Nel panorama del fumetto italiano, poche serie possono vantare l'influenza culturale, la longevità editoriale e la portata satirica di Alan Ford. Nato nel maggio 1969 dalla mente creativa dello sceneggiatore Luciano Secchi, noto come Max Bunker, e dall'abilità grafica di Roberto Raviola, in arte Magnus, Alan Ford ha creato un universo narrativo unico che fonde elementi noir, grotteschi, commedia surreale e critica sociale in una forma assolutamente originale. Questo fumetto non è solo intrattenimento; è uno specchio critico, esilarante e corrosivo della società.
La Genesi di un Mito: Magnus & Bunker
"Alan Ford" vide la luce nel maggio 1969 grazie al talento di Luciano Secchi (Max Bunker) per i testi e Roberto Raviola (Magnus) per i disegni, il celebre duo "Magnus & Bunker", già noto per le loro pubblicazioni "nere" come "Kriminal" e "Satanik". Il formato era lo stesso delle precedenti pubblicazioni: 120 pagine tascabili suddivise in due vignette ciascuna.
Alan Ford sconcertò i lettori dell'epoca perché si allontanava drasticamente dal genere proposto dai due autori, trattandosi di una parodia a sfondo spionistico che sfociava spesso nel grottesco e nella denuncia sociale. In Alan Ford ogni valore tradizionale veniva stravolto, fatto a pezzi, con una forza dissacratoria superiore a quella dei due innovativi antieroi "neri".
È difficile stabilire se il successo di Alan Ford sia più legato agli arguti testi di Bunker o agli splendidi disegni di Magnus. Certo è che tra i due si stabilì una perfetta simbiosi, un sodalizio artistico che ci ha lasciato storie indimenticabili e che durò per 75 numeri consecutivi, fino all'abbandono di Magnus. Con Magnus non se ne andava semplicemente un disegnatore, ma un pezzo dell'anima della serie. Non a caso tutti i disegnatori che seguiranno, fra cui anche riconosciuti professionisti come Paolo Piffarerio, Raffaele della Monica e Dario Perucca, cercheranno quanto più possibile di replicare lo stile del creatore grafico, finendo inevitabilmente per soccombere al confronto.
T.N.T.: Un Gruppo di Anti-Eroi
La serie mensile di Magnus & Bunker, creata nel 1969 dopo i successi di Kriminal e Satanik, eleva la cialtroneria a dignità, rendendola esilarante e acquisendo una forza epica con punte di lirismo. Il fumetto è incentrato sulle avventure di un gruppo di agenti segreti noto come Gruppo T.N.T. La serie a fumetti più rappresentativa dell’ondata rigeneratrice che segnò il passaggio dagli anni ’60 ai ’70 non ha perduto la sua carica irripetibile dopo tanto tempo, con il XXI secolo già all’inizio della seconda decade.
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Alan Ford è un grafico pubblicitario squattrinato che, per un equivoco, finisce forzatamente arruolato da un'improbabile organizzazione di agenti segreti, il Gruppo T.N.T., la cui prima preoccupazione non è sventare piani per la conquista del mondo o proteggersi dalle insidie delle spie nemiche, bensì sbarcare il lunario. Alan è un giovane di bell'aspetto, ingenuo, servizievole, imbranato con le donne, che tutto potrebbe essere tranne che un agente segreto. Eppure il suo essere "fuori posto" è perfettamente intonato all'organizzazione di cui fa parte, dove nessuno rispecchia i canoni classici dei film di spionaggio e che proprio in questo trova il suo punto di forza, l'arma segreta che permette di dipanare le matasse più intricate.
