La Ford Mustang è un'auto che ha segnato la storia dell'automobilismo, diventando un simbolo di libertà, potenza e del sogno americano. Dalla sua nascita nel 1964, la Mustang ha subito numerose trasformazioni, mantenendo però intatto il suo spirito originario. Questo articolo ripercorre la storia della Mustang, analizzandone le caratteristiche, le evoluzioni e le curiosità che l'hanno resa un'icona intramontabile.
Le Origini: La Mustang del 1964 e l'Idea di Lee Iacocca
La storia della Ford Mustang affonda le sue radici nel 1959, quando Lee Iacocca, figlio di immigrati italiani e ingegnere industriale con un master in ingegneria meccanica, fu nominato vicepresidente e direttore generale della divisione Ford. Iacocca, intuendo il potenziale del mercato giovanile emergente, ebbe l'idea di creare un'auto sportiva accessibile e attraente.
A tale scopo, creò un gruppo di lavoro denominato "Fairlane Committee", dal nome del motel in cui si tenevano le prime riunioni. Il comitato, composto da personalità provenienti da diversi settori della Ford, aveva il compito di definire se c'erano i margini di mercato e stilare le caratteristiche della nuova vettura.
Nel 1961, il comitato definì le caratteristiche principali della futura Mustang: un'auto sportiva con spazio per quattro passeggeri, un ampio bagagliaio, un peso massimo di 2.500 libbre (1135 kg) e un prezzo di 2.500 dollari. Per lo stile della vettura, Iacocca indisse un concorso di progettazione tra i diversi centri stile del gruppo per ottenere idee.
Il design esterno della Mustang del 1964 era caratterizzato da linee eleganti e sportive, con una griglia anteriore prominente e un cofano lungo e basso. In generale, la Mustang del 1964 era una macchina potente e accattivante, che ha stabilito lo standard per le muscle car americane dei decenni successivi.
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Il lancio ufficiale avvenne il 17 aprile 1964, in occasione dell'esposizione universale di New York, con una campagna pubblicitaria tra le più costose nella storia dell'auto americana. Ford acquistò spazi commerciali simultanei in tutti i programmi TV in prima serata e pagine su 2.600 quotidiani e 24 riviste nazionali.
Il risultato fu un successo immediato: le concessionarie vennero sopraffatte dagli ordini. Alcune storie raccontano di concessionarie in Texas con 15 persone che facevano offerte per l'ultima vettura in pronta consegna, e di rivenditori a Chicago che chiusero le porte per paura che la folla mettesse in pericolo se stesso e i suoi dipendenti. A Seattle, un camionista rimase così ipnotizzato dalle Mustang in mostra che si schiantò contro la vetrina dello showroom.
La Mustang fu un grandissimo successo di vendite, raggiungendo la cifra record di 22.000 auto vendute nel primo giorno e un milione nei primi due anni.
La Prima Generazione (1964-1973): Un'Ascesa Inarrestabile
La prima generazione della Ford Mustang, prodotta dal 1964 al 1973, è considerata l'epoca d'oro della muscle car americana. In questi anni, la Mustang ha subito diverse evoluzioni stilistiche e meccaniche, mantenendo sempre alto il suo appeal sul pubblico.
1965: Aggiornamenti e l'Introduzione della Fastback
Ad aprile 1965, in occasione del primo compleanno della Mustang, furono introdotti diversi pacchetti come il "GT Equipment Group" che arricchiva la parte tecnica, e "Interior Decor Group" che ne accresceva il livello degli interni. Quest'ultimo comprendeva sedili con inserti goffrati, pannelli porta plissettati, cruscotto con inserti simil noce, volante con raggi in metallo perforato, maniglie delle portiere con impugnatura a pistola, luci di cortesia e braccioli integrati nelle portiere.
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Il GT Equipment Group, disponibile solo abbinato al motore 289 da 225 hp o Cobra, aggiungeva fanali fendinebbia montati sulla griglia, freni anteriori più performanti, pacchetto "special handling" ed elementi decorativi come badge specifici sui parafanghi e stripes GT.
La novità più importante del 1965 fu l'introduzione del Fastback 2+2, proposta da Gale Halderman e rifiutata in un primo momento. La nuova versione portava a tre le tipologie di carrozzeria disponibili per la muscle car di Ford, conferendo alla vettura un look ancora più sportivo grazie al tetto allungato, prese d'aria sul montante C per la ventilazione interna e panca posteriore ribaltabile.
