L'automobile, simbolo del Novecento, ha profondamente segnato la storia d'Italia, influenzando l'evoluzione culturale, sociale e legislativa del Paese. Ripercorriamo le tappe fondamentali di questa storia, a partire dalle prime competizioni automobilistiche.

Gli Albori dell'Automobilismo in Italia

La storia delle corse automobilistiche in Italia affonda le sue radici nel XIX secolo, un periodo di grande fermento e innovazione tecnologica. Inizialmente, le vetture erano verniciate con il colore preferito dal costruttore. Quando le velocità erano basse, non c'erano problemi a distinguerle. Più tardi, con l’aumentare del numero dei concorrenti e delle prestazioni, divenne necessario identificare le auto con certezza.

Se volessimo individuare la data della prima gara automobilistica al mondo, questa potrebbe essere il 16 luglio 1878. Quella che invece viene definita da tutti come prima gara automobilistica è la Parigi-Rouen del 22 luglio 1894. La gara venne annunciata l’anno precedente e fu presentata al mondo come una competizione tra vetture senza cavalli volta a promuovere una nuova tipologia di auto: le locomobili. L’evento suscitò così tanto interesse che presto si arrivò a un centinaio di richieste di partecipazione. Vista la portata dell’evento, alcuni giorni prima della gara Parigi-Rouen, a Neuilly si decise di organizzare un’esposizione. 3 giorni prima della gara si svolsero le prove preliminari. Queste ultime servirono a stilare una classifica delle auto idonee a prendere parte alla gara. In generale, l’evento fu davvero entusiasmante e costituì una rivoluzione nel mondo dei motori.

Nel Bel Paese, la prima gara automobilistica fu la Torino-Asti-Torino e venne organizzata nel 1895. A competere furono cinque piloti italiani che corsero con vetture straniere a 3 e 4 ruote.

La Coppa Gordon Bennett e i Colori delle Nazioni

L'inizio del moderno automobilismo sportivo, quello dei Gran Premi, risale al 1900, con la prima grande corsa internazionale, la "Coppa Gordon Bennett", promossa dall'omonimo editore di un quotidiano di New York, appassionato della velocità. L’articolo 8, in particolare, prescriveva che le vetture dovevano essere costruite nel paese che rappresentavano, con l’impiego di una lunga serie di parti e componenti di produzione nazionale. Il 23 gennaio 1900 una commissione sportiva istituita dall’Automobil Club francese veniva incaricata ad organizzare la “Coppa”. Per lo svolgimento della corsa si individuava il percorso (Parigi-Lione di 566 chilometri), si fissava la data della manifestazione (14 giugno 1900) e si assegnava, per la prima volta, a ogni nazione partecipante, un colore di gara: blu per la Francia, bianco per la Germania, giallo per il Belgio e rosso per gli Stati uniti.

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Il regolamento per la “Coppa Gordon Bennett”, opportunamente aggiornato, portava alla definizione della prima regolamentazione valida per tutti: il Codice Sportivo internazionale del 1922. Il Codice, revisionato nel 1939, era strutturato in 280 articoli e svariati annessi, uno dei quali codificava definitivamente i colori di nazionalità.

Non mancavano alcune varianti non dettate dal regolamento: per esempio il bianco della Germania si tramutava in argento quando, secondo una leggenda delle corse, per far rientrare nel limite di peso massimo le sue vetture, l’allora direttore sportivo della Mercedes-Benz faceva raschiare nottetempo la vernice bianca dalle “W25”, lasciando a vista la carrozzeria in alluminio lucidato.

I Gran Premi e la Nascita dei Circuiti

Difatti, fu proprio a partire dal 1910 che in Italia iniziarono a prendere vita i Gran Premi. Inizialmente queste gare erano delle semplici corse da una città all'altra ma, con il passare del tempo, esse assunsero una maggiore importanza tanto che si arrivò a costruire dei circuiti appositi. Un esempio significativo è il Circuito di Brescia, preparato lungo le strade del percorso Brescia-Cremona-Mantova-Brescia, per un totale di 185 Km da ripetere due volte. Grazie ad Arturo Mercanti, Brescia ebbe la possibilità di organizzare il Gran Premio d’Italia, inserito tra le manifestazioni del Circuito Internazionale Automobilistico-Aereo.

Altri circuiti importanti furono il Circuito del Garda, il percorso Brescia-Edolo-Ponte di Legno e la Scalata al Colle S. Eusebio.

La Mille Miglia: Un Mito Bresciano

Grazie all’intuizione dei quattro fondatori, Franco Mazzotti, Aymo Maggi, Giovanni Canestrini e Renzo Castagneto, prende vita la 1000 Miglia. Il Museo Mille Miglia custodisce la storia e il mito di questa leggendaria corsa, con un archivio storico di circa 130.000 documenti relativi al periodo 1927-1957.