Alan, dicevamo, è buono, quasi remissivo, sempre pronto a cogliere il lato positivo delle cose, novello Candido volteriano, ma questa sua bontà non ha fini moralistici, anzi. Il destino lo punisce in modo crudele, spietato, sistematico. In primis, ovviamente, i membri del Gruppo T.N.T. cominciando dal capo supremo, il Numero Uno, un vecchietto paralitico inizialmente presentatoci (nel n.11) come un semirimbambito ma che rapidamente si rivela una mente acutissima e cinica, sempre pronto ad approfittare della situazione a scapito dei suoi uomini, che sfrutta ignobilmente. La sua età è imprecisata e, benché i suoi presunti "racconti di vita vissuta" ambientati anche migliaia di anni fa siano altamente improbabili, è un fatto che conosce vita, morte e miracoli di qualsiasi essere umano del pianeta, il tutto annotato in un libriccino di minuscole dimensioni.
Vengono poi la Cariatide, comandante in seconda inizialmente molto attivo ma poi invecchiato e imbolsito; il Conte Oliver, nobile (?) inglese in disgrazia con la spiccata caratteristica di rubare tutto quello che gli capita a tiro, ma dotato di intelligenza e capacità di adattamento non comuni che lo rendono il più efficiente fra gli agenti del gruppo; Bob Rock, autocaricatura di Magnus, piccolo di statura e dal naso spropositato, pieno di complessi, impulsivo, irascibile e sfortunato, ma anche dotato di una fortissima carica di simpatia e, per certi aspetti, patetico; Grunf, immigrato tedesco, reduce delle due guerre mondiali, un vecchio nostalgico un po' lento di comprendonio ma fedelissimo al Numero Uno e capace, con mezzi quasi inesistenti, di inventare i macchinari più strampalati che però, incredibilmente, funzionano (anche se non si sa fino a quando); Geremia, ossia la summa di tutte le malattie che possono colpire un essere umano, quasi sempre confinato alla base e raramente coinvolto nelle missioni; Cirano, cane bracco italiano, il segugio del gruppo con una spiccata predilezione per Bob Rock, spesso determinante per il successo delle missioni; Clodoveo, pappagallo linguacciuto e insolente dotato di intelligenza umana nonché compagno-consigliere del Numero Uno, unico personaggio dell'era dopo-Magnus che ci pare degno di menzione.
I Nemici Pittoreschi del Gruppo T.N.T.
I nemici del gruppo T.N.T. sono numerosi e pittoreschi, ed è impossibile elencarli tutti. Limitandoci ad alcuni nomi dei primi numeri possiamo citare Margot, affascinante spia che ricorre spesso nella saga; il dottor Kroizer, folle scienziato nazista; il Cospiratore, perennemente incappucciato; Tromb, che sogna di distruggere la Terra che lo ha sempre disprezzato; Arsenico Lupon, assai galante e molto ladron; il Barone Wurdalak, versione caricaturale dell'omonimo vampiro comparso su "Satanik".
Ma è Superciuk il super-nemico per eccellenza, la quintessenza del ribaltamento, della sovversione ideologica di Alan Ford. Superciuk è uno spazzino che si trasforma in un Robin Hood alla rovescia, che ruba ai poveri per dare ai ricchi. Possiede super poteri che gli derivano dal vino (che beve in quantità spropositate), vale a dire super-forza e una fiatata puzzolente capace di tramortire chiunque e di fondere perfino i metalli. Paladino dei capitalisti contro i soprusi del proletariato, Superciuk è guidato nella sua folle crociata da un ideale, quello di un mondo lindo e pulito, popolato da gente che non sporca.
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È volutamente paradossale che nell'universo alanfordiano, dove i "buoni" sono mossi unicamente da bassi istinti di sopravvivenza, sia un "cattivo" a permettersi di essere idealista, ad agire non per sé ma per un fine superiore. E, in quanto idealista, Superciuk entra in crisi, conosce il vero volto dei ricchi e passa temporaneamente dall'altra parte, ma solo per ricevere nuove delusioni. E così, al termine di un travagliato percorso interiore, dismette i panni del superuomo per tornare alla sua vera vocazione, quella di tenere il mondo pulito, imbarcandosi su una nave come uomo di fatica e rinunciando alla vita di agi che i suoi superpoteri gli avrebbero facilmente consentito di ottenere.
