La storia della Mercedes in Formula 1 è costellata di trionfi, innovazioni tecnologiche e momenti drammatici. Dalle leggendarie Frecce d'Argento degli anni '50 al dominio dell'era ibrida, la casa di Stoccarda ha lasciato un segno indelebile nel mondo delle corse.
Le origini: le Frecce d'Argento degli anni '30
Le radici dell'impegno sportivo di Mercedes affondano negli anni '30, con le leggendarie Frecce d'Argento. La leggenda narra che, in occasione di una gara al Nürburgring nel 1934, la Mercedes-Benz W25 si presentò in pista con un chilo in più rispetto al limite massimo di 751 kg previsto dal regolamento. Per recuperare peso, Alfred Neubauer, direttore sportivo della squadra, fece raschiare la vernice bianca dalla vettura, lasciando a vista il colore argento dell'alluminio. Questo episodio diede origine al soprannome "Frecce d'Argento", che da allora identifica le auto da corsa Mercedes. La Mercedes nasce ufficialmente nel 1926, ma le sue radici attecchiscono 40 anni prima, quando nel 1886 Karl Benz inventa la prima auto con motore a scoppio. La sua casa nel 1926 si fonde con quella di Gottlieb Daimler, eccelso ingegnere e geniale motorista, che utilizza il nome Mercedes dal 1902, quando Emil Jellinek, console dell’Impero austro-ungarico, ordinò 36 vetture da corsa chiedendo che venissero battezzate con il nome della figlia, Mercedes. Sul piano sportivo la Mercedes entra in F1 nel 1954, con una vettura, la W196, con telaio a struttura tubolare, motore 8 cilindri in linea bialbero da 2500 cc con iniezione diretta e distribuzione desmodromica, anche se la sua storia agonistica incastona la prima pietra nel 1903, con la vittoria del belga Camille Jenazy alla coppa Gordon Bennett.
L'esordio in Formula 1 e il dominio di Fangio (1954-1955)
La storia d'amore tra la Mercedes e la Formula 1 inizia nel 1954. Per partecipare al Mondiale, la Mercedes-Benz schiera la W196 R, un gioiello equipaggiato con un motore 8 cilindri in linea capace di erogare 256 cavalli, che diventano 290 nella versione dell'anno successivo. A guidare la migliore monoposto del momento c'è il miglior pilota, Juan Manuel Fangio. L'argentino corre e vince le prime due gare con una Maserati, prima di passare alla Mercedes e conquistare altri quattro successi e altrettante pole position. Il binomio vincente si ripresenta anche nel 1955 con, accanto a Fangio, la stella nascente della F.1, Stirling Moss: il titolo, alla fine della stagione, è nuovamente dell'argentino che conquista quattro vittorie, contro una del suo compagno di squadra. La prima in F1 è trionfale, grazie a Juan Manuel Fangio. Il pilota, argentino di Balcarce, ma con i genitori originari dell’Abruzzo (il padre aveva lasciato Castiglione Messer Marino in provincia di Chieti), dopo un Mondiale vinto con l’Alfa Romeo (1951) fa grande la Mercedes. La gloria arriva nel GP di Francia del 1954: Fangio, all’esordio con la Stella d’Argento, domina in gara e qualifica dopo aver già conquistato due GP in quella stagione sulla Maserati. Debutto magistrale per la Mercedes, che fa capire di poter competere ad altissimi livelli. Fangio conquista 6 vittorie, vince il Mondiale e fa il bis l’anno successivo: la W196 è ancor più perfezionata e dà alla Mercedes la doppietta iridata con il secondo posto in classifica dell’inglese Stirling Moss. Un monopolio per la Stella, che mostra una superiorità inattaccabile e un vantaggio tecnico incolmabile.