1966: Un Restyling Sottile
Il Model Year 1966, commercializzato a partire dal settembre del 1965, aggiornò la vettura nella versione standard con una nuova griglia a barre orizzontali anziché a nido d'ape. La Mustang GT presentava un mix tra le due calandre, ossia barre orizzontali, listello centrale e fendinebbia installati sulla griglia stessa.
Si aggiunsero tre nuovi elementi decorativi in prossimità della finta presa d'aria laterale e nuovi copriruota. Per quanto riguarda le motorizzazioni, il "200 Six" sostituì il 6 cilindri "170", mentre il "289" in 3 differenti tagli di potenza rimpiazzò il "260".
Il motore "200 Six" era abbinato al cambio manuale a 3 marce con seconda e terza sincronizzate, oppure su richiesta sia con il 3 marce automatico che con il 4 marce manuale. Il 289 in potenza standard era disponibile con cambio manuale a 3 o 4 rapporti totalmente sincronizzati o automatico a 3 marce.
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1967: Un Restyling Profondo
Nel settembre del 1966 Ford introdusse un deciso restyling estetico. La linea della fiancata risultava più marcata, mentre il pannello posteriore si presentava concavo conservando le classiche luci posteriori a tripla lente. Sulla griglia tornò il listello centrale e sparirono i caratteristici tre segni sul lamierato tra calandra e fanali. Nuovo anche il disegno della finta presa d'aria laterale divisa in due parti. Questa nuova calandra fu adottata solo per il model year '67.
Gli interni si rinnovarono profondamente con l'adozione di una nuova plancia molto più moderna, un nuovo quadro strumenti a cinque indicatori e il tunnel centrale della Mustang GT su tutte le versioni. L'aria condizionata opzionale contava sulle bocchette d'areazione direttamente sulla plancia.
Con il pacchetto "Interior Decor Group" si aggiunsero pannelli in alluminio spazzolato sul cruscotto e sui nuovi pannelli delle portiere.
Il "Convenience Control Panel" era tra i pacchetti più interessanti e includeva le luci di segnalazione cinture, il parking brake, il segnalatore livello del carburante e segnalatore apertura delle portiere.
A meno di due anni dalla sua introduzione, la Fastback fu ripensata con una nuova linea del tetto che si estendeva fino alla parte concava del posteriore. L'allestimento introdusse il "Silent-Flo Ventilation", un sistema di ventilazione a finestrini chiusi che nel 1967 era una esclusiva per questa carrozzeria.
Su richiesta era disponibile il pannello posteriore a lamelle, il lunotto in vetro oscurato, i copriruota completi e i pacchetti "GT Group Equipment" e "Reflective Group". Con l'opzione "Sport Deck Option" il sedile posteriore si ripiegava fornendo uno spazio di carico lungo circa 180 cm triplicandone il volume di carico. La vettura era personalizzabile in 18 colori per gli interni e ben 16 tinte per la carrozzeria. Le motorizzazioni previste erano condivise con le altre versioni del modello.
Ad oggi (2022), la Fastback è la più ricercata tra le Mustang del 1967, con valutazioni più alte di circa il 25% rispetto al modello standard e leggermente maggiori rispetto alla Convertible.
Il motore più potente della gamma 1967 era il 390 big block che rappresentava meno dell'1% di tutte le vendite. La stragrande maggioranza delle vetture era equipaggiata con uno dei motori base. Nuovo doppio sistema idraulico. La trasmissione manuale a tre velocità fu offerta per la prima volta completamente sincronizzata, mentre il cambio automatico passò al SelectShift Cruise-O-Matic, che ne consentiva l'uso manuale. L'impianto frenante venne rivisto in modo significativo con l'adozione di un doppio sistema idraulico, doppio cilindro master e linee separate tra anteriore e posteriore.
1969: L'Apice della Prima Serie
Il 1969 è stato un anno molto significativo per la muscle car della casa dell'ovale, con modelli ricercati come la Mach 1, la Boss 429 e la 302.
Gli Anni '70: Un Cambiamento di Rotta
L'introduzione del model year '70 rese la Mustang decisamente più moderna. Nelle versioni standard furono rimossi i fanali supplementari mentre i principali furono riposizionati più al centro della calandra. Sui lati comparvero due aperture e i side markers anteriori in verticale. Sulle fiancate fu rimossa definitivamente la finta presa d'aria dei freni. Al posteriore si adottò un pannello non più curvo e di conseguenza gli iconici fanali divisi in tre furono ridisegnati.