Il Contesto e lo Stile Inconfondibile
La sede del Gruppo T.N.T. è un fatiscente negozio di fiori sito nella Sesta Strada di New York, ma è una New York molto simile alla Milano dove Max Bunker vive e lavora. Alan Ford è principalmente un fumetto di satira e per questo, dopo un inizio che parodizza dichiaratamente i film di spionaggio alla James Bond, la serie si sposta sempre più verso ambientazioni urbane, minimaliste, in cui la trama è un pretesto per mostrarci la vita di questi "agenti" in lotta con problemi di sopravvivenza quotidiana in una città moralmente degradata.
La satira di Magnus & Bunker riesce nella difficile impresa di farsi apprezzare a destra come a sinistra, perché non risparmia nessuno. La borghesia e i capitalisti sono ferocemente fustigati, è vero, ma il popolo, i lavoratori, i proletari, sono tutt'altro che idealizzati, mostrando difetti altrettanto marcati e, soprattutto, una moralità altrettanto bassa. A questa regola non sfuggono nemmeno i nostri eroi, dimostrando che in una società-giungla, se si vuol sopravvivere, non c'è posto per idealità utopistiche.
L’impronta parodistica di Alan Ford risente inoltre della caduta a picco verticale che subisce sul grande schermo il genere spionistico. Certo, le platee sono ancora numerose per i film di 007. E non potrebbe andare diversamente per il carisma del protagonista, malgrado altri interpreti succedano a Sean Connery. L’epoca degli agenti segreti, però, è finita. Come la guerra fredda, ormai trapassata nella distensione. Così il Gruppo T.N.T., annidato nel retrobottega di un’orribile fioreria newyorkese, risponde in termini quasi canonici alle vere coordinate dello spionaggio, quelle, per intendersi, che caratterizzano i libri di John Le Carré. Squallore, scarsità di fondi e di mezzi, propensione agli espedienti per sopravvivere. Il Gruppo T.N.T. è molto più credibile del Servizio Segreto di James Bond, con un capo attempato ed elegante, servito da una segretaria, sempre appetitosa malgrado l’incipiente menopausa. Il contrario del burlesco Numero Uno, che recluta l’ignaro e candido grafico pubblicitario Alan Ford per un ciclo di missioni ad altissimo rischio di risata. Affiancandogli come spalla l’irascibile e fracassone Bob Rock, perennemente paludato alla Sherlock Holmes, la Cariatide, braccio destro del direttore, il Conte Oliver, con la sua tendenza al furto di bassa lega, Geremia, il burocrate, Otto Grunf, un tedesco che assolve le mansioni di inventore ed armaiolo, come il vecchio “Q” dei film di 007, più un serraglio, composto dal bracco italiano Cirano, dalla cavietta Squitty e dal pappagallo Clodoveo.
Sul piano del disegno, l’apporto del bolognese Roberto Raviola, in arte Magnus, è determinante. Suoi sono quei profili angolosi alla Dick Tracy, spesso calcati su corpi caricaturali, dalle fattezze di gnomo, nel caso di Bob Rock. L’artista influenzerà moltissimo Andrea Pazienza, che annoverava Alan Ford tra i suoi modelli di riferimento. Anche quando a Magnus subentreranno Paolo Piffarerio e Dario Perucca, seguiti da una sfilza di altri, l’impostazione rimarrà quella iniziale. Non avrebbe senso un Gruppo T.N.T. privo di una stilizzazione che basta da sé a far scompisciare. Evocatrice dell’inadeguatezza romantica di Alan, della frustrata ferocia di Bob Rock, della vocazione cleptomane del Conte Oliver, ecc.
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I testi di Luciano Secchi, alias Max Bunker, trovano nelle chine di Magnus la via principale verso il trionfo dell’ironia che sfocia in satira, soprattutto sociale. D’altronde, il germe della parodia covava in tutti gli altri “character” dell’Editoriale Corno.
