Introduzione

Palazzo Interiano Pallavicino, situato in Piazza Fontane Marose a Genova, è uno dei 42 siti genovesi inclusi nella lista del Patrimonio Mondiale dell'Umanità. La sua storia secolare, le trasformazioni architettoniche e le opere d'arte che custodisce lo rendono un luogo di grande interesse culturale. Questo articolo esplora la storia del palazzo, le sue caratteristiche architettoniche, le decorazioni artistiche e il suo ruolo attuale come sede della Fondazione Pallavicino.

Origini e Primi Proprietari: Gli Interiano (1565-1664)

La storia del palazzo ha inizio nel 1565, quando Paolo Battista e Niccolò Interiano, membri di una famiglia della nobiltà genovese, acquisiscono il terreno e incaricano l'architetto ticinese Francesco Casella di costruire la loro sontuosa dimora. I fratelli Interiano, senza eredi diretti, decidono di destinare una parte considerevole del loro patrimonio alla costruzione di un'opera pia, il Conservatorio Interiano, con lo scopo di assistere quindici ragazze orfane. Questo conservatorio, situato nell'area a nord-ovest del palazzo, continua ancora oggi la sua missione in una nuova sede.

Sulla facciata di Palazzo Interiano Pallavicino restano murate, ancora oggi, tre lapidi in marmo che attestano la costruzione nel 1206, la pulizia nel 1427 e il completo rifacimento del monumento nel 1559.

Passaggi di Proprietà e Trasformazioni Architettoniche (1664-1878)

Nel corso dei secoli successivi, il palazzo passa attraverso diverse mani. Nel 1664, diventa proprietà di Gio Batta Negrone, poi della famiglia Centurione, che acquisisce anche l'ala del palazzo dedicata al Conservatorio. Alla fine del Settecento, i Grimaldi acquistano il palazzo, seguiti nel 1826 dai Vivaldi Pasqua, che avviano importanti modifiche architettoniche. Nel 1836, a causa dei debiti del duca Pietro Vivaldi Pasqua, il palazzo viene acquisito dalla famiglia Pallavicino, che ne è tuttora proprietaria. Nel 1878, i Pallavicino ampliano il palazzo con l'acquisizione del vicino Palazzo Grimaldi Cebà.

La Struttura Architettonica: Ispirazione Cinquecentesca

Nonostante le numerose modifiche apportate nel corso dei secoli, l'impianto architettonico del corpo principale del palazzo rimane fedele alla descrizione fornita da Pietro Paolo Rubens nel suo libro "Palazzi di Genova" del 1622. Il palazzo è caratterizzato da due piani nobili, evidenziati da due loggiati che aprono gli ambienti verso l'esterno.

Leggi anche: Caratteristiche tecniche cerchi Golf 6

Il Giardino: Un'Oasi di Verde su Più Livelli

Il giardino, costruito su terrazzamenti, si sviluppa in verticale su due livelli principali. Nella parte inferiore si trovano il loggiato esterno, il mosaico a risseu con il simbolo della famiglia Pallavicino e il ninfeo. La parte superiore del giardino, acquisita nel 1798, si estende sulla collina dove si trova Villetta Di Negro, sopra la quale si intravede il Museo d'Arte Orientale Edoardo Chiossone (1971).

Gli Affreschi dei Calvi e le Decorazioni Interne

Il palazzo fu affrescato in gran parte dalla famiglia Calvi verso la fine del Cinquecento su commissione dei fratelli Interiano. La famiglia di pittori genovesi realizzò le decorazioni dell’atrio, dei piani nobili e delle due facciate.

Il prospetto esterno del lato sud, rivolto verso Piazza Fontane Marose, presenta una finta partizione architettonica con nicchie contenenti figure allegoriche femminili di Virtù, come Giustizia e Fortezza al piano terra e Prudenza e Temperanza al primo piano. La facciata del lato nord, rivolta verso il giardino, raffigura invece Diana ed Endimione.