Il dramma di Le Mans e il ritiro (1955)
Non potendo essere intralciata in pista, la marcia trionfale si ferma per volontà della stessa casa tedesca. Ci vuole una tragedia, la peggiore nella storia dell’automobilismo, per indurre la Mercedes a fare un passo indietro. Tutto accade l’11 giugno 1955, alla 24 Ore di Le Mans, con il terribile incidente della Mercedes 300 SLR di Pierre Levegh che causa la morte di 84 persone e il ferimento di altre 120. Il pilota francese, deceduto sul colpo, tampona sul rettilineo la Austin-Healey di Lance Macklin, costretto a scartare di colpo per evitare una collisione con la Jaguar D-Type di Mike Hawthorn diretto ai box, e finisce sul terrapieno di contenimento. La sua vettura prende fuoco, si spezza in due tronconi e decolla, seminando pezzi e terrore sulle gradinate, dove gli spettatori vengono letteralmente falciati. In seguito alla tragedia del giugno ’55 alla 24 Ore di Le Mans - con l’uscita di pista della vettura di Levegh, che causa la morte di 82 persone e dello stesso pilota - la Mercedes si ritira dalle corse. In sole 12 gare in F.1, la Mercedes vince 9 volte e conquista in tutto 17 podi: numeri impressionanti.
Il ritorno come motorista e la partnership con McLaren (anni '90-2000)
Di F1 la Mercedes non vuole più sentir parlare fino al 2014, limitandosi a collaborare con la Sauber, con cui conquista il Mondiale Prototipi nel 1989 come fornitrice di motori, per poi portare a Stoccarda il titolo con la C11 nell’anno successivo, iscrivendosi con il proprio nome. Le vittorie arrivano nel DTM, 3 campionati in 7 anni, e alla 500 Miglia di Indianapolis del 1994, da fornitrice di motori per la Penske di Al Unser Junior. La Stella però strizza l’occhio alla F1, dove lascia il suo sigillo. Vincente. Come motorista si lega alla McLaren e nel 1997, con David Coulthard, si impone nel GP d’Australia tornando alla vittoria dopo 42 anni. Il suo motore è il cuore della monoposto che porta Mika Hakkinen ai due Mondiali piloti del 1998 e 99 e Lewis Hamilton al suo primo alloro iridato, nel surreale finale di San Paolo 2008. È la sera del ferrarista Felipe Massa in lacrime, battuto di 1 punto e passato dal trionfo alla polvere in due sole curve. Incamerata la corona dei costruttori del 2008, nel 2009 la Mercedes si unisce alla BrawnGP, squadra nata sulle ceneri della Honda e acquistata da Ross Brawn per 1 sterlina simbolica. Il team è come una fiammata, vive di un bagliore intenso, ma brevissimo: grazie a una geniale interpretazione del regolamento nel disegno di un retrotreno dal doppio diffusore, la vettura nel 2009 vince, sia il titolo piloti con Jenson Button, sia quello costruttori. Le modalità sono sorprendenti. Come l’uscita di scena: il 16 novembre 2009, infatti, la Mercedes-Benz ufficializza l’acquisto della BrawnGP insieme a un fondo di investimenti di Abu Dhabi, lasciando al timone Ross Brawn, il mentore della rinascita. La Mercedes torna in Formula 1 nei primi anni 90 come motorista, conquistando due titoli mondiali con la McLaren a fine decennio.
