La mostra "Dacia - l'ultima frontiera della Romanità", ospitata presso il Museo Nazionale Romano delle Terme di Diocleziano, rappresenta la più ampia e importante esposizione di reperti archeologici organizzata dalla Romania all'estero negli ultimi decenni. L'esposizione illustra lo sviluppo storico e culturale di questa nazione lungo l'arco di oltre millecinquecento anni, dall'VIII secolo a.C. all'VIII secolo d.C.
Un progetto ambizioso
L'evento è stato reso possibile grazie alla collaborazione tra l'Ambasciata della Romania in Italia, il Museo Nazionale di Storia della Romania, il Museo Nazionale Romano, il Ministero Romeno della Cultura, il Ministero degli Affari Esteri della Romania, il Ministero della Difesa Nazionale della Romania, l'Istituto Culturale Romeno tramite l'Accademia di Romania, il Ministero della Cultura italiano e la Direzione generale Musei. La mostra è posta sotto l'alto patronato del Presidente della Romania e del Presidente della Repubblica Italiana, sottolineando l'importanza dei rapporti bilaterali romeno-italiani, celebrando i 15 anni dalla firma del Partenariato strategico consolidato tra i due paesi e i 150 anni dalla costituzione della prima agenzia diplomatica della Romania in Italia.
Un percorso espositivo ricco e variegato
Con oltre mille pezzi provenienti da ben quarantasette musei diversi, il percorso espositivo ripercorre la storia di questa terra europea. I reperti coprono un lasso di tempo ampio, che va dall’VIII secolo a.C. all’VIII secolo d.C., offrendo una panoramica completa dell'evoluzione storica del territorio dell'attuale Romania per un lasso di tempo di oltre mille anni.
La mostra è stata divisa in sezioni cronologiche e tematiche, che hanno rispecchiato diversi momenti della storia della Dacia: la produzione artigianale, artistica e bellica degli antenati della Dacia romana; il limes costituito dalla conquista del territorio da parte di Traiano (avviata nel I secolo a.C.).
La Romanizzazione della Dacia
La mostra è introdotta dal calco di una scena scolpita sulla Colonna Traiana (scena XXXII, spirale V), che ritrae tre arcieri Daci che tengono sotto tiro i Romani assediati all’interno di una città. La prima sezione è dedicata alla colonizzazione romana.
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La romanizzazione fu svolta con intelligenza a cominciare dalla difesa dei confini che necessitava di un cospicuo impiego di truppe, circa 30.000/40.000 uomini, coinvolgendo abitanti anche di altre regioni. A fine ferma militare l'ottenere la cittadinanza romana e terre nella zona difesa fu un ottimo incentivo che favorì l’integrazione. Tra i reperti è in esposizione un diploma che attesta la fedeltà del legionario e fornisce indicazioni sulla Guerra dacica.
Questa ampia sezione mostra come il processo di acculturazione ed integrazione si sia diffuso in tutti gli aspetti della vita civile della Dacia, dalle leggi all’uso della lingua latina, mentre nella vicina Mesia confinante a sud si usava il greco, per la vicinanza delle antiche colonie greche del Mar Nero. Anche la religione ebbe una grande rilevanza, i numerosi reperti esposti con raffigurazioni delle diverse divinità sono la testimonianza di una spiritualità sincretica, sentita e diffusa come in altre parti dell’impero dove i culti della tradizione romana: Giove, Ercole, Minerva, Esculapio convivevano con Mitra, Serapide, Iside insieme ai culti propri della regione. Le suppellettili di uso quotidiano prodotte anche nella Dacia mostrano lo sviluppo dei commerci favoriti dalla moneta comune, alcune sono esposte come anche i pesi, dimostrano anche una diffusa adesione allo stile di vita romano, tra i pregevoli esempi in esposizione spiccano gli splendidi reperti in vetro. La presenza dello strigile evidenzia come anche le abitudini della cura del corpo si siano diffuse nella popolazione, così come i giochi. Uno dei motivi dell’invasione romana, oltre ai problemi strategici, fu la presenza dell’oro, testimoniata dai numerosi e splendidi monili presenti in tutte le sezioni. Alcuni di questi preziosi oggetti sono già stati in esposizione ai Mercati di Traiano nella mostra del 2011, Ori antichi della Romania.
