Il panorama del finanziamento auto e della mobilità è in fermento, con l'emergere di un nuovo protagonista: CA Auto Bank. Nata dalla trasformazione di FCA Bank, questa realtà ambiziosa, sotto l'egida del gruppo Crédit Agricole Consumer Finance, si propone come leader indipendente e multibrand nel settore.
Dalla Fiat alla Mobilità Sostenibile: Un Secolo di Evoluzione
La storia di CA Auto Bank affonda le sue radici nel lontano 1925, con la nascita di Sava a Torino, una delle prime società finanziarie in Europa. Il suo scopo era quello di agevolare l'acquisto di automobili, contribuendo così allo sviluppo dell'industria automobilistica. Un secolo dopo, CA Auto Bank si pone come naturale evoluzione di questo progetto, abbracciando la mobilità verde e sostenibile, la mobilità del futuro.
Un Nuovo Inizio Sotto l'Egida di Crédit Agricole
L'istituto bancario francese Crédit Agricole ha rilevato il 100% delle quote da Stellantis, dando vita a un nuovo gruppo. Il cambio di denominazione, da Fca Bank a Crédit Agricole Auto Bank, è la novità principale di un gruppo internazionale particolarmente ambizioso che, dalla storica sede di corso Orbassano, nel cuore di Torino, punta a diventare uno dei principali player indipendenti e multibrand del finanziamento e leasing di veicoli e del settore della mobilità.
La nascita di CA Auto Bank fa seguito agli accordi, annunciati nel 2021, fra l'istituto bancario francese e Stellantis nell'ambito della riorganizzazione delle partnership finanziarie delle due società.
Una Presenza Globale e Partnership Strategiche
La base di partenza di questo nuovo progetto è rappresentata dalla presenza in diciassette paesi europei e in Marocco, dai 1.900 dipendenti (di cui 500 in Italia) e dalle collaborazioni avviate con oltre trenta brand riconosciuti a livello internazionale (fra gli altri citiamo Ferrari, Tesla, Aston Martin, McLaren, DR Automobiles, Invicta Electric, Harley Davidson, Fantic Motor, Concorde e Ford Trucks, ndr) attivi nel mondo delle due e delle quattro ruote, del leisure e dei veicoli commerciali.
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Obiettivi Ambiziosi per il Futuro della Mobilità
"Siamo orgogliosi della nascita di CA Auto Bank e di integrare il 100% delle sue attività, insieme a quelle di Drivalia (la società di noleggio a breve termine che ha sede a Roma), all'interno del gruppo Crédit Agricole Consumer Finance - ha sottolineato Stéphane Priami, presidente del gruppo e amministratore delegato di CA Consumer Finance, nel corso della presentazione ufficiale organizzata all'ombra della Mole Antonelliana di Torino - Questa è un'occasione unica per noi, che contribuisce grandemente alla nostra ambizione di essere leader della mobilità verde in Europa. Il settore della mobilità sta vivendo profondi cambiamenti, sia in termini di transizione energetica sia di utilizzo. In questo contesto, le competenze, l'esperienza e la professionalità dei team di CA Auto Bank e Drivalia saranno un asset fondamentale, unite alla cultura imprenditoriale e alla forza di Crédit Agricole".
Radici Profonde a Torino, lo Sguardo Rivolto al Futuro
A distanza di quasi un secolo dal debutto sul mercato della Fiat 508, la "banca della mobilità per un pianeta migliore", questo lo slogan scelto per gli scopi promozionali, ha deciso di affondare le proprie radici in quella che è nota come la città dell'auto.
"La storia di CA Auto Bank inizia quasi un secolo fa, con la nascita di Sava, una delle prime società finanziarie in Europa, creata nel 1925 a Torino allo scopo di aiutare le persone ad acquistare un'automobile - sottolinea Giacomo Carelli, amministratore delegato del gruppo - Se a quei tempi non ci fosse stato un ente in grado di contribuire all'acquisto di una nuova vettura attraverso l'erogazione di appositi finanziamenti, probabilmente anche il mondo dell'automobile avrebbe avuto qualche difficoltà in più ad arrivare al boom che poi, effettivamente, c'è stato. Questo nuovo inizio costituisce la naturale evoluzione del progetto che abbiamo portato avanti finora. A distanza di cento anni circa, attraverso le varie incarnazioni della società, prima come Fiat Auto Financial Services, poi Fga Capital, fino alla trasformazione in banca nel 2015, come Fca Bank, la nostra vocazione è rimasta la stessa. Oggi si applica alla mobilità verde e sostenibile, la mobilità del futuro. Questo è solo l’inizio di un percorso di crescita, che ci porterà ad essere l’unico attore indipendente in Europa, con il know-how di una vera captive, specializzato nei servizi finanziari per la mobilità a 360°".
