Nel cuore degli anni '80, una vettura ha cambiato per sempre il mondo delle corse automobilistiche e delle auto sportive: l'Audi Quattro. Con la sua trazione integrale e il motore turbo, questa coupé ha rivoluzionato il mondo dei rally e influenzato profondamente lo sviluppo delle auto ad alte prestazioni.

Le Origini di un Mito: Dalla Volkswagen Iltis all'Audi Quattro

La storia della Audi Quattro affonda le sue radici alla fine degli anni '70, quando la Volkswagen stava lavorando su un veicolo a trazione integrale per l'esercito, il VW Iltis. Jörg Bensinger, un telaista con esperienze in BMW, Porsche e Mercedes, intuì il potenziale di adattare questa tecnologia fuoristradistica a un'auto da strada. Presentò l'idea a Ferdinand Piëch, all'epoca direttore dello sviluppo tecnico di Audi, ottenendo il via libera per un progetto di trazione integrale basato sull'Audi 80.

In casa Audi, ci si concentrò sugli svantaggi delle auto a trazione anteriore, soprattutto in relazione ai fuoristrada, tra cui la scarsa aderenza nelle situazioni di bagnato. Deficit che poi andavano ad amplificarsi nei modelli Audi, già all'epoca forieri di grandi prestazioni.

Per riuscire nel progetto, supervisionato da Ferdinand Piëch, Audi partì dalla sua coupé 80 GT adottando la trazione a quattro ruote motrici abbinata a ben tre differenziali. Una soluzione necessaria a gestire la potenza derivata dal motore scelto da Audi per alimentare la nuova berlina: un 5 cilindri 2.1 turbocompresso da 200 cv, 285 Nm di coppia con iniezione meccanica a firma Bosch.

Un difetto intrinseco delle prestazioni del sistema di Iltis su strada era che la trasmissione non aveva un differenziale centrale, rendendo i prototipi instabili e difficili da controllare nelle curve strette. Il differenziale centrale bloccabile era un vero capolavoro di ingegneria, dotato di un albero di trasmissione cavo che ospitava un altro albero. L'albero di trasmissione proveniente dal motore avvolgeva quello che azionava le ruote anteriori. Questo design non solo era compatto e leggero, ma, abbinato al motore montato longitudinalmente, offriva una distribuzione del peso laterale quasi perfetta.

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Nel 1979, Audi realizzò la trazione integrale per le auto di famiglia, derivata dall'esperienza con il veicolo militare. Successivamente, sono state realizzate quelle da rally.

Debutto e Caratteristiche Tecniche dell'Audi Quattro (Urquattro)

Presentata al Salone di Ginevra nel 1980, l'Audi Quattro attirò immediatamente l'attenzione con il suo stile aggressivo e "muscoloso". La prima auto europea di serie con la trazione integrale, la Quattro, o anche Ur-Quattro (dal tedesco "ur", "originario"), divenne presto un cult del mondo automotive.

La vettura derivava dal modello 80, ma presentava importanti modifiche, soprattutto a livello di sospensioni e trazione. Le sospensioni erano completamente nuove e indipendenti anche al posteriore, mentre la trazione integrale permanente con tre differenziali era una novità assoluta. Il nome "quattro", scritto in minuscolo, sottolineava questa innovazione tecnologica.

Sotto il cofano, "pulsa" il cinque cilindri di 2,1 litri della berlina 200, sovralimentato mediante turbocompressore con intercooler per una potenza massima di 200 CV (147 kW). Il propulsore sviluppava 285 Nm di coppia massima e poteva spingere la supercar fino ad una velocità massima di 220 km/h; lo 0 - 100 Km/h era coperto in appena 7,1 secondi.

Gli interni presentavano rivestimenti in pelle marrone con inserti pieghettati in diagonale sui sedili e sui pannelli delle porte, oltre a una moquette nera con tappetini marchiati Audi. In dotazione, alzacristalli elettrici e cruise control, mentre la radio è stata rimossa in alcuni esemplari. Un pannello montato nella console centrale, inoltre, conteneva una manopola per i bloccaggi dei differenziali.