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L'Automobile Club d'Italia e lo Sviluppo dell'Automobilismo

Il primo club automobilistico nasce a Torino nel 1898, come associazione rappresentativa dell’élite dei pochi fortunati proprietari di autovetture, per l’organizzazione di passeggiate, gare e corse tra i Soci a bordo dei moderni locomotori. Sull’esempio del primo club piemontese, nei pochi anni a seguire prendono vita nuovi sodalizi nelle maggiori città italiane, dando origine agli Automobile Club di Firenze, Milano e Genova.

Lo sviluppo dell’uso dell’automobile aumenta nel tempo, così come i club rappresentativi dei possessori. Nel 1905, il Marchese Ginori di Firenze, il Cavaliere Agnelli, il Marchese Ferrero di Ventimiglia, l’Avvocato Goria-Gatti di Torino, il Conte Corinaldi, il Commendatore Rignano di Padova, il Marchese di Soragna, il Cavaliere Massoni di Milano e l’Ingegnere Gamba di Genova fondano l’Automobile Club d’Italia, quale federazione degli AC locali e membro della Fédération Internationale de l’Automobile - FIA.

Nei primi 10 anni di attività, la mission principale della Federazione è legata allo sviluppo dell’automobilismo sportivo, in risposta all’entusiasmo e alla passione dei Soci per la competizione e la velocità. ACI istituisce alcune manifestazioni agonistiche che sono considerate tra le più prestigiose di sempre.

Il primo conflitto ferma la vita del Paese e dell’industria automobilistica, rallentando le attività del club, che riprendono vigore solo dopo il trattato di Versailles del 1919. Un evidente segnale di ripresa è rappresentato dalla costruzione nel 1922 dell’Autodromo di Monza, che ospita ancora oggi una tappa del campionato mondiale italiano di Formula 1. Il circuito dell’architetto Rosselli comprende un anello di 4,5 chilometri, con due curve sopraelevate su terrapieno dove i piloti raggiungono i 190 Km/h e una pista di 5,5 chilometri.

L'Autodromo di Monza: Tempio della Velocità

L'Autodromo di Monza ha ospitato gare di Formula 1 e Superbike. Nel 1989 si è potuto finalmente dare il via all’opera di ampliamento dei box e di potenziamento delle strutture per la stampa, da tempo richieste sia dalla FISA sia dalla FOCA. Il nuovo complesso box occupa un’area di 2532 mq e si sviluppa per una lunghezza di 196,30 metri, una larghezza di circa 12,90 metri e per un’altezza complessiva di due piani fuori terra. L’immagine è quella di una costruzione ad alta tecnologia e di notevole leggerezza visiva. Il sistema box è costituito da 48 elementi componibili mediante pareti mobili, atti a ospitare 16 team di 2 vetture di Formula 1. Al primo piano, completato nell’estate del 1990, vi è una sala stampa che può ospitare 370 giornalisti, con relativi uffici, locali per telefoni e telefax. Inoltre, accanto alla sala stampa c’è un’area attrezzata per ospitare 80 fotografi con locali sviluppo e deposito materiale. Altri 4 laboratori fotografici si trovano sulla copertura del primo piano.

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Nel 1989 sono stati effettuati importanti interventi per migliorare gli impianti tecnologici e nella tribuna centrale, dove c’era la tribuna stampa, sono state realizzate 36 cabine insonorizzate per telecronisti e radiocronisti, aumentate di 9 su struttura provvisoria nelle grandi manifestazioni. Nell’ambito dei lavori di rinnovamento sono stati realizzati anche i nuovi uffici di direzione dell’Autodromo e sono stati ricavati uffici per la CSAI (Commissione Sportiva Automobilistica Italiana). Insieme alle strutture, sono stati potenziati o sostituiti anche gli impianti tecnologici e ne sono stati installati dei nuovi. Tra questi, il sistema integrato per la rilevazione, l’elaborazione e la trasmissione di dati, nonché per il controllo a distanza dell’impianto televisivo a circuito chiuso e per il collegamento dei telefoni di pista, con rinnovamento delle relative apparecchiature. Un sistema d’avanguardia che, attraverso una serie di 31 punti di rilevamento e due linee di cavi atti a trasmettere segnali in radiofrequenza, corre a fianco del tracciato e permette di fornire istantaneamente tutte le informazioni relative alle vetture in corsa (posizioni, velocità, analisi dei tempi giro per giro e per ogni sezione del circuito). L’integrazione di questo sistema informatico con il circuito chiuso televisivo consente di seguire automaticamente la vettura dai box su tutto lo sviluppo della pista.