Le decorazioni interne, che iniziano con l'atrio di ingresso al pian terreno, sono in condizioni migliori rispetto alle pitture delle facciate, oggi molto rovinate e in parte illeggibili. Qui, Pantaleo e Benedetto Calvi realizzano una scena di battaglia tratta dalla Bibbia, il cui soggetto è ancora oggetto di dibattito tra gli storici dell'arte. Si pensa possa raffigurare la Disfatta di Saul, la Sconfitta di Senaccherib contro Zaccaria o un'altra scena tratta dai Testi Sacri. L'affresco, completato ai lati da figure allegoriche e scene bibliche realizzate nell'Ottocento dai decoratori Paolo Boccardo e Giuseppe Leoncini, testimonia l'influenza del Concilio di Trento sulle decorazioni ad affresco a Genova, con l'abbandono di scene mitologiche a favore di soggetti legati alla Controriforma.

L'atrio è arricchito da statue realizzate nell'Ottocento su commissione dei Pallavicino, scolpite dai principali scultori neoclassici attivi a Genova. Salvatore Revelli firma i busti femminili di Teresa Corsi Pallavicino e di Maria Spinola Pallavicino e le statue di Elena e Paride nelle nicchie laterali. Santo Varni effigia i busti maschili di Alessandro Amerigo Pallavicino e Stefano Lodovico II Pallavicino. Nicolò Traverso è invece l’autore del meraviglioso Antinoo, scultura acquistata direttamente dalla famiglia Pallavicino nel 1872 e posta in una nicchia sul pianerottolo di accesso allo scalone di salita ai piani nobili.

Leggi anche: Volkswagen: SUV sicuri per giovani guidatori

I Piani Nobili: Affreschi e Storie Bibliche

Salendo al primo piano nobile, la decorazione ad affresco prosegue nelle scale e nei ballatoi con grottesche che fanno da contorno a nuove scene bibliche riferite, in particolare, alle figure di Saul e David, affreschi realizzati probabilmente dalla famiglia Calvi, ma con pesanti ridipinture ottocentesche opera di Federico Peschiera.

Nel primo piano nobile, il loggiato si apre sul giardino retrostante. Il soffitto è contraddistinto da una volta a due campate con dipinti cinquecenteschi raffiguranti due Storie di David nei riquadri ottagonali al centro delle due volticelle: l’Incontro tra David e Golia e il Trionfo di David. Intorno alle scene principali sono collocate altre otto Storie di David e quattro Virtù: Prudenza, Fortezza, Temperanza e Giustizia. Sul fondo della loggia è posizionata un’altra statua in gusto neoclassico, il Fanciullo con erma di Satiro, opera del ligure Pietro Costa.

Il primo piano nobile, originariamente adibito ad abitazione di Niccolò Interiano, presenta nel salone principale affreschi raffiguranti Storie di Giosuè, realizzati dalla famiglia Calvi. La composizione della volta si sviluppa con un ottagono centrale intorno al quale sono disposte coppie di riquadri trapezoidali che fungono da raccordo con lo spazio occupato dai pennacchi e dalle vele. Nell’ottagono centrale viene presentata la scena di Giosuè che ferma il sole durante la battaglia di Gabaon mentre intorno sono descritti episodi tratti dai libri biblici dell’Esodo e del Deuteronomio. Dallo stesso salone si accede poi a tre stanze laterali, affrescate a fine Cinquecento e raffiguranti scene tratte dalla Bibbia in composizioni più tradizionali. Una saletta rivolta verso il giardino è dedicata all’eroina biblica Susanna, mentre nella stanza a fianco le pitture raccontano la storia di Ester. La stanza dal lato opposto del salone presenta al centro il soggetto di Mosè che fa scaturire l’acqua dalla rupe.

