Introduzione

Il carro armato, un veicolo corazzato, armato e cingolato, ha rivoluzionato la guerra moderna, combinando potenza di fuoco, protezione e mobilità. Questo articolo esplora la storia e lo sviluppo del carro armato, dalle sue origini durante la Prima Guerra Mondiale fino ai moderni carri da battaglia.

Le Origini e la Prima Guerra Mondiale

La Prima Guerra Mondiale vide i primi tentativi di utilizzare nuovi mezzi di offesa. Lo stallo delle trincee portò alla necessità di un veicolo in grado di superare il fuoco nemico e le difese fortificate. La guerra, così sanguinosa, fece progredire lo sviluppo del carro armato, inteso come veicolo corazzato, armato con mitragliatrici o cannoni e dotato di cingoli.

Il primo carro armato, il Mark I, era ingombrante, inaffidabile e lento, ma il suo impatto fu drammatico. Incarnò la meccanizzazione e l’industrializzazione della guerra quando, nel 1918, contribuì a sbloccare la situazione di stallo del primo conflitto mondiale.

Sviluppo tra le Due Guerre Mondiali

Nel ventennio tra la prima e la seconda Guerra Mondiale, la trazione automobilistica militare subì un'evoluzione a ritmo molto accelerato, sfruttando al massimo i perfezionamenti già raggiunti nelle costruzioni automobilistiche civili. Già prima del recente conflitto la motorizzazione militare aveva assunto una fisionomia propria che la distingueva da quella civile ed il suo sviluppo aveva reso necessario uno speciale ordinamento dei corpi motorizzati.

I Carri Armati Italiani

Il volume prende in esame i mezzi utilizzati dagli italiani, prima il Renault e lo Schneider, poi le varie autoblinde - sicuramente le meglio riuscite nel panorama italiano - ed infine i vari FIAT, dal FIAT 3000 al P40. Altri capitoli vengono inoltre dedicato ai carri armati stranieri catturati, al modellismo e all’industria.

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Tra i mezzi esposti nel Museo Storico della Motorizzazione Militare, si trovano il carroarmato veloce L3, i carriarmati M15/42 e P40.

Tipologie di Veicoli Militari

Gli autoveicoli appartenenti al primo gruppo non differiscono sostanzialmente dagli autoveicoli usati nel campo civile. Per conferire agli automezzi industriali di produzione corrente particolari caratteristiche che li rendano maggiormente idonei all'impiego militare, qualche nazione, come l'Italia, ha imposto per legge che tutti gli autocarri per trasporto merci rispondano a particolari requisiti, soprattutto nei riguardi dell'ingombro, raggio di volta e prestazioni. Si raggiunge in tal modo il vantaggio di poter trarre, all'atto della mobilitazione, sia dalla produzione corrente, sia dalla precettazione civile, un numero alquanto rilevante di autocarri aventi requisiti soddisfacenti per essere impiegati come trasporti militari su strada.

Gli automezzi appartenenti al secondo gruppo, idonei cioè a muoversi sia su strada, sia fuori strada, sono caratteristici della vera e propria motorizzazione militare. Questi autoveicoli possono essere muniti di ruote oppure di cingoli. I veicoli cingolati presentano indubbiamente una maggior sicurezza di movimento su terreno cedevole, rispetto a quelli a ruote; questi, viceversa, risultano decisamente superiori ai cingolati nella marcia veloce su terreno consistente.

I Veicoli da Combattimento

Sono i veicoli che rappresentano le soluzioni più ardite e più complesse nelle costruzioni automobilistiche in genere e in quelle riflettenti la motorizzazione militare in ispecie.

Autoblinde

Le autoblinde sono veicoli protetti derivati da telai di autoveicoli a ruote o a cingoli aventi buona attitudine a muoversi su terreno vario in genere (trattori, semicingolati, ecc.), muniti di una carrozzeria protetta, costituita da corazze di spessore limitato (6 ÷ 8 mm.).

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Veicoli da Neve

Sono veicoli destinati a muoversi su ampie distese di neve di consistenza variabile. La marcia sulla neve è possibile solo con veicoli che affondano poco, muniti quindi di sistemi di locomozione atti a realizzare pressioni specifiche in movimento molto basse.

Il Museo Storico della Motorizzazione Militare

Il Museo Storico della Motorizzazione Militare a Roma, situato nella cittadella dell'Esercito alla Cecchignola, riaprirà le porte al pubblico grazie a un accordo tra il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, l'ACI e l'Esercito Italiano. L’accordo è stato fortemente voluto dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, il Generale di Corpo d’Armata Salvatore Farina, e dal Presidente dell’ACI Angelo Sticchi Damiani.

Il museo occupa un'area di circa 50 mila mq, con ampi viali e zone verdi, e ospita più di trecento unità, tra automobili e autocarri civili e militari d'epoca, sessanta mezzi cingolati, blindati e corazzati, e altrettanti motocicli d'epoca. Particolarmente importante è il padiglione intitolato alla Medaglia d'Oro Arturo Mercanti, con la Direzione, la biblioteca-archivio con dati e schede tecniche riferiti a molti mezzi a motore in affidamento all'Esercito, dalle origini ai nostri giorni, nonché materiale fotografico e documentale.