Sono gli anni di Prost, Senna, Mansell, Schumacher e Villeneuve. In particolare, nel ’97, Michael Schumacher si è presentato a Monza nelle vesti di leader del campionato del mondo piloti e con la Ferrari nella stessa posizione tra i costruttori, come non accadeva dal 1979, l’anno in cui Jody Scheckter vinse il Gran Premio d’Italia e poi il Campionato del Mondo. Per quanto riguarda la Formula 1, i record della pista appartengono a Jean Alesi, che nel 1997 ha conquistato la pole position alla media di 250,295 Km/h, e a Mika Hakkinen, che, sempre nel 1997, ha effettuato il giro più veloce della gara alla media di 244,929 km/h. Nel 1990 tornarono la F3000 e le motociclette del mondiale Superbike, che in seguito è diventato un appuntamento annuale fisso del calendario dell’Autodromo.

Il Gran Premio del Valentino a Torino

Dal 1935 al 1955 i viali del Parco del Valentino hanno visto svolgersi dieci gare ufficiali di Formula A (poi Formula 1) e confrontarsi i più grandi i pionieri dell’automobilismo sportivo, piloti che hanno fatto la storia delle corse internazionali. Fra loro Nuvolari, Ascari, Varzi, Villoresi. Le gare ebbero un enorme successo: per assistere agli eventi arrivarono da ogni parte d’Italia oltre cinquantamila persone, un vero record per l’epoca. Il parterre delle autorità era assolutamente di prim’ordine, e in riva al Po si fronteggiarono le migliori macchine sportive dell’epoca tra cui Maserati, Ferrari, Alfa Romeo, Fiat. Nomi che non solo rappresentano l’essenza dell’automobilismo, ma che racchiudono l’eccellenza del design e della tecnologia made in Italy. Nelle ultime due edizioni, le gare che si disputavano all’interno del circuito di Torino presero il nome di Gran Premio del Valentino. Su di un tracciato assolutamente inedito presero il via tredici vetture. 5 autovetture Ferrari ottennero i primi 5 posti. dall’indimenticabile Alberto Ascari su Lancia D50. dalla giornata di prove libere. di un tubo dell’olio aprendo la strada ad Ascari. in un Gran Premio di Formula 1. posizionata di fronte al castello del Valentino.

L'Evoluzione Legislativa e Sociale dell'Automobile

La storia dell'automobile in Italia non è solo fatta di corse e competizioni, ma anche di evoluzione legislativa e sociale. Il volume “L’Automobile: un secolo di evoluzione legislativa, sociale, culturale” realizzato dalla Fondazione ACI “Filippo Caracciolo”, analizza questo percorso.

Il libro è suddiviso in due parti - “Un secolo di evoluzione legislativa” (l'era dell'automobile; i primi regolamenti della strada; il Codice del 1959 e del 1992) e “Un secolo di evoluzione sociale” (la mobilità dall'Unità d'Italia al 1919; dal fascismo al 1945; dalla crisi petrolifera ai giorni nostri).

I Primi Regolamenti e la Patente di Guida

Il primo Regolamento del 1901 inerente ai “veicoli semoventi senza guida di rotaie”, stabilì che la velocità non superasse i 25 km/h in aperta campagna e “quella di un cavallo al trotto” circa 15 km/h nei centri abitati. Per di più, lo “chauffeur” avrebbe dovuto, oltre che ottemperare alle ulteriori disposizioni eventualmente emesse dai Comuni, moderare la velocità nei tratti di strada pericolosi (curve, dossi) e ogni qualvolta potesse esservi pericolosi accidenti, o di spavento a persone o ad animali. La velocità salì progressivamente a 40 km/h nelle successive elaborazioni dei Regolamenti sulla circolazione stradale (tra il 1905 e il 1912) per arrivare a 50 Km/h, fuori dei centri abitati, con il Regolamento n. 811 del 1914. Questa situazione rimase immutata finché nel 1928 non giunse il principio “liberi tutti su tutte le strade, comprese quelle all’interno dei centri abitati”.

Nel 1901 “non furono ben accette le disposizioni che di fatto introdussero la licenza a guidare, ovvero la patente. La tesi degli oppositori a questa norma si basava sull’assunto secondo il quale lo Stato si sarebbe fatto dispensatore di abilità e capacità nel tenere la guida, cosa che non poteva essere valutata e constatata con obiettività. Il rilascio della patente avrebbe potuto infondere, ai neo-guidatori, una falsa sicurezza, portatrice di guai. Comunque conseguire un particolare documento per la guida, divenne obbligatorio nel 1905, fino ad allora era prevista una licenza costituita da un libretto sul quale dovevano essere annotate le eventuali contravvenzioni”.

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