I libri su John Ford offrono preziosi spunti sulla sua influente eredità cinematografica, facendo luce sulle sue tecniche artistiche, sulla profondità tematica e sul significato storico. Si rivelano indispensabili per gli appassionati di cinema, gli aspiranti registi e gli accademici che esplorano l’intersezione tra arte e storia nel regno del cinema.

Un'Analisi Approfondita dei Libri su John Ford

Diversi autori hanno dedicato le loro opere all'analisi della vita e delle opere di John Ford, offrendo prospettive uniche e approfondimenti critici. Questi libri spaziano dalle esplorazioni tematiche alle biografie complete, fornendo un quadro completo del regista e del suo impatto sul cinema.

Esplorazioni Tematiche

  • Il mondo secondo John Ford di Alberto Crespi: Questo libro è un'esplorazione tematica del cinema di Ford, utilizzando "Ombre rosse" come punto di partenza. Ciascuno dei capitoli rivela diversi aspetti del talento artistico di Ford. Crespi ha inventato un percorso che non è cronologico, né di genere (i western e i non-western). Un percorso tematico partendo da un film: Ombre rosse, il film dove tutto è cominciato. Il film perfetto, che Orson Welles adottò come manuale vedendolo decine di volte prima di girare Quarto potere. Crespi ha quindi preso i nove passeggeri della diligenza, e ciascuno di loro sarà lo spunto per un capitolo: parlando di Ringo/John Wayne si analizza la figura dell’eroe fordiano, parlando di Dallas/Claire Trevor scopriremo che Ford è un regista assai più “femminile” di quanto si creda, e così via. Oltre ai nove passeggeri, in Ombre rosse ci sono altri due protagonisti. Gli indiani, ovviamente; e la Monument Valley, il paesaggio che Ford scopre in quel film e che per molti appassionati è diventato il Far West per antonomasia. Nove personaggi più due: undici capitoli per viaggiare nel mondo di John Ford, e scoprire la sua poesia.

  • Il west di John Ford di Carlo Gaberscek: Questo libro è uno sguardo introspettivo sui western di Ford. Pubblicato da Arti Grafiche Friulane, questo libro promette approfondimenti sulla gestione da parte di Ford di questo genere tipicamente americano.

  • John Ford e il cinema americano di Andrea Laquidara: L’attenzione si sposta sulla rappresentazione cinematografica di Ford dei concetti dionisiaci e apollinei, come concettualizzato da Nietzsche.

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  • Le maschere della malinconia di Fabio Troncarelli: Questo libro rivela la natura poliedrica di Ford, smascherando le sue profonde influenze culturali che vanno da Shakespeare all’Europa e artisti americani. Questo testo tenta di rispondere a domande intriganti sulla personalità di Ford e sulla sua passione per le mascherate. John Ford non è solo sinonimo di "vecchio West" e neppure è il tipico regista di Hollywood: è stato un grande artista, un grande poeta in incognito, con la maschera dell'uomo d'azione rude e sbrigativo, del regista di cassetta, dell'artigiano senza pretese. Questa maschera nasconde una profonda cultura: una cultura teatrale nutrita di Shakespeare ed una cultura pittorica, nutrita dei grandi artisti europei ed americani del secolo scorso. Il libro cerca di togliere la maschera al vecchio regista e rivela le sue fonti, i suoi sentimenti segreti. Chi era veramente Ford? Perché portava una maschera? Solo la lettura attenta dei suoi film e della sua biografia ci permette di rispondere a simili domande. Un’occasione imperdibile per scoprire e riscoprire uno dei più grandi registi della storia del cinema americano e innamorarsi, di nuovo o per la prima volta, della sua arte.

  • I western e i film di guerra di John Ford di Sue Matheson: Questo libro esamina i generi più importanti di Ford. Evidenziando le sue imprese da regista, questo libro approfondisce i suoi western e i film militari, mostrando come ha caratterizzato questi generi con la sua visione unica.

