Introduzione

La Fiat Piccola Trattore rappresenta un capitolo fondamentale nella storia della meccanizzazione agricola italiana. Nata come risposta alle esigenze delle piccole e medie aziende agricole negli anni '50, questa macchina versatile e accessibile ha contribuito in modo significativo alla modernizzazione del settore primario. Questo articolo ripercorre la storia della Fiat Piccola, analizzandone i modelli principali e il suo impatto sull'agricoltura italiana.

Le Origini di Fiat Trattori: Dalla Guerra all'Espansione Industriale

La storia di Fiat Trattori affonda le sue radici nel periodo successivo alla Prima Guerra Mondiale. Dopo aver prodotto il suo primo trattore durante il conflitto e aver istituito una divisione agricola nel novembre del 1918, Fiat continuò a investire nel settore dei trattori. Nel giugno del 1919, durante una riunione del Consiglio di Amministrazione, si discusse persino la possibilità di acquisire "La Moto Aratrice", una società fondata da Ugo Pavesi che aveva sviluppato un trattore agricolo a quattro ruote motrici. Questo modello era stato presentato contemporaneamente al modello Fiat a Milano, nell'estate del 1918. Sebbene l'acquisizione non andò a buon fine, l'interesse di Giovanni Agnelli e di Fiat Trattori testimoniava una forte volontà di espansione industriale, orientata verso una vera e propria economia di scala.

Gli anni '20 videro Fiat Trattori acquistare diversi stabilimenti a Torino per aumentare la produzione. L'azienda decise inoltre di costruire uno dei suoi principali poli produttivi in Emilia-Romagna, una regione con una forte vocazione agricola, dove le macchine prodotte avrebbero trovato un mercato naturale. L'Emilia-Romagna offriva anche manodopera qualificata nel settore meccanico e la possibilità di gestire l'assistenza a costi ridotti. Questa divisione, che in seguito sarebbe diventata FiatAgri (e poi New Holland negli anni '90), nacque alla fine degli anni '10 con il nome di Fiat Trattori.

Inizialmente, Fiat Trattori si impegnò con il Ministro della Guerra e delle Finanze a installare un polo produttivo tra Piacenza e Bologna. Successivamente, acquisì un grande stabilimento a Modena, affidandone la gestione alla controllata Officine Costruzioni Industriali (OCI). Carlo Cavalli, già responsabile dello sviluppo di automobili storiche (TipoI) e autocarri (15Ter o 18B), fu incaricato della direzione tecnica del Fiat 700. La parte esecutiva fu affidata a Tranquillo Zerbi, un progettista di motori diesel per applicazioni pesanti. Zerbi era un innovatore per l'epoca, come dimostra lo sviluppo del motore del trattore Fiat 700, che per la prima volta adottava le valvole in testa su un mezzo "pesante". L'alimentazione era a nafta, grazie a un vaporizzatore con due condotti di aspirazione distinti, in grado di gestire in modo ottimale i flussi di petrolio. Anche la trasmissione era innovativa per l'epoca, con riduttori epicicloidali situati all'uscita del differenziale. Rispetto ai modelli 702 e 703, il peso era inferiore di 1.100 kg e la lunghezza di 30 cm.

La Nascita della Fiat 18 "La Piccola"

Nel marzo del 1957, in occasione della Fiera di Verona, Fiat Trattori lanciò il trattore agricolo Fiat 18, soprannominato "la piccola". Questo modello rappresentava una risposta mirata all'agricoltura italiana della fine degli anni '50, caratterizzata da aziende agricole di piccole dimensioni (il 90% con una superficie inferiore a 20 ettari). La Fiat 18 era una macchina adatta "sia per i grandi lavori della piccola azienda sia per i piccoli lavori della grande azienda", come recitava la pubblicità dell'epoca. Il peso e la potenza erano sufficienti per svolgere diverse attività, in particolare per sostituire gli animali da lavoro. Come trattrice ausiliaria leggera, era estremamente versatile e adatta a lavori in cui l'impiego di trattrici più pesanti non era conveniente.

