La Beata Vergine Maria della Mercede, conosciuta anche come Santa Maria della Mercede o Madonna della Mercede, è uno dei titoli con cui i cattolici venerano Maria. Questo titolo evoca un profondo significato di redenzione, grazia e misericordia, incarnato nella storia e nell'opera dell'Ordine Mercedario.
Origini del Titolo e dell'Ordine Mercedario
Il termine "Mercede" deriva dallo spagnolo "Merced" (plurale "Mercedes"), a sua volta derivato dal latino "merces", che significa prezzo, ricompensa, inteso come ricompensa gratuita, grazia. Questo concetto di grazia gratuita è centrale nella devozione alla Madonna della Mercede.
La storia di questa devozione è strettamente legata a San Pietro Nolasco, nato a Mais Saintes Puellas (Tolosa, Francia) verso il 1180. Ancora adolescente, si stabilì con la famiglia a Barcellona, in Spagna. Arso dal desiderio di liberare i cristiani fatti prigionieri dai Mori, che all'epoca dominavano parte della Spagna e infestavano il Mediterraneo con scorrerie piratesche, Pietro Nolasco spese tutti i suoi averi e le donazioni degli amici per pagare il riscatto dei prigionieri.
La tradizione narra che il 1° agosto 1218, festa di San Pietro in Vincoli, Pietro Nolasco ebbe una visione della Vergine Maria, che si presentò come Madonna della Mercede e lo esortò a fondare un Ordine religioso con lo scopo preciso di riscattare i cristiani ridotti in schiavitù sotto il dominio musulmano o pagano.
Il 10 agosto 1218, Pietro Nolasco fondò, nella cattedrale di Barcellona, l'Ordine di Santa Maria della Mercede, con l'appoggio del re Giacomo il Conquistatore e il consenso di San Raimondo di Peňafort, con l'aiuto del vescovo Berenguer de Palou II.
Leggi anche: Storia della Madonna della Mercede
In quel periodo storico, la Penisola Iberica era attraversata e dominata dai musulmani e dai pirati saraceni, che rapinavano le persone e le portavano come prigionieri e schiavi nel Nord Africa. Pietro Nolasco, con il suo patrimonio, si dedicò al riscatto di molti schiavi cristiani. A Valenza, liberò con il suo denaro trecento schiavi.
L’Ordine dei Mercedari, fondato nel 1218, ebbe approvate le sue costituzioni nel 1272, con il titolo di "Ordine della Vergine della Mercede per la Redenzione dei cristiani ridotti in schiavitù di Santa Eulalia di Barcellona". Innumerevoli furono i religiosi che incontrarono la morte anche atroce, nell’espletare queste missioni redentrici; si calcola che con questo sistema siano stati liberati circa 52.000 schiavi cristiani nei primi 130 anni della costituzione dell’Ordine Religioso. Caratteristica eroica dei Mercedari durante le redenzioni, era quella di proporsi di esser fatti prigionieri al posto di uno schiavo.
Dal 1213, donò all’Ordine l’Ospedale di S. Croce di Barcellona, prendendo la Regola di S. Agostino. poveri, che erano stati riscattati, in attesa di un altro riscatto dell’Ordine Religioso.
Iconografia e Simbolismo
La Madonna della Mercede è quasi sempre rappresentata con Gesù Bambino in braccio. Indossa la tunica in cui campeggia lo stemma di colore rosso che richiama quello aragonese, scapolare e mantello, essi sono bianchi come l’abito dei Mercedari.
Diffusione del Culto
Il culto originatosi a Barcellona si diffuse subito nella Catalogna, in tutta la Spagna quindi in Francia ed in Italia. Con la scoperta dell'America il culto vi si diffuse largamente.
Leggi anche: Esperienze Indimenticabili a Madonna di Campiglio
I Mercedari arrivarono in Sicilia nel 1463. Trovarono emblematica ospitalità nella vecchia Chiesa Normanna di S. Anna, in quella parte della Città, oltre il Papireto, che gli arabi assegnarono agli “schiavoni”, le loro terribili truppe dalmate, note per le loro scorrerie contro i cristiani. Qui i Padri Mercedari nel 1482, abbandonata la chiesa di S. Anna per i contrasti insorti con la Confraternita di S. Anna delle ricamatrici, frinzara e passamanara, costruirono sulla parte sopraelevata della piazza Capo una nuova chiesa dedicandola alla Madonna della Mercede, di cui avevano già cominciato a diffondere il culto.