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L'Audi Quattro nel Mondo dei Rally: Una Rivoluzione

Già al suo primo anno di vita, grazie alle nuove regole imposte dalla Federazione Internazionale, l'Audi Quattro poté partecipare al Mondiale Rally, dove la trazione integrale si rivelò decisiva per scrivere la storia della disciplina e battagliare sulle strade di tutto il mondo contro Ford, Lancia e Peugeot.

Al suo debutto nel Mondiale Rally, a Monte-Carlo, nel 1981, le Quattro ribaltarono il mondo dei rally. Sottosopra. Dopo soli dieci chilometri innevati della prima prova speciale, Hannu Mikkola aveva acchiappato e superato da un’ormai impotente Lancia Stratos di Bernard Darniche. La superba trazione e la potenza apparentemente senza limiti erano le chiavi del successo che ha reso le Quattro leggendarie e che ha aiutato Audi a catturare il cuore di migliaia di fan.

Il 1981 vide la prima grande vittoria dell’Audi Quattro al Rally di Svezia, con Hannu Mikkola al volante. Fu una vittoria storica, la prima di una trazione integrale in un rally del Campionato del Mondo. Da quel momento, l’egemonia dell’Audi nei rally crebbe esponenzialmente.

Gli anni '80 sono stati davvero il decennio dell'Audi, iniziato con un dominio schiacciante nel campionato mondiale di rally nel 1981. L'auto da rally era basata sulla quattro di serie (versione a trazione integrale dell'Audi Coupé), con cui condivideva la carrozzeria e il motore turbo a cinque cilindri. Per Audi fu estremamente facile dominare il campo, dato che tutti i suoi concorrenti partecipavano al rally con auto a trazione posteriore.

La Quattro raggiunse il suo apice nella stagione 1983, quando debuttò la versione A1 dell'auto da rally. Costruita per il famigerato Gruppo B, presentava solo alcune somiglianze esterne con l'auto di serie: questo mostro da rally era più corto, più potente e molto più leggero. Il Gruppo B non prevedeva praticamente alcuna restrizione tecnica, quindi la Quattro sfoggiava materiali esotici come il carbonio Kevlar e il suo turbo produceva una potenza infinita. Grazie a questa spinta, le versioni del Gruppo B della quattro producevano tra i 350 e i 600 CV, quest'ultimo dato raggiunto dall'ultima auto da corsa Sport quattro S1 E2. Questa vettura era un capolavoro tecnologico, con un sofisticato pacchetto aerodinamico e un cambio "power-shift", predecessore del DSG.

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Tutta questa follia sulla ghiaia fu interrotta quando la FIA mise fine al Gruppo B nel 1986, dopo diversi incidenti mortali.

Audi Sport Quattro: Nata per le Competizioni

Dopo i successi della Quattro A2 nel Mondiale Rally 1982, 1983 e 1984, Audi decise di sviluppare un nuovo modello specificamente per le corse, la Sport Quattro, prodotta in soli 224 esemplari omologati FIA per partecipare al Campionato del mondo Rally.

La Sport Quattro era dotata di una carrozzeria in materiale plastico composito con le sole portiere in acciaio, per ridurre il peso e migliorare l'agilità nei percorsi rallystici. Il motore era un 2.1 quattro cilindri in lega di alluminio potenziato a 306 CV, con una coppia massima di 370 Nm a 3700 giri/min. La vettura disponeva di cambio manuale a cinque marce, trazione integrale a tre differenziali e freni a disco autoventilati con ABS. Le prestazioni erano notevoli per l'epoca, con un'accelerazione da 0 a 100 km/h in 4,8 secondi e una velocità massima di 250 km/h.

