Il furgoncino Volkswagen vintage, noto anche come Bulli, è molto più di un semplice mezzo di trasporto. È un'icona culturale, un simbolo di libertà, avventura e uno stile di vita alternativo che ha segnato un'epoca. Dalle sue umili origini come veicolo commerciale leggero, il Bulli ha conquistato il cuore di generazioni, diventando un'icona del movimento hippie e un oggetto di culto per collezionisti e appassionati di tutto il mondo.

Le Origini: Un'Idea Nata da un'Esigenza Pratica

La storia del furgoncino Volkswagen inizia nel 1947, quando l'importatore olandese Ben Pon visitò gli stabilimenti Volkswagen a Wolfsburg. Notò un carrello improvvisato, basato sul telaio del Maggiolino, utilizzato per trasportare materiali all'interno della fabbrica. Intuì immediatamente il potenziale di un veicolo più versatile e funzionale, capace di combinare la robustezza del Maggiolino con una maggiore capacità di carico.

Pon abbozzò uno schizzo di un furgone con una struttura chiusa in lamiera, basato sulla meccanica del Maggiolino. Il disegno, presentato ai dirigenti Volkswagen, fu accolto con entusiasmo e diede il via al progetto del veicolo commerciale leggero che sarebbe diventato il Typ 2.

Il veicolo commerciale poggiava su tre caratteristiche chiave: interasse di 2 metri, 750 kg di massa e motore posteriore. Rispetto ai classici rappresentanti del genere, era, dunque, meno imponente, affinché riuscisse a muoversi agevolmente tra le vie urbane, senza scendere, però, a compromessi in termini di capacità di carico.

Il Lancio e il Successo Immediato

Presentato al Salone di Ginevra nel 1950, il mezzo Volkswagen fece subito centro e nel giro di quattro anni aveva già 30 differenti versioni. Come avvenuto con il Maggiolino, il cui nome ufficiale era Typ 1, il nuovo van fu denominato semplicemente Typ 2, ulteriormente nel tempo declinato nelle serie T1, T2, T3 ecc.

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Inizialmente, il Transporter fu ideato come mezzo di lavoro. Lo spazioso vano di carico serviva a operai e commercianti per il trasporto della merce. Ma poi Ben Pon tornò con un nuovo bozzetto, con cui suggeriva di aggiungere qualche finestrino e un paio di divanetti in più.

"Bulli": Un Soprannome Affettuoso

In principio gli addetti al marketing pensarono di assegnargli l’appellativo Bulli, una crasi dei vocaboli “Bus” e “Lieferwagen” (furgone per la consegna merci). La “l” aggiuntiva dipese sia da ragioni fonetiche sia dall’assonanza semantica con l’aggettivo “bullig”, in tedesco muscoloso e/o vigoroso. Non identico, certo, ma le probabilità di incorrere in un contenzioso legale erano elevate, nonché un pronunciamento avverso del giudice, qualora la causa si fosse trascinata fino in tribunale.

Come il Maggiolino, fin dall'inizio, il Tipo 2 si è guadagnato molti soprannomi da parte dei suoi fan. Tra i più popolari almeno in Germania, ci sono VW-Bus e Bulli. In Portogallo è noto come Pão-de-Forma (pagnotta). Allo stesso modo, in Danimarca, il tipo 2 viene definito Rugbrød (pane di segale). Negli Stati Uniti, tuttavia, può essere VW bus, minibus, hippie-mobile, hippie van, combi, Microbus per gli appassionati.

Il Bulli e la Controcultura Hippie

A Woodstock, nell’estate del 1969, il Volkswaget Typ 2, noto anche negli Usa con il nome tedesco nato dalla contrazione delle parole bus e lieferwagen, furgone per le consegne, divenne simbolo di un’epoca di amore, pace e creatività. Questo mezzo di trasporto, originariamente concepito come veicolo da lavoro, conquistò il cuore della controcultura hippie grazie al suo design essenziale, la versatilità e l’immagine di libertà che evocava.

Il VW Tipo 2 divenne popolare con la controcultura degli anni '60, grazie alla sua capacità di trasportare un folto gruppo di persone pur essendo economica e facile da mantenere, ed era abbastanza grande da viverci, quindi poteva essere utilizzata per viaggi a lunga distanza, ad esempio festival musicali o mete di surf.

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A tutt’oggi il piccolo furgone Volkswagen, nella sua configurazione originaria, richiama ancora immediatamente suggestioni di anticonformismo, autonomia, libertà e creatività.

Le Diverse Generazioni del Bulli

Nel corso degli anni, il furgoncino Volkswagen è stato prodotto in diverse generazioni, ognuna con le sue caratteristiche distintive:

  • T1 (1950-1967): Il capostipite, noto anche come "Split-Bus" per via del parabrezza diviso in due parti. Era caratterizzato dal frontale a forma di grande V in rilievo e dal logo Volkswagen di dimensioni generose. Le espressioni più simboliche di tutto ciò si riferiscono soprattutto alle versioni T1, prodotta fino al ’67 in 1,8 milioni di esemplari.

  • T2 (1967-1979): Il T2 fu invece soprannominato bay, da bay-window, cioè finestra ad arco, in virtù del grande parabrezza panoramico, e venne via via arricchito di svariate migliorie meccaniche (sterzo, freni, impianto elettrico, telaio e motori). Entrambe le versioni vennero prodotte nelle due varianti, Westfalia e Samba, oggi le più ricercate. Fino al ’79 in circa di 2,2 milioni di unità.

