Il settore automotive italiano, in particolare la produzione di componentistica, si trova ad affrontare un periodo di trasformazione complessa, segnato da incertezze globali e dalla transizione verso la mobilità elettrica. Questo articolo analizza lo stato attuale del settore, le sue sfide, le previsioni per il futuro e le strategie che le aziende stanno adottando per rimanere competitive.

Contesto internazionale e nazionale

Nel 2024, l'economia globale ha continuato a crescere, ma a un ritmo inferiore rispetto all'anno precedente, in un contesto di rallentamento del commercio mondiale e di forti incertezze geopolitiche. Le tensioni in Medio Oriente e nel Mar Rosso, l'andamento altalenante dei prezzi energetici e le elezioni in importanti economie occidentali hanno inciso sulla fiducia di imprese e consumatori.

La domanda mondiale di autoveicoli ha raggiunto 96,2 milioni di unità, con una crescita del +2,8% rispetto al 2023 e del +3,6% rispetto al 2019, confermando la tendenza a un ritorno alla normalità dopo la pandemia, la crisi dei semiconduttori e i rincari energetici. Tuttavia, si rileva un cambiamento strutturale nella distribuzione geografica, con il baricentro dell'industria automobilistica mondiale che si sposta sempre più verso l'Asia, con la Cina (+4,5%; rappresenta quasi un terzo del mercato globale) e l'India (+3%) in primo piano, mentre Europa (+1,5% in EU27+UK), Giappone (-7,5%) e Nord America (+3,1%) perdono progressivamente peso relativo.

In Italia, la domanda di autoveicoli ha chiuso il 2024 a 1,79 milioni di unità, in lieve calo rispetto al 2023 (-0,3%). Se confrontato con il 2019, il calo è pari al 15,9%. Per il 2025 si stima che il mercato italiano si posizioni poco sotto i volumi dell'anno precedente (previsioni ANFIA: 1,75 milioni di unità, -2,6% vs. 2024). La produzione domestica di autoveicoli, pari a 591.000 unità, ha chiuso il 2024 con una flessione a doppia cifra (-32,3%), mentre per il 2025 i volumi caleranno ulteriormente (circa 500 mila unità, -15,5%).

Parallelamente al calo delle vendite delle auto nuove, nel 2024, in Italia, il mercato della componentistica è stato influenzato negativamente dalla diminuzione dei volumi di produzione di veicoli in Europa e in Italia, che ha ridotto fatturato e margini dei fornitori automotive.

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L'Osservatorio sulla componentistica automotive italiana e sui servizi per la mobilità

L'Osservatorio sulla componentistica automotive italiana e sui servizi per la mobilità, realizzato dalla Camera di commercio di Torino e da ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica), analizza un nucleo consolidato di aziende costituito da produttori di parti e componenti, integratori di sistemi, fornitori di moduli e imprese di Engineering & Design, a cui nel tempo si sono aggiunti gli specialisti dell'aftermarket e del motorsport, insieme alle realtà più recenti legate all'infomobilità, alla mobilità elettrica e ai servizi innovativi per la mobilità. L'universo conta oggi 2.134 imprese con sede legale in Italia, quasi tutte società di capitale.

Nel 2024, queste 2.134 imprese hanno impiegato 168.000 addetti, con un fatturato annuale direttamente riconducibile al settore automotive di circa 55,5 miliardi di euro.

Performance del settore nel 2024

Dopo anni nel complesso favorevoli, il 2024 ha segnato la fine di una fase di crescita, con una contrazione dei ricavi totali pari al -6,0%. I cali più marcati hanno riguardato i fornitori di moduli e integratori di sistemi (-8,2%), gli specialisti (-7,0%) e i subfornitori delle lavorazioni (-6,8%). Anche gli E&D e i subfornitori hanno chiuso l'anno in negativo, con una flessione rispettivamente del 3,8% e del 3,7%. In controtendenza, performance positive per gli specialisti del motorsport (+1,2%) e dell'aftermarket (+0,6%), uniche categorie in crescita. Questi ultimi due segmenti hanno anche registrato l'aumento più significativo del numero di addetti, in un contesto generale di contrazione dell'occupazione (in totale -0,7%), che ha colpito in particolare i sistemisti e modulisti (-2,7%) e i subfornitori (-2,5%).

La componentistica automotive in Piemonte nel 2024 conta 717 imprese e rappresenta il 33,6% del totale nazionale: resta, pertanto, la prima regione italiana per numero di imprese del settore, seguita dalla Lombardia e dall'Emilia Romagna (rispettivamente il 27% e il 10,5%). Nel Nord Est si distingue il Veneto (il 9%), nel Centro Italia la Toscana (il 2,9%) e nel Mezzogiorno la Campania (il 3,4%). Nel 2024 le 717 imprese piemontesi hanno prodotto un fatturato stimato in circa 19,9 miliardi di euro e occupato oltre 59.600 addetti. Alle imprese con sede in Piemonte è riconducibile il 35,8% del fatturato nazionale e il 35,5% degli addetti.

