L'articolo esplora il legame tra il marchio Mercedes, la sua presenza in Via di Francia a Genova, e alcune riflessioni personali sull'associazione del nome "Mercedes" con esperienze di vita. Si parte dalla descrizione di una concessionaria storica per poi spaziare in ricordi d'infanzia e considerazioni sul valore del marchio.
Novelli 1934: Una Concessionaria Storica Mercedes-Benz a Genova
Nel cuore di Genova, in Via di Francia 34, si trova una concessionaria Mercedes-Benz con una storia radicata nel territorio: Novelli 1934. Questa concessionaria non è solo un punto vendita, ma un vero e proprio punto di riferimento per gli amanti del marchio tedesco. Novelli 1934 è la più antica concessionaria Mercedes Benz in Europa: un primato straordinario, motivo di grande orgoglio per proprietà e dipendenti. Dal 1998 la proprietà della concessionaria è del Gruppo Biasiotti. Le tre sedi Novelli 1934 sono dislocate a Genova, Chiavari e Casale Monferrato. Ecco gli indirizzi precisi: sede di Genova in Via di Francia 34r, sede di Alessandria in S.S.
Servizi Offerti
Novelli 1934 offre una vasta gamma di servizi per soddisfare le esigenze di ogni cliente:
- Vendita: Automobili Mercedes-Benz nuove e usate garantite, con un'ampia scelta di modelli e allestimenti. Nel caso in cui si preferisca l’acquisto di una vettura usata o km0, garantiamo una vasta gamma di prodotti di qualità assolutamente comprovata mantenendo allo stesso tempo prezzi ridotti.
- Assistenza: Officina ufficiale Mercedes-Benz e Smart, con esperti meccanici in grado di risolvere qualsiasi problema. Se hai bisogno di un’officina, fai riferimento a noi, i nostri esperti meccanici sapranno risolvere ogni tipo di problema per il marchio Mercedes-Benz e per smart.
- Veicoli Commerciali e Autocaravan: Novelli 1934 propone anche i versatili autocaravan Mercedes, i robusti veicoli commerciali leggeri e la linea industriale Mercedes Truck ed Unimog.
- Servizi Finanziari: Accesso a servizi finanziari per l'acquisto o il leasing del veicolo. E’ possibile inoltre accedere a servizi finanziari per l’acquisto o il leasing del veicolo, effettuare tagliandi ed interventi di officina.
- Preventivi Gratuiti: Vieni a trovarci in sede a Genova, e avrai anche la possibilità di usufruire di un preventivo gratuito.
Orari di Apertura
La concessionaria è aperta con i seguenti orari:
- Vendita:
- Lunedì - Venerdì: 09:00-12:30 / 14:30-19:00
- Sabato: 09:00-13:00 / 15:00-19:00
- Assistenza:
- Lunedì - Venerdì: 7:00-18:00
- Sabato: Chiuso
Contatti
Per maggiori informazioni o per fissare un appuntamento, è possibile contattare Novelli 1934:
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- Telefono: +39 010 64321780
- Indirizzo: Via di Francia, 34
- Online: Compilare il form disponibile nella pagina web. Non sai come metterti in contatto con noi? È davvero semplice! Devi solo compilare il form che trovi nella pagina e ci premureremo di metterci in contatto con te appena possiamo! I nostri collaboratori ti aspetta da Novelli 1934 a Genova!
Mercedes: Un Nome, Molte Associazioni
Il nome "Mercedes" evoca immediatamente l'immagine di un'auto di lusso, simbolo di prestigio e affidabilità. Tuttavia, per molti, "Mercedes" può significare molto altro.
Ricordi d'Infanzia
L'articolo riporta un aneddoto personale legato al nome "Mercedes". Fino agli anni del liceo, quando sentivo dire Mercedes ho sempre pensato all’amica che abitava sul mio stesso pianerottolo di casa, la figlia dei vicini più grande di me di tre anni, che nonostante la differenza d’età - rilevante in quella stagione della vita - è stata ideatrice e complice di terribili marachelle, ma anche organizzatrice di balli e commedie con cui abbiamo intrattenuto i vicini di casa (con me protagonista “in scena” e lei nel ruolo di regista). Mai avevo sentito citare Maria de la Mercedes, né avrei sospettato che quel nome fosse traducibile come mercede in quanto perdono, o pagamento. Quanto alle auto, ce n’erano talmente poche in circolazione ed erano così lontane dal mio mondo di ragazzina, che non sapevo nemmeno che ce ne fossero di varie ‘marche’.
