L'industria automobilistica britannica, ricca di storia e innovazione, ha attraversato periodi di grande splendore e momenti di profonda crisi. Questo articolo esplora le vicende di alcune famose case automobilistiche inglesi, analizzando le cause del loro declino, i tentativi di rinascita e le sfide che ancora oggi si trovano ad affrontare.
Lister: Una Pausa Forzata
La Lister Motor Company, fondata a Cambridge nel 1954 da George Lister, è un esempio emblematico delle difficoltà che i piccoli produttori automobilistici britannici devono affrontare. Nota per il suo impegno nel motorsport e per la sua attività di elaborazione di autovetture Jaguar, Lister ha annunciato la sospensione di tutti i piani per il futuro.
Questa decisione, come si legge in un comunicato dell’azienda firmato dal CEO Lawrence Whittaker, non è dovuta a difficoltà finanziarie, ma all'incertezza politica legata al divieto delle auto termiche nel Regno Unito. Il governo britannico ha infatti intenzione di anticipare il "ban" al 2030, nonostante il piano Zero Emission Vehicle pubblicato il 3 gennaio scorso fissasse come termine ultimo il 2035.
Lister, come altri piccoli produttori (Morgan, Caterham, Ginetta), in passato beneficiava di esenzioni sui limiti delle emissioni, essendo la sua produzione inferiore a 1.000 automobili all'anno. L'azienda teme che queste esenzioni non siano più valide in futuro, rendendo insostenibile l'investimento multimilionario previsto per il lancio di un nuovo modello, il primo in 32 anni. Questo investimento avrebbe garantito il futuro dell'azienda e creato nuovi posti di lavoro.
Lister chiede quindi un aggiornamento urgente della legislazione per poter pianificare i prossimi 5 anni, auspicando un futuro in cui la sua storia non giunga ad una definitiva conclusione.
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Austin J40: Un'Auto per Bambini con una Storia Speciale
Le Austin J40 pedal car, ovvero le automobiline per bambini più famose al mondo, rappresentano un esempio di ingegno e solidarietà sociale. Prodotte tra il 1949 e il 1971, queste vetture furono inventate quando il governo britannico chiese agli industriali di dare lavoro agli operai disabili delle miniere, dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il presidente della Austin Motors ebbe l'idea di utilizzare gli scarti metallici della propria filiera per costruire le "pedal car", dando lavoro a 250 ex minatori nel Galles.
Le mini vetture, dotate di cofano apribile, luci funzionanti, parafanghi cromati e pneumatici Dunlop, riscossero un enorme successo, con oltre 32.000 esemplari realizzati. Oggi, molti di questi esemplari vengono restaurati e rimessi in strada, testimoniando la loro intramontabile popolarità. A Bicester Heritage, un polo britannico dedicato al motorismo storico, esiste una rivendita specializzata in ricambi e accessori per le J40, la J40 Motor Company, fondata nel 2020.
Le Austin J40 sono state riportate in auge dalla Settrington Cup, una corsa per piloti under 10 che si tiene dal 2012 durante il Goodwood Revival. La competizione è talmente ambita che le iscrizioni sono sempre in eccesso, e i prezzi delle Austin J40 in ottime condizioni possono superare le 3.000 sterline.
Per celebrare il decimo anniversario della Settrington Cup, al Goodwood Revival verrà presentata la prima continuation delle J40, fedele al modello originario ma con una livrea optical e una parte tecnica ammodernata.
Aston Martin: Dall'Acquisizione di David Brown ai Tempi Moderni
La storia di Aston Martin è strettamente legata a quella di David Brown, un industriale inglese che nel 1947 acquistò l'azienda, rispondendo a un annuncio sul "The Times". Brown, già proprietario di una società di successo nel settore delle trasmissioni e dei trattori agricoli, decise di concedersi uno sfizio, acquistando Aston Martin per 20.500 sterline.