Oltre ad alcuni carri a traino animale del 1914 e del 1916, il Museo annovera pezzi di grande valore e importanza storica, come gli autocarri Fiat 18 BL, 15 Ter e Spa 38. Ma anche due aerei leggeri Piper L18 e L21B, una Fiat 501 Torpedo, il carroarmato veloce L3, i carriarmati M15/42 e P40 e la rarissima autoblindo Lince su base Lancia Astura. Presenti anche alcune vetture della Presidenza della Repubblica: una delle 4 Lancia Flaminia Landaulet e la Maserati Quattroporte di Sandro Pertini. Tra i cimeli più famosi, l’autoambulanza Fiat Tipo 2 del 1910 usata nel film “Addio alle armi” tratto dal romanzo autobiografico di Ernest Hemingway.

Il Generale Figliuolo ha dichiarato: “Questo progetto segna un momento importantissimo per la storia del Museo Storico della Motorizzazione Militare, che potrà riaprire i battenti a un ampio pubblico di concittadini interessati tanto alla storia dell’automobile quanto all’evoluzione tecnologica del nostro Paese, in cui la Forza Armata, con i suoi mezzi e sistemi d’arma, ha da sempre avuto un ruolo trainante. Ringrazio l’ACI per aver scelto l’Esercito come partner istituzionale e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, funder del progetto”.

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Il rappresentante dell’Aci Capozza ha invece sottolineato: “Con questo accordo due enti di grande tradizione istituzionale creano una sinergia infrastrutturale a beneficio del Paese, aperta a tanti altri interlocutori pubblici e senza alcun costo per lo Stato, finalizzata alla valorizzazione del patrimonio della Forza Armata e alla promozione di piani di sviluppo turistico nel settore automotive.

Carro e Carrozza: Una Prospettiva Storica

Carro è qualsiasi veicolo composto essenzialmente di un piano destinato a sostenere un carico e di ruote che ne permettono la trazione con un attrito minimo. La ruota e il carro sono un prodotto del mondo antico, originari dell'Asia anteriore alla fine del quarto millennio a. C. In origine, le ruote erano piene e formavano un tutto rigido con l'asse. Fu probabilmente con l'introduzione dei metalli che la ruota piena venne sostituita da quella a raggi.

Nel mondo antico, greco e orientale, il carro appare usato principalmente come strumento di guerra. Un progresso notevole nella costruzione di carri in genere si riscontra in Etruria durante il periodo orientalizzante (750-600 a. L'evoluzione e diffusione del carro procedono di pari passo con l'intensificarsi di certe attività umane come le industrie specialmente agricole, il commercio, la guerra.

Variano le forme e le denominazioni dei carri non solo da un popolo all'altro, ma anche da un luogo all'altro e da un'età all'altra. Il più semplice tipo di carro è lo stesso carro da guerra, usato dapprima in Oriente e in Grecia, e di là passato in Etruria: due ruote riunite da un asse, sul quale è bilanciato il cassone aperto di dietro e da cui si diparte il timone con giogo per il doppio attacco. Un tipo di carro assolutamente primitivo e originario dell'Italia è il plaustrum: pesante strumento agricolo da trasporto, con capace cassone e ruote lignee massicce (tympana) senza raggi, o con traverse al posto dei raggi.

Nel corso del sec. V l'uso del carpentum doveva essersi abbastanza diffuso, se ai primi del secolo successivo venne concesso senza alcuna riserva alle matrone. Il carpentum, entrato così nell'uso presso le classi ricche romane, dovette sempre più guadagnare in eleganza e in comodità; la copertura poteva anche essere di seta.

Giulio Cesare ci ha conservato una minuta descrizione di uno speciale carro, l'essedum, usato in pace e in guerra dalle popolazioni barbare della Gran Bretagna: tipo di carro semplice, forte e leggiero, a due ruote, aperto di dietro e anche davanti, così da permettere al combattente di reggersi sul timone e perfino sul giogo.

Carri nel Medioevo e nell'Età Moderna

Per tutto l'alto Medioevo, nei regni romano-barbarici, i carri servirono solo ai trasporti; per molti secoli non si ebbe alcun progresso nella loro costruzione, anzi fu soppresso ogni ornamento, curandosi soltanto la solidità. Alla fine del sec. XIII ricompaiono, adottate dalle ricche castellane medievali, modelli di carrette elegantissime, analoghe alla reda delle dame dell'impero romano.

Solo nella prima metà del sec. XV si videro in Italia i primi tipi di cocchi in cui la cassa era sospesa mediante cinghioni o catene. Verso il 1550 si tentò di lanciare i primi tipi di carrozze con molle ad arco, d'acciaio, ma con poco risultato; perché, data la scarsissima perfezione dell'industria dell'acciaio, tali molle si spezzavano con grande frequenza; così che, dopo i primi esperimenti, furono abbandonate. Furono nuovamente adottate molto tempo dopo, quando i perfezionamenti introdotti nelle industrie metallurgiche permisero la costruzione di molle sufficientemente resistenti e sicure.

La Belle Époque e le Invenzioni

Tra la fine dell’800 e lo scoppio della grande guerra, l’Europa vive un periodo di grande fiducia nel futuro, di pace e di prosperità. Questo periodo, chiamato Belle Époque, è caratterizzato da molte scoperte scientifiche, frutto della seconda rivoluzione industriale, che hanno trasformato la vita di tutte le popolazioni legate all’Europa.

Tra le grandi scoperte scientifiche troviamo la pastorizzazione, i vaccini per la tubercolosi e quello contro la rabbia, l’illuminazione elettrica e la radio. Con la fine dell’Ottocento, l’autovettura diventa per la prima volta un fenomeno ben conosciuto ed in grado di fare concorrenza alla carrozza. Vengono fondate le prime fabbriche di automobili in Francia e in Germania.

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