Le guerre daciche, combattute tra l'Impero Romano e la Dacia sotto l'imperatore Traiano, rappresentano un capitolo significativo nella storia romana. Questi conflitti non solo portarono all'espansione dell'Impero Romano alla sua massima estensione, ma ebbero anche un impatto duraturo sulla Dacia e sulla sua popolazione.
Antefatti e le Prime Scaramucce
La Dacia, situata a nord della Macedonia e della Grecia, ad est del Danubio, divenne un obiettivo strategico per Roma. Nell'85 d.C., i Daci attraversarono il Danubio e saccheggiarono la Mesia, infliggendo una sconfitta all'esercito romano inviato dall'imperatore Domiziano. Questo evento segnò l'inizio di una serie di conflitti che avrebbero plasmato il futuro della regione.
Le Guerre Daciche sotto Traiano
L'imperatore Traiano riprese le ostilità contro la Dacia, determinato a sottomettere la regione. Dopo diverse battaglie, nel 101 d.C., Traiano sconfisse il re dei Daci, Decebalo, nella seconda battaglia di Tapae. Tuttavia, Decebalo riacquistò potere e nel 105 d.C. attaccò nuovamente le guarnigioni romane. In risposta, Traiano marciò nuovamente in Dacia, assediando e distruggendo quasi completamente la capitale dei Daci durante l'assedio di Sarmizegetusa del 106 a.C. Con la Dacia sottomessa, Traiano invase l'Impero dei Parti ad est, espandendo ulteriormente i confini dell'Impero Romano.
La Vittoria di Roma e le sue Implicazioni
La conclusione delle guerre daciche rappresentò una grande vittoria per Roma. Traiano annunciò 123 giorni di festeggiamenti in tutto l'Impero. Le ricche miniere d'oro della Dacia furono messe al sicuro, contribuendo significativamente all'economia romana. Si stima che la Dacia abbia contribuito con 700 milioni di denari all'anno, finanziando le future campagne di Roma e assistendo alla rapida espansione delle città romane in tutta Europa. Centomila schiavi maschi furono riportati a Roma e, per scoraggiare future rivolte, le legioni XIII Gemina e V Macedonica furono assegnate permanentemente in Dacia.
Conseguenze Demografiche e Culturali
La conquista della Dacia portò a un enorme cambiamento demografico. La popolazione fu romanizzata e la lingua romena che si sarebbe sviluppata nei secoli successivi è rimasta una lingua neolatina, nonostante l'isolamento in una regione europea successivamente slavizzata o magiarizzata. La cultura romana si diffuse nella regione, influenzando l'arte, l'architettura e le istituzioni.
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La Colonna Traiana: Un Monumento alla Vittoria
La Colonna Traiana a Roma rappresenta la vittoria dell'Imperatore Traiano sui Daci tra il 101 e il 106 d.C. Si sviluppa per quasi 40 metri di altezza e ha una base di circa 4 metri. Le scene raffigurano le armate romane e nemiche impegnate in scontri violenti, con molti soldati rappresentati individualmente con diverse espressioni facciali e pose del corpo. Le immagini mostrano anche l'uso di varie armi e tattiche di guerra, come l'uso di catapulte e frecce. Inoltre, i bassorilievi spesso rappresentano le vittorie romane e gli sconfitti che si arrendevano e presentavano omaggi all'esercito romano.
Traiano: Un Imperatore di Origini Provinciali
Traiano era figlio di un senatore che portava il suo stesso nome. Apparteneva a una famiglia di Todi, quella degli Ulpii, che, sebbene provinciale, era eminente e di rango senatorio. Gli Ulpii erano una famiglia italica stabilitasi nella provincia iberica di Baetica (odierna Andalusia - Spagna), la quale mantenne però sempre contatti con la terra d'origine al punto che Nicomaco Flaviano il Vecchio ipotizzava che l'imperatore fosse nato nella città umbra, la famiglia infatti aveva nella città interessi economici.
Traiano nacque il quattordicesimo giorno prima delle calende di ottobre (18 settembre) e, sebbene la maggior parte degli storici indichi l'anno 53, una corrente minoritaria sostiene il 56 come anno di nascita, basandosi sulla sua carriera senatoriale. È possibile che, essendo nato all'inizio del consolato del padre, abbia avuto i natali a Roma, ma nessuno fino allo scrittore del IV secolo Eutropio indica un luogo preciso. Quest'ultimo sostiene che Traiano sia nato ad Italica (fondata da Scipione l'Africano), odierna Santiponce, questa idea è oggi la più ricorrente.