Il secondo piano nobile, abitato in un primo momento da Paolo Battista Interiano, ha una struttura simile a quella del primo. Il piano si apre con un bellissimo loggiato che si struttura con due riquadri ottagonali sulla volta, affrescati dai Calvi. In questo caso il soggetto protagonista è il figlio successore di Davide, Salomone, rappresentato nell’Incontro con la regina di Saba e nell’Adorazione degli idoli. Intorno sono descritti altri episodi della vita del re e altre quattro figure allegoriche: Scultura, Eloquenza, Astronomia e Pittura. Il secondo ottagono, le figure dell’Astronomia e della Pittura, sono attribuibili alla mano di un altro artista, Giovan Battista Carlone, che venne probabilmente chiamato dalla famiglia Centurione a riparare un danno sulle precedenti pitture di fine Cinquecento. Dal loggiato, varcata l’antisala che ospita quattro capolavori marmorei dello scultore Barocco Filippo Parodi (Le Quattro Stagioni), si accede al meraviglioso salone, vero e proprio centro del palazzo. Dell’originaria decorazione ad affresco, oggi rimane solo il grande riquadro centrale dedicato alla Battaglia tra Costantino e Massenzio, con cui si concludono i cicli pittorici dedicati all’affermazione della fede cristiana, in origine, filo conduttore dell’intera parete. Nelle due parete opposte, due splendidi arazzi fiamminghi della metà del Cinquecento dedicati ai mesi di Settembre e Ottobre Appartenuti in origine ad Andrea Doria, i due arazzi fanno parte di un ciclo più grande smembrato nell’Ottocento, di cui esistono ancora vari pezzi, tre dei quali ancora proprietà della famiglia Doria Pamphilj. Meritano menzione due statue lignee, la Gloria e la Verità, firmate dal più importante scultore ligure su legno del Settecento, Anton Maria Maragliano.

Una saletta laterale del secondo piano, affrescata nel Cinquecento dai Calvi, fu dedicata alla figura di Scipione ed è l’unico ciclo non collegato alle tematiche bibliche. Gli altri salotti del secondo piano nobile sono stati rifatti nell'Ottocento e tra questi, il più interessante, è sicuramente il Salotto dei Lapislazzuli, così chiamato per la cospicua presenza della preziosa pietra in alcuni arredi che ornano l’ambiente.

Leggi anche: Volkswagen T-Roc: Cosa Significa la Spia EPC?

Palazzo Interiano Pallavicino Oggi: Sede della Fondazione Pallavicino

Oggi Palazzo Interiano Pallavicino è sede della Fondazione Pallavicino, un'istituzione culturale attiva nella città di Genova. La fondazione si occupa della valorizzazione di un'importante collezione di opere d'arte di proprietà della famiglia Pallavicino. Oltre alle sculture già citate, il palazzo ospita capolavori pittorici di arte Barocca di alcuni dei principali pittori della scuola genovese e non solo, come Bernardo Strozzi, Domenico Fiasella e Giovanni Crivelli.

