La storia dei veicoli blindati militari italiani è ricca di innovazioni e adattamenti, riflettendo le esigenze operative e tecnologiche del contesto storico. Dalle autoblinde desertiche degli anni '40 ai moderni veicoli tattici multiruolo, l'industria italiana ha saputo sviluppare soluzioni efficaci per la ricognizione, il supporto alla fanteria e il trasporto truppe.

Le Autoblinde degli Anni '40: Un Esempio di Adattamento

Durante la Seconda Guerra Mondiale, l'esigenza di veicoli adatti al teatro desertico portò allo sviluppo di soluzioni ingegnose basate su mezzi esistenti.

L'Autoblindo Africa Settentrionale Italiana (ABS37)

Nel 1941, fu presentato il prototipo di un'autoblinda desertica, nota come “Autoblindo Africa Settentrionale Italiana” o ABS37. Questo veicolo era basato sul telaio del trattore TL37, tanto da essere conosciuta anche come “TL37 Autoblinda”. Risulta difficile stabilire se fu progettato prima il TL37 Autoblindo o il TL37 Protetto (un’altra evoluzione del trattore, in versione trasporto truppe), anche se, analizzando i disegni di progetto, sembra plausibile che lo studio originario dell’autoblinda, che prevedeva l’impiego della torretta della AB40 armata con due mitragliatrici Breda 8 mm, sia antecedente a quella del Protetto. Con buone probabilità la torretta fu studiata per migliorare la visibilità e diminuire la temperatura all’interno dell’involucro blindato.

L'Autoblinda AS43

Nel gennaio 1944, la Viberti iniziò lo studio di un mezzo ruotato blindato, dotato di torretta, che doveva essere destinato agli stessi impieghi di ricognizione e di supporto alla fanteria, che venivano espletati dalle AB41 e AB43. Il progetto fu dunque ripreso dopo un lungo periodo di latenza nel 1944, il primo disegno risulta datato 18 gennaio, e nel giro di pochi mesi raggiunse la configurazione definitiva (l’ultima modifica è del 3 aprile dello stesso anno). Il nuovo blindato era basato sulla camionetta desertica AS43, ultima evoluzione degli studi sui veicoli da ricognizione per il deserto, di cui conservava il telaio e la meccanica a due ruote sterzanti. La blindatura si ispirava a quella dell’ABS37, sulla quale era montata la torretta dei carri L6/40, ormai sorpassati; la Viberti denominò ufficialmente il mezzo “Carrozzeria Speciale SPA AS43”, ma è comunemente nota come Autoblinda AS43. Questa blindo fu prodotta nella prima metà del 1944 in un numero non precisabile di esemplari, anche se in quantità indubbiamente limitata, ed impiegata da reparti italiani. L’unico armamento del veicolo, sul quale peraltro non era prevista l’installazione di alcun impianto radio, era quello presente in torretta, cioè una mitragliera Breda modello 35 ed una mitragliatrice Breda modello 38 coassiale. Gli interni spartani e spogli prevedevano soltanto due posti a sedere nella parte anteriore della camera di combattimento (quello per il pilota a destra) e delle scaffalature per le munizioni sia da 8 mm che da 20 mm nella parte posteriore. Non si hanno dati certi relativi alla produzione di questa autoblindo.

Impiego dell'AS43 nel Gruppo Corazzato "Leonessa"

Sicuramente almeno due di questi veicoli corazzati furono assegnati al Gruppo Corazzato “Leonessa” della Guardia Nazionale Repubblicana, in carico alla 2° e 3° Compagnia del Gruppo, dislocate a Torino presso la caserma “Da Bormida” e furono impiegate dai legionari in operazioni contro i partigiani piemontesi. I mezzi furono consegnati verosimilmente nel maggio 1944, dato che le due autoblindo parteciparono ad una sfilata del Gruppo nel capoluogo piemontese il 25 giugno successivo. Questi veicoli avevano una colorazione interamente in giallo sabbia, colore distintivo dei mezzi del “Leonessa”, con il contrassegno del Gruppo (una M rossa incavallata al fascio repubblicano e la sigla GNR) sui parafanghi anteriori, sui lati e sul retro della torretta; una di queste blindo era targata “GNR 0151”. Una delle blindo prese parte anche alla sfilata della G.N.R. in via Po a Torino nel gennaio 1945: sul colore di fondo era stata realizzata una mimetica a chiazze marroni e verdi.