Storia Editoriale e Ristampe
Il primo numero di Alan Ford uscì nel maggio del 1969 per i tipi dell'Editoriale Corno. In seguito alla chiusura della casa editrice la testata passò alla Max Bunker Press, casa editrice di proprietà dallo stesso Secchi, che ne continua la pubblicazione a tutt'oggi. Oltre alla serie originale, negli anni si sono succedute diverse ristampe e serie parallele, in diversi formati e, ad esclusione delle raccolte, tutte con periodicità mensile.
La prima uscita di Alan Ford data maggio 1969. A ridosso di quel 21 luglio in cui l’uomo sarebbe sbarcato sulla Luna. Alan Ford arriva nelle edicole quando il successo dei fumetti neri per adulti è al declino. Ormai non bastano più i nudi castigati e qualche efferatezza delittuosa ad inumidire il palato di lettori in cerca di proibito. Servono storie esplicite, hard core. Che non fanno per il duo Magnus e Bunker. I quali cambiano rotta ed usano la stessa iconografia angolosa dei personaggi che li avevano lanciati per realizzarne un altro che è la parodia di tutti. Alan Ford somiglia molto a Kriminal senza la calzamaglia con lo scheletro, quando torna nell’identità di Anthony Logan. Ma se gli si radessero i capelli lasciandogli solo una cresta da moicano, sarebbe tale e quale a Dennis Cobb, l’agente SS118.
Personaggi Chiave: Caratteristiche e Sviluppo
- Alan Ford: Un grafico pubblicitario senza un soldo in tasca. Il protagonista della serie è cresciuto in un orfanotrofio e nel numero uno di Alan Ford entra a far parte del Gruppo T.N.T., un’organizzazione di agenti segreti, grazie a un equivoco. Può contare sul suo bell'aspetto (per crearlo si ispirarono all'attore Peter O'Toole), ma è davvero molto ingenuo e disposto a fare di tutto per la ragazza di turno. Linda e Brenda sono le sue fidanzate più note, anche se in linea generale possiamo dire che in amore è abbastanza sfortunato.
- Bob Rock: Un agente del Gruppo, è basso, ha un naso importante ed è l'auto caricatura di Magnus: il suo personaggio iracondo veste in modo simile a Sherlock Holmes. Ha tre fratelli gemelli delinquentie talvolta le loro imprese si incrociano con quelle del gruppo TNT e di Alan Ford.
- Numero Uno: Tra i personaggi di Alan Ford quello più anziano, che ha creato il Gruppo TNT Talvolta si fa chiamare Stravecchio de Vecchionis e si vanta di aver conosciuto di persona i più grandi personaggi della storia antica come Giulio Cesare.
- Geremia: Nei TNT impersona il ruolo dell’ipocondriaco. È sempre afflitto da ogni malattia possibile, è calvo e ha un solo dente.
- Il Conte Oliver: Un nobile decaduto originario della Gran Bretagna. È bravissimo ad appropriarsi dei beni altrui e per questo vediamo che i membri del gruppo TNT sfruttano più volte la sua abilità per raggiungere i loro scopi.
- Otto Grunf: Un immigrato tedesco che ha preso parte ad entrambe le guerre mondiali.
L'Eredità di Alan Ford: Influenza e Riconoscimenti
Oggi, il Gruppo T.N.T. è ancora più emblematico. La storia del fumetto italiano non sarebbe stata la stessa senza l’influenza di Max Buncker, al secolo Luciano Secchi, e Magnus alias Roberto Raviola. Con le loro opere, i fumetti hanno assunto un nuovo ruolo, iniziando ad affrontare tematiche di denuncia sociale.
Alan Ford è il protagonista dell'omonima serie a fumetti pubblicata dall'editoriale Crono, nata dalla mente di Max Bunker e disegnata da Magnus nel 1969. La serie vanta ormai 50 anni di vita editoriale e la pubblicazione di oltre 600 numeri.
Nel panorama del fumetto italiano, pochi titoli possono vantare l’influenza culturale, la longevità editoriale e la portata satirica di Alan Ford. Nato nel 1969 dalla penna dello sceneggiatore Luciano Secchi (in arte Max Bunker) e dalla matita dell’artista Roberto Raviola (Magnus), il fumetto ha dato vita a un universo narrativo che fonde noir, grottesco, commedia surreale e critica sociale in una forma assolutamente originale.