La Mustang 1970 era disponibile in versione hardtop, SportsRoof, Convertible, Grandè, Mach 1 e Boss 302. Come consuetudine, la commercializzazione del model year del 1970 ebbe inizio già durante il 1969.
La Grandè del 1970 giocava con il tetto parzialmente rivestito in vinile a contrasto nei colori nero o bianco. Per accrescere la sensazione di lusso, gli interni si arricchirono di inserti in tessuto pied de poule e finiture con venature di legno.
Sulla Mustang Mach 1 del 1970 il nero opaco del cofano fu sostituito da due strisce di dimensioni ridotte e gli adesivi laterali furono sostituiti da un inserto posizionato nella parte bassa della fiancata. Al posteriore un pannello a nido d'ape nero univa i classici fanali a tre elementi e fendinebbia rettangolari furono installati sulla griglia.
La Mustang Boss 302 del 1970 presentava una grafica vistosa composta da due strisce laterali che correvano per l'intera lunghezza della carrozzeria partendo dal cofano e diramandosi sui parafanghi in prossimità dello stesso. Il pannello posteriore era nero. Secondo alcune fonti Ford ha venduto 8.642 Boss 302 durante gli unici due anni di commercializzazione, 1.628 nel 1969 e 7.014 l'anno successivo.
Tra gli optional di maggior successo figuravano lo spoiler posteriore "Shinoda" e sulle SportsRoof le lamelle nel lunotto. I sedili avvolgenti con schienale alto divennero di serie su tutte le vetture del 1970.
I Model Year '71 - '73: Un Restyling Radicale
Il model year del 1971 portò il più profondo restyling della Mustang prima serie. Il restyling non si fermò ai soli esterni della vettura, gli interni videro un drastico cambiamento soprattutto nell'impostazione della plancia più squadrata e con quadro strumenti a tre elementi.
Ancora una volta rimase una netta distinzione tra la Grandé e la Mach 1 (versioni di "lusso") e la versione standard in cui il rivestimento delle portiere e dei sedili erano decisamente semplici.
Per la Mach 1 fu introdotto un nuovo pacchetto opzionale chiamato "Sports Interior Option" che tra l'altro aggiungeva: sedili avvolgenti dotati di schienale alto con inserti in vinile lavorato a maglia, volante deluxe a 2 razze con inserto color legno, orologio elettrico, pedaliere illuminate, indicatore di pressione dell'olio, temperatura dell'acqua e amperometro, posacenere nel sedile posteriore e quadro strumenti rifinito con materiali specifici.
I modelli Hardtop, SportsRoof, Grandé e Convertible erano disponibili di serie con motore 250 Six, mentre la Mach 1 con il 302 V8 e la Boss 351 esclusivamente con il 351 v8 da 330 bhp. Tutte le motorizzazioni, ad eccezione della Boss, erano opzionali per tutti i modelli. La trasmissione, in abbinamento in relazione alla motorizzazione, comprendeva 3 marce manuali, Select-Shift, 4 marce manuali in versione "wide-ratio" (su alcuni modelli) e "close-ratio" sui 429.
Per via delle stringenti norme anti inquinamento, nel 1972 il 429 CobraJet uscì dal listino mentre gli altri motori furono ridisegnati per utilizzare benzina low-octane. A partire dal '72 negli Stati Uniti i valori di potenza passarono da lordi a netti e per questo motivo diventa difficile confrontare i dati.
Durante il 1972 Ford presentò l'ultimo restyling della Mustang prima serie, il model year '73. Ancora una volta si intervenne sul frontale, rivedendo la griglia e integrando direttamente su di essa le luci di direzione. Il paraurti anteriore era in tinta su tutti i modelli e conforme alle nuove normative americane in tema di sicurezza. Al posteriore sul pannello verticale era presente una banda nera.
La Mustang del 1973 era disponibile nelle versioni Hardtop, SportsRoof, Convertible, Mach 1 e Grandé. La Grandé in versione hardtop offriva di serie l'opzione "Vinyl Roof" ossia l'intero tetto rivestito in vinile nei colori bianco, nero, blu, ginger, avocado o marrone. Un'opzione simile era presente anche sulla SportsRoof dove 3/4 di tetto era rivestito in vinile negli stessi colori sopra citati.
Il pacchetto "Tutone Hood" visibile applicato su carrozzeria Convertible, includeva il cofano con verniciatura nera o argento opaco, fermi del cofano twist-type e doppia presa d'aria stile "NASA" di tipo funzionali esclusivamente nelle vetture equipaggiate dal 351 V8 e dal "Dual Ram Induction".