La madre, Marcia, era iberica, mentre il padre non fu solo senatore, ma ricoprì altre cariche importanti, tra cui il proconsolato d'Asia, il consolato e nel 76-77 il governatorato della Siria (Legatus pro praetore Syriae). Passando dalla carica di tribunus militum a quella di quaestor, praetor, e legatus Traiano si fece le ossa sui campi di battaglia, assaggiando lidentico sapore delle gallette dei legionari, annaspando nello stesso fango, stillando lo stesso sudore. La sua fama decollò definitivamente quando nell89, posto finalmente a capo di una legione (la I Adiutrix) sotto Domiziano, si distinse contro Lucio Antonio Saturnino, il legato della Germania superiore che aveva fomentato una pericolosa ribellione.
I vantaggi che seguirono quellimpresa costituirono il trampolino per il conseguimento della carica di console ottenuta nel 91. A dispetto di molta scarsità documentaria si staglieranno chiare e immutabili le testimonianze monumentali e architettoniche, prima fra tutte la celeberrima colonna che ancora abbellisce il Foro voluto proprio dallimperatore nellarea che collegava il Campidoglio con il Quirinale. Al momento, Traiano era ancora lontano dal compiere le imprese che sarebbero state immortalate sulla stele, ma aveva già raggiunto un prestigio che gli permise di essere investito della carica di governatore della Germania superiore, nel cui ruolo si confermò come uno dei più valenti generali di cui limpero potesse disporre; qui lo colse la notizia della morte di Domiziano e la conseguente ascesa del successore Nerva.
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Questo anziano senatore inviso negli ambienti militari, aveva bisogno di un interlocutore valido che gli apprestasse un ponte con il mondo dei militari. La scelta ricadde su Traiano, che nel 97 si ritrovò addirittura designato come successore al soglio imperiale e adottato, da Nerva come figlio. La scelta di Nerva confermava quanto ormai fossero lontani i tempi di Augusto: la via della successione non si incardinava più sui principi familiari, ma seguiva la strada della ricerca del migliore, inaugurando una stagione che avrebbe finito per costituire uno dei momenti più floridi della storia di Roma. Nerva era in difficoltà a causa di una rivolta di pretoriani e quindi considerò opportuna lascesa di un buon generale, di nobiltà recente eppure solida, per di più baciato dal favore popolare.
Di certo quellopzione dimostrò chiaramente che le origini provinciali di Traiano non costituivano più un fattore discriminante, sancendo di contro quanto la penisola italica stesse perdendo il suo ruolo centrale nella politica romana. Lelezione di Traiano al principato rappresentò dunque una chiara riscossa delle forze fino ad allora tenute ai margini del potere. Traiano, che nel frattempo aveva incassato la nomina a proconsole e la potestas tribunicia, si ritrovò così a essere imperatore di Roma alletà di quarantacinque anni, grazie alla lungimiranza del suo predecessore e alla forza del proprio esercito. Tutti elementi che contribuirono a rendere la traslazione dei poteri la più indolore possibile.
Politiche Interne di Traiano
La volontà di assolvere i propri doveri lungo le rive del Reno e del Danubio non impedì a Traiano di prepararsi adeguatamente il terreno per il suo rientro nella capitale, preoccupandosi di adottare quelle misure preliminari atte a proteggere il governo e la propria persona. Sistemate le cose in terra teutonica, si trasferì finalmente a Roma. Ben lontano dal riproporre i riti di stampo orientale dei sui predecessori, come labbraccio del piede, il baciamano o il palanchino, il nuovo imperatore faceva il suo ingresso passeggiando sulle sue gambe, da vero cittadino romano. Daltronde, se andava bene a sua moglie Plotina, con cui era felicemente sposato sin dal 90, nessuno ritenne opportuno sollevare il velo su situazioni potenzialmente imbarazzanti: neppure un autore corrosivo come Giovenale ebbe il coraggio di biasimare Traiano per i suoi vizi.
Traiano accolse di buon grado il suggerimento che prevedeva un maggior coinvolgimento del Senato nella conduzione degli affari pubblici, ma esercitò su questi un controllo molto serrato. Ciò gli permise di arginare gli abusi di potere di cui svariati senatori si erano macchiati durante il governo lassista del suo predecessore Nerva, quando approfittando di una politica indulgente si erano appropriati illegalmente di svariate ricchezze. Accelerando la realizzazione del dirigismo e del centralismo dello Stato, in pratica spinse alle estreme conseguenze quanto già iniziato da Augusto. Pur mantenendo salve le apparenze di un programma conciliatorio tra il vecchio e il nuovo ordine, Traiano seppe cavalcare una politica che annullava gli antichi poteri e le strutture dorigine arcaica.