La Dacia prima della conquista romana
Le altre tre sezioni raccontano il periodo precedente e quello successivo per evidenziare le influenze esercitate dalle culture delle popolazioni vicine su quella della Dacia. Nella seconda sezione dedicata all’Età del ferro e nella terza sul periodo che precede la conquista romana, dominano le armi, sugli altri manufatti ed è evidenziata l’influenza delle popolazioni vicine: Illiri, Geti, genti della Tracia settentrionale, Greci e Sciti. Una grande importanza come simbolo di status del guerriero fu il cavallo sono in esposizione numerosi reperti riguardanti l’equipaggiamento necessario per cavaliere, come i finimenti riccamente decorati con temi zoomorfi o mitologici che sono la testimonianza della cultura dell’epoca.
La Dacia dopo l'abbandono romano
L’ultima sezione è imperniata sull’epoca della dissoluzione dell’Impero, la necessita di mantenere sicuri i confini, dalle invasioni di popoli come gli Unni, mentre l’impero romano sopravviveva a Bisanzio. L’importanza della cristianizzazione e dell’uso della lingua latina sono evidenziate insieme agli influssi delle popolazioni limitrofe, come gli Sciti e i Parti, quelle germaniche e asiatiche.
Tesori in mostra: Un'eredità culturale inestimabile
I visitatori possono ammirare artefatti di inestimabile valore storico e artistico, tra cui:
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- L'elmo principesco d'oro di Coțofenești: Un manufatto di straordinaria bellezza e importanza storica, simbolo del potere e della ricchezza dei re daci. Tutto sbalzato in oro è, per questo, da considerarsi come un copricapo principesco geto-dacico a uso rituale che appartenne forse a un re-sacerdote, come mostrano gli occhi apotropaici che lo caratterizzano. Non è allora un caso che sia stato scelto come manifesto della mostra e che l’oro sia il punto di forza dell’esposizione.
- Il Serpente Glycon: Una raffigurazione in marmo di un "demone buono" che guarisce dalle epidemie, testimonianza delle credenze e delle pratiche religiose dell'epoca. Fra i reperti esposti, infine, non si può non citare il virtuosistico marmo del serpente Glykon dalle ampie spire, con la testa di pecora e le orecchie umane che dovrebbe essere un’ipostasi del dio Asclepio (II sec. d.C.), a cui sacrificarono uomini vessati da malanni e pandemie.
- I bracciali daci d'oro: Esempi squisiti dell'arte orafa dacica, che riflettono la maestria e la raffinatezza degli artigiani locali.
- Gli elementi del tesoro d'oro di Pietroasa (la cosiddetta "Chioccia con i pulcini d'oro"): Un complesso di oggetti di grande valore storico e artistico, che testimoniano la ricchezza e la prosperità della regione. Lo dimostra, per esempio, quel magnifico tesoro emerso grazie agli scavi di Petroasele, nella regione della Grande Valacchia, noto con il nome di “Ripostiglio di Petroasa” alla scienza archeologica. Dei 22 pezzi che lo componevano, scoperti nel 1837, una decina furono trafugati, ma dei rimanenti, ben quattro sono in mostra. Fra questi, una patera in oro lavorata a sbalzo che ha al centro una statuetta femminile a tutto tondo con in mano un calice, seduta su uno scranno circolare. Ci sono poi due bellissime spille a forma di uccello che si dovevano appuntare sulle spalle. Sono pezzi del V secolo d.C., ossia mille anni dopo quelli precedentemente citati, a dimostrazione di una continuità nell’artigianato orafo che è il leit-motiv di questa civiltà composita. Infatti, come scrisse Malcolm Todd (Early Germans, Willey, Hobokon 1996, pagine 130) doveva trattarsi di oggetti votivi emersi da un tumulo sepolcrale di un guerriero e le divinità cesellate sul piatto della patera appartenevano al panteon della cultura germanica.
