Nissan, un nome che evoca immagini di auto sportive, veicoli familiari di tendenza e soluzioni innovative, celebra 90 anni di storia nel mondo dell'automobile. La sua storia è costellata di modelli iconici e decisioni audaci che hanno contribuito a plasmare il panorama automobilistico moderno.

Le Origini: Dalla Nihon Sangyo alla Nissan Motor Co.

Il nome Nissan nasce ufficialmente il 26 dicembre 1933, come abbreviazione di Nihon Sangyo, un marchio semplificato per facilitare l'accesso ai listini della Borsa di Tokyo. L'azienda, fondata dall'imprenditore giapponese Yashisuke Aikawa nella seconda metà degli anni '20, inizialmente si dedicava ad attività di fonderia e alla produzione di ricambi per veicoli. Nel 1934, Nissan divenne un vero e proprio costruttore di automobili, acquisendo quasi subito la Datsun.

Datsun: Il Marchio Pionieristico

All'inizio fu Datsun, il marchio acquisito da Nissan nel 1934. Per mezzo secolo, i pick-up sono stati commercializzati con lo storico brand, resuscitato nel 2013 per lanciare in alcuni paesi emergenti i modelli della gamma low cost. Nel 1931, la DAT lanciò una vettura più piccola, chiamata Datson 10, la prima “Datson”, che sta per “figlio di DAT”. La Datsun Type 11 rappresentò un clamoroso successo commerciale a quei tempi.

La produzione di pick-up Datsun riprese dopo la guerra, e nel 1955 debuttò il pick-up D120, seguito poi dal D220, che segnò anche l’avvio della commercializzazione sul mercato americano: venne esibito al Salone di Los Angeles nel 1958. La "svolta" arriva negli anni Ottanta con il D720 venduto anche con il marchio Nissan e diventato famoso in versione cabinata come Pathfinder, un nome quasi leggendario.

Nissan Patrol: Un Fuoristrada Leggendario

Gli anni della guerra servirono per il lancio della prima vettura a ruote alte, la Patrol, che per performance e capacità di carico si dimostrò più efficiente della leggendaria Jeep Willys, la capostipite di tutti fuoristrada. La Patrol era equipaggiata con un sei cilindri da 85 CV, rigorosamente a trazione integrale.

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Il lancio della storica vettura giapponese risale infatti al 1951 e da allora la produzione è andata avanti attraverso sei differenti serie. Nel 1951 la Nissan mise in produzione il progetto 4w60 allo scopo di mettere a disposizione delle forze militari giapponesi un fuoristrada in grado di pattugliare agevolmente gli aspri sentieri montuosi dell’isola. Il veicolo ottenne così il nome Patrol, che in inglese significa appunto pattuglia: la motorizzazione era molto semplice, sei cilindri a benzina. La cilindrata salì dai 3.700 centimetri cubici iniziali ai quattromila, con una potenza di 125 Cv. La Patrol si contraddistinse anche per la possibilità di integrare alla trazione posteriore anche una trazione anteriore. Il mezzo, prodotto sotto la “etichetta” Datsun, riscosse subito molti consensi e nel 1959 venne prodotta anche una versione “civile”. Lo stesso anno uscì la seconda serie della Patrol, la G60, destinata a rimanere in produzione per ventiquattro anni.

Con l’introduzione della Patrol 160, nel 1980, questo modello assunse lo status di “gemma” nel settore dei fuoristrada. La Patrol 160 fu anche il primo modello ad essere costruito fuori dai confini giapponesi: la Motor Iberica lo produsse nella sua fabbrica di Barcellona sia con il tradizionale marchio Nissan - subentrato a quello Datsun a partire dal 1984 - che con quello locale Ebro. La Patrol “europea” disponeva di due motorizzazioni diesel rispettivamente da 2.700 e da 3.300 centimetri cubici, mentre le motorizzazioni a benzina erano da 2.800 e 4.000 centimetri cubici entrambe a sei cilindri. Il successo sui mercati del Vecchio continente fu immediato, lanciando la moda delle 4WD asiatiche soprattutto tra i giovani. In Italia divenne richiestissimo grazie a prestazioni di gran lunga superiori a quelle delle “colleghe” e ad una resistenza meccanica mai vista prima.