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Altri Veicoli Blindati del Gruppo "Leonessa"

Il “Leonessa” impiegò un altro veicolo blindato realizzato sul telaio della camionetta AS43. Si trattava di un mezzo per il trasporto della truppa, con una blindatura perimetrale dell’abitacolo e del cassone di una camionetta di serie, approntato dall’autoparco della G.N.R. di Piacenza. Il veicolo era armato con due mitragliatrici Breda 37 su supporto sferico, una in caccia ed una in ritirata, e poteva trasportare 8 uomini, compresi il pilota ed un mitragliere. Evidenze fotografiche mostrano una di queste autoblindo nell’ultimo mese di guerra in Valtellina; anche se Giorgio Pisanò nel suo “La generazione che non si è arresa” la indica in carico alla Brigata Nera “Manganiello”, dislocata in Valtellina nell’ambito del progetto del cosiddetto “Ridotto Alpino Repubblicano”, la macchina era quasi certamente del Gruppo “Leonessa”. Non è chiaro quando e come l’autoblindo raggiunse la Valtellina, infatti da rapporti del Corpo Volontari della Libertà risultava presente a Sondrio un certo numero di autoblindo già sul finire del 1944. L’autoblindo, insieme ad un altro mezzo blindato di modello non identificato (forse un’altra AS43) ed un carro L6/40, prese parte alla battaglia di Tirano del 28 aprile 1945, durante la quale una colonna di fascisti, diretta verso Sondrio, fu attaccata da reparti partigiani, che riuscirono a fermare l’avanzata della colonna comandata dal maggiore Vanna, dopo un cruento scontro a fuoco. Una AS43 fu catturata e reimpiegata dagli uomini del C.V.L.

I Veicoli Blindati Moderni dell'Esercito Italiano

Oggi, la Cavalleria dell'Esercito Italiano è dotata di una vasta gamma di veicoli blindati moderni, progettati per affrontare le sfide degli scenari operativi contemporanei.

La Land Rover Defender AR 90

Nell’Esercito Italiano la nota Land Rover Defender ha ereditato il ruolo tipicamente “utility” che fu della FIAT Campagnola. In ambito militare la vettura viene designata AR 90 (oppure A.R. 90) e non vi sono grandi differenze tra un modello civile ed uno militare, per cui ci sembra interessante parlare soprattutto degli aspetti d’impiego e manutentivi. In un reparto operativo come il Savoia Cavalleria, la Defender riveste il ruolo di autoveicolo leggero da ricognizione ed é usata dai Comandanti di Reparto. Come noto, grazie alle proprie specifiche tecniche, consente una elevata mobilità in fuoristrada unita ad una grande facilità di impiego. Nelle operazioni al di fuori del contesto nazionale, la Defender trova la sua collocazione soprattutto nei Teatri Operativi caratterizzati da bassa e media intensità. Tuttavia é possibile impiegare anche prodotti di tipo commerciale. Nei Paesi in via di sviluppo accade anche di trovare del gasolio sporco o, comunque, dotato di caratteristiche inferiori rispetto a quello comunemente disponibile in Italia. A questo problema, che si somma alla necessità di dover operare in ambienti aggressivi nei riguardi della meccanica, ad esempio perché sabbiosi, si fa fronte anticipando le manutenzioni programmate rispetto alle normali scadenze. In questo modo si riesce a salvaguardare l’integrità meccanica anche quando il carburante viene acquistato in loco, nel corso di una missione internazionale. Negli anni ’90 questo mezzo é stato il tuttofare dei nostri militari ed ha partecipato a tutte le missioni internazionali che hanno visto l’impegno delle nostre Forze Armate. Ancora oggi affidabilità e robustezza restano le sue doti maggiormente apprezzate. Si tratta infatti di un veicolo versatile, tuttora molto diffuso nell’Esercito, anche se non più recentissimo.