Ciò gli permise di colpire inesorabilmente la corrotta cricca dei liberti che ormai da tempo si ingozzava nelle alte sfere, sostituendola con una cerchia di equites di specchiata dirittura morale. Le trasformazioni politiche di cui si fece promotore, lo rivelarono attento interprete dei tempi che stava vivendo, contrassegnati da significativi rivolgimenti sociali. Nonostante già da tempo si stesse realizzando una sorta di parificazione tra i cittadini dellimpero, con linevitabile smantellamento dei privilegi goduti dalla componente romano italica, Traiano optò per uninversione di tendenza che prediligesse piuttosto la vitalità dimostrata dalle popolazioni della penisola.
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In tale ottica vanno lette le disposizioni che limperatore ebbe cura di promulgare. Per mantenere la prosperità in Italia e permettere a questa di conservare il suo primato allinterno dellimpero erano necessari provvedimenti ben più drastici del puro e semplice miglioramento delle vie di comunicazione, cui pure si dedicò con solerzia. Così, individuando nelle nuove generazioni lo strumento attraverso il quale quel primato si sarebbe di nuovo espresso, Traiano promosse a partire dal 103 linstitutio alimentaria, un dispositivo statale a carattere assistenziale che sebbene introdotto dal predecessore Nerva trovò sotto di lui la sua piena realizzazione. Attraverso di esso limperatore intese istituire collegi per ragazze e ragazzi poveri e per gli orfani dei suoi legionari, cui furono elargiti sussidi mensili.
A ciò, nel 108 si affiancò un provvedimento che costringeva i nobili senatori (in gran parte ormai latifondisti provenienti dalle province) a investire almeno un terzo dei propri patrimoni in terre italiche. Come se non bastasse, Traiano sfrutterà i proventi che gli deriveranno dalle campagne daciche per ripopolare lItalia con una messe di contadini liberi, ai quali si preoccuperà di fornire terra, sementi, attrezzi e casa, chiedendo in cambio un modesto interesse annuo. Infine, avrà cura di alleggerire il peso contributivo cui erano sottoposti i suoi sudditi, irrobustendo di contro il fisco con la vendita di beni che i precedenti imperatori avevano largamente accumulato mediante acquisti, confische, doni e legati testamentari e immobilizzato nel proprio patrimonio.
Da qui limmagine restituitaci dai plutei che ora sono conservati nella Curia, in cui si ammira un Traiano intento a bruciare i registri delle tasse: al di là della mera propaganda, le sue iniziative furono una vera e propria scossa con cui si innervò la ripresa delleconomia italiana. Con il rilancio di questa, Traiano evitava pericolose derive centrifughe e anzi, attraverso il potenziamento di un efficiente apparato statale, creava le condizioni per lattuazione di una vasta rete di traffici interni, sia attraverso lassicurazione della sicurezza delle rotte terrestri e marittime, sia attraverso la riorganizzazione amministrativa dei territori.
Opere Pubbliche e Infrastrutture
Tutto ciò si tradusse in quella che agli studiosi è apparsa una mirabolante età delloro, riflessa nella miriade di opere pubbliche patrocinate dall' imperatore. Le grandiose terme di cui restano tracce sul Colle Oppio, il monumentale Foro che ancora porta il suo nome, con il sontuoso apparecchio di edifici per la pubblica amministrazione, colonnati, porticati, biblioteche, templi e statue, uniti alle svariate opere di manutenzione realizzate in ogni angolo dellimpero (non ultimo il porto esagonale eretto nella zona dellattuale Fiumicino o la bonifica dellAgro Pontino) testimoniano la floridezza che Traiano seppe imprimere alla stagione del suo governo.
La Strategia Militare di Traiano
Mentre Traiano sovrintendeva alla realizzazione di apparati e infrastrutture su cui far poggiare limpero, non perdeva di vista lessenza di cui la sua stessa natura era forgiata, vale a dire la guerra. Egli abbandonò la politica di contenimento perseguita dai suoi predecessori e abbracciò la causa di una rinnovata espansione, che finì per rappresentare lultima stagione imperialista di Roma. Traiano individuò nel confine danubiano lo scenario su cui ricercare non solo la gloria personale, ma anche la risposta a valutazioni di ordine strategico ed economico.
Lanello debole del confine era già stato individuato da tempo nella porzione di territorio adiacente al regno dei daci, lunico Stato organizzato presente nellarea corrispondente grosso modo alla moderna Romania. Impossessarsi del regno dei daci avrebbe dunque significato non solo portare il confine oltre il Danubio, raggiungendo così una barriera naturale che avrebbe rappresentato una valida linea di difesa rispetto allinfiltrazione dei barbari verso occidente, ma avrebbe messo in sicurezza le regioni della Mesia (odierna Bulgaria) e della Tracia (Grecia orientale), garantendone uno sviluppo organico e tranquillo.