Nel 1590 i fedeli fondarono La compagnia di S. Maria la Mercè i cui capitoli furono registrati in atto pubblico il 1° giugno del 1683. Nel 1622 I mercedari si divisero anche in Sicilia in calzati e scalzi. Questi, votati a modi di vita più penitenti, dopo aver peregrinato di chiesa in chiesa riuscirono, nel 1635, a costruirsene una con annesso convento nella zona dei Cartari. Qui il 16 giugno del 1694 si costituì la Confraternita di Maria SS della Mercede detta del mercoledì, che nel 1790 commissionano a Girolamo Bagnasco una statua della Madonna.
Per spirito di rivalità La Compagnia della Mercede al Capo commissionò nel 1813 al Bagnasco una statua della Madonna, raccomandandosi che fosse molto più bella di quella già eseguita. Così descrive la statua di Girolamo Bagnasco il Dott. La Vergine è rappresentata in posizione eretta su una nube nell’atteggiamento di Colei che incede con passo elegante e solenne con la gamba destra lievemente flessa. Il corpo è avvolto nell’abito mercedario che forma pieghe avvolgenti che ricordano le statue d’età classica. Una leggera brezza sembra soffiare dal lato destro creando un insieme di incomparabile movimento nelle candide vesti e nel velo che, dopo il restauro ( del prof. Gaetano Correnti che riportò la statua nelle cromie originali), è risultato di colore verde chiaro. Il piede sinistro poggia sulla luna: testimonianza della fortezza di Maria sulla mutevolezza dell’animo umano da sempre paragonato al satellite lunare. Nella nube ci sono tre serafini (ed è impresa non facile giudicare quale sia il più realistico) che sembrano inneggiare a Maria. Il volto sereno, bellissimo, con gli occhi che guardano l’orizzonte quasi a voler dire: “Io sono l’unione tra il cielo e la terra”; le labbra dischiuse che lasciano intravedere i denti; le gote rosee; il naso dal profilo classico. Sulla spalla destra una ciocca di capelli che sembra essere sfuggita alle forcine. Nella mano destra porge superbamente l’abitino mercedario e un mazzolino di fiori. Nel braccio sinistro porta e mostra il Suo Divin Figlio Bambino, realisticamente somigliante alla Madre e bello come Lei, avvolto solo da un perizoma. La Confraternita alla fine del XIX secolo acquistò la statua lignea di S. Dott.
Nel 1866, soppressi gli Ordini religiosi, furono distrutti conventi e la chiesa di S. Anna. La chiesa della Mercede fu salvata dalla ferma opposizione dei Confrati e dei Capioti, che nel 1882, acquisita finalmente la chiesa, vi riportarono la statua della Madonna custodita a S. Marco. Altri momenti forti sono: “a vulata i l’ancili”, con due bambini vestiti da angioletti che sospesi a delle corde si incontrano sulla testa della Madonna recitando poesie e lanciando petali di fiori, e “a scinnuta ra Maronna”, ideata dal Confrate Leonardo Cicala nel 1925. La statua vien fatta scendere lungo la stretta scalinata che collega la parte sopraelevata della piazza con il sottostante piano stradale.
La Madonna della Mercede a Sanremo: un esempio di devozione
La storia della chiesa è legata alle vicende della famiglia matuziana dei Parodi, il cui esponente Giovanni, detto Jan, era emigrato in Ecuador con la moglie Luigia Goeta in cerca di fortuna, stabilendosi quindi nel 1888 nel paese sudamericano, dove i coniugi sanremesi impiantarono un’attività commerciale.
Leggi anche: Significato Madonna Mercede
Quando si trovavano nella città di Guayaquil, durante un afoso inverno tropicale del 1893, Giovanni Parodi fu colpito da un violento attacco di febbre gialla che lo ridusse in fin di vita, tanto che i medici accorsi subito al suo capezzale non nascosero la loro viva preoccupazione sulle condizioni disperate del paziente, al quale gli stessi dottori non diedero più di un giorno di vita.
Profondamente sgomenta e affranta, la signora Parodi, che era una donna estremamente pia e devota, decise di recarsi presso la vicina cattedrale di Nostra Signora della Mercede, una Madonna assai venerata nei paesi di cultura iberica e alla quale si suole attribuire il potere di proteggere gli schiavi e i prigionieri in genere; rivoltasi a Maria Vergine della Mercede, Luigia Goeta implorò la grazia per suo marito, pronunciando solenne voto che, al ritorno in patria, lei e il suo consorte si sarebbero fatti promotori dell’erezione di una chiesa dedicata alla Madonna della Mercede nel loro rione d’origine, che era appunto quello di San Martino a Sanremo.