I Pallavicino di Genova. È stata presentato ieri sera a Palazzo Interiano Pallavicino a Genova, alla presenza del principe Domenico Antonio Pallavicino e del critico d’arte Vittorio Sgarbi, il volume I Pallavicino di Genova. “Ho la soddisfazione di presentare, questo volume dedicato alla storia della mia famiglia. Un’opera che costituisce un contributo fondamentale al riordino del patrimonio storico familiare che mi sono ripromesso di valorizzare e consegnare intatto alla città che ne è stata culla: Genova”. Ha spiegato il principe Domenico Antonio Pallavicino all’apertura dell’evento esclusivo moderato dalla giornalista de La Nazione Letizia Cini e a cui hanno partecipato un centinaio di ospiti illustri. Tramite l’apertura e la sistematizzazione dell’Archivio Pallavicino, fonte straordinaria di materiale inedito in ottimo stato conservativo, vengono così tracciati gli impegni pubblici e di solidarietà della famiglia, le attività mercantili, le operazioni finanziarie, i luoghi simbolo del casato e le grandi committenze a Rubens e Van Dyck. Il ruolo della famiglia viene letto anche attraverso la lente di eventi di élite della nobiltà europea, tra cui il gran ballo a Palazzo della Marchesa Vittoria Pallavicino durante la visita, nel settembre 1892, dei sovrani d’Italia Umberto e Margherita.Centrale la figura del Marchese Domenico Pallavicino (1867 -1928), al tempo stesso portatore dei valori della trazione e pioniere di modernità, anticipando gli obiettivi di impegno sociale promossi in questi anni dalla Fondazione Pallavicino ETS di Genova. Il Marchese Domenico Pallavicino, come il padre, fu socio della prestigiosa Società Ligure di Storia Patria, su incarico del ministero degli Interni del Regno d’Italia fu chiamato a comporre la Commissione Araldica Ligure per il riconoscimento di titoli, l’uso delle armi gentilizie da parte dei cittadini e gli stemmi dei Comuni. Non solo, venne ricevuto quale cavaliere d’Onore e Devozione nel Sovrano Militare Ordine di Malta e, nel corso degli anni, presiedette la Società del Casino e l’Accademia Ligustica di Belle Arti, sedette tra gli amministratori degli Ospedali Galliera, fu socio e console dell’Associazione A Compagna, sorta nel 1923 per valorizzare la storia e le tradizioni genovesi, oltre a dirigere il Comitato Regionale di Genova della Croce Rossa Italiana.

Il Castello di Scipione dei Marchesi Pallavicino

Il Castello di Scipione circondato dal piccolo e suggestivo borgo medievale è uno dei più antichi manieri dell'Emilia-Romagna: fu costruito nel XI secolo dai Marchesi Pallavicino, strategico nel Medioevo quando vigilava sulle saline del territorio di Salsomaggiore, merlato alla ghibellina e protetto dall’aquila bicipite.Il Castello di Scipione dei Marchesi Pallavicino, discendenti della stirpe Obertenga, conserva ancora oggi meravigliosi arredi d’epoca del Seicento, soffitti a cassettoni, affreschi e decorazioni originali, oltre ad un elegante loggiato seicentesco con vista mozzafiato sulle colline circostanti.Il Castello di Scipione dei Marchesi Pallavicino vi offre un viaggio nella storia, portandovi ai tempi di Uberto "Il Grande” e di Rolando "Il Magnifico”, quando il maniero fu tra le roccaforti dello Stato Pallavicino, feudo immediato del Sacro Romano Impero.

Indicazioni stradali per raggiungere il Castello di Scipione

  • Provenendo da Nord (in auto): Siamo a circa 120 km da Milano. Prendere l'autostrada Milano-Bologna e uscire a Fiorenzuola. Passare Fiorenzuola in direzione Parma e al primo incrocio dopo Alseno svoltare a destra verso Vernasca, proseguendo poi in direzione di Salsomaggiore. Dopo Scipione Ponte, voltare a sinistra per Scipione Castello.
  • Provenendo da Sud (in auto): Prendere l'autostrada Bologna-Milano e uscire a Fidenza. Proseguire in direzione di Salsomaggiore.

Aquila Italiana: Un Capitolo Breve ma Intenso nella Storia dell'Automobilismo

Nel contesto della storia legata al nome Pallavicino, è interessante ricordare la figura del marchese Giulio Pallavicino, fondatore nel 1906 dell'Aquila Italiana, una casa automobilistica torinese. L'azienda, nata grazie all'ingegno di Giulio Cesare Cappa, si distinse per innovazioni tecniche come i pistoni in lega leggera. Tuttavia, la prematura scomparsa del marchese Pallavicino in un incidente nel 1907 segnò una fase di difficoltà per l'azienda, superata grazie all'intervento di Vincenzo Marsaglia. L'Aquila Italiana continuò a produrre vetture di successo, tra cui la sportiva 20/30 HP, ma la Prima Guerra Mondiale ne compromise l'attività, portando alla sua chiusura.

tags: #volkswagen #via #pallavicino #storia

Popolare: