Le superstrade a sei corsie che circondano e attraversano Detroit, un tempo brulicanti di traffico, oggi appaiono desolatamente vuote. Detroit, Michigan, storica sede della "triplice" automobilistica (Ford, GM e Chrysler), incarna la profonda ferita che ha colpito il Sogno americano. L'abbandono e la devastazione sono tangibili: palazzi abbandonati, case bruciate, strade impraticabili nelle periferie e nel centro, edifici storici chiusi e pericolanti. Nel 2013, Detroit ha dichiarato bancarotta, con un debito stimato di 7 miliardi di dollari.

Tuttavia, da questa situazione di povertà, disperazione, inquinamento e marginalizzazione, sono emersi nel corso degli anni gruppi di cittadini attivisti, dando vita a progetti e movimenti che stanno rivitalizzando la comunità.

Un Tour nella Speranza: Alla Scoperta dei Progetti di Rivitalizzazione

Per comprendere appieno questa rinascita, Rich Feldman, ex operaio dell'industria automobilistica e sindacalista, oggi instancabile leader del movimento di giustizia sociale, organizza un tour a bordo di uno scuolabus giallo degli anni Sessanta, intitolato "from Growing our economy to growing our souls" (dal far crescere la nostra economia al coltivare le nostre anime).

Il tour attraversa l'"Hope District", un quartiere che ospita la fabbrica artigianale di patatine "Detroit friends potato chips", che ha fornito lavoro a molti giovani. In questo quartiere, negli anni Ottanta, si diffuse il crack, ma la comunità reagì con marce contro le "crack houses" e l'istituzione di Zone di Pace, per risolvere i conflitti senza ricorrere alla polizia, considerata un "esercito d'occupazione".

Il tour prosegue con la visita alla Detroit Summer e alla Boggs School for Manual Arts, forme alternative di educazione che hanno cresciuto generazioni di leader di comunità, prendendo il nome da James e Grace Lee Boggs, figure storiche del movimento americano per la giustizia sociale.

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Il tour si conclude nel cuore della East Side di Detroit, nei due isolati occupati dall'Hidleberg Project. L'artista Tyree Guyton ha recuperato oggetti di uso quotidiano per creare un'area piena di colore e simbolismo, dimostrando il potere della creatività per trasformare la vita. Marciapiedi, alberi ed edifici raccontano gli effetti della globalizzazione in modo vivace: barche di profughi sul prato, 10.000 scarpe a rappresentare i cittadini che hanno perso la casa, un Humvee a simboleggiare il militarismo.

Il luogo che ha ospitato l'US Social Forum è il Samaritan Center, un ex ospedale pubblico abbandonato, ristrutturato da una fondazione religiosa e trasformato in un centro polivalente, dove si trovano 30 organizzazioni tra associazioni, micro-imprese, cliniche, un fab-lab e una scuola.

L'Economia Solidale come Chiave per il Futuro

Durante il tour, uno dei "visionari" ha affermato: "Stiamo costruendo l'infrastruttura del futuro, ma dobbiamo fare attenzione. La sfida è quella di diffondere l'economia solidale al di là della classe media, prevalentemente bianca, perché risponda anche ai bisogni di chi è economicamente escluso. E abbiamo bisogno dei media per raccontarne la storia, preparandoci per quando sarà mainstream…".

Blair Evans, direttore dell'Incite Focus, il primo "fab lab" di Detroit, situato all'interno del Samaritan Center, ha una visione chiara del futuro. Ingegnere elettronico, insegnante di Fabbricazione digitale presso il MIT e istruttore certificato di permacultura, Evans ha ideato vari modelli d'impresa sostenibile per la produzione su base comunitaria, con partecipazioni miste pubblico-privato-no profit.

Il piano di Evans prevede la formazione continua di giovani e disoccupati al lavoro del futuro, la fabbricazione a livello locale e micro-industriale (con stampanti 3D e tecnologie simili, auto-riproducibili e "open") di tutto ciò di cui possiamo avere bisogno, con risorse e materiali il più possibile reperiti a "km0". Le aree di lavoro sono principalmente tre: l'ambiente naturale, l'ambiente costruito e l'ambiente invisibile (ovvero l'organizzazione delle strutture sociali, economiche e politiche di una comunità). La sperimentazione prevede, ad esempio, la costruzione di case con materiali prodotti in Fab Lab, autosufficienti per gran parte delle necessità (energia elettrica, riscaldamento, acqua e gestione residui, orticoltura…) e in rete.