Nella notte successiva all’accorata preghiera della signora Goeta, Giovanni Parodi si sentì miracolosamente molto meglio, tanto che quando, la mattina dopo, il medico curante giunse nella sua abitazione per constatare il prevedibile decesso del paziente, trovò Giovanni perfettamente ristabilito e in ottime condizioni di salute.
Rientrati in Italia intorno al 1900, i coniugi Parodi decisero allora di esaudire il voto fatto alla Madonna della Mercede in Ecuador e diedero incarico nel 1902 all’ingegnere nizzardo Giulio Franco Gilli, che andava per la maggiore, e che aveva già eretto per il Parodi la Villa Mercede, di costruire una chiesa, ad una navata, nella parte a ovest del giardino della villa stessa, confinante con il rio San Martino.
Terminato nel 1903 l'edificio sacro, nello stesso anno venne solennemente inaugurato e consacrato dal vescovo di Ventimiglia Daffra. Officiata nei primi anni come semplice cappella fu affidata alle cure dei padri dell’Opera della Divina Provvidenza di don Luigi Orione, che vi celebravano una messa mattutina nei giorni feriali e le sacre funzioni la domenica. Più tardi la chiesa, allo scopo di garantire alla popolazione del quartiere un più capillare servizio religioso, fu data in gestione negli anni Venti ai Frati Minori Francescani, alla cui curia provinciale di Genova venne donata con regolare atto dai coniugi Parodi nel 1935, rimanendo quindi affidata alla loro cura spirituale fino ai giorni nostri.
Nel 1937, per via dell’incremento demografico del quartiere che aveva reso insufficiente la capienza della vecchia chiesa, all’unica navata centrale ne venne aggiunta un’altra aperta sul lato sinistro del fabbricato, progettata dall’architetto Silvio Gabrielli. Nel 1977 venne approvato il progetto dell’ Ing. Barabino che prevedeva l'abbattimento della vecchia navata e la costruzione di una nuova navata e dotato il convento di opere parrocchiali, con l’obiettivo di ampliare ulteriormente l’edificio e renderlo così più adeguato alle esigenze dell’accresciuto numero dei fedeli. Si ricordano i frati Parroci, che hanno svolto la loro missione evangelizzatrice e che sono stati: Padre Camillo Romano dal 1938 al 1954; P. Anselmo Perrone dal 1954 al 1967; P. Guglielmo Bruschi dal 1967 al 1973; P.
La Madonna della Mercede nella Cattedrale di Caltagirone
All’interno della cattedrale di San Giuliano in Caltagirone, un sontuoso altare in marmi policromi, collocato nel settore sinistro del transetto, è dedicato alla Madonna della Mercede. Venne commissionato dal sacerdote Angelo Maria Chiarandà nel 1794, quindi costruito dal catanese Giovanni Marino e custodisce la statua tardo cinquecentesca della Madonna della Mercede.
Il termine mercede deriva dal latino merces che significa prezzo o ricompensa, inteso come ricompensa gratuita o grazia; pertanto la Madonna della Mercede è anche detta la Signora della Grazia gratuita, ovvera la Signora della Misericordia e simboleggia l’ordine Mercedario con il suo abito tradizionalmente bianco candido riferito alla visione che il fondatore Pietro Nolasco ebbe nel 1218, secondo la quale Maria sarebbe apparsa con un abito candidissimo.
L’opera venne eseguita probabilmente nell’ambito della bottega degli ultimi Gagini attivi a Caltagirone fino al primo trentennio del Seicento, e presenta evidenti richiami a modelli continentali diffusi in Sicilia già sul finire del Quattrocento. In merito Padre Paolo Salomone nel suo volume riguardante la Cattedrale di Caltagirone nella storia e nell’arte ebbe a dire nel 1972 : «Il corpo slanciato e composto è interamente ricoperto da una veste e da un manto ondulato, mentre nel capo, contornato da un velo, risalta il volto modesto ed attraente dalla cui bocca socchiusa affiora un lieve sorriso.
Significato Teologico e Spirituale
La Madonna della Mercede incarna la misericordia divina che si estende verso l'umanità sofferente. Maria, nel grembo della Vergine Maria, è il volto visibile dell’Emmanuele, il Dio con noi. La misericordia divina si manifesta nella miseria umana grazie alle viscere virginali di Maria, attraverso i segni sacramentali. Maria è "Mediatrice", clemente, madre di misericordia, dispensatrice di grazia", Colei che intercede presso Dio invocando misericordia per gli oppressi, portando luce ai ciechi e allontanando il male.
Come Ester che prega e intercede presso il suo popolo, la Vergine Maria è Vergine Regina e Madre della misericordia". La sua misericordia si stende su quelli che la temono, manifestandosi attraverso le mani di Cristo.
tags: #madonna #della #mercede #storia