Il calo dei ricavi è stato pari al -5,6%, in linea con quanto riscontrato a livello nazionale, con riduzioni che in misura marcata hanno riguardato la categoria dei subfornitori delle lavorazioni (-9,0%) e degli specialisti (-8,6%), mentre si sono mantenute in crescita le categorie degli E&D (+3,0%) e degli specialisti aftermarket (+1,4%). Rispetto al dato italiano, in Piemonte è però più significativa la contrazione degli addetti (-2,4%). Tutte le categorie hanno sofferto una contrazione del personale impiegato, in particolare i fornitori di moduli e integratori di sistemi (-4%), che sul territorio impiegano oltre un terzo della forza lavoro del settore.

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Previsioni per il 2025: un quadro pessimistico

Le imprese italiane si mostrano fortemente pessimiste per il 2025, con prospettive peggiori rispetto a quelle dello scorso anno. Solo il 20% prevede un aumento del fatturato, mentre il 63% stima una riduzione, con un saldo tra dichiarazioni di aumento e riduzione del -43%. Le difficoltà maggiori riguardano gli ordinativi interni, stimati in calo nel 60% dei casi (saldo -46%), e le vendite sui mercati esteri, ridotte per il 55% degli operatori (-35%). Sul fronte occupazionale, il saldo tra dichiarazioni di aumento e riduzione è negativo pari al -39%. Il 53% prevede tagli al personale (un peggioramento significativo rispetto al 33% registrato nel 2024), con il 29% delle imprese pronte a riduzioni superiori al 10%. Del resto, già nel I semestre del 2025 il 38% delle imprese indagate è dovuta ricorrere ad ammortizzatori sociali, con ampio utilizzo di CIGO (cassa integrazione ordinaria) per il 27% delle imprese. Nel periodo luglio-dicembre 2025 è previsto invece un incremento del ricorso alla CIGS (cassa integrazione straordinaria), che riguarderà il 5% dei componentisti. Anche per gli investimenti fissi lordi, il saldo tra previsioni di crescita e di riduzione risulta marcatamente negativo, con un -27%. La condizione di preoccupazione e di incertezza tocca tutte le categorie di operatori, ma con previsioni sfavorevoli meno cupe per gli specialisti dell'aftermarket. Anche le imprese piemontesi segnalano un peggioramento diffuso di tutti i principali indicatori economici, con cali marcati di fatturato, ordinativi e occupazione, e con previsioni peggiori rispetto all'insieme delle imprese italiane.

Le strategie di sviluppo delle imprese continuano a essere fortemente influenzate dalle politiche delle case automobilistiche europee (per l'86% rilevanza almeno media, per il 66% alta) e dall'instabilità economica mondiale (l'86% rilevanza almeno media, il 56% alta). Cresce l'attenzione verso l'ingresso delle case automobilistiche cinesi in Europa, con la possibile apertura di nuovi stabilimenti, considerata di alta rilevanza dal 52% degli operatori (il 39% lo scorso anno), così come aumentano i timori legati ai cambiamenti nelle politiche commerciali internazionali: l'introduzione di dazi preoccupa ora in modo rilevante il 47% delle imprese, rispetto al 32% della rilevazione precedente. A questi fattori, si aggiungono timori connessi alla riduzione della domanda e all'incertezza dei volumi produttivi (di elevata rilevanza per il 72% delle imprese), nonché, in termini operativi, la difficoltà da parte delle imprese nel farsi riconoscere aumenti dei costi di produzione da parte degli OEMs (il 50%).

La transizione verso la mobilità elettrica: una sfida cruciale

La progressiva diffusione della mobilità elettrica rappresenta una sfida cruciale per i fornitori italiani più legati al motore endotermico, che complessivamente rappresentano poco meno del 30% del fatturato totale della filiera. Francesco Papi, partner di Strategy& e Automotive leader di PwC Italia, spiega che "le attuali condizioni di sofferenza del mercato della componentistica automotive in Italia persisteranno anche nel 2025 per effetto del calo della produzione di veicoli in Europa, che scenderà di oltre il 4% rispetto al 2024. In questo contesto, si inserisce la progressiva diffusione della mobilità elettrica, che mette sotto forte pressione la produzione e la reddittività dei fornitori italiani più legati al motore endotermico".

Papi stima che "il mercato della componentistica legato all'endotermico possa quasi dimezzare dal 2024 al 2030, a fronte di una crescita prevista di circa il +30% annuo per la componentistica relativa alle motorizzazioni elettriche".