L'IVECO Lince (VTLM)

Questo veicolo, dalle caratteristiche tecniche altamente innovative, é conosciuto ed apprezzato in ambito internazionale e rappresenta un sistema completo, modulare, contraddistinto da una filosofia costruttiva che ne esalta, a livello strutturale, le elevatissime capacità di resistere alle esplosioni, in particolar modo a quelle generate da mine ed ordigni spesso definiti artigianali, ma non per questo meno insidiosi. L’IVECO Lince (Veicolo Tattico Leggero Multiruolo per l’Esercito) rappresenta un punto di riferimento a livello mondiale, come testimonia il successo commerciale ottenuto. L’intero progetto definisce un sistema aperto e modulare, in grado di ricevere upgrade nel corso della propria vita operativa, accogliendo quei sistemi di comunicazione, protezione e combattimento che si renderanno disponibili nell’arco del tempo, quindi anche successivamente all’entrata in servizio del veicolo stesso. Tra i Paesi che lo hanno acquistato vi sono numerose nazioni industrializzate, che lo hanno scelto dopo averlo valutato e testato. Tra gli utilizzatori annoveriamo ad esempio il British Army, che ha ordinato un primo lotto di 401 unità ed ha adottato la denominazione “Panther”. Nel concetto di architettura aperta, che deriva dal settore aerospaziale e si applica perfettamente al Lince, si inserisce la possibilità di applicare un kit addizionale di blindatura, che consente di incrementare ulteriormente le già notevoli doti di protezione balistica. Con il Lince, la filosofia sviluppata a suo tempo per il velivolo Tornado e, in epoca più recente, con l’Eurofighter, é stata trasferita ad un veicolo terrestre, pensato ab initio per ricevere ed implementare armi e sistemi che vedranno la luce nel futuro. Come spesso si verifica per i prodotti dell’industria italiana, il Lince possiede anche un design gradevole e grintoso che, al suo apparire, ha fatto “invecchiare” di colpo i veicoli tattici della concorrenza. Inevitabilmente, dei cinque uomini trasportati, il mitragliere é quello più esposto, dal momento che il suo busto sporge dalla sagoma protetta del Lince. Tuttavia, trovandosi a contatto con l’ambiente esterno, é anche l’uomo che ha la migliore percezione e consapevolezza della situazione, superiori a quella che può venir fornita dai sensori opto-elettronici. Per incrementare la protezione del soldato addetto alla ralla, cioé alla mitragliatrice posta sul tetto, e risolvere il problema della sua vulnerabilità nei riguardi delle possibili minacce provenienti dall’ambiente esterno, sono stati previsti due tipi di soluzioni. La prima prevede l’adozione di scudi balistici sui quattro lati della torretta, anziché su uno solo. La seconda contempla l’adozione di una sofisticata torretta automatizzata (o “remotizzata”), che elimina la necessità di avere un uomo per metà fuori dal guscio protettivo del mezzo. Nella versione standard, logicamente la più diffusa, il Lince é un veicolo tattico a trazione integrale permanente, in grado di trasportare il conducente più quattro soldati. E’ dotato di un potente turbodiesel common rail (v. scheda tecnica) ma, soprattutto, di un eccezionale livello di protezione balistica. La prima volta che ci si avvicina al Lince, l’elemento che più ci colpisce é la semplicità del disegno e la funzionalità che troviamo in tutte le soluzioni, grandi e piccole. Si tratta di caratteristiche che non é raro trovare sui veicoli nati a seguito di specifiche e per impieghi prettamente militari, ma sul possente 4X4 di IVECO la ricerca di praticità e funzionalità é spinta al massimo. Le porte sono pesanti come quella di una cassaforte, ma risultano agevoli sia in fase di apertura che di chiusura. Ovviamente il motore ha beneficiato del know how di IVECO nel campo dei diesel common rail, il che torna a vantaggio dell’affidabilità, in quanto si tratta di propulsori moderni ma al tempo stesso collaudatissimi, in virtù della loro diffusione a livello globale. Il motore adottato sul Lince é un classico 4 cilindri in linea da 136 kW (185 hp) per una coppia massima di 456 Nm a soli 1.800 giri/min. La versione che abbiamo esaminato presso il Savoia Cavalleria é dotata di cambio automatico a sei rapporti più retromarcia, di produzione ZF. La massa oscilla tra 6,4 e 7 tonnellate, secondo le varianti e gli allestimenti. A bordo la strumentazione si presenta notevolmente intuitiva e non molto diversa da quella di un Daily. E’ obbligatorio indossare l’elmetto ed allacciare le cinture. La trasmissione automatica non ha nulla da invidiare a quella di una grande berlina, in quanto non si avvertono strappi né vuoti, mentre si beneficia di un inatteso confort. Il rombo del motore é pieno e corposo, ma viene sensibilmente attenuato dalla pesante struttura che circonda gli occupanti. Nei guadi e nel fango é meglio procedere con decisione e non rallentare troppo, per evitare di impantanarsi. In presenza di fango, percorrendo le curve più strette con l’acceleratore premuto il controsterzo riesce istintivo, per cui la guida non risulta troppo impegnativa e permette anche di divertirsi, nonostante la massa imponente del veicolo. Oltre al British Army, la lista degli acquirenti stranieri é lunga e comprende tra gli altri Spagna, Belgio, Norvegia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Croazia ed Austria. La struttura del veicolo è “modulare” e la configurazione varia a seconda degli operatori, rendendo quindi il Lince adatto ad usi differenti quali trasporto del personale, pick-up ed ambulanza protetta. Le sospensioni indipendenti, la trazione integrale permanente ed una ripartizione ottimale dei pesi assicurano la massima mobilità. Il Lince vanta una velocità massima di 130 chilometri orari, può superare pendenze del 60% e guadi profondi sino a un metro e mezzo. L’abitacolo costituisce una “cellula di sopravvivenza”, con seggiolini anti-crash ed uno scudo di protezione conformato a “V”, che smorza l’onda d’urto di un’eventuale esplosione. Nessun componente si trova al di sotto del pavimento. È stato introdotto in servizio nel 2006 ed è stato schierato in Libano, Afghanistan, Kosovo, Somalia e Repubblica Centrafricana.