  • T3 (1979-1992): La terza generazione del furgone arriva sul mercato nel 1979, presentandosi con una linea più squadrata, con 2 fanali tondi e con il frontale molto simile alla prima Golf, grazie alla griglia sviluppata principalmente in lunghezza.

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  • T4 (1990-2003): La quarta generazione del Transporter segna un cambiamento significativo, con il motore anteriore e la trazione anteriore.

  • T5 (2003-2015): Dal 2014 esce poi la quinta serie del Transporter con un 2.0 TDI, la trazione integrale 4Motion e vari tagli di potenza tra gli 84 e i 204 cavalli.

Le Versioni Speciali: Westfalia e Samba

Tra le versioni più iconiche e ricercate del Bulli, spiccano la Westfalia e la Samba:

  • Westfalia: La Westfalia, inizialmente prodotta solo dall’allestitore esterno così denominato e dal ‘57 direttamente da Volkswagen, era un vero mini-camper ante litteram, con arredamento accurato, doppie porte e tetto estensibile in altezza.

  • Samba: Non solo i quattro per lato oltre ai due delle portiere, ma addirittura altri quattro lucernai per lato sul tetto, due angolari sui montanti posteriori e lunotto ingrandito: con i due del parabrezza fanno in tutto 23 finestrini ed infatti con il nomignolo “23 vetrini” è nota questa versione, per distinguerla da quella successiva, più “povera”, allestita con soli 21 vetrini. Ulteriore sciccheria optional, sempre solo sul T1, l’apertura a compasso dei due vetri del parabrezza, pensata per i paesi caldi. I Samba erano dipinti di serie in due toni di colore. Di solito, la parte superiore era di colore bianco. Le due sezioni colorate erano separate da una striscia decorativa. I finestrini avevano profili cromati e il furgone aveva un cruscotto più completo rispetto al normale T1.

Il Bulli Oggi: Un Oggetto da Collezione

L’elevata richiesta di esemplari ha determinato una vera mania, riflessa nelle quotazioni folli alle aste: chi ne comprò uno all’epoca, sborsando una cifra tra i 1.400 e i 1.900 dollari, ha ora l’opportunità di realizzare un enorme guadagno. Il range oscilla da un minimo di 10.000 a un massimo di 70.000 euro, di norma. Ma le sorprese sono quasi all’ordine del giorno: in Australia una versione Lusso 23 vetri del 1960 è stata, ad esempio, battuta a 202.000 dollari locali, equivalenti a quasi 124.000 euro attuali.

Con tutto questo carico di valori simbolici, i Typ 2 delle prime serie non sono affatto trattati come tutti gli altri veicoli commerciali, ma seguono le sorti delle automobili storiche più desiderate, spesso con valori vicini a quelli delle supercar sportive.

Celebrità e Primati

E la lunga lista di VIP che lo hanno in garage è lunga. Qualche nome? Lo chef e presentatore Jamie Oliver, l’ex pilota di Formula 1 Jenson Button, i musicisti Roger Daltry, Pete Townshend e Robbie Williams.

Impossibile elencare la miriade di celebri possessori del Bulli (tra gli altri Jim Carrey, Robbie Williams, Jenson Button, o i singoli componenti degli Who) o le innumerevoli avventure o primati da questo conseguiti (come l’impresa, inserita nel Guinness World Record, del Bulli che nel 2015 ha caricato 50 passeggeri), ma non si può non ricordare come il furgoncino Volkswagen abbia casualmente avuto un ruolo determinante nella nascita di Apple, una delle aziende più innovative di sempre.

Il Futuro del Bulli: L'ID. Buzz

T1 e T2 sono oggi evocati nelle linee essenziali dall’Id. Buzz, il nuovo mini-van Volkswagen 100% elettrico, che ne riprende le linee in chiave moderna; per il suo lancio, la Casa organizzò nel 2023 un raduno mondiale di Bulli ad Hannover, che si rivelò un evento faraonico: oltre 80mila persone da 35 nazioni e più di seimila veicoli di tutte le versioni. Nel 2022 tornerà il mitico pulmino Volkswagen in versione elettrica.

La Fine di un'Era e la Nascita di un Mito

Da dicembre cesserà la produzione del pulmino più famoso del mondo, simbolo della cultura hippie e protagonista di una fantastica scena di LostIl 31 dicembre del 2013 cesserà in tutto il mondo la produzione del Volkswagen T2, probabilmente il modello di pulmino più famoso di sempre, diffuso in decine di paesi e nel tempo diventato un pezzo della cultura pop occidentale e soprattutto di quella hippie statunitense. I T2 sono in produzione dal 1950 e secondo Volkswagen sono il modello prodotto più a lungo nella storia delle automobili.

L'idea del pulmino venne nel 1946 a Ben Pon, un importatore olandese della Volkswagen: mentre visitava gli stabilimenti tedeschi a Wolfsburg notò un Maggiolino, prodotto sempre dall’azienda tedesca, modificato per trasportare i materiali pesanti. Pon abbozzò così lo schizzo di un pulmino partendo da un Maggiolino: il posto del guidatore era molto spostato in avanti e il pulmino poteva trasportare fino a 690 chili.

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