La nascita di Alan Ford avviene nel clima turbolento dell’Italia di fine anni Sessanta: contestazioni giovanili, crisi economiche e trasformazioni politiche fanno da sfondo alla serie. La serie sfrutta il linguaggio fumettistico per esprimere un disincanto radicale verso le istituzioni, il consumismo, la guerra e la società borghese.
L’aspetto visivo di Alan Ford, opera di Magnus nei primi 75 numeri, si distingue per un uso espressivo del chiaroscuro, dei volumi caricaturali e delle inquadrature teatrali. Sul piano linguistico, la serie ha anticipato l’uso dello slang italiano reinventato, con neologismi, dialettismi e riferimenti colti che rielaborano continuamente la realtà in chiave comica. Le battute funzionano a livelli multipli: gag visive, riferimenti alla storia, e giochi di parole sottili.
Sebbene in Italia Alan Ford abbia goduto di una diffusione popolare ma relativamente marginale nel discorso accademico, in ex-Jugoslavia il fumetto è diventato un vero fenomeno culturale. Tradotto fin dagli anni Settanta, ha goduto di una popolarità straordinaria in Serbia, Croazia e Slovenia, diventando un simbolo pop e politico allo stesso tempo. Negli ultimi anni, Alan Ford ha iniziato a essere oggetto di studio anche in ambito universitario.
Alan Ford non è solo un fumetto: è uno specchio critico, esilarante e corrosivo della società.
Alan Ford e il Gruppo T.N.T: Un'Eredità Duratura
Il fumetto di Alan Ford è l’eredità di un’epoca ben precisa. Questo perché la storia del fumetto italiano, soprattutto nei primi decenni, si identifica con la figura di grandi autori che si sono ritrovati ad operare in un contesto difficile e in un mercato tutto da inventare. Stranamente è una particolarità che accomuna tutti, dai più ai per nulla famosi.
Max Bunker (al secolo Luciano Secchi) nei suoi 80 e passa anni di vita ne ha fatte di cose: è entrato giovanissimo nello staff dell’Editoriale Corno ed è diventato l’uomo di punta dell’editore Andrea Corno, prima come traduttore e poi come sceneggiatore, ma è stato anche un ottimo romanziere e regista cinematografico. La sua ascesa avviene in un’epoca, gli anni ’60, in cui il fumetto vive un intenso periodo di fermento culturale: esordisce Diabolik, vengono fondate riviste storiche come Linus e i Peanuts di Charles Schulz arrivano nel nostro paese. Il periodo ideale per personalità poliedriche come Max Bunker, che negli anni scrive decine di serie (a volte nello stesso momento) ed è il fautore di un’intuizione che farà epoca. Fu lui, infatti, nel 1970 a spingere affinché l’Editoriale Corno traducesse in Italia i fumetti del neonato Universo Marvel, il più grande successo editoriale del decennio appena passato.
Era quella, lo ripetiamo, un’epoca in cui il fumetto popolare aveva un visione prevalentemente artigianale: si lavorava in pochi in redazioni piccole, i disegnatori a stretto contatto con gli sceneggiatori, e si creavano serie e personaggi a ritmo folle, senza soluzioni di continuità. Nel maggio del 1969 esordisce un fumetto strano, insolito. È ambientato in una New York decadente, sporca, maleodorante, che in realtà assomiglia più alla Milano dell’immediato dopoguerra e che per atmosfere ricorda i film neorealisti di De Sica. Sullo sfondo, si staglia ancora questa New York sull’orlo del collasso, simile ad un bizzarro inferno dopo tutti sono poveri o poverissimi, dove la ricchezza è roba per pochi, il benessere anche, gli abitanti sono impegnati a farsi la guerra per un tozzo di pane e invece che aiutarsi sono pronti a prendersi a sberle senza troppi complimenti. Non lasciatevi ingannare: l’aria che tira non è affatto cupa. Anzi, lo è, ma a dilagare è soprattutto un’incontenibile ironia, venata da quel retrogusto amaro e particolarmente inquietante che solo il più efficace black humor riesce a veicolare, insieme ad un po’ di sana denuncia sociale.