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L'Agricoltura Urbana: "We cannot free ourselves until we feed ourselves"

Molti credono che la rivoluzione passi per la capacità di produrre il proprio cibo. "We cannot free ourselves until we feed ourselves" (non ci possiamo liberare fintanto che non siamo capaci di nutrirci autonomamente) è lo slogan coniato da Gerald Hairston, fondatore dei Gardening Angels (gli angeli degli orti), un movimento intergenerazionale e interculturale che ha "piantato i semi della speranza", coinvolgendo centinaia di individui e gruppi di vicinato a crearsi il proprio orto sociale: orti dei ragazzi, orti di scuola, orti d'ospedale, orti degli anziani, orti del benessere, orti di parrocchia.

Durante il tour della città si visita "Feedom-Freedom Growers" (nutrire i coltivatori di libertà), un progetto che ha come scopo quello di combattere l'obesità di molti ragazzi facendogli coltivare il proprio cibo, oltre ad organizzare mercatini della salute e feste di quartiere. Gli orti familiari sono migliaia, e seicento quelli comunitari: l'agricoltura urbana sta cambiando il volto della città e coinvolge giovani da tutti gli Stati Uniti. Naim Edwards, giovane eco-biologo afroamericano, dalla Pennsylvania si è trasferito a Detroit da un anno e ospita presso la sede della sua associazione, Voices for Earth Justice, accompagnando i visitatori per quartieri semi-abbandonati, dove spuntano orti e serre.

"New work, new culture": Una Nuova Cultura del Lavoro

"New work, new culture" è invece un movimento nato da una "conversazione" di anni tra alcuni degli storici attivisti di Detroit, come Grace Lee Boogs, Frithjof Bergmann, Rick Feldman e Frank Joyce. Bergmann, ex professore di filosofia dell'Università del Michigan, sottolinea l'importanza di "immaginare di lavorare per una comunità e così facendo, creare comunità". L'icona di questo movimento è Grace Lee Boggs, che nel suo ultimo libro scrive: "La prossima Rivoluzione americana non riguarda […] rendere possibile a più persone di realizzare il sogno americano di mobilità verso l’alto. Si tratta di creare un nuovo sogno americano che abbia come obiettivo un’umanità più alta, invece di uno standard di vita più alto ma dipendente dall’Impero".

La Storia della General Motors: Un Riflesso della Storia Americana

La storia della General Motors, oggi in difficoltà, non comincia nel 1908 e non finisce con una possibile bancarotta. Un momento chiave potrebbe essere quel gennaio del 1953, quando Charles E. Wilson, fino a pochi mesi prima amministratore delegato del colosso mondiale di automobili, si sedette davanti a una commissione senatoriale per essere valutato come segretario alla difesa. Wilson, prima scelta del neopresidente Dwight Eisenhower, inizialmente si oppose a cedere azioni della GM in suo possesso per circa 2,5 milioni di dollari. Incalzato da un senatore sulla sua capacità di prendere decisioni contrarie agli interessi della GM, Wilson rispose affermativamente, precisando tuttavia di non poter immaginare una simile situazione «perché per anni ho pensato che ciò che era buono per la nazione fosse buono per la General Motors e viceversa».

Cinquant'anni dopo, la situazione si è ribaltata: ciò che non è buono per la General Motors non è buono per la nazione. Il costruttore americano ha perso ingenti somme e ha richiesto prestiti agevolati al governo per sopravvivere, suscitando un acceso dibattito sull'opportunità di un salvataggio con i soldi dei contribuenti.

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La General Motors è però l'America, e viceversa. Forse un po' più della Ford, che pure ha dato il nome di famiglia all'altro colosso di Detroit, e di sicuro più della Chrysler. In cent'anni, quasi ogni cittadino americano ha posseduto almeno una volta un'automobile della GM. Il gruppo, con ben 12 marchi (Buick, Cadillac, Chevrolet, Pontiac, Oldsmobile, Saturn, Holden, GMC, Opel, Vauxhall, Saab, Daewoo), ha dovuto abbandonarne o cederne alcuni, ammettendo implicitamente un'incapacità gestionale.

La GM è anche l'America perché è stata la prima industria del settore a dare un primo riconoscimento negli anni Venti al sindacato in fabbrica, la United Auto Workers, e a mettere a disposizione dei consumatori il credito all'acquisto. Alfred P. Sloan, il manager che governò il colosso dal 1923 al 1955, lo fece diventare il numero uno mondiale, introducendo tecniche di marketing e aziendali moderne. Nel 1955, anno cruciale per l'industria automobilistica americana, la GM superò il miliardo di dollari di fatturato.

