La sera dell'11 luglio 2019, la cittadina di Vittoria, in provincia di Ragusa, fu sconvolta da un evento tragico che segnò per sempre la vita di due famiglie e riaccese il dibattito sulla giustizia e la sicurezza stradale in Italia. Un SUV, guidato da Rosario Greco, travolse e uccise i cuginetti Alessio e Simone D'Antonio, di 11 e 12 anni, mentre giocavano davanti casa. Questo articolo ripercorre la storia di quella tragica notte, analizzando gli eventi, le conseguenze legali e il dolore incolmabile dei familiari delle vittime.

La Notte dell'Orrore: Alcol, Droga e Velocità

Quella sera, Rosario Greco, pregiudicato e figlio di un imprenditore locale già arrestato per mafia, si trovava alla guida di un SUV in compagnia di alcuni amici, tra cui Angelo Ventura, appartenente a una famiglia ritenuta vicina alla "Stidda", l'altra mafia siciliana. Secondo le ricostruzioni, Greco aveva assunto alcol e cocaina prima di mettersi al volante. Le immagini delle telecamere di videosorveglianza mostrarono l'auto compiere un sorpasso azzardato a folle velocità in una stradina del centro abitato, perdendo il controllo e investendo i due bambini che si trovavano sul marciapiede davanti casa.

Alessio morì sul colpo, mentre Simone fu trasportato d'urgenza in ospedale, dove subì l'amputazione di entrambe le gambe. Nonostante gli sforzi dei medici, Simone si spense pochi giorni dopo, durante i funerali del cuginetto. La comunità di Vittoria fu colpita da un dolore immenso.

Le Indagini e il Processo: Una Sentenza Contestata

Rosario Greco fu arrestato poco dopo l'incidente con l'accusa di omicidio stradale aggravato. Gli amici che erano in macchina con lui furono denunciati per omissione di soccorso e favoreggiamento, avendo abbandonato il luogo dell'incidente per paura di essere linciati. Nel SUV furono trovati anche un manganello e una mazza da baseball.

Il processo a carico di Greco si svolse con rito abbreviato. In primo grado, fu condannato a nove anni di reclusione per duplice omicidio stradale. La sentenza fu confermata in appello, ma i genitori delle vittime si dichiararono estremamente delusi, ritenendo la pena insufficiente. Alessandro D'Antonio, padre di Alessio, espresse il suo dolore e la sua rabbia, affermando di sentirsi condannato all'ergastolo del dolore.

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La Cassazione annullò la sentenza d'appello per un vizio di motivazione, relativo al rigetto della perizia psichiatrica richiesta dalla difesa. Greco fu scarcerato e posto agli arresti domiciliari, suscitando ulteriori polemiche e indignazione da parte dei familiari delle vittime.

Il Dolore Incolmabile e la Richiesta di Giustizia

La tragedia di Vittoria ha lasciato un segno indelebile nella vita dei familiari di Alessio e Simone. Alessandro D'Antonio, padre di Alessio, ha raccontato di parlare ogni giorno con suo figlio, di non trovare risposte e di soffrire per la sua assenza. Ha cambiato casa perché non riusciva più a vivere nel luogo in cui aveva visto morire suo figlio. Ha confessato di non sopportare più le feste, i compleanni, il Natale, perché gli ricordano il dolore della perdita.

I genitori di Alessio e Simone si sono battuti e continuano a battersi per ottenere una giustizia più severa e per evitare che altre famiglie debbano affrontare lo stesso dolore. Chiedono pene più severe per chi si mette alla guida in stato di ebbrezza o sotto l'effetto di droghe, e invocano una legge che tuteli maggiormente le vittime di incidenti stradali.

Le Condanne per Omissione di Soccorso

Oltre al processo a carico di Rosario Greco, si è svolto anche il processo con rito abbreviato a carico di due degli occupanti del SUV, Angelo Ventura e Alfredo Sortino, accusati di omissione di soccorso. Entrambi sono stati condannati a otto mesi di reclusione, mentre Sortino ha ricevuto anche una condanna a tre mesi di arresto per violazione della sorveglianza speciale. Un terzo imputato, Rosario Fiore, è stato condannato a sei mesi con pena sospesa.

Queste condanne, seppur miti, rappresentano un ulteriore tassello nella ricostruzione della vicenda e sottolineano la gravità delle responsabilità di chi, pur non essendo alla guida del veicolo, ha contribuito a rendere ancora più tragica la situazione abbandonando il luogo dell'incidente senza prestare soccorso alle vittime.

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