Perché senza la trazione integrale, il sogno di Ferdinand Piëch, ovvero vedere Audi nell'Olimpo dei brand insieme a BMW e Mercedes, non si sarebbe avverato. Una storia fatta anche di auto da corsa leggendarie, come la Sport Quattro Gruppo B che portò al debutto il cambio a doppia frizione o la derivata che trionfò a Pikes Peak, prototipi futuribili come la Avus e auto normali di grande serie, pronte a percorrere chilometri in sicurezza su strade innevate. Ecco i contorni, le date principali e le curiosità di una storia che deve molto alla caparbietà di alcuni uomini ma anche al caso fortunato… Come, ad esempio, il passaggio di consegne che ha dato inizio alla storia.

L'Influenza della Quattro sulle Auto Stradali Audi

È importante sottolineare che, anche se le competizioni automobilistiche sono state fondamentali per dimostrare le capacità della trazione integrale quattro, Audi ha utilizzato questi successi come piattaforma per promuovere la tecnologia quattro anche nelle sue auto stradali.

Nel 1994, arrivò sul mercato l’Audi RS 2 con una potenza di 232 kW (315 CV). Il 1994 vide i motori a cinque cilindri uscire dal segmento B, quando fu introdotta l’Audi A4 (B5). Furono gradualmente sostituiti a metà degli anni ’90 dai nuovi motori V6. Nel 2009 ci fu un grande ritorno - con turboalimentazione e iniezione diretta di benzina nell’Audi TT RS. Il motore montato trasversalmente sviluppato da quattro GmbH erogava 250 kW (340 CV) da una cilindrata di 2,5 litri. Nel 2013, l’RS Q3 ha stabilito un nuovo segmento di mercato come il primo SUV compatto. Come nel TT RS e Audi RS 3, il motore era un cinque cilindri da 2,5 litri montato trasversalmente. Inizialmente erogava 228 kW (310 PS), ma raggiungeva 250 kW (340 PS) alla fine del 2014. Nel 2019, la nuova edizione dell’RS Q3 erogava 400 PS con 480 Nm di coppia.

Oggi il logo quattro appare su station wagon Audi incredibilmente veloci, come la RS6 e la RS4, ma Audi RS2 Avant è stata la prima a dare inizio a questa tradizione. Basata sulla banale Audi 80 B4, questa collaborazione tra Audi e Porsche utilizzava componenti interni simili a quelli delle precedenti quattro da strada: motore da 2,2 litri e sistema di trazione integrale Torsen.

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