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Il ritorno come costruttore e l'era del dominio (2010-2021)
Per vederla in pista in qualità di costruttore bisogna attendere il 2010, quando il marchio automobilistico acquista la Brawn GP (che ha vinto il Mondiale nel 2009 con il propulsore Mercedes, senza poterne utilizzare il marchio) e schiera due piloti tedeschi: il sette volte campione del mondo di Formula 1 Michael Schumacher e il giovane Nico Rosberg. La formazione schierata è teutonica, con il giovane Nico Rosberg affiancato dal veterano Michael Schumacher a esaltare l’orgoglio tedesco. I primi due anni della Mercedes nel Circus sono più difficili del previsto e la squadra è in grado di lottare solo per piazzamenti a punti. Il 2010 non può che essere un anno per mettere le basi del rilancio: arrivano tre podi e il 4° posto nel Mondiale Costruttori, piazzamento replicato l’anno successivo, quando però, né Rosberg né Schumacher riescono a finire una gara fra i primi tre. La ricostruzione tecnica però è importante: arrivano Bob Bell, il responsabile sviluppo e tecnologia Aldo Costa, e Geoff Willis, con la squadra che nel 2012 diventa interamente di proprietà della Daimler AG. Per rivedere una Freccia d’argento davanti a tutti bisogna attendere il Gran Premio della Cina 2012, quando Nico Rosberg conquista la vittoria a Shanghai al volante della W03. Nel GP di Cina del 2012 la Mercedes interrompe il digiuno e dopo 57 anni torna a vincere un GP. Lo fa con Rosberg: è lui a succedere a Fangio, ma per l’albo d’oro il vero erede del pilota argentino è Lewis Hamilton, che nel 2013 prende il posto di Schumi, all’addio alle corse, mettendo la prima impronta del suo dominio nella categoria. Il 2013 è l’anno dei primi cambiamenti importanti: Schumacher abbandona per la seconda volta la F.1 e al suo posto arriva Lewis Hamilton che, ai tempi della McLaren, aveva già corso e vinto con i motori tedeschi. Hamilton riesce così a tornare alla vittoria, dopo un periodo di digiuno, e Rosberg conquista due successi che lo portano a ottenere la riconferma per gli anni successivi. I buoni risultati del binomio Hamilton-Rosberg consentono alla Mercedes di chiudere in seconda posizione il campionato Costruttori. Il pilota inglese diventa il braccio armato di una Mercedes sapientemente guidata dal muretto da Toto Wolff, manager austriaco con buoni trascorsi da pilota nelle formule minori, ex azionista della Williams e dal 2013 direttore esecutivo della Mercedes di cui acquisisce il 30% della proprietà. Brackley, sede inglese del team, mentre i motori nascono a Brixworth, diventa l’epicentro della F1 per gli eccellenti risultati che la Stella d’Argento raggiunge. Nel 2014, la Formula 1 introduce nuovi regolamenti e i motori ibridi. Il costruttore tedesco, fin dalle prime battute, domina la scena. Già dalla prima stagione dell’era delle nuove Power Unit la Mercedes impone la propria legge: nel 2014 conquista 16 vittorie su 19, con Hamilton che piega il compagno Rosberg. Con numeri impressionanti, la Mercedes monopolizza le gare e consente ai suoi due piloti di fare il bello e cattivo tempo nella maggior parte degli eventi in calendario. Dal 2014 al 2021 la Mercedes ha dominato, conquistando 8 titoli mondiali costruttori consecutivi: un record assoluto. Lo dicono le 11 doppiette record del 2014, che migliorano il precedente limite, fissato nel 1988 dalla formidabile McLaren Honda della coppia Senna-Prost. Nel 2015 la superiorità prosegue: le vittorie sono sempre 16 su 19 GP, il record di doppiette viene ritoccato a 12, tuttora imbattuto, e c’è la conferma iridata di Lewis Hamilton, a segno in ben 10 gare. Il suo compagno Rosberg deve inchinarsi alla superiorità dell’inglese, nonostante qualche malizia, come un dritto strategico nelle qualifiche del GP di Montecarlo, per cercare di arginare il debordante ritmo di Lewis. Ci riuscirà, Nico, nel 2016, anno del suo unico Mondiale. Corona talmente sudata e