Sport Quattro S1 ed E2: Le Versioni da Rally Estreme

La versione da rally, denominata Sport Quattro S1, si differenziava dalla stradale per la carrozzeria interamente in kevlar, vetroresina e alluminio, il motore potenziato a 450 CV e il cambio a sei marce. Successivamente, per contrastare la Peugeot 205 R16, fu sviluppata la Sport Quattro S1 E2, caratterizzata da nuove appendici aerodinamiche e un motore potenziato fino a 600 CV. Nel 1985 l’Audi creò, al fine di battere le prestazioni di Lancia e Peugeot, una versione denominata Sport Quattro S1. L’S1 presentava un 2226 cc in grado di erogare ben 560 CV.

Tuttavia, la vettura non riuscì ad affermarsi nelle competizioni; la vettura vinse infatti unicamente il rally di Sanremo (1985) ma non si aggiudicò nessun titolo mondiale.

Successi alla Pikes Peak e Ritiro dai Rally

Nonostante gli sforzi, Audi si ritirò definitivamente dai rally nel 1986, a causa della superiorità della Peugeot. Tuttavia, la Sport Quattro S1 ottenne importanti successi alla Pikes Peak, la celebre gara in salita statunitense, vincendo per quattro anni consecutivi, dal 1984 al 1987.

Nel 1987, Walter Röhrl trionfò nella storica gara di Pikes Peak Hill Climb (USA) a bordo di un’Audi Sport quattro S1 (E2), stabilendo un nuovo record ineguagliabile. Il cuore pulsante di questo straordinario veicolo è un motore a cinque cilindri da 2,1 litri, capace di erogare una potenza di 440 kW (598 CV) a 8.000 giri al minuto. Questo propulsore, inoltre, sviluppa una coppia di 590 newton metri (435,16 lb-ft) a 5.500 giri/min.

L'Evoluzione del Motore a Cinque Cilindri Audi

Quest'anno, Audi celebra i 45 anni del suo motore a cinque cilindri in linea, un'unità che ha segnato la storia della casa dei Quattro Anelli, regalando successi sia sul mercato che nelle competizioni.

La prima Audi a montare un motore a cinque cilindri fu l'Audi 100, prodotta dal 1976 al 1982. Nel 1977, la seconda generazione della berlina fu la prima vettura di serie al mondo a utilizzare questo tipo di frazionamento. Il motore aspirato da 2.1 litri con iniezione meccanica K-Jetronic erogava 136 CV e si distingueva per il suo timbro cupo e graffiante.

Con la coupé Quattro, Audi ridefinì il concetto di auto sportiva e rivoluzionò i rally. La vettura, prodotta tra il 1980 e il 1991, entrò nella leggenda grazie al suo cinque cilindri 2.1 turbo da 200 CV.

Negli anni '80 e '90, Audi partecipò al campionato IMSA GT statunitense con l'Audi 90 quattro IMSA GTO, spinta da un 2.2 cinque cilindri turbo da 720 CV. La vettura, guidata da piloti come Walter Rohrl e Hans-Joachim Stuck, ottenne sette vittorie, dimostrando le potenzialità del motore a cinque cilindri anche nelle competizioni su pista.

L'Audi RS2 Avant, una station wagon ad altissime prestazioni sviluppata in collaborazione con Porsche, montava un cinque cilindri turbo da 2.2 litri, derivato da quello dell'Audi 80 e portato a 315 CV. La RS2 Avant, considerata la "mamma" di tutti i modelli RS successivi, combinava prestazioni sportive con la praticità di una station wagon.

Dopo una pausa negli anni '90, il cinque cilindri in linea tornò protagonista nel 2009 con la nuova TT RS. Il 2.5 TFSI, un'unità ridisegnata da zero, offriva un sound inconfondibile e una potenza elevata, raggiungendo i 340 CV (poi 360 e infine 400 CV). Montato anche sulla RS3 e sulle versioni RS della gamma Q3, il 2.5 turbo dell'Audi ha vinto numerosi premi, confermando la sua eccellenza tecnica.