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Dal punto di vista meccanico, la struttura della "piccola" riprendeva quella di altri trattori di successo della stessa classe, come il Pony di Massey Harris. Come spiegato nel volume "Fiat Trattori. Dal 1919 ad oggi" di William Dozza e Massimo Mislei, il telaio era costituito dalla scatola del cambio-differenziale, a cui era unito un telaio in acciaio a sezione quadrata. Questo telaio si divideva a metà macchina in due parti che abbracciavano il motore, fissato tramite tre silent bloc.

Caratteristiche Tecniche e Varianti della Fiat 18

Il motore della Fiat 18 era un diesel a precamera con candelette e due cilindri, con una cilindrata di 1.135 centimetri cubi. Raffreddato ad acqua, erogava una potenza di 18,9 cavalli a 2.200 giri. Il cambio era a sei marce avanti e due indietro, con un'unica leva per entrambe le gamme di velocità. Tra le altre caratteristiche tecniche, spiccavano le due prese di forza posteriori, di cui una sincronizzata.

Diversi produttori introdussero attrezzi e accessori da utilizzare con la "piccola". Già nel 1956, Fiat Trattori produsse una preserie di 84 esemplari destinati a prove in campo. Alcuni di questi furono consegnati a trasformatori, come la Ditta Fratelli Calzolari e la ditta SILMS. La prima trasformò la "piccola" in un trattore a quattro ruote motrici e sterzanti, mentre la seconda realizzò una versione frutteto, antesignana della versione "istituzionale" presentata da Fiat Trattori nel giugno 1957.

Dopo il lancio del modello base, Fiat Trattori commercializzò altre versioni della "piccola": la versione frutteto, la versione vigneto e la versione da montagna (la "montanina"), con 4 ruote motrici e sterzanti. Quest'ultima era un'erede diretta della trasformazione realizzata dalla ditta Fratelli Calzolari.

Evoluzione della Gamma: Dalla Serie 200R alla Serie 300

Nei primi due anni di commercializzazione (1957 e 1958), furono prodotti circa 10.700 esemplari della Fiat 18. Nel 1959, la gamma fu riorganizzata: il nome fu cambiato in 211R e la meccanica fu aggiornata. La serie fu denominata 200R, con diverse versioni: 211 Rb a benzina con motore a 4 cilindri della Fiat 1200, 221R per la versione frutteto, 231R per la versione vigneto, e così via.

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Nel 1960, Fiat Trattori ritenne che il mercato fosse pronto per le versioni a doppia trazione, precedentemente presidiate dalla Ditta Selene. Successivamente alla serie 200R, Fiat Trattori presentò nel 1965 la serie 215, un restyling della precedente con alcuni aggiornamenti meccanici. A seguire, arrivarono la serie 250 e, infine, la 300. Quest'ultima serie ebbe una storia particolare, poiché gli esemplari prodotti, pur derivando dallo stesso progetto, si differenziavano notevolmente per la qualità e la componentistica, a seconda dello stabilimento di provenienza.

Fiat 211Rb Factotum

Una versione speciale della "piccola" realizzata da Fiat Trattori era la Fiat 211Rb Factotum, destinata principalmente al mercato australiano.

L'Eredità della Fiat Piccola

La Fiat Piccola Trattore ha rappresentato un punto di svolta per l'agricoltura italiana. Grazie alle sue dimensioni compatte, alla sua versatilità e al suo costo accessibile, ha permesso a un gran numero di piccole e medie aziende agricole di meccanizzare le proprie attività, aumentando la produttività e migliorando le condizioni di lavoro. La "piccola" ha contribuito a modernizzare il settore primario e a gettare le basi per lo sviluppo dell'agricoltura italiana moderna.

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