L'idea di un'icona che ritorna in vita ha qualcosa di magico. La Citroën 2CV, simbolo di un'epoca e di generazioni, potrebbe presto tornare in moto, silenziosamente, con un cuore elettrico. È solo un'ipotesi, ma il fascino del sogno è irresistibile. Esploriamo il concetto di rivisitazione di modelli storici, considerando l'esempio della Renault e le speculazioni sul futuro della 2CV, per poi analizzare come l'evoluzione dell'industria automobilistica e le strategie dei governi influenzino queste scelte.
Il Fascino del Vintage Elettrico
C'è una tendenza che sta conquistando il mondo dell'automobile: dare nuova vita ai modelli che hanno fatto la storia. Renault ha aperto la strada con le sue reinterpretazioni elettriche della R4 e della R5, e ora si vocifera che anche Citroën stia valutando di rispolverare la sua leggenda su quattro ruote. La 2 Cavalli potrebbe tornare in una veste moderna e sostenibile, come riporta Autocar. Un tributo ai suoi quasi 80 anni di storia che potrebbe far innamorare una nuova generazione di automobilisti.
La 2CV: Un'Auto per Tutti, Ieri e Domani
La 2CV ha motorizzato la Francia e l'Europa dal 1948 al 1990 (l'ultimo esemplare ha lasciato la fabbrica di Mangualde, in Portogallo, il 27 luglio 1990 alle ore 16:00). Immaginare una 2CV elettrica è quasi naturale: un'auto semplice, essenziale e accessibile, in perfetta sintonia con lo spirito originario del modello. Il designer Dejan Hristov ne ha già ipotizzato lo stile, combinando le linee rétro della 2 Cavalli con soluzioni moderne, e il risultato non può che stuzzicare la fantasia.
La 2CV, al suo esordio nel 1948, era un capolavoro di praticità. Doveva trasportare due contadini con i loro zoccoli, un sacco di patate e magari anche un barilotto di vino e una cesta di uova. Il tutto senza rinunciare a sospensioni capaci di attraversare un campo arato, senza rompere le uova nel paniere. Oggi, probabilmente, le esigenze sarebbero diverse, ma lo spirito democratico della 2CV resterebbe intatto: un'auto per tutti, capace di muoversi con grazia nei centri urbani congestionati e di garantire un comfort accessibile a chiunque.
Se mai dovesse nascere, la nuova 2CV potrebbe posizionarsi tra la minimalista Citroën Ami e la più sofisticata C3, sfruttando una piattaforma condivisa con altri modelli del gruppo Stellantis. L'obiettivo sarebbe chiaro: mantenere un prezzo competitivo, con un'autonomia adeguata ma senza eccessi, grazie a una batteria più piccola e a un motore elettrico meno potente.
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Un Sogno da Realizzare?
Il 2028, anno in cui si celebreranno gli 80 anni dal debutto della prima generazione, potrebbe essere il momento perfetto per il grande ritorno. Tuttavia, il sogno si scontra con la realtà. Thierry Koskas, responsabile del marchio Citroën, ha recentemente smentito ogni progetto legato a una nuova 2CV: "Non abbiamo in programma di riproporre la 2CV. Preferiamo guardare avanti, sviluppando un design innovativo e riconoscibile." Eppure, la forza del mito è difficile da contenere. Forse non oggi, forse non domani, ma la mitica 2 Cavalli potrebbe un giorno tornare a ricordarci che, a volte, semplicità e ingegno sono tutto ciò che serve per conquistare il mondo.
Renault e la Strategia di Elettrificazione
Mentre il futuro della 2CV rimane incerto, Renault sta attivamente perseguendo una strategia di elettrificazione, come dimostrato dal lancio di modelli come la Renault Twingo 1.2 16V Wave e le reinterpretazioni elettriche della R4 e della R5. L'impegno di Renault verso la transizione energetica è stato sottolineato anche durante la visita dell'ambasciatore di Francia in Italia, Martin Briens, alla sede di Renault Italia. Raffaele Fusilli, a.d. Renault Italia, ha illustrato la strategia del gruppo per la transizione energetica, evidenziando l'impegno verso una trasformazione ambiziosa e generatrice di valore, incentrata sullo sviluppo di tecnologie e servizi inediti e su una nuova gamma di veicoli ancora più competitiva, equilibrata ed elettrificata. In linea con le sfide ambientali, Renault si prefigge lo scopo ambizioso di raggiungere l'obiettivo zero emissioni in Europa entro il 2040. Briens ha affermato: "Ė un grande piacere salutare il lancio della nuova Renault 4, un'icona rivisitata con audacia per rispondere alle sfide del nostro tempo. Tengo a congratularmi con Renault per il suo forte impegno a favore della transizione energetica. Questo veicolo concretizza una mobilità più pulita, più sostenibile e più innovativa, valori che condividiamo profondamente tra Francia e Italia, e testimonia il ruolo centrale che l'industria può svolgere nella trasformazione ecologica dell'Europa."