Marco Stella, Presidente del Gruppo Componenti ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica), auspica un approccio tecnologicamente neutrale all'auto, che valorizzi il contributo dei carbon neutral fuels e misure di protezione della manifattura europea, anche a salvaguardia del valore aggiunto generato dalla produzione continentale di auto, sistemi e componenti. Stella afferma: "Dobbiamo riprenderci la leadership europea nell'ambito della transizione energetica e, per farlo, quest'ultima deve cambiare percorso. La formula attuale, che segue un approccio mono-tecnologico centrato sull'elettrico sta danneggiando i componentisti europei, i cui prodotti coprono all'incirca il 60% del contenuto tecnologico dei veicoli ICE prodotti in UE, ma solo il 40% circa quando si tratta di veicoli elettrici, con il rischio, secondo CLEPA, di perdere fino al 23% del valore aggiunto al 2030".

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Le strategie delle imprese per affrontare le sfide

In questo contesto di incertezza e trasformazione, le imprese della componentistica automotive italiana stanno adottando diverse strategie per affrontare le sfide e rimanere competitive:

  • Investimenti in Ricerca e Sviluppo (R&S): Molte aziende stanno investendo in R&S per sviluppare nuovi prodotti e tecnologie per la mobilità elettrica e per migliorare l'efficienza dei motori a combustione interna.
  • Partnership per l'innovazione: Le imprese stanno collaborando con altre aziende, università e centri di ricerca per condividere conoscenze e risorse e accelerare l'innovazione.
  • Sviluppo di nuovi powertrain: Le aziende stanno esplorando nuove soluzioni per i powertrain, come i motori ibridi, i motori a idrogeno e i motori alimentati da combustibili sintetici.
  • Inserimento dell'Intelligenza Artificiale (IA): L'IA viene utilizzata per migliorare l'efficienza dei processi produttivi, per sviluppare nuovi prodotti e servizi e per personalizzare l'esperienza del cliente.
  • Diversificazione settoriale: Molte imprese stanno diversificando la loro attività, entrando in settori diversi dall'automotive, come la produzione di macchine agricole, il settore della meccanica/meccatronica, quello degli elettrodomestici e quello delle due ruote. Altri ambiti che si confermano rilevanti sono il ferrotranviario, la nautica, la meccanica strumentale e il settore aerospaziale.
  • Internazionalizzazione: Le imprese stanno cercando di espandere la loro presenza sui mercati esteri, in particolare nei paesi emergenti, per compensare il calo della domanda in Europa. La quota di imprese esportatrici è in crescita, passando dal 79,4% all'84% rispetto al campione dell'anno precedente. Parallelamente cresce anche la quota media di fatturato del settore automotive generata dalle esportazioni, che sale dal 46,2% al 49,4% sul totale del campione, raggiungendo il 58,8% se si considera il solo gruppo delle imprese esportatrici.

Il ruolo del Made in Italy

L'Italia è uno dei paesi che produce di più nel settore della componentistica per i veicoli. Uno studio di ANFIA e dalla Camera di Commercio di Torino nell'edizione 2022 quantifica in circa 2.200 le imprese con sede legale in Italia, escludendo i grandi assemblatori finali. La maggior parte di esse è nel Nord Ovest (62%) e nel Nord Est (21%); il Sud, isole comprese, conta il 9% del totale mentre il Centro Italia incide per l'8%. Il Piemonte ha il primato regionale (33,3% delle imprese censite), seguito da Lombardia (27%), Emilia-Romagna (10,4%) e Veneto (8,8%).

Lo studio rileva un aumento, rispetto alla precedente rilevazione, dell'appartenenza a un gruppo industriale da parte delle imprese intervistate, salito dal 29% al 33%; di queste, oltre la metà è riconducibile a un gruppo estero. La situazione fra i subfornitori (Tier 2 e 3, generalmente più piccoli), per esempio aziende che forniscono fusioni grezze, è invece molto diversa: la media delle aziende indipendenti supera il 90% ed è molto più alto il numero delle capogruppo italiane.

I componentisti italiani sembrano quindi abbastanza pronti alla transizione energetica ma occorre dare un'avvertenza: il beneficio occupazionale del cambiamento presuppone una formazione dedicata per molti dei lavoratori che oggi lavorano per gli ICE. Motus-e e il CAMI (Center for Automotive and Mobility Innovation dell'Università Ca'Foscari di Venezia) hanno studiato la questione, suddividendo gli occupati in alto rischio (sono 14.000 e producono soltanto componenti per auto con motori a scoppio, ICE) e quelli a rischio nullo: sono 215.000 e non producono componenti per gli ICE. I restanti 43.000 sono considerati a rischio trascurabile se almeno un componente prodotto è per i le auto elettriche (BEV) mentre il rischio è medio se più del 50% di loro produce solo per gli ICE ed è basso se meno della metà è dedicato solo agli ICE. I dati al 2030 sono abbastanza confortanti: a fronte di cali occupazionali consistenti per le aziende “ICE only” e per quelle esposte per più del 50% verso i motori a scoppio, quelle impegnate solo per i BEV vedranno un aumento occupazionale rilevante e in grado di compensare i cali, facendo aumentare l'occupazione di decine di migliaia di unità.

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