Il gruppo, con quartier generale nella downtown di Detroit in un complesso di grattacieli chiamato Renaissance Center, ha detenuto molti primati nella tecnologia e ha inventato con il marchio Cadillac l'auto per ricchi, come Ford con la T per i meno abbienti.

Il declino della GM iniziò negli anni Settanta. La crisi petrolifera del 1973 infranse il sogno americano delle auto grandi e la GM non colse l'occasione per cambiare modello di sviluppo, proponendo invece i Suv giganti che fecero profitti negli anni Ottanta ma che oggi sono simbolo del disastro made in Usa.

Detroit Oggi: Una Città in Trasformazione

Detroit, simbolo dell'industria automobilistica, dopo un passato glorioso di grande crescita economica, ha subito un lungo periodo di decadimento e degrado. Oggi, la città si sta spogliando di queste vesti, riscoprendo le proprie bellezze nascoste e reinventandosi come meta turistica.

Detroit è la città più grande del Michigan e la maggiore fra le città statunitensi situate al confine con il Canada. Fondata nel 1701, Detroit è diventata la capitale del Michigan nel 1805 e lo è restata fino al 1847. Nel 1903, Henry Ford fondò la Ford Motor Company, portando ad una crescita esponenziale della popolazione.

Considerando che prima del 1950 il comune di Detroit contava 1.850.000 abitanti, oggi ne ha perso quasi due terzi. Nel 2013, Detroit ha dichiarato bancarotta, ma negli ultimi anni ha visto una graduale rinascita e rivalorizzazione del patrimonio architettonico. Accanto all'architettura, Detroit è conosciuta anche per il ruolo importante rivestito nell'ambito dei diritti civili, e per un panorama musicale di rilievo.

Cosa Vedere a Detroit: Un Itinerario tra Storia, Arte e Innovazione

La Downtown è il centro cittadino e il punto di partenza ideale per una visita alla città. Da non perdere Hart Plaza, la piazza che affaccia sul fiume, e i grattacieli della GM Renaissance. Altri quartieri interessanti sono Corktown, con i suoi edifici in stile vittoriano, ed Eastern Market, con il suo mercato attivo dal 1841.

L'Henry Ford Museum è il museo che più rappresenta Detroit e la sua storia, con una collezione di auto d'epoca, oggetti della cultura pop, locomotive e persino aerei. All'interno del museo si trova anche il Greenfield Village, una sezione dedicata alla storia vivente.

Detroit è anche la città in cui è stata fondata la casa discografica Motown Records, che ha promosso la musica soul e R&B. Il museo della Motown è una tappa obbligata per gli amanti della musica. Altri musei da visitare sono il Detroit Institute of Arts, l'Automotive Hall of Fame e il Charles H. Wright Museum of African American History.

Da non perdere anche The Heidelberg Project, una casa molto curiosa creata dall'artista Tyree Guyton. Nel fiume Detroit, c'è un'isola completamente compresa all'interno di un parco: Belle Isle Park. L'isola ospita anche alcuni musei e luoghi di interesse storico.

Un capitolo difficile della storia di Detroit riguarda la segregazione degli afroamericani. La Birwood Wall, eretta per separare le comunità bianche e nere, è un simbolo di questa segregazione.

Se si ha tempo, vale la pena visitare anche alcune località dei dintorni, come Wolcott Mill Historic Center, la foce del fiume St. Clair, Port Huron, Ann Arbor e Frankenmuth.

Trasporti, Clima e Gastronomia: Consigli Utili per il Viaggio

Detroit è dotata di una buona rete di trasporti pubblici, tra cui autobus, metropolitana leggera e monorotaia. Il Detroit Metro Wayne County Airport è l'aeroporto di riferimento per la città.

Detroit ha un clima continentale: le estati sono calde e gli inverni sono molto freddi. I periodi migliori per visitare Detroit sono l'inizio e la fine dell'estate.

Nella Downtown si trovano diversi ristoranti di qualità, come il Cliff Bell's e il 24Grille. Nel quartiere di Corktown, un buon bar e ristorante è Mercury Burger & Bar. Da non perdere il Boston Cooler, un drink tipico di Detroit.

Il quartiere di Downtown è il migliore dove dormire, ma è anche quello dove in media gli alberghi hanno i prezzi più alti. Spostandosi dal centro, la zona migliore in cui cercare un alloggio è quella attorno all'Henry Ford Museum.

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