logorante da indurre il tedesco all’addio dalla F1 da campione in carica: lo stress psicofisico necessario per battere Hamilton non sarebbe stato infatti replicabile. Rosberg costruisce il suo titolo con un solido avvio, 4 vittorie nelle prime 4 gare, resistendo poi in chiusura di stagione, quando a Hamilton non basta il poker di successi finale per conservare la corona. Il cedimento del motore in Malesia e il pessimo avvio del GP del Giappone sono la zavorra che porta a fondo i sogni dell’inglese. La Mercedes nel 2016 vince 19 gare su 21 e nelle quattro annate successive lancia ancora al Mondiale Lewis Hamilton, intralciato solo in parte dalla Ferrari. Il Cavallino torna a galoppare, ma inciampa sul più bello due volte. Nel 2017 lo scontro fratricida Vettel-Raikkonen al via di Singapore e il guasto alla candela del GP del Giappone seppelliscono i sogni della rossa. Vettel è in testa al mondiale fino al GP di Italia, con qualche alto, il successo in Ungheria con problemi allo sterzo, e basso, la ruotata a Baku ad Hamilton sotto Safety Car, indispettivo per le frenate intimidatorie dell’inglese. Da Monza in poi però Lewis Hamilton impone la sua superiorità e centra il terzo titolo mondiale. Nel 2018, invece, l’uscita di pista sul bagnato di Hockenheim di Seb è il turning point della stagione: Hamilton ringrazia e passa all’incasso, forte di una supremazia, personale e tecnica, che legittima con il poker di successi consecutivi fra Monza e Suzuka. Il suo compagno, il finlandese Valtteri Bottas, arrivato nel 2017 al posto di Rosberg, punge poco e a tratti e così l’inglese può collezionare record e primati. La Mercedes domina grazie anche all’apporto del direttore tecnico James Allison, con Ferrari e Red Bull che non costituiscono minacce reali e costanti. La striscia di trofei si allunga di conseguenza. In sette anni, dal 2014 al 2020, la Stella vince tutti i mondiali marche e piloti, 6 con Hamilton 1 con Rosberg, e ben 102 GP su 138, con una percentuale di successi del 73,9% nel rapporto fra gare conquistate e disputate. Quasi un monomarca. Nel 2020, grazie a una rodata coppia di piloti, Lewis Hamilton, alla ricerca del settimo titolo in carriera, e Valtteri Bottas, prezioso e affidabile secondo pilota, conquista il settimo titolo. Hamilton vince 11 gare e infrange record a bizzeffe. E nel 2021 la Mercedes riesce a conquistare uno storico traguardo, l'ottavo titolo costruttori consecutivo. In quegli stessi anni la scuderia tedesca ha messo in bacheca 7 titoli piloti, che si sono aggiunti ai 2 già guadagnati negli anni ’50. La Mercedes è l’unica scuderia ad aver vinto 8 titoli costruttori consecutivi (dal 2014 al 2022). Nel 2021 si interrompe la striscia positiva di successi nel campionato piloti, con Hamilton che perde la corona a favore di Max Verstappen.
Le difficoltà e la ripresa (2022-2024)
Ma le radicali modifiche al regolamento imposte dalla federazione nel 2022, estromettono la Mercedes dalla lotta per la conquista del titolo piloti e costruttori. Il rimescolamento tecnico della stagione 2022 è fatale alla Mercedes, meno reattiva di altre scuderie a interpretare le nuove direttive per il disegno delle monoposto. Il porpoising, i saltellamenti della vettura causati dal flusso d’aria incanalato a riprodurre l’effetto suolo, fa tossire la W13 che lascia a secco Lewis Hamilton. La scuderia si deve accontentare della terza posizione, finendo dietro all’irraggiungibile Red Bull e a una sorprendente Ferrari. L'unica vittoria stagionale porta la firma di George Russell, per la prima volta sul gradino più alto del podio al GP del Brasile. Per la prima volta in carriera l’inglese nel 2022 non riesce a vincere nemmeno un GP in stagione, ma la Mercedes lucida la stella, ‘s’ piccola, del futuro: è George Russell. Il giovane britannico, da quest’anno al fianco di Hamilton al posto di Bottas, vince il suo primo GP, in Brasile, e finisce davanti al suo blasonato compagno nella classifica finale del