Nel 1988 venne introdotta la Patrol GR o Grand Raid, basata sulle Patrol impiegate alla Parigi-Dakar. Il telaio era a longheroni con sospensioni a ponte rigido e molle ad elica al posto delle tradizionali balestre: il comfort raggiunse livelli mai visti prima rendendo la Patrol GR una vera “limousine off-road” grazie anche ad optional come l’Abs, i differenziali a bloccaggio manuale ed altri accessori come l’aria condizionata, il tettuccio apribile, l’impianto stereo e le cromature sulla carrozzeria. Anche la GR era dotata del nuovo motore turbodiesel 2.8 sei cilindri capace di erogare 116 Cv, ma erano disponibili anche imponenti motori da 4.200 cc sia diesel che a benzina. La Patrol Grand Raid fu aggiornata nel 1998 con la serie Y61, dotata anche di dotazioni di sicurezza di avanguardia sia attive che passive, di cambio manuale da cinque rapporti ed automatico a quattro con overdrive e soprattutto a partire dal 2000 di una motorizzazione TDi intercooler ad iniezione quattro cilindri da 3.000 centimetri cubici, capace di erogare 158 Cv. Il successo del nuovo GR spinse ad un ulteriore leggero “upgrade” estetico nel 2003.

Introdotta nel 2010, la Patrol Y62 introdusse alcune soluzioni tecniche molto ardite tra cui le sospensioni indipendenti controllate elettricamente, un vero e proprio “strappo” con la tradizione Nissan che aveva sempre mantenuto lo schema a doppio asse rigido nel mezzo secolo precedente. Il design fu completamente rinnovato con una scocca bombata per assicurare un comfort ancora maggiore. Due le motorizzazioni previste, una 4.000 V6 ed una 5.600 V8 entrambe a benzina: la seconda poteva erogare una potenza di 400 Cv, regolata da una trasmissione a sette marce automatica.

Con oltre due milioni di esemplari costruiti a partire dal 1951 tra Giappone, Marocco, Sudafrica, Pakistan, Filippine, Russia e Spagna, la Patrol è un modello che ha contribuito a rendere la Nissan un “top player” tra i costruttori giapponesi. Nel 1987 la Patrol TR “Fanta Limon”, al debutto assoluto tra le dune della Dakar, vince tra le vetture diesel e chiude nona assoluta.

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L'Espansione Globale e il Legame con l'Europa

Il marchio Nissan sbarcò in Europa, ufficialmente, negli anni ‘60. Nel Regno Unito, nel 1952, il marchio nipponico firmò un accordo con il brand Austin per assemblare 2.000 vetture su licenza. L’espansione nel corso dei decenni successivi, in ogni zona del mondo, è stato irrefrenabile.

Nissan Micra: Un'Icona nel Segmento delle Utilitarie

La Nissan Micra ha rappresentato uno dei modelli simbolo del brand giapponese. La Nissan Micra non solo è la prima giapponese in assoluto a ricevere il premio di “Auto dell’anno” (che fa il paio con il “World car 1993”), ma è anche la prima vettura del Paese del Sol Levante che riesce nell’impresa di imporsi nel mercato europeo e di far crollare il muro di scetticismo fuori dai confini nazionali nei confronti delle auto orientali.

La prima Nissan Micra debutta sul mercato giapponese nel 1982 in sostituzione della Cherry; in Europa arriva l’anno successivo e nel Nord America nel 1984; mentre le vendite in Italia iniziano molto più tardi, nel 1990, con la sola versione con motore 1.2, carrozzeria 3 e 5 porte e il solo allestimento SLX. La seconda generazione, datata 1992, segna una netta discontinuità con il passato: le forme squadrate lasciano il posto a un design più moderno, razionale e attraente che consente di coniugare dimensioni ridotte e ottimi spazi interni. La nuova Micra è la prima a essere prodotta anche in Europa, nell’impianto inglese di Sunderland, ed è pensata per soddisfare maggiormente le esigenze degli automobilisti europei: in soli 3,72 metri di lunghezza per 1,44 di altezza e 1,59 di larghezza riesce a offrire una buona abitabilità anche a chi viaggia nei sedili posteriori e un bagagliaio da 206 litri che diventano 960 abbattendo i sedili di dietro. La linee fresche e la caratteristica forma “a bombetta” della carrozzeria fanno il resto, attirando gli automobilisti più e meno giovani e il pubblico femminile.