Antologie e Filmografie

  • I film di John Ford di JA Place: Questa edizione illustrata è un'antologia completa dei quasi 150 film di Ford. Esamina meticolosamente ogni opera, dai suoi primi film agli acclamati capolavori. È arricchito con analisi critiche, approfondimenti sociali e una vasta gamma di materiale fotografico, offrendo un’immersione profonda nella narrativa e nello stile visivo di Ford.

Biografia

  • Print the Legend di Scott Eyman: Questo libro offre una biografia definitiva di Ford. Bilancia la vita personale e l’eredità cinematografica di Ford, rivelando le complessità del suo personaggio e la sua preferenza nel lasciare che i suoi film parlino per lui.

Analisi Accademiche

  • John Ford: The Man and His Films di Gallagher: I lettori vengono trattati con un’analisi accademica dei film di Ford e le sue tecniche in evoluzione. Nonostante la sua natura accademica, questo libro ha raccolto elogi per la sua copertura completa e il tono autorevole sul cinema di Ford.

Approfondimenti Specifici

  • John Ford di Lucilla Albano: Presenta un ritratto di Ford come un gigante del cinema, esperto in tutti i generi dal muto al sonoro, dal bianco e nero al colore.
  • John Ford di Jean-Loup Bourget: Offre un’esplorazione approfondita del lavoro di Ford, con analisi dettagliate e materiale fotografico. Questo libro, è elogiato per le sue condizioni e la consegna rapida, sebbene il suo contenuto rimanga non recensito su Amazon.

La Vita e la Carriera di John Ford: Un Riassunto

John Ford, il cui vero nome era Sean Aloysius O'Feeney, è nato in Irlanda. All'età di diciotto anni, lasciò la fabbrica dove lavorava e raggiunse il fratello maggiore, Francis, che già lavorava come attore e regista a Hollywood. Assunse il nome di John, che subito cambiò in Jack, mutando anche il cognome in Ford.

Come Jack F., Ford diresse, tra il 1916 e il 1923, una serie di film d'avventura per la Universal, in particolare molti cortometraggi con H. Carey. Riprese il nome John per dirigere Il cavallo d'acciaio (1924), un western di grande successo che già rivelava un'alta padronanza del mezzo. Tra cortometraggi, mediometraggi e lungometraggi, sono decine i film che il giovane Ford firmò.

Nel 1928, realizzò L'ultima gioia (Four Sons), con il quale vinse il premio per il miglior film dell'anno. L'avvento del sonoro non intaccò minimamente la sua prolificità. Girò una serie di film d'avventura, fino a quando non tornò a segnalarsi con La pattuglia sperduta (1934), cui fece seguito Il mondo va avanti (1934), gustosa parodia del genere gangster.

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Nel 1935, ottenne l'Oscar per Il traditore, un'opera che mette in scena la rivolta irlandese, la cui drammaticità appare accentuata dalla scelta di una cifra stilistica palesemente intrisa di tonalità espressioniste. Girò poi, tra gli altri, un notevole Maria di Scozia (1936) e un avvincente melodramma di ambientazione caraibica, Uragano (1937).

Nel 1939, esattamente a quindici anni di distanza dal suo western più acclamato dell'epoca del muto, con Ombre rosse realizzò uno dei capolavori della storia del cinema, e si avviò a diventare il più grande regista dei film della Frontiera. Una diligenza in fuga, inseguita da un'orda di apaches, mentre scorrono visioni sfolgoranti della celeberrima Monument Valley: tratto da un breve racconto di E. Haycox, e forse vagamente ispirato a Boule de suif di Maupassant, nella memoria storica dello spettatore Ombre rosse si identifica tout court con il genere western, di cui rappresenta una svolta decisiva. Anzi, per la sua originalità, per il suo metro stilistico, per il profilo esistenziale dei personaggi, si presenta come il paradigma del western a venire.