La Blindo Puma (VBL)

Presso il Reggimento Savoia Cavalleria, che da vent’anni ha la propria sede alle porte della città di Grosseto, abbiamo potuto visionare anche la Blindo Puma (VBL per l’Esercito Italiano), osservandola sul terreno di prova limitrofo alla caserma. Si tratta di un’area piuttosto estesa, dal profilo pianeggiante, attraversata da percorsi specifici per ogni mezzo che sono stati costruiti dai militari del Genio per poter testare i veicoli in dotazione al reparto. L’addestramento può avvenire anche al di fuori dei tracciati e, in questo caso, vi é la possibilità di affrontare le zone fangose che si formano dopo le piogge. Il VBL Puma é classificato come blindato leggero, ma pesa nove tonnellate ed é un veicolo 6X6 (ci riferiamo alla versione che abbiamo esaminato), con significative capacità di ricognizione e combattimento. Questo mezzo, se paragonato al Lince che é di realizzazione più recente, appare dotato di un’architettura più tradizionale, ma é anche molto affidabile. Mentre il Lince é nato sulla base di specifiche tecniche scritte sulla scorta dell’esperienza dei teatri operativi attuali, il Puma fu pensato alla fine della Guerra Fredda. Il Puma fornisce il meglio di sé nelle missioni di esplorazione, tipiche di un reparto di Cavalleria, anche grazie al fatto di possedere una massa molto più piccola di una Centauro e, quindi, di potersi occultare con maggiore facilità. Infatti, abbassando le parti mobili dello scafo e gli accessori (parabrezza, tranciacavi e portello del mitragliere), si delinea una sagoma sostanzialmente piatta, alla quale si può aggiungere il camuffamento offerto da reti e fogliame. In questo modo, in mezzo alla vegetazione, l’effetto mimetico risulta estremamente efficace. Un’altra considerazione che ci hanno riferito i Cavalieri di Savoia é la versatilità di questo veicolo nelle strette stradine e nei villaggi del Medio Oriente, dove il VBL é stato (e viene) estesamente impiegato dai nostri militari in missione sotto l’egida dell’ONU. Oltre all’attitudine alla ricognizione, occorre ricordare le significative capacità di combattimento del VBL, che dispone di una potenza di fuoco di tutto rispetto in rapporto alla tipologia del veicolo. In torretta (o ralla) si possono montare mitragliatrici del calibro di 5,56 - 7,62 oppure 12,7 millimetri, mentre il veicolo può costituire la piattaforma per potenti sistemi controcarro (Milan e Panzerfaust). In definitiva, i compiti che può assumere il VBL Puma sono quelli di esplorazione, ricognizione, check point, comunicazioni e comando, combattimento e difesa controcarri. Inoltre, in aggiunta all’equipaggio, può trasportare anche due esploratori oppure due incursori. Al primo posto possiamo segnalare l’ottimo livello di protezione, garantito in primis dalla blindatura in acciaio balistico, che si unisce alla ulteriore protezione da agenti non convenzionali, di natura chimica, batteriologica e radioattiva. Il quattro cilindri FIAT-IVECO, inoltre, possiede una eccezionale affidabilità unita alla facilità di manutenzione e riparazione, tutte doti molto apprezzate da chi deve operare in contesti lontani dall’Italia e deve sempre poter contare sul mezzo meccanico. Siamo rimasti particolarmente impressionati dalla capacità del VBL di procedere veloce su terreni accidentati e fangosi senza neanche beccheggiare, tanto che la blindo sembra quasi “volare” a bassa quota sul terreno ed é indifferente alle sue asperità. In questo modo le buche allagate vengono superate senza nemmeno rallentare, ma tenendo sempre l’acceleratore premuto.