campionato, quarto contro sesto. Hamilton, per la prima volta in carriera, chiude una stagione senza vincere neanche una gara. Nel 2023 la Mercedes ha chiuso al secondo posto nella classifica del mondiale costruttori conquistando 409 punti. Il 2023 è ancora più complicato, ma la squadra riesce comunque a chiudere seconda nel Mondiale Costruttori, battendo la Ferrari per soli 3 punti. Hamilton ha concluso al terzo posto con 234 punti: ottimo risultato considerando lo strapotere Red Bull. La stagione 2024 di Formula 1 per la Mercedes è stata caratterizzata da alti e bassi. Nel 2024 il team tedesco ha chiuso al quarto posto, con 468 punti, alle spalle della Red Bull. Dopo un inizio difficile, il team ha mostrato segnali di ripresa a metà stagione, con George Russell che ha vinto il Gran Premio d'Austria e Lewis Hamilton che ha conquistato una storica vittoria a Silverstone, la sua nona su questo circuito, interrompendo un lungo digiuno di successi. Nonostante alcuni momenti positivi, la Mercedes ha faticato a mantenere costanza nelle prestazioni. Lo sviluppo della W15 ha incontrato difficoltà, e diversi incidenti costosi hanno limitato il budget per gli aggiornamenti, incidendo negativamente sulla competitività del team. Tanti i cambiamenti apportati alla W16, monoposto che è stata sviluppata tenendo in considerazione i difetti della precedente che, nella prima parte della stagione, aveva sofferto di problemi di saltellamento (porpoising). Gli ingegneri hanno operato su tutto il pacchetto aerodinamico. Sono state riviste le ali, quella anteriore e quella posteriore, ridisegnate per migliorare una distribuzione ottimale del flusso d’aria. Anche il fondo ha subito delle modifiche per ridurre la resistenza aerodinamica senza compromettere l’efficienza del carico. Un aspetto che colpisce è relativo alla bocca dei radiatori verticale, con la quasi totale chiusura del passaggio d’aria orizzontale. Il team si è poi concentrato sulla sospensione anteriore, aggiornata per migliorare l’inserimento in curva, una delle note dolenti della precedente monoposto. La Mercedes è rimasta fedele al push road, ma ha modificato l’ancoraggio dei bracci. Anche al posteriore trova posto il push road.
Il futuro: nuove sfide e giovani talenti
Orfana di Hamilton, sarà George Russell ad assumere il ruolo di prima guida. Anche se, almeno sulla carta, l’inglese parte ad armi pari con l’italiano Kimi Antonelli, giovane talento emergente. Il pilota britannico è alla sua ultima stagione con la Mercedes: dal 2025 passerà alla Ferrari. Quella di Lewis con il team di Brackley è una lunga storia di trionfi e record. Qui i suoi titoli Mondiali (compreso quello vinto nel 2008 con la McLaren) del pilota più vincente della storia. La Mercedes-AMG è la squadra che prende parte al Mondiale di Formula 1 2025 affidando le sue monoposto all’inglese George Russell e al debuttante italiano Andrea Kimi Antonelli. La factory della squadra si trova a Brackley, mentre le power unit vengono sviluppate presso il Mercedes AMG High Performance Powertrain di Brixworth, entrambe aziende con sedi in Inghilterra.
I titoli mondiali vinti dalla Mercedes
In totale, la Mercedes ha vinto 9 titoli mondiali piloti ed 8 costruttori, portando a quota 17 il computo complessivo.
Titoli Mondiali Piloti
- 1954: Juan Manuel Fangio
- 1955: Juan Manuel Fangio
- 2014: Lewis Hamilton
- 2015: Lewis Hamilton
- 2016: Nico Rosberg
- 2017: Lewis Hamilton
- 2018: Lewis Hamilton
- 2019: Lewis Hamilton
- 2020: Lewis Hamilton
Titoli Mondiali Costruttori
- 2014
- 2015
- 2016
- 2017
- 2018
- 2019
- 2020
- 2021
Mercedes: un'eccellenza tecnologica
La scuderia tedesca ha radici antiche e un’eccellenza tecnologica che dalla pista è trasferita alle strade di tutti i giorni, grazie a un proverbiale rigore teutonico. La storia della Stella non si ferma, con nuovi traguardi da raggiungere e un ricambio generazionale già in atto.
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