- Le tavolette in bronzo (Lex Troesmensium): Testimonianze preziose del diritto romano applicato in Dacia, che forniscono informazioni importanti sull'organizzazione sociale e politica della provincia.
- Il donarium di Biertan: Un'ara votiva che testimonia la diffusione del cristianesimo nella regione.
- L'elmo celtico di bronzo da Ciumeşti: con lo stupefacente cimiero a forma di aquila che colpisce per l’unicità della fattura;
- Il tesoro gotico di Pietroasele del IV secolo d.C. con la bellissima phiale (coppa) d’oro lavorata a sbalzo e le grandi fibule;
- Elmo da Timish, bronzo con inserti d’argento (IV secolo a.C.)
- Calderone rituale unnico di bronzo, Cultura della confederazione unnica, Desa (prima metà del V secolo d.C.)
Oltre a questi capolavori, la mostra offre un'ampia selezione di oggetti particolarmente pregiati e interessanti: armi, vasi ceramici di vari tipi, monete, gioielli, corredi per riti di magia, ecc. In primis, strumenti di artigianato di uso quotidiano (tra cui molte ceramiche), così come giochi da tavolo e gioielli (specialmente in oro e ferro). Dopodiché, corredi funerari, talismani e strumenti magici, che testimoniano un grande rilievo della componente esoterico-spirituale nella vita dei Daci.
Eventi collaterali: Un percorso culturale romeno-italiano
In margine alla mostra "Dacia - l'ultima frontiera della Romanità" è stato immaginato un percorso culturale romeno-italiano, una serie di eventi che avrà inizio con la significativa mostra "Camilian Demetrescu - DACICA", ospitata per lo stesso periodo dal Palazzo Massimo e curata dall'architetta Cornelia Bujin, mostra che includerà 12 opere del grande artista di origini romene Camilian Demetrescu le quali raffigurano divinità venerate dai daci. La Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma esibirà simultaneamente e per tutta la durata della mostra "Dacia - l'ultima frontiera della Romanità", una delle più famose opere di Camilian Demetrescu, "La Maschera di Zalmoxis". Un'altra manifestazione inclusa in questo percorso culturale romeno-italiano è l'esibizione dell'istallazione "Columna mutãtio - LA SPIRALE", firmata dall'artista romena Luminița Țăranu, come valente contributo d'arte contemporanea alla grande mostra di archeologia "Dacia - l'ultima frontiera della Romanità".
Sono stati realizzati alcuni eventi collaterali alla mostra “Dacia. Mercoledì 22 novembre alle ore 16.00, al Museo Nazionale Romano - Palazzo Massimo, Ernest Oberländer-Târnoveanu Direttore del Museo Nazionale di Storia della Romania terrà una conferenza su “The Odyssey of the Dacian Gold Bracelets from Sarmizegetusa Regia (1999-2023)”. Mercoledì 29 novembre alle ore 16, al Museo Nazionale Romano - Terme di Diocleziano si terrà la conferenza dal titolo “Roman bridges and bridgeheads across the Danube: Drobeta and Sucidava”.
MIA - Mercato Internazionale dell'Audiovisivo
Numerose trattative aperte e accordi chiusi di distribuzione e coproduzione durante la prima edizione di MIA, il nuovo Mercato Internazionale dell'Audiovisivo svoltosi a Roma dal 16 al 20 ottobre nella cornice delle Terme di Diocleziano e dell’Hotel Boscolo-Exedra, si è imposto come piattaforma importante di convergenza per cinema, televisione, documentario e gaming: un interlocutore fattivo a sostegno dell’internazionalizzazione del settore, che potenzia le azioni strategiche e industriali di co-sviluppo, co-produzione e export intra-extra Europa e con i mercati meno esplorati.
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