La Mustang Mach 1 del 1973 cambiò più di qualsiasi altra Mustang grazie a nuove strisce laterali; le precedenti strisce a mazza da hockey dei modelli 1971-1972 divennero un'opzione all'interno di un pacchetto di decorazioni esterne disponibile su hardtop e convertible.
L'ultimo anno di produzione della Mustang prima serie vide una inversione di tendenza delle vendite, oramai in discesa dal 1966 in poi.
Dalla Seconda alla Quinta Generazione: Tra Crisi e Rinascita
Gli anni successivi alla prima generazione furono caratterizzati da alti e bassi per la Mustang. La crisi petrolifera, le normative ambientali sempre più stringenti e i gusti del pubblico in evoluzione portarono a un ridimensionamento delle muscle car.
La Mustang II (1974-1978): Una Tigre Domata
La Mustang II, prodotta dal 1974 al 1978, fu una risposta alla crisi petrolifera e alle nuove normative sulle emissioni. Più piccola e leggera rispetto alla prima generazione, la Mustang II adottò motori a quattro cilindri e V6, abbandonando temporaneamente i potenti V8.
La Mustang "Fox" (1979-1993): Un Nuovo Inizio
Nel 1979, la Mustang subì una trasformazione radicale con l'adozione della piattaforma "Fox", condivisa con la berlina Fairmont. Le dimensioni crebbero, offrendo più spazio per i passeggeri, e la gamma motori fu ampliata con l'introduzione di un V8 da 4,9 litri.
La Quarta Generazione (1994-2004): Un Ritorno al Passato
Nel 1994, la Mustang ottenne una nuova generazione, realizzata su un aggiornamento della piattaforma Fox. Per la prima volta non fu disponibile una carrozzeria fastback tre volumi, con uno stile che racchiudeva alcune delle caratteristiche principali delle generazioni precedenti.
La Quinta Generazione (2005-2014): Il Retro-Futurismo
Nel 2004, la Mustang venne completamente riprogettata ispirandosi nello stile ai modelli fastback degli anni ‘60, con un’operazione che i designer della Ford definirono “retro-futurismo”. Dopo 25 anni venne abbandonata la piattaforma Fox, anche se la nuova Mustang mantenne il vecchio asse posteriore per contenere i costi, suscitando aspre critiche.
Nel 2012, la Ford riprese la denominazione Boss 302, montando sulla quinta generazione il motore V8 Coyote da 5,0 litri migliorato con un albero motore forgiato, teste con ponte CNC, alberi a camme rivisti e un’aspirazione ad alto flusso presa da una variante da corsa. In questo modo arrivò a produrre 450 CV, 32 in più rispetto alla Mustang GT standard.
La Sesta Generazione (2015-2023): L'Arrivo in Europa
Per celebrare il mezzo secolo del modello, arrivò la sesta generazione che montò finalmente le sospensioni posteriori indipendenti come equipaggiamento di serie. Accanto al V6 da 304 CV e al V8 da 441 CV, si aggiunse il 4 cilindri in linea da 2,3 litri turbo EcoBoost da 314 CV.
Con la sesta generazione, la Ford Mustang venne ufficialmente distribuita in Europa, diventando un successo di vendite anche nel Vecchio Continente.
La Settima Generazione (2024-Presente): Un'Evoluzione Continua
L’ultima e più recente versione della Mustang è influenzata nello stile dalla generazione precedente, con una griglia frontale molto ampia e fari anteriori sottili e allungati. In Italia viene venduta unicamente con il motore V8 aspirato di 5,0 litri, da 446 CV nella versione base e da 453 CV nella più aggressiva variante Dark Horse.
Il Nome Mustang: Un Simbolo di Libertà
Il nome Mustang, una razza di cavallo selvatico del Nord America, deriva da quello per indicare i primi esemplari, portati dagli spagnoli nel Cinquecento, che sbarcarono in Messico e caratterizzati da un carattere indomito. Il nome dovrebbe quindi derivare da due termini di origine spagnola: “mestengo” o “mesteño” e “mostrenco“.
Il primo termine indicava forse dei capi di bestiame senza guida oppure appartenenti all’Onorato Consiglio della Mesta, un gruppo di allevatori ovini originari di Castiglia del XIII secolo. “Mesta” deriverebbe dal latino “animalia mixta” ad indicare degli animali misti o di sangue misto.
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