Il Contesto del Mercato Automobilistico e le Sfide Future
Oltre alla stretta attualità, con un focus sul presente dell'automotive, a Torino si guarda anche al futuro di un settore in rapida evoluzione. "Da qui al 2030 un'auto su due sarà venduta su internet - è la previsione di Priami - e, sul mercato, arriveranno nuovi marchi europei, asiatici e americani che prima non c'erano.
Il Passato: La Crisi Fiat e il Ruolo delle Banche
La storia finanziaria di Fiat è costellata di momenti critici. Nel settembre del 2002, l'azienda si trovava in una situazione di grave difficoltà economica. Un gruppo di banche si accordò per salvare la società concedendo un finanziamento di 3 miliardi di euro. In garanzia, fu richiesta la società stessa: se Fiat non fosse stata in grado di rimborsare il prestito, le banche sarebbero diventate proprietarie di una parte significativa dell'azienda.
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Il 12 settembre 2002, un'assemblea straordinaria di Fiat conferì al Consiglio di Amministrazione la delega per un aumento di capitale, se necessario, per distribuire azioni alle banche. E il Cda, in esecuzione di quella delibera di tre anni fa, varò l'aumento di capitale "al servizio - come è scritto in un'anota della società - del finanziamento del convertendo che scade il prossimo 20 settembre".
Le otto banche coinvolte nel convertendo (le sei maggiori banche italiane, più l'olandese Abn Amro e la francese Bnp-Paribas) non fecero un buon affare diventando socie di Fiat. I loro 3 miliardi di crediti sarebbero stati rimborsati il 20 settembre con poco meno di 292 milioni di azioni ordinarie valutate 10,28 euro l'una, quasi il 30% in più di quanto valevano in borsa, nonostante una portentosa ripresa delle quotazioni degli ultimi mesi. Questo perché al momento del "convertendo" fu stabilito un prezzo di conversione che era stabilito dalla media tra il prezzo di contratto di 14,4409 euro e la media ponderata dei prezzi ufficiali degli ultimi sei mesi di contrattazioni in borsa. Rispetto all'attuale quotazione, le banche si accollarono una minusvalenza, cioè una perdita, di circa 750 milioni di euro.
L'Aumento di Capitale e le Strategie degli Azionisti
Stato maggiore Fiat al completo, ieri mattina, per quello che è un evento: il consiglio di amministrazione presieduto da Luca Cordero di Montezemolo ha deliberato un aumento di capitale da 3 miliardi al servizio del finanziamento «convertendo». Dal 20 settembre il sistema creditizio nel suo complesso scavalcherà la famiglia Agnelli e diventa il primo azionista della società con una quota del 26,7% del capitale ordinario. La quota Ifi-Ifil, invece, si diluirà al 22,6%.
In una prima fase, le azioni acquisite dalle banche dovettero essere offerte (con il consenso della Consob) in opzione ai soci: 149 nuove azioni Fiat ordinarie ogni 500 azioni ordinarie, privilegiate o di risparmio. Il prezzo però non era conveniente: 10,28 euro, per l'appunto e visto che di benefattori ne circolano pochi, nessun azionista esercitò l'opzione. Solo dopo l'opzione obbligatoria le banche entrarono in possesso delle nuove azioni e poterono decidere cosa farne: se cercare di venderle o tenerle aspettando tempi migliori. Un paio di loro (Monte dei Paschi e Bnl) potrebbero, a quel che si dice, essere tentate di vendere. Anche il San Paolo di Torino (al quale non piace l'eccessivo impegno nell'auto) potrebbe vendere.
Resta da capire cosa farà la famiglia che ha perso la maggioranza. La famiglia (anche se non tutta) sembra intenzionata a far risalire la propria quota almeno fino alla soglia del 30%. Sopra no: oltre il 30%, infatti scatta l'obbligo di Opa. L'azionista di riferimento - commentano gli esperti - resta in ogni caso la famiglia, ma a questo punto le banche potranno esercitare un forte pressing per cercare di imporre uomini e piani industriali, anche se nessuno degli attuali manager sembra rischiare il posto.
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