Il mercato italiano dell'auto, anche nella Marca Trevigiana, stenta a riprendersi dopo la pandemia, segnato da un insieme di fattori critici: il rallentamento di Volkswagen, la transizione all'elettrico, la complessa situazione dell'industria automobilistica italiana e la crescente presenza dei marchi cinesi.

Mattarollo: una storica concessionaria in concordato

Un esempio emblematico di questa crisi è la vicenda della concessionaria Mattarollo, storica rivendita Volkswagen (e Peugeot) con una lunga tradizione iniziata nel 1906. L'azienda, rinominata da Mattarollo Motori a Immobil Side, è stata messa in liquidazione volontaria un anno fa ed è ora in concordato. Nel 2022 il bilancio ha certificato un calo delle vendite del 26% rispetto all'anno precedente, in un contesto nazionale che aveva già visto un calo del 16% per il marchio Volkswagen e del 17% per i marchi francesi. Nel 2023 la situazione è peggiorata ulteriormente.

Da mesi, le pareti del concessionario sulla Pontebbana a Villorba mostrano il nome di un altro gruppo del settore: Ceccato Automobili. L'azienda vicentina è subentrata con l'affitto del ramo d'azienda nella primavera scorsa e ora punta ad acquisire anche la proprietà immobiliare lungo la Ss13. La sede di Oderzo ha dovuto chiudere i battenti. Ceccato, che nel 2020 era subentrata alla Negro Automobili e nell'ottobre scorso ha inaugurato il nuovo «Destination Porsche» al posto dell'ex cantina sociale di Castrette, continua così il suo posizionamento nella Marca. L'ad Massimo Ceccato ha dichiarato: «Il settore sta ripartendo, dopo alcune turbolenze negli ultimi anni confidiamo di recuperare progressivamente terreno, il nostro gruppo essendo ben strutturato si appresta comunque a chiudere il 2024 con risultati buoni».

L'ascesa dei marchi cinesi

Nel frattempo, tra i marchi tedeschi si fanno strada anche quelli cinesi. Ceccato ha aggiunto: «Proprio in questi giorni a Villorba stiamo iniziando a commercializzare anche il marchio Mg». Anche nei concessionari del gruppo Carraro, da sempre sinonimo di Mercedes Benz, le sigle dal lontano oriente sono ben presenti. L'ad Ruggero Carraro ha commentato: «La nostra luce guida è stata sempre la miglior soddisfazione del cliente per questo motivo continuiamo ad investire con nuovi impianti e processi. Oltre a Mercedes Benz oggi offriamo anche Subaru, Smart, Foton, Emc e più recentemente il marchio cinese Omoda/Jaecoo del gruppo Cerry. Siamo convinti che in questa fase storica sarebbe sbagliato non accorgersi che i gruppi più importanti cinesi come O&J, stanno entrando di forza in Europa, anche con la produzione. Con O&J, potremo servire la fascia di clienti che per prezzo, non possiamo accontentare con Mercedes Benz. Abbiamo voluto salire sul treno in corsa».

Difficoltà nel settore automotive veneto

Il calo delle vendite ha messo in difficoltà realtà storiche, ma c'è chi si consolida. La crisi nelle vendite dei grandi marchi europei dell'auto e il passaggio al motore elettrico coinvolgono sia l'industria della componentistica che il commercio. Il Veneto è stato per mesi l'epicentro delle difficoltà nel settore metalmeccanico, tra crisi aziendali e massiccio ricorso alla cassa integrazione. Nella regione, il segmento automotive coinvolge 234 aziende, il 10% del totale italiano per 7,3 miliardi di euro di ricavi. L'invenduto pesa anche sulla valle della filiera, sui concessionari, anello finale della catena.

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Bi-Elle Auto: un altro caso di crisi

Un altro caso è quello di Bi-Elle Auto, storico rivenditore con sedi nel Padovano tra Este, Monselice e Vigonza, che ha dovuto accedere alla composizione negoziata. La società, fondata nel 1993 da Antonio Luppi e Giorgio Bedin, ha risentito pesantemente della crisi del gruppo Stellantis. Il bilancio 2023 si chiude con una perdita di 5,6 milioni di euro, a fronte di ricavi per oltre 64 milioni. Nel 2024 la situazione si è fatta ancora più difficile, con la scelta di attivare gli ammortizzatori sociali e accedere alla composizione negoziata della crisi.

Il nodo della transizione all'elettrico

Un nodo critico è la transizione dal motore endotermico all'elettrico, accolta con diffidenza dai consumatori finali. A livello globale nel 2024, Stellantis ha registrato un calo del 17% nel fatturato, del 70% nell'utile e del 12% nelle consegne, trascinando con sé anche i margini del concessionario. Il magazzino auto ha subito una significativa svalutazione legata alla cessione sottocosto delle auto nuove, condizionata da clausole imposte dalla casa madre.

Strategie di consolidamento e apertura ai mercati cinesi

Il caso Bi-Elle su Padova è simile a quello di Mattarollo a Treviso, figlio di un altro calo di vendite in doppia cifra percentuale: quello della Volkswagen. Per il concessionario di Villorba la continuità aziendale è stata possibile grazie all'investimento di un altro attore consolidato del settore, il gruppo Ceccato Automobili, attivo con 17 sedi tra Trento, Verona, Vicenza, Padova e Treviso. C'è chi deve portare i libri in tribunale e chi invece consolida il posizionamento. I concessionari che in questa fase si stanno rafforzando (con acquisizioni o nuove aperture) hanno un dettaglio comune: hanno anche aperto le porte ai cinesi. Le auto che arrivano da Pechino conquistano quote di mercato, tra utilitarie e suv, che ricalcano l'aspetto dei marchi più blasonati ma costano molto meno. Nel primo trimestre 2024 le vetture del dragone rappresentavano il 3,3% delle auto nuove vendute in Veneto; nei primi tre mesi 2025 sono salite a quota 6,5%.

Il punto di vista dei concessionari

Il presidente di Confcommercio auto-moto, Giorgio Sina, ha dichiarato: «Il mercato è aperto a tutti e la legge europea consente ai concessionari di rappresentare più marchi. Quelli cinesi al momento presidiano soprattutto le fasce di prezzo medio-basse, a cui le altre case hanno rinunciato. Se il cliente cerca di risparmiare si rivolge a loro». I grandi marchi, al momento, lasciano fare. Ruggero Carraro ha spiegato: «Essendo concessionari storici di Mercedes Benz abbiamo condiviso la strategia della casa tedesca che, con l'ingresso nel mercato europeo delle auto cinesi, ha innalzato la gamma verso l'alto. Quindi l'offerta Mercedes, oggi, non è attaccabile dalle auto cinesi. I marchi che oggi proponiamo ampliano l'offerta commerciale, essendo complementari».

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