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Dati Tecnici del VBL Puma

  • Motore: FIAT 8042.45 TCA, 4 cilindri in linea, alesaggio X corsa mm 104 X 115 - cilindrata complessiva 3.908 cm3 - ciclo diesel con iniezione diretta, sovralimentato mediante turbocompressore Garrett a gas di scarico - rapporto di compressione 17 : 1 - potenza max 132 kW (norme DIN) a 3.000 giri/min. - coppia max 480 Nm (norme DIN) a 1.600 giri/min.

La Blindo Armata Centauro

La tradizione dell’industria italiana nel settore dei veicoli blindati montati su ruote ha trovato il suo apice nel progetto della blindo Centauro, una macchina che coniuga possenza ed eleganza unite a prestazioni eccezionali e ad una potenza di fuoco molto elevata. Questa blindo rappresenta oggi la spina dorsale dei reparti di Cavalleria dell’Esercito Italiano e assolve nel migliore dei modi ai compiti tipici di queste unità. “Le unità di cavalleria” -spiega un ufficiale del Reggimento Savoia Cavalleria- conducono un’attività esplorante a livello tattico volta ad acquisire dati informativi sull’avversario e sulle caratteristiche ambientali, attraverso l’osservazione visiva e/o strumentale, al fine di soddisfare le necessità delle Unità Elementari e Complesse in cui si trovano ad operare. L’esplorazione può essere condotta con modalità nascosta o mediante combattimento. La prima si sviluppa impiegando forze che mirano alla ricerca delle informazioni, evitando il contatto con l’avversario, ed è pertanto attuata con l’ausilio di particolari strumenti che esaltino la capacità di vedere senza essere visti. La seconda -prosegue il nostro interlocutore- si concentra invece sulla ricerca del contatto, per costringere l’avversario a svelare la propria presenza ed entità”.

Altri Veicoli dell'Esercito Italiano

Oltre ai veicoli specifici della Cavalleria, l'Esercito Italiano impiega una vasta gamma di mezzi per diverse funzioni logistiche e operative.

Veicoli Logistici e di Supporto

  • Autocarro Tattico Logistico “ACTL SM 44.30 BAD”: A disposizione dell’E.I. a partire dal 2002, prevede due allestimenti: l’SM (Standard Military) e l’SMH (Standard Military Heavy). Per entrambe queste versioni ci sono varie trazioni (4×4, 6×6, 8×8). La cabina di guida è disponibile in versione normale o ribassata, con sagoma adatta al trasporto ferroviario e all’aviotrasporto. È inoltre possibile applicare alla cabina un kit di blindatura, che rende questo veicolo uno dei mezzi blindati Esercito Italiano.
  • Complesso Autoscarrabile “APS 95”: Adibito a uso logistico speciale, il complesso si costituisce di veicolo, container scarrabile e sistema di movimentazione del pianale.
  • Veicolo Multiruolo VM 90 T: Con trazione 4×4, questo mezzo si distingue per l’elevata mobilità sia su strada che su terreni accidentati.