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Poco dopo, Brown acquistò anche la Lagonda, per avere a disposizione un nuovo motore a 6 cilindri. Iniziò così l'epopea di David Brown, che segnò il periodo d'oro di Aston Martin, come testimonia la sigla DB che dal 1948 accompagna il nome di alcune delle più famose automobili della casa inglese.
Brown affidò al designer Frank Feeley il compito di studiare le tendenze stilistiche del momento in Italia, per poi sviluppare la DB2, un modello che costituì la base di altre Aston Martin fino al 1957. Per dare un impulso decisivo all'impegno sportivo dell'Aston Martin, nel 1950 Brown chiamò Robert Eberan-Eberhost e John Wyer, due figure chiave dell'automobilismo sportivo, che portarono alla vittoria alla 24 Ore di Le Mans nel 1959 e alla conquista del Campionato Mondiale Sport.
Negli anni successivi, Aston Martin visse periodi di grande successo con la DB4 e la DB5, l'automobile di James Bond, ma anche momenti difficili con la DBS. Nel 1972, Brown cedette l'azienda alla Company Developments Limited di William Wilson, e la DBS V8 fu rinominata AM V8 serie 2, per eliminare dal nome le iniziali dell'ex proprietario.
Nonostante la cessione, il legame tra Brown e Aston Martin rimase forte, e nel 1988, quando l'azienda divenne proprietà della Ford, Brown fu nominato presidente onorario. La sigla DB tornò a contraddistinguere alcune granturismo della casa inglese.
Innovazioni e Primati nell'Industria Automobilistica
Nel corso della sua storia, l'industria automobilistica ha introdotto numerose innovazioni che hanno migliorato la sicurezza, il comfort e le prestazioni delle vetture. Alcune di queste innovazioni sono state introdotte per la prima volta da case automobilistiche inglesi, come ad esempio la Crossley, che nel 1933 lanciò il primo modello con la radio a bordo.
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Altre innovazioni, come le luci di retromarcia, i cerchi in lega, la vernice metallizzata, il riscaldamento, l'overdrive, il lavavetri, il motore diesel, il cambio automatico e i lampeggiatori, sono state introdotte da case automobilistiche di altri paesi, ma hanno contribuito a trasformare il modo di intendere, progettare e utilizzare un'automobile.
MG Motor: Dalle Auto Sportive di Lusso alla Rinascita Cinese
MG Motor, originariamente MG Cars, è un altro esempio di marchio automobilistico britannico con una storia ricca di successi e difficoltà. Fondata da Cecil Kimber negli anni '20, MG si distinse per la produzione di auto sportive, leggere e di lusso.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, MG entrò a far parte della British Motor Corporation (BMC), e successivamente della British Leyland Motor Corporation (BLMC). Negli anni '70, la BLMC orientò la sua strategia verso la produzione di auto con il marchio Triumph, e MG continuò a sopravvivere come brand utilizzato per il rebadging automobilistico.
Negli anni '90, MG tornò a produrre auto sportive, come la MG RV8, ma la crisi finanziaria del gruppo Rover portò alla cessione del marchio alla BMW. Nel 2005, il gruppo MG Rover mise fuori produzione i veicoli MG, e il marchio fu acquisito dalla Nanjing Automobile Group, una società cinese che in seguito si fuse con la SAIC, azienda statale cinese.
Oggi, MG Motor è un marchio di proprietà cinese che produce e vende auto in tutto il mondo. I nuovi modelli MG, come la MG ZS, la MG ZS EV, la MG EHS e la MG Marvel R, sono un concentrato di potenza e design, con uno stile innovativo che si discosta dalle auto sportive di lusso del passato.
Il Legame Indissolubile tra Automobilismo e Gran Bretagna
Nonostante le difficoltà incontrate da molti marchi automobilistici britannici, il legame tra automobilismo e Gran Bretagna rimane forte. Su strada e in pista, l'automobilismo inglese ha significato emozioni, modelli unici, lusso, ma anche eccentricità e capacità di stupire.