Lo sguardo di Ford esplora il microcosmo che popola la diligenza, luogo topico della vicenda, senza complicità: una prostituta, un medico alcolizzato, un baro di professione, un banchiere ladro, un venditore di liquori, la moglie incinta di un ufficiale di cavalleria (che partorirà lungo la strada), uno sceriffo e un fuorilegge raccolto lungo il cammino; donne e uomini soli diversi, gettati in un ambiente estraneo e ostile, di cui vengono messi a nudo le debolezze, le paure, gli eroismi inaspettati. Mai prima di quest'opera straordinaria i caratteri degli uomini della Frontiera erano stati così nettamente delineati.

Mentre con Ombre rosse guadagnò un altro Oscar, Ford si avviò a diventare il poeta dei grandi spazi, ma anche dei sentimenti, dei drammi, dei piccoli eroismi quotidiani. Tenace, metodico, a volte aspro, ma anche tenero, appassionato e ironico, alla fine della carriera avrà frequentato quasi tutti i generi, e la sua filmografia consisterà di oltre 150 titoli.

La sua vena non accennò a esaurirsi. Girò subito Alba di gloria (1939) e La più grande avventura (1939), e immediatamente dopo un altro dei suoi maggiori film, Furore (1940), tratto dal romanzo di J. Steinbeck. Un'opera singolarmente dura nel panorama fordiano - a volte incline al conformismo - una denuncia del disastro sociale e degli scenari di miseria indotti dalla depressione seguita alla grande crisi del '29. Di un livello inferiore appaiono Viaggio senza fine (1940) e La via del tabacco (1941), mentre si rivelò più ispirato Com'era verde la mia valle (1941).

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La guerra per tre anni interruppe l'attività del regista, mobilitato come ufficiale e addetto alle riprese di materiale di propaganda e di documentazione (The Battle of Midway, 1942, e We Sail at Midnight, 1943). Ferito da una scheggia, decorato e congedato, ritornò al western nel 1946, realizzando Sfida infernale, un autentico capolavoro.

Tema portante del film è la vendetta, con relativo scontro finale che scioglie l'intreccio. Ma il vero fulcro dell'opera risulta il personaggio interpretato da un magistrale H. Fonda (un Wyatt Earp pacato, tranquillo e al tempo stesso determinato): una figura quasi antifordiana, per così dire, che si trova al centro di un'opera felicemente sospesa tra epica e romanticismo. Indimenticabile la sequenza in cui Fonda/Earp danza con il mantello della sua dama appoggiato sul braccio: è dapprima impacciato, intimidito, ma presto si lascia prendere dal ballo con grande eleganza; lo sguardo quasi adorante e insieme malizioso della donna viene in primo piano e invade lo spazio con una forza emotiva coinvolgente.

Seguirono altri western memorabili, in particolare Il massacro di Fort Apache (1948), I cavalieri del Nord-Ovest (1949), Rio Bravo (1950), che vanno a formare una trilogia dedicata alla cavalleria, particolarmente amata. Non amava, però, l'eroismo folle dei guerrafondai, come il famoso generale Custer, cui somiglia il colonnello testardo e tronfio, completamente privo di esperienza, che finisce massacrato insieme con i suoi uomini in Il massacro di Fort Apache. Peraltro, in questo primo titolo della trilogia Ford non lesinò quell'ironia, quel delizioso umorismo, quella definizione degli ambienti che sono tratti costanti del suo cinema. Qui H. Fonda e J. Wayne sono direttamente a confronto. Ma le parti sembrano invertite: Fonda è caparbio e sprezzante, mentre Wayne - solitamente calato nella parte dello yankee a tutto tondo - veste i panni problematici di un ufficiale che sembra avere rispetto per i nativi americani.

Wayne riprese qualche anno dopo il suo ruolo di cavaliere senza macchia e senza paura, coriaceo, solitario, specchio delle «virtù» americane, in un altro caposaldo del western, Sentieri selvaggi, girato nel 1956, dopo incursioni di Ford in altri generi, tra i quali la commedia - con gli splendidi Un uomo tranquillo (1952) e Il sole splende alto (1953) - e il dramma - con La lunga linea grigia (1955).