Fusioni, Acquisizioni e l'Influenza dei Governi
La storia recente dell'industria automobilistica è segnata da fusioni e acquisizioni, con un ruolo significativo giocato dai governi. L'annuncio di una proposta di fusione paritetica tra il Gruppo FCA (Fiat Chrysler Automobiles) e il Gruppo Renault nel 2019, poi fallita, evidenzia come le decisioni strategiche delle aziende automobilistiche siano influenzate anche dalle politiche industriali dei paesi in cui operano. Nel caso della fusione FCA-Renault, lo Stato francese (azionista di Renault al 15%) stabilì alcune condizioni per la realizzazione del merger, tra cui la sede operativa della nuova Capogruppo in Francia, il mantenimento dei livelli occupazionali per quattro anni (invece di due) e un consigliere del Governo francese nel C.d.A.
La Francia è un esempio virtuoso in materia di Intelligence Economico-Finanziaria, consapevole che la "Sicurezza Nazionale" dipende anche dalla sicurezza economico-sociale. Il piano strategico per il settore automotive francese (Mosquet e Pélata, 2019) con orizzonte 2030 prevede di "fare della Francia un paese leader nei veicoli a basse emissioni" e di "sostenere la creazione di una filiera francese ed europea di produzione di batterie, capace di porsi fra i leader mondiali".
Dopo il ritiro della proposta di fusione con Renault, il Gruppo FCA e il Gruppo PSA (Peugeot-Citroen) annunciarono l'avvio di negoziati per una loro aggregazione in un nuovo Gruppo industriale. Il Governo francese, azionista anche del Gruppo PSA, fece trapelare un certo ottimismo e benevolenza, seppur con le dovute cautele e riserve ("Aperti sull'operazione, vigili sulla governance, la tutela del lavoro e l'impronta industriale").
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L'Impatto sull'Industria Italiana
L'industria automotive italiana conta oltre 2.000 aziende con 250.000 addetti e 93 miliardi di fatturato (Fondazione Ergo, 2019). Anche il Gruppo Fiat Chrysler Automobiles, pur avendo ormai una dimensione multinazionale, rimane ancora fortemente legato al nostro Paese nel quale impiega decine di migliaia di addetti con 16 stabilimenti. È fondamentale vigilare e proteggere, strategicamente, l'evolversi del nostro tessuto imprenditoriale nazionale.
Negli ultimi decenni in Italia si è discusso molto sulla crescente importanza della dimensione economica della sicurezza nazionale negli scenari del dopo Guerra fredda e della competizione globale. Sono stati fatti moltissimi passi avanti per l'Intelligence Economica, già a partire dalla crisi economica del 2007-8, favorendo il raggiungimento di alcuni importanti risultati.
Tuttavia, la "protezione degli interessi economici" sembrerebbe ancora molto focalizzata in prevalenza sui settori produttivi classicamente monitorati dal Governo. Il caso FCA è la prova che sarebbe forse opportuno innalzare ancora la "sensibilità" sul tema soprattutto delle nostre Istituzioni Politiche.
Rafforzare la Capacità di "Intelligere"
Per rafforzare la capacità del Governo di "Intelligere" situazioni complesse nel campo della sicurezza economico-finanziaria, è necessario affiancare le tradizionali attività svolte dal Ministero dello Sviluppo Economico con strumenti di una nuova Strategia Nazionale di Intelligence Economica che consentano alla nostra Intelligence di tenere costantemente e preventivamente aggiornato il Governo.
Una prima evoluzione potrebbe essere il "Piano Nazionale per la Sicurezza Economica", in analogia al Piano nazionale per la Protezione Cibernetica. Un nuovo "Perimetro di Sicurezza economica" comprendente gli "Operatori Economici Rilevanti" (pur non rientrando nei Golden Power, andrebbero tutelati per il contributo alla stabilità sociale). E anche un "nuovo" Comitato Interministeriale per la Sicurezza della Repubblica (con compiti analoghi al "Comité pour la Compétitivité et la Sécurité Economique" francese). Potrebbe poi essere molto utile una "Agenzia Nazionale Informazioni per la Sicurezza Economica" nell'ambito del DIS, con un ruolo fondamentale: cogliere segnali economico-finanziari "non palesi" rielaborandoli con punti di vista "scomodi" per coordinare ed indirizzare il pubblico e gli attori privati.
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