Nel corso della storia, molti imprenditori si sono buttati sul mercato delle quattro ruote, creando dal nulla case automobilistiche che dovevano imporsi a livello globale. Purtroppo, non tutte le vetture sono diventate leggendarie, e molti marchi sono scomparsi nel corso del tempo.
Tuttavia, l'ingegno, la passione e la capacità di innovazione degli ingegneri e dei designer britannici continuano a influenzare l'industria automobilistica mondiale, e il futuro potrebbe riservare nuove sorprese e nuove rinascite per i marchi storici del Regno Unito.
La Fine dell'Indipendenza e l'Acquisizione Straniera
Gli anni '90 hanno segnato un punto di svolta per l'industria automobilistica inglese, con la fine dell'indipendenza e l'acquisizione di molti marchi storici da parte di gruppi stranieri. La svalutazione della sterlina rispetto al marco tedesco e al dollaro statunitense ha reso le aziende inglesi più vulnerabili alla speculazione, e una dopo l'altra le roccaforti dell'automotive inglese sono cadute in mano nemica.
Bentley e Rolls Royce aeronautica sono passate alla Volkswagen (che in seguito ha ceduto i diritti sul marchio Rolls Royce Automotive alla BMW), la stessa BMW ha rilevato da British Aerospace Rover/MG con i diritti di Mini, mentre Land Rover e Jaguar sono state acquisite da Ford USA.
La Strategia di Graham Day e la Vendita a British Aerospace
Dopo l'allontanamento di Sir Michael Edwardes, il governo Thatcher ha scelto Graham Day per guidare le operazioni di vendita del gruppo Rover. Day ha tagliato teste e rimpiazzato i dirigenti con uomini distanti dall'automotive, e nonostante i successi commerciali ottenuti con l'evoluzione della serie "800", il rebranding della serie "400" e il futuro delle serie "200" e "600", ha dovuto rassegnarsi ad una perdita costante di un milione di sterline al giorno di soldi pubblici.
Nel 1988, British Aerospace ha acquisito il pacchetto azionario del governo nel controllo del gruppo Rover, una scelta atipica per un gruppo disinteressato al mondo automotive, ma che rispondeva alla richiesta di tutela del patrimonio industriale dentro la Gran Bretagna.
Il Connubio BMW/Rover e gli Effetti Fallimentari
Il connubio BMW/Rover si è rivelato fallimentare, con scelte strategiche che hanno penalizzato il marchio inglese. La gamma Rover si è trovata a competere con i modelli BMW nel settore "Premium", mentre la MG ha visto bloccato il mercato americano per rischio concorrenza con la serie "Z" della BMW.
Le politiche tedesche hanno tagliato via dalla gamma Rover una fetta importante di motorizzazioni Honda a benzina, mentre i Diesel sono diventati tutti BMW. La verità è che a BMW interessava di sicuro il Brand Mini, che era stato liquidato insieme a tutto il resto del gruppo Rover.
Il Gruppo Phoenix e il Crollo di MG Rover
Nel 2000, BMW ha ceduto MG Rover al Gruppo Phoenix per una somma simbolica di 10 sterline. Il Gruppo Phoenix, formato da John Towers, Peter Beale, Nick Stephenson e John Edwards, ha promesso di mantenere la produzione e i posti di lavoro, ma la crisi di vendite è continuata.
Nel 2004, il management di Phoenix Group ha lanciato allarmi al governo inglese, cercando partner industriali soprattutto in Cina e chiedendo un prestito ponte. La SAIC è arrivata alla corte di Phoenix, ma i colloqui si sono conclusi con un nulla di fatto.
Nel 2005, MG Rover è fallita con debiti per 1,3 miliardi di sterline e la perdita di 6.000 posti di lavoro. I direttori Phoenix sono stati accusati di essersi arricchiti mentre gestivano male la società.
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