Il Futurismo, movimento artistico e letterario d'avanguardia fondato da Filippo Tommaso Marinetti, esaltava la modernità, la velocità e la macchina. Il movimento, nato ufficialmente con la pubblicazione del manifesto nel 1909, esprimeva un atteggiamento di sdegno aristocratico verso la realtà comune e i valori classici. L'automobile divenne un simbolo centrale di questa nuova estetica, incarnando la bellezza della velocità e la potenza della tecnologia. Gli intellettuali futuristi non si accontentavano di vivere nel presente, ma progettavano il futuro attraverso un intervento radicale sulla realtà, affidandosi all'automobile come icona.
La nascita del Futurismo e il mito della macchina
Il Manifesto del Futurismo, pubblicato sul quotidiano francese “Le Figaro” nel 1909, segnò l'inizio di una rivoluzione culturale. Il futurismo contrapponeva al passato la moderna civiltà della macchina, celebrando la bellezza e l’ebbrezza della velocità. Uno dei principali aspetti del Futurismo era proprio il mito della macchina, che rappresentava il superamento della realtà contadina e l'affermazione di una cultura industriale.
La letteratura italiana era rimasta legata per lungo tempo a una realtà contadina, a causa dei ritardi dello sviluppo economico e sociale. All'inizio l'industrializzazione e i primi segnali della Rivoluzione industriale causarono reazioni di sconcerto anche tra gli intellettuali. Tuttavia, a poco a poco anche in Italia iniziò ad avvertirsi l'esigenza di una cultura industriale. La macchina divenne così un mito nel quale si raccolgono le aspirazioni della modernità, del rinnovamento e delle trasformazioni sociali.
Nella letteratura l'avvento della macchina assume il valore di un simbolo, capace di alimentare le fantasie dell'immaginario collettivo. La macchina diventa una metafora dell'esistenza ed offre l'illusione di un fondamento concreto e oggettivo in una visione del mondo per molti aspetti astratta, delirante e irrazionale.
Marinetti e l'esaltazione dell'automobile
Marinetti, il fondatore del Futurismo, fu un grande agitatore culturale che diede voce a temi che erano già nell'aria. A partire da Marinetti, diversi artisti del gruppo hanno omaggiato l’auto e la velocità nelle loro opere. Nel suo manifesto, Marinetti affermava che "la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della velocità". Un automobile da corsa, col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall'alito esplosivo… un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia.
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Marinetti esaltava l'automobile come simbolo di potenza, velocità e modernità. La sua poesia "All'automobile da corsa" è un inno alla macchina, celebrata come esteticamente bella e portatrice di vivace, pulsante e frenetica velocità. L'ebbrezza del pilota si identifica con la libertà assoluta, nel ripudio delle regole della grammatica, della sintassi, della metrica, dell’ortografia stessa. La fantastica galoppata giunge alle stelle, in una sorta di volo fantascientifico.
L'automobile nell'arte futurista
Anche altri artisti futuristi, come Giacomo Balla e Umberto Boccioni, furono affascinati dall'automobile e dalla velocità. Balla dipinse opere come "Velocità d'automobile" e "Dinamismo di un'automobile", cercando di rappresentare il movimento e la velocità attraverso forme geometriche e colori vibranti. Boccioni, nel suo manifesto della pittura futurista, esortava gli artisti a rappresentare il dinamismo della vita moderna, includendo l'automobile tra i soggetti degni di attenzione artistica.
I futuristi immaginavano costruzioni pratiche, leggere, poco decorate ed effimere. Antonio Sant’Elia fu uno dei progettisti più importanti in questo campo, mentre Fortunato Depero diede un grande contributo alla diffusione dell’immagine della città futurista.
L'influenza del Futurismo sull'industria automobilistica italiana
Gli anni tra l’800 e il ‘900 sono stati importanti in Italia per l’affermazione della nuova industria dell’automobile. A luglio 1899 è nata la FIAT, nel 1902 la Lancia e nel 1910 l’Alfa Romeo. Il Futurismo, con la sua esaltazione della macchina e della velocità, contribuì a creare un clima culturale favorevole allo sviluppo dell'industria automobilistica italiana.
Anche Gabriele D’Annunzio ebbe un ruolo importante nella definizione dell'immagine dell'automobile. In una lettera a Giovanni Agnelli, D'Annunzio affermò che "L'Automobile ( in maiuscolo, ndg) è femminile. Questa ha la grazia, la snellezza, la vivacità d'una seduttrice; ha, inoltre, una virtù ignota alle donne: la perfetta obbedienza. Ma, per contro, delle donne ha la disinvolta levità nel superare ogni scabrezza.” Alla fine l’ebbe vinta D’Annunzio.
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L'automobile nella letteratura del Novecento
L'automobile ha attraversato a gran velocità tantissime pagine di letteratura italiana del Novecento. È stata una rivoluzione nella tecnica e nella vita quotidiana, lo è stata anche nella lingua, nei romanzi, nella poesia. Intorno al 1890 la parola automobile comincia a diventare un sostantivo, ma viene usato sempre al maschile anche da Filippo Tommaso Marinetti nel suo Manifesto del futurismo del 1909 ( lì la definizione di automobile è addirittura quella di un’opera d’arte “che supera la bellezza della Vittoria di Samotracia”).
La narrativa americana rese le auto metafore dei ceti sociali ed emblema di aspetti psicologici: sono gli anni in cui a scrivere sono Fitzgerald, Steinbeck, Kerouac. Fitzgerald ne Il grande Gatsby, uscito nel 1925, rende l’auto di lusso allo stesso tempo simbolo del successo di Gatsby e immagine portatrice di morte. John Steinbeck nel suo libro Furore rappresenta in forme automobilistiche l’esodo delle famiglie contadine verso la California dopo la crisi del ’29 . On the Road (Sulla strada) è il romanzo di Kerouac del 1957 che racconta la mobilità motorizzata e le auto segnate dagli incidenti.
E poi c’è Dino Buzzati, scrittore e cronista al “Corriere della Sera”. L’automobile è il tema dominante di diversi racconti di Buzzati, legati al tema della città “nevrotica”. Nel racconto “Suicidio al parco” l’autore narra la storia di una coppia, Stefano e Faustina, e dell’insorgere di una terribile malattia in Stefano, quella di voler possedere un’automobile d’élite. Stefano ossessiona tanto Faustina con le foto pubblicitarie delle case automobilistiche che la moglie, esausta, una notte, tra le braccia del marito si trasforma in un’autovettura sul marciapiede davanti a casa, per realizzare i sogni di Stefano.
A metà strada tra disegno e narrativa, c’è un genere grafico-letterario in cui l’automobile vuole ostinatamente il suo ruolo. Parliamo del fumetto e della Fiat 500 di Lupin III, ladro gentiluomo che però ha anche una Mercedes SSK e che guida occasionalmente anche una Ferrari. Troviamo altri personaggi del fumetto alla guida di Alfa Romeo, Jaguar e BMW.
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