Traiano dovette dedurre che quella terra abbondava di risorse naturali e minerali, cosa che peraltro risulterà vera. Così, considerando il fatto che in quelle terre sfociava la grande via fluviale del Danubio, ovvero laccesso sicuro al mar Nero per il commercio col regno vassallo del Bosforo, limperatore si accinse più che volentieri a effettuare il viaggio verso le radici ancestrali del popolo latino, ripercorrendo a ritroso il cammino che, nel corso della grande migrazione indoeuropea avvenuta intorno al II millennio a.C., aveva portato quelle popolazioni dalle montagne e dalle foreste dei Carpazi fino allItalia centrale. Non a caso, nellEneide Virgilio faceva dire alla sibilla interrogata dai troiani fuggiaschi a Cartagine: «Perché non andate dai vostri fratelli?» intendendo con fratres proprio i latini che, al pari dei troiani, provenivano dal lontano oriente, identificato nelle selvagge quanto mitiche terre della Dacia.
E sempre non a caso, anche dopo che gli effetti della conquista romana perpetrata da Traiano si affievoliranno, quella terra, destinata a trasformarsi nella moderna Romania, rimarrà unisola latina in un mare di slavi. Traiano comprese che per averne ragione, avrebbe dovuto contare innanzitutto su un esercito affidabile. Creò così nuove legioni, ma soprattutto impose un nuovo senso della disciplina con un serrato programma daddestramento, mirato a rinsaldare il rapporto già esistente tra soldati, comandanti e imperatore. Credendo fortemente nel valore dellesempio, aveva già condiviso fatiche e ansie delle sue truppe, con cui familiarizzava chiamando i soldati per nome e alle quali non lesinava rampogne o punizioni drastiche quando necessario.
Sebbene come detto il periodo di Traiano fu in assoluto il meno documentato della storia di Roma, possiamo però contare su una valutazione abbastanza accurata della consistenza dellesercito imperiale. Le armate contavano probabilmente sui 400.000 uomini, fra cui 180.000 ripartiti in trenta legioni (di consistenza numerica superiore a quella dei tempi precedenti) composte principalmente di provinciali, ma con i quadri quasi integralmente arruolati in Italia. A queste si sommavano gli ausiliari offerti dagli Stati alleati, il cui numero superava di poco le 200.000 unità.
La Prima Campagna Dacica (101-102 d.C.)
Riunitasi a Tibiscum, larmata proseguì fino a Tapae, puntando al passo delle cosiddette Porte di ferro che immettevano nella Dacia vera e propria, allora comprensiva di Transilvania, Moldavia, Valacchia e parte della Galizia meridionale e della Bucovina. Traiano, da comandante esperto qual era, man mano che avanzava rispose costruendo campi base e fortezze: così consolidava le retrovie e rendeva possibile lafflusso di rinforzi e di rifornimenti. Nel 102 si giunse a una prima battaglia campale a Tapae, nello stesso luogo dove quattordici anni prima il governatore della Mesia, Tettio Giuliano, aveva ottenuto una schiacciante vittoria che aveva costretto Decebalo sulla difensiva.
Stavolta lesito dello scontro non fu altrettanto confortante: la mediocre vittoria ottenuta dai romani servì solo a instillare nellanimo di Traiano la consapevolezza della forza di resistenza dei daci. Fu così che nella primavera successiva, Traiano giudicò più saggio cambiare accesso, tentando la penetrazione attraverso il passo della Torre Rossa. Traiano ormai si trovava al centro dellanello dei Carpazi e gli sarebbe bastato allungare le mani per occupare la capitale dacica Sarmizegetusa, obiettivo principale della sua avanzata. Unazione diretta contro la città avrebbe però esposto il fianco sinistro romano allattacco scaturito dalla linea di Muhlbach, una serie di fortezze situate sui contrafforti dei monti limitrofi.
Limperatore dunque, dimostrando ancora una volta una pregevole duttilità tattica, modificò il baricentro dellazione dirigendosi contro i capisaldi montani, che furono distrutti uno a uno secondo il principio del frazionamento dellavversario. Decebalo impiegò tutte le sue forze per soccorrere le fortezze e, quando lultimo caposaldo fu espugnato, la strada per la capitale era ormai da considerarsi spianata: la guerra a quel punto era vinta. Decebalo, pur di risparmiarsi gli orrori di un inutile assedio, capitolò, presentandosi nel campo di Traiano presso Aquae, sullo Strell, dove fu concordata una pace che limperatore concesse presentando te…
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