Al momento del debutto la gamma motori è composta dal 1.0 da 54 CV, che consente all’utilitaria di raggiungere i 150 km/h, e dal 1.3 da 75 CV che tocca i 170 km/h, con percorrenze dichiarate dal costruttore giapponese tra i 15 e i 16 km/litro. Come detto il successo per la Micra è immediato: al premio di “Auto dell’Anno 1993” (ottenuto con 338 punti, il punteggio più elevato degli ultimi tre anni), la prima giapponese a conquistare il prestigioso titolo, fa seguito quello di “World Car 1993”, assegnato da un’altra giuria internazionale.

Nel ’97 giunge il primo e più importante restyling, che riguarda principalmente il frontale, con due griglie “a foglia” e nuovi fari; mentre l’anno successivo è l’ora del motore diesel aspirato da 1,5 litri e 57 CV, che garantisce prestazioni simili al 1.0 benzina con cambio CVT (150 km/h e scatto da 0 a 100 km/h in 19 secondi) ma con consumo dichiarato di un litro ogni 20 km. Otto anni dopo il debutto, nel 2000, la Micra è oggetto di un altro aggiornamento, con nuovi allestimenti e un ritocco leggero alle finiture esterne e interne. Dopo dieci anni la Micra di seconda generazione lascia il posto all’erede, che nasce sulla piattaforma condivisa con la Renault (la stessa di Cube, Note, Clio e Modus) a seguito dell’Alleanza Renault-Nissan: la nuova utilitaria presenta linee sempre curve ma più avveniristiche.

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Il sipario sulla quarta generazione della Micra si alza al Salone di Ginevra del 2010: questa versione ha ancora le dimensioni compatte da citycar anche se rispetto alla serie precedente cresce di qualche centimetro sia in lunghezza che in altezza e larghezza. Nel 2017 debutta la quinta e ultima generazione, che metterà definitivamente fine alla carriera della Micra nel 2022. Ha dimensioni più generose, un nuovo design sia esterno che interno ed è sviluppata sulla piattaforma Nissan V-platform: è assemblata a Flins, in Francia, nella stessa fabbrica della Clio, con cui condivide i motori, sempre di origine Renault.

Nissan Qashqai: Il Crossover che Ha Rivoluzionato il Mercato

Se oggi Suv e crossover impazzano nel Vecchio continente, parte del merito è da attribuire anche alla Nissan. Che ha avuto la grande intuizione di proporre un veicolo a ruote alte, la Qashqai, con prezzi e costi di gestione accessibili. La genesi di Qashqai risale in realtà a ben prima del 2007, affondando le radici nel 2002, anno in cui fu avviato il progetto per la nuova generazione di Almera. L’auto fu però scartata perché ritenuta non competitiva e poco in linea con la nuova direzione voluta da Carlos Ghosn; i progettisti pensarono quindi ad un’idea nuova, una “mini Murano" per sfidare berline e station in Europa.

Il concept arrivò nel 2004, figlio di una collaborazione tra il centro giapponese (per gli esterni) e quello americano per gli interni. Gli ingredienti? Posizione di guida rialzata, ruote grandi, altezza da terra di un SUV ma abitacolo progettato per non elevare troppo la visuale. Così Qashqai debuttò a Ginevra con un prototipo accolto con freddezza e scetticismo dai vari media presenti, dubbiosi sulla possibilità di successo in questo nuovo segmento di mercato.