Aeromobili

Oltre all’Aereonautica Militare, anche l’Esercito Italiano possiede degli aeromobili, che entrano in gioco quando è necessario osservare e compiere azioni dall’alto.

  • Aereo da collegamento e trasporto leggero (ACTL): Può raggiungere una velocità di crociera pari a 370 km/h per un peso massimo al decollo che si attesta sui 6400 kg. È equipaggiato con un bimotore turboelica tipo Garret TPE 331 e prevede un equipaggio di tre persone (2 piloti più uno specialista).
  • Aereo da collegamento e trasporto regionale (ACTR) Piaggio 180: Presenta una velocità di crociera di 685 km/h per un peso massimo al decollo che arriva ai 5239 kg. Il bimotore che consente il volo è un Pratt & Whitney PT6A-66 e l’equipaggio conta tre persone (2 piloti più uno specialista).
  • Elicottero da esplorazione e scorta AH-249 (NEES): Supporto preciso e puntuale alle forze sul campo di battaglia.
  • Elicottero da trasporto tattico NH-90: Può compiere missioni su qualsiasi tipo di terreno, garantendo un elevato coefficiente di disponibilità operativa.
  • Nuovo elicottero da trasporto medio CH-47 F: Impiegato sia in missioni operative che in interventi umanitari.

Veicoli Speciali del Genio

L’arma del Genio Esercito Italiano può contare su mezzi militari speciali per l’assolvimento dei particolari compiti a cui è chiamata. Questo reparto, infatti, deve poter contare su veicoli affidabili e potenti per poter supportare al meglio i soldati in prima linea.

  • Autogrù di media portata (ATCM 400): Studiato per la movimentazione di materiale nei lavori di costruzione verticale e nell’assemblaggio di ponti (Ponte Bailey e Ponte Galleggiante Mobile).
  • Caricatore frontale ruotato: È idoneo al trasporto e al caricamento di terra o ghiaia.
  • Terna ruotata: È idonea al trasporto e al caricamento di terra o ghiaia.
  • Ponte BAILEY: Un ponte logistico composto da elementi componibili realizzati in acciaio.
  • Ponte Galleggiante Mobile (PGM): È un ponte galleggiante del tipo a “nastro”.
  • Veicolo Tattico Medio Multiruolo (VTMM) “ORSO”: È una piattaforma veicolare protetta per il trasporto delle unità. La versione avanzata è attrezzata con sensori ed attrezzature per la ricerca e la rimozione di ordigni esplosivi improvvisati.
  • Packbot 510 UGV (Unmanned Ground Vehicle): In dotazione alle unità EOD/IEDD e ACRT questo robot a controllo remoto verifica e ispeziona ordigni esplosivi non convenzionali/improvvisati in totale sicurezza.

Supporto Logistico Avanzato

  • Cucina rotabile da 200 Razioni: Assicura massima velocità di dispiegamento ed è studiata per una vasta gamma di applicazioni grazie alla sua semplicità d’impiego. Realizzata con materiali e apparecchiature avanzate, la cucina è idonea per la preparazione e cottura del vitto (colazione, pranzo e cena) per una potenzialità di almeno 200 razioni per ciclo cottura.
  • Cucina shelterizzata su due container da 500 razioni: Idonea all’impiego in occasione di eventi calamitosi, è formata da due container (uno per la preparazione e uno per la cottura dei pasti) e da una zona distribuzione pasti.
  • Panificio su container ISO-1C: Anche questa unità è caratterizzata da una mobilità e una facilità d’impiego non indifferenti.
  • Lavanderia su container ISO-1C: Il complesso è idoneo al lavaggio di 50 kg di biancheria in un’ora ed è facilmente trasportabile da autocarri medi.
  • Tende modulari a struttura pneumatica: Le modalità d’impiego vanno dai servizi generali al ricovero del personale, dall’alloggio della sala operativa al posto medico avanzato/ospedale da campo.
  • Sistema riscaldatore e condizionatore per tende: Costituito da un gruppo elettrogeno, due generatori d’aria calda, due condizionatori e da una serie di canalizzazioni flessibili, è adibito al riscaldamento o al raffreddamento di due tende campali medie.

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