Anche i protagonisti sono strani, insoliti. Alan Ford, per dire, è tutto fuorché un eroe, non è un cuor di leone ed è assai impacciato sia nei movimenti che nei modi, nonostante il suo bell’aspetto. E che dire, poi, dei suoi sciagurati compagni d’arme? Ovviamente sono tutte delle caricature, sgraziate e spesso ripugnanti. Per certi versi, il più originale di tutti è il capoccia del Gruppo TNT, Numero Uno, un vecchio dalla parlantina facile e dalla mazzata pronta, che siede su una carrozzina traballante ma che risulta arzillo come nessun altro. A pensarci, tra tutti è l’unico a non somigliare a niente. Non è facile apprezzare un barocca e scalcinata accozzaglia di finti eroi come questa. E, infatti, così fu, perlomeno all’inizio. Per un paio d’anni, il fumetto di Alan Ford diede l’impressione di essere la peggior serie dell’intera Corno, con vendite da fame (tipo la sua New York). Ci mise un po’ ad ingranare, ad essere capito. Si dice che la svolta avvenne col numero 26, quello che vedeva debuttare Superciuk, lo straordinario villain alcolizzato “che ruba ai poveri per dare ai ricchi”, uno dei nemici storici insieme a Gommaflex, Margot e il boss della mala Il Grande Cesare. Da lì in poi, sembra che abbia avuto inizio una straordinaria ascesa che lo ha portato oltre i 600 numeri e raggiungere i traguardi dei 50 anni di vita. Impensabile all’inizio, anche se dietro c’era, oltre che a Max Bunker, quel Magnus (nome d’arte di Roberto Raviola) destinato a far parte della storia del fumetto.
Gli anni ’60, come abbiamo detto, sono anni particolarmente innovativi per il fumetto italiano. Tutto il decennio è attraversato da forti scossoni, che hanno portato una narrazione di carattere prettamente artigianale e di nicchia sotto l’occhio di nuovi e voraci lettori. A partire da Diabolik, il cui esordio, avvenuto nel 1962, oltre che a lanciare quella moda dei fumetti neri che avrebbe poi fatto scuola, inaugura il trionfo nazional-popolare di un particolare formato, il cosiddetto “pocket“, ovvero un tascabile con una tavola costituita da due grandi vignette di uguale dimensione. Il pocket è in realtà già conosciuto, ma grazie al Re del Terrore acquisisce una dignità nuova e da vita ad una lunga serie di epigoni, in un’epoca in cui il formato Bonelli la fa ancora da padrone. In tutte queste serie, Bunker, che nel frattempo è diventato anche consulente creativo per la Corno, si affida ad un disegnatore che stupisce per la qualità e la velocità dell’esecuzione: Magnus. I due danno vita ad un sodalizio creativo indimenticabile, non solo per quanto riguarda l’importanza dei loro prodotti ma anche per come hanno contribuito alla maturazione di un settore in ascesa. In quegli anni, sono febbrilmente all’opera sulle testate che abbiamo già menzionato e, nel frattempo, lavorano anche ad una collana dedicata ad un agente segreto di nome Dennis Cobb. Nato nel 1966, ha purtroppo una breve vita ma lascia un ricordo indelebile nell’immaginazione dei due autori. L’idea di fare qualcosa con al centro le spie, con i paradigmi e le coordinate di quel genere, rimane infatti un chiodo fisso nella mente di Max Bunker che decide di dare vita ad una nuova serie. Siccome i due hanno ormai una certa dimestichezza col genere noir e d’avventura, all’inizio optano per qualcosa di simile ma, rendendosi conto che il mercato è ormai saturo di prodotti tutti uguali, scelgono di realizzare qualcosa di ironico, leggero e fuori dagli schemi. Ed ecco che, finalmente, debutta il fumetto di Alan Ford.