La Mercedes dei ricordi era una compagna di giochi, un'amica del cuore con cui condividere avventure e scoperte. Con la Mercedes ci si vedeva tutti i giorni; avevamo orari e compiti di scuola un po’ diversi - lei alle medie e io ancora alle elementari dalle suore. Io avevo una gran passione per il ballo e lei possedeva un grammofono; i suoi genitori erano ricchi, ma moderatamente, come si usava allora, senza auto né accessori lussuosi. Suo padre aveva una fabbrica di occhiali da sole, e sono convinta che potrebbe anche tornarmi in mente il nome. L’agiatezza si concretizzava nelle vacanze al mare in albergo, e nell’appartamento con un locale in più - quello che ora chiamiamo soggiorno - che aveva un balcone in pietra affacciantesi su via Venini; e da quel balcone, un giorno, la Mercedes mi convinse a sputare mentre passava una signora con cappello ad ala larga e un’ondeggiante gonna godè. L’idea era che lo sputo finisse sull’ala del cappello, ma io sbagliando i tempi e sbavando con qualche esitazione andai a colpire proprio la gonna: la donna - ricordo ancora lo sgomento che mi prese - alzando di scatto la testa ci colse sul fatto e salì inviperita fino al secondo piano. Ci andò bene perché eravamo sole in casa, i genitori erano via e io pulii diligentemente la gonna, che mi sembrava elegantissima, sotto gli occhi inferociti della vittima a cui chiesi umilmente scusa. Quella volta la Mercedes fece la parte dello chaperon a cui ero sfuggita di mano, ma ci sono state molte altre occasioni di complicità con quell’amica più grande, che però poi frequentai a intermittenza, perché crescendo io facevo anche altre amicizie e soprattutto mi si delineava un percorso diverso da quello suo; lei intanto si allontanava, tanto che non ricordo nemmeno che scuola frequentasse alle superiori. A un certo punto suo padre morì d’infarto - lo ricordo disteso, sul letto matrimoniale, ma non ho memoria di lacrime della mia amica, né di un clima di lutto, quasi come se quella morte fosse stata naturale e pienamente accettata. Sul nostro stesso piano, in via Venini, abitava un medico ortopedico con l’hobby della scultura: aveva ritratto la mia amica modellandone una testa in terracotta; era il suo dono di matrimonio.
Mercedes come Nome Proprio
L'articolo sottolinea come il nome "Mercedes" sia anche un nome proprio di persona, spesso associato al significato di "mercede" inteso come perdono o pagamento.
Un Aneddoto Letterario
Viene riportato un aneddoto su una conversazione in cui, alla domanda su chi fosse Garcia Marquez, la risposta scherzosa fu: "un signore con una moglie che si chiamava Mercedes ma non era un’auto". Era una battuta, venuta lì per lì, una forma di esasperazione trattenuta, per la sua non conoscenza di un personaggio che aveva acceso l’immaginazione di almeno due generazioni di lettori, e non solo; una battuta solo a metà, perché forse lui è rimasto con l’idea dell’auto e io non me la sono sentita di impegnarmi raccontandogli di Macondo, della casa di calle Fuego a Città del Messico, dei racconti raminghi, né del premio Nobel. Tagliai corto poi, non ricordo bene come.
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Vacanze "Intelligenti" e la Scoperta dell'Italia
L'articolo include una riflessione sulle "vacanze intelligenti" promosse dall'Espresso, un'epoca in cui si riscopriva il valore del territorio italiano. Tornando alle vacanze stupidine d’antan, io c’ero; c’ero ma facevo già vacanze intelligenti (secondo quello che scriveva l’Espresso). Sì, perché io ero tra quelli - pochini ancora, ma ‘intelligenti’, secondo l’Espresso - che venivano in Toscana, anzi: si precipitavano. Come mai questa preferenza? Intanto bisogna dire che non ero sola a fare questa scelta e che allora - con gli italiani indaffarati a diventare cosmopoliti - c’erano persone, qualche volta anche intere famiglie, che sentivano dentro di sé l’urgenza di conoscere l’Italia. Strano, no?, conoscere l’Italia, questo paese rimasto un po’ medievale ma solo nella mentalità, perché la parte più fisica è disseminata di scritte zimmer frei, già da qualche decennio e anche nell’Emilia di allora (in Toscana no, allora le zimmer - frei o besetz che fossero - in Toscana, grandi alberghi a parte, erano una rarità). Ma torniamo a noi e alle vacanze intelligenti, che consistevano in un pellegrinaggio reverente, racchiuso tra due viaggi - andata e ritorno - talvolta faticosi, altrimenti trascorsi guidando in un traffico ancora plausibile, ma su un percorso troppo lungo per sopportare delusioni. E le delusioni, allora, erano pochine: la gente, ispida ma quasi sincera, ti accoglieva volentieri, raccontandoti aneddoti veraci e storie belline; la gente era contenta di ‘questi strulli’ che arrivavano giù dalle loro comode città, perché i nativi si svagavano un po’. Perché i nativi vivevano di quello che coltivavano nell’orto e nella vigna, del loro miele e del formaggio che magari veniva dalla montagna, e uno dei loro caratteri di fondo era la parsimonia; l’altro era la generosità, soprattutto dei loro racconti. La narrazione era punteggiata di fette di pane con cibi esotici - salame vero, buristo, prosciutto d’oro (in quanto rarità preziosa) e assurdamente salato - e persino il pane, da solo, sapeva di verità: qualcosa di un po’ dimenticato. Noi “intelligenti” sì che sapevamo tutte queste cose: forse perché venivamo da lontano, lavoravamo una quantità mostruosa di ore, guadagnavamo molto (rispetto a salari incerti e rari e le pensioni precoci) e poi, soprattutto!, volevamo conoscere il bel paese. Mi domando quanti di loro abbiano una vaga idea di quanto era forte e netta l’emozione che ci coglieva salendo l’erta fino alla piazzetta e se sanno apprezzare quanto di buono e vero qui assaggiano e sperimentano. La grande emozione diventa una bellezza di ricordo.
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