Dopo la presentazione del modello di produzione a Parigi nel 2006, Nissan Qashqai iniziò quindi la sua avventura (era il febbraio 2007), ottenendo fin da subito un successo enorme con più di 100.000 esemplari venduti nell’anno di lancio in Europa di cui 18.000 unità nel Regno Unito. Alle vendite seguirono i riconoscimenti internazionali con 14 premi nel primo anno tra cui “miglior SUV", “miglior proposta urbana" e “Car of the Year". Il 2008 portò poi Qashqai+2, la versione a sette posti che è riuscita a superare le 235.000 unità in Europa. Il 2014 fu poi l’anno della seconda generazione, più lunga di 5 centimetri e con un assetto ribassato oltre ad interni più curati nella qualità. Il modello attuale ha portato in dote tecnologie come il Nissan Safety Shield, sistema di sicurezza con frenata d’emergenza, monitoraggio dell’attenzione del conducente e riconoscimento dei segnali stradali. Oggi, prossimo all’anniversario dei 10 anni, Nissan Qashqai può vantare una quota di mercato del 10.5% nel suo segmento in Europa (2.3 milioni di unità a fine 2016) e, nel tempo, ha visto affiancarsi il fratello minore Juke, lanciato nel 2010 e forte di 1.2 milioni di unità nel mondo.

Nissan Hardbody Truck D21: Un Pickup Robusto e Affidabile

La generazione Nissan D21 succedette alla linea di pickup Datsun 720. Negli USA il veicolo era chiamato Nissan Hardbody Truck, nome riferito alla solidità della sua scocca a doppia parete, oltre che al suo stile complessivo. L'Hardbody fu prodotto per il mercato statunitense a partire dalla metà del 1986 fino al 1997, e fu in competizione diretta con il Toyota Mini Pickup. Il passaggio tra la serie Datsun e il nuovo modello avvenne a metà del 1986, perciò i riferimenti cronologici al D21 sono trascritti "1986.5". Il D21 può essere distinto dal vecchio 720 poichè presenta due grandi fanali frontali, in luogo dei quattro più piccoli di quest'ultimo.

Negli USA, l'Hardbody era commerciato con cabina "Standard" o "King" (conosciuta anche come "Extended"). Le lunghezze della scocca erano "Standard" (1,80 metri) e "Lungo" (2,13 metri), mentre il mercato internazionale conobbe anche il "Crew Cab" a quattro porte, con scocca corta da 1,37 metri. Le motorizzazioni comprendevano il KA24E, un 4 cilindri 2.4L dalle prestazioni rispettabili, che sostituì definitivamente l'antenato Z24i a partire dal 1990, e il VG30E, un 6 cilindri 3.0L che non aumentava più di tanto né la potenza né la coppia e non era disponibile su tutti i modelli di Hardbody. La trasmissione manuale a cinque marce (+ ridotte) fu la più comune, anche se in certe configurazioni era disponibile il cambio automatico. Vennero commerciate in egual quantità versioni con trazione anteriore (4x2) e versioni con trazione integrale (4x4). Un differenziale a bloccaggio parziale era standard nell'assetto "SE". I maggiori optionals erano rappresentati da aria condizionata, pneumatici e cerchi maggiorati, lunotto apribile, radio e paraurti posteriore.

C'erano diversi assetti disponibili, tra cui quello "base", l'XE ed il top della gamma, l'SE. L'assetto XE poteva avvalersi di un "value package", a partire dal 1994, che includeva aria condizionata, specchi elettrici, cerchi in lega e cromature in varie parti della carrozzeria, ad esempio sugli specchietti e sui paraurti. La versione SE era meglio equipaggiata e nella maggior parte dei casi usciva "full optional" già dalla fabbrica, dotata di tettuccio apribile, finestrini elettrici, chiusura centralizzata, aria condizionata e cerchi in lega. Nel 1994 il vecchio cruscotto spigoloso venne sostituito con uno più ergonomico. A causa della loro economicità ed affidabilità, i pickup D21 ebbero un successo mondiale e sono tuttora utilizzati sia su asfalto che in fuoristrada. Sono conosciuti per la loro grande affidabilità e lunga durata, unico difetto la ruggine che tende a formarsi nella carrozzeria con l'andare del tempo.

Alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi

Dal 1999 il brand di Yokohama rientra nella Renault-Nissan-Mitsubishi Alliance, una partnership solidissima. La casa francese Renault, nel 2013, ha comprato il 43,4% delle azioni con diritto di voto in Nissan. Quest’ultima ha il 15% delle azioni senza diritto di voto in Renault. L’azienda è presente sul mercato automobilistico con i marchi Nissan, Infiniti e Datsun.

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