Senza abbandonare quello che è stato considerato il genere principe del cinema americano, frequentò altre forme della narrazione filmica, come nel drammatico Le ali delle aquile (1957), nell'antirazzista L'ultimo urrà (1958), nel poliziesco 24 ore a Scotland Yard (1958), oppure nella sapida commedia I tre della Croce del Sud (1963), ma è ancora nei paesaggi - reali e mentali - dell'amata Frontiera che la sua tempra di inarrivabile artigiano della settima arte continuò a esaltarsi e a innovarsi.

Non a caso, dopo aver magistralmente contribuito a codificare il genere, sul finire della carriera aprì la strada anche al filone «revisionista», quello filo-pellerossa (il cui prototipo è rappresentato da L'amante indiana, 1950, di D. Daves), che investì il western cosiddetto «crepuscolare» degli anni '60/'70. Infatti, dopo aver reso un altro omaggio alla cavalleria del Sud-Ovest con Soldati a cavallo (1959), realizzò Cavalcarono insieme (1961), questa volta affidando le parti principali a J. Stewart e R. Widmark, l'uno un attempato sceriffo, l'altro un giovane ufficiale, che devono riportare a casa alcune donne bianche rapite anni prima dai comanches. Il fatto che alcune di queste, ormai integrate nella vita della tribù, rifiutino di tornare al mondo «civilizzato», la dice lunga sulla decisione del regista di rinunciare a J. Wayne.

L'anno seguente, in L'uomo che uccise Liberty Valance (1962), ultimo capolavoro di Ford, Wayne ritornò, accanto a J. Stewart, con il suo profilo di uomo duro e generoso, segnato però da un rivolo di malinconia, da una vena di sofferenza solitaria, cui il tocco fordiano conferì ancora una volta quella sorta di tristezza epica che incarna la potenza del mito e della leggenda. Anche Il grande sentiero (1964), film per la verità poco riuscito, è un tentativo di riscattare i nativi americani, questa volta gli Cheyennes. Ford girò il suo ultimo film, Missione in Manciuria, nel 1966.

Il Cavallo d'Acciaio: Un'Opera Chiave

Il cavallo d'acciaio è un'opera chiave nella storia del cinema e nella filmografia di John Ford. Raccontando la storia della costruzione della prima linea ferroviaria transcontinentale negli Stati Uniti, un'impresa titanica che ha avuto un impatto significativo sullo sviluppo del paese, Ford crea un'opera cinematografica che trascende il suo tempo. Un pilastro del cinema western che contribuì a definire molte delle convenzioni del genere. Ancora oggi, a distanza di cento anni, Il cavallo d'acciaio è considerato un classico del cinema muto e un'importante e vivida testimonianza della storia americana.

Dove Trovare i Libri su John Ford

Molti libri su John Ford sono disponibili su Amazon.it. Ecco alcuni dei titoli menzionati:

  • Il mondo secondo John Ford di Alberto Crespi
  • I film di John Ford di J. A. Place
  • John Ford di Lucilla Albano
  • Il west di John Ford di Carlo Gaberscek
  • John Ford e il cinema americano. Ovvero la rimozione di Dioniso di Andrea Laquidara
  • John Ford di Jean-Loup Bourget
  • Le maschere della malinconia di Fabio Troncarelli

Tabella Riepilogativa dei Libri su John Ford

TitoloAutoreEdizionePagine
Il mondo secondo John FordCrespi, Alberto2023272
I film di John FordPlace, J. A.; Girlanda, E. (traduttore)2013300
John FordAlbano, Lucilla (a cura di)2011192
Il west di John FordCarlo Gaberscek--
John Ford e il cinema americano. Ovvero la rimozione di DionisoLaquidara, Andrea2019160
John FordBourget, Jean-Loup; Toso, F. (traduttore)2004202
Le maschere della malinconia. "Nome d'arte di Sean Aloysius O'FeeneyFabio Troncarelli

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