Audi Quattro nel DTM

Audi ha avuto un’influenza significativa e ha ottenuto numerose vittorie nel mondo del motorsport. Tuttavia, è importante notare che l’Audi quattro, come la conosciamo dal mondo dei rally, non ha partecipato al DTM a causa delle regole del campionato che limitano le auto a trazione posteriore. Ma Audi, con la sua vasta esperienza e competenza nel mondo delle corse, ha comunque dominato diverse stagioni del DTM con altri modelli.

Nel 1990 e 1991, Audi ha partecipato al DTM con la sua berlina V8 Quattro. Hans-Joachim Stuck vinse il campionato nel 1990, e Frank Biela fece lo stesso nel 1991, entrambi alla guida dell’Audi V8 Quattro.

Dopo una pausa dal DTM, Audi è tornata nel 2004 con l’Audi A4 DTM. Gli anni recenti hanno visto Audi dominare il DTM con l’Audi RS5 DTM.

Le Evoluzioni dell'Audi Quattro (Urquattro) nel Tempo

La carriera dell’Audi quattro può essere riassunta in tre fasi per altrettanti modelli, ognuno contraddistinto da una sigla. Le prime, rimaste in produzione fino al 1987 e declinate in molte versioni via via sempre più raffinate sotto il profilo meccanico, sono identificate dal codice interno WR e sono passate alla storia per aver fatto da base ai mostri da rally che hanno furoreggiato negli anni “folli” del Gruppo B.

L’Audi quattro che la sostituisce, siglata MB, è mossa da un motore sempre a cinque cilindri, ma con cilindrata aumentata a 2226 cc e una coppia più generosa. Inoltre, un nuovo differenziale centrale inviava automaticamente fino al 75% della coppia disponibile all’assale con maggiore trazione.

L’ultima versione dell’Audi quattro, conosciuta anche come RR, arrivò nel 1989: esternamente, l’auto si distingueva solo per il doppio terminale di scarico, ma il motore, aggiornato con una testa a 4 valvole per cilindro e intercooler maggiorato, raggiungeva una potenza di 220 CV.

Nel 1988 Audi presentò una evoluzione: il motore fu portato da 2144 a 2226cc e furono adottate punterie idrauliche (prima erano meccaniche); il rapporto di compressione fu aumentato ed il turbo raffreddato a liquido. Le modifiche non intaccarono la potenza che rimase invariata a 220 CV, ma interessarono la coppia che migliorò l’erogazione.

Fine Produzione e Eredità

Le linee di montaggio si fermarono nel 1991, dopo 11.452 esemplari. L'Audi Quattro uscì dalle scene motoristiche nel 1991. Questa vettura ha segnato l'ingresso di Audi nel mondo delle auto sportive, un segmento in cui la casa di Ingolstadt continua a essere presente con modelli che combinano sportività e qualità costruttiva.

Oggi il logo quattro appare su station wagon Audi incredibilmente veloci, come la RS6 e la RS4, ma Audi RS2 Avant è stata la prima a dare inizio a questa tradizione. Basata sulla banale Audi 80 B4, questa collaborazione tra Audi e Porsche utilizzava componenti interni simili a quelli delle precedenti quattro da strada: motore da 2,2 litri e sistema di trazione integrale Torsen. Porsche ha dotato il motore Audi di un turbo più grande, ottenendo una potenza rispettabile di 311 CV. Per far fronte a questo aumento di potenza, Porsche ha anche sviluppato freni più potenti e sospensioni sofisticate. Infatti, tutte le 2891 RS2 Avant prodotte sono state assemblate da Porsche.

Da allora, il sistema quattro è stato implementato in numerose Audi e oggi il marchio contraddistingue qualsiasi modello, dalle hatchback incredibilmente veloci, alle berline, alle station wagon o persino ai SUV della gamma RS, fino alle normali auto con trazione integrale. Il marchio Quattro è oggi sinonimo di una vasta gamma di soluzioni a trazione integrale, tra cui quelle con motori montati trasversalmente, giunto Haldex e ingegnosi dispositivi elettronici. Sebbene queste soluzioni siano lontane anni luce dalla tecnologia di trasferimento della potenza originariamente sviluppata per i rally, si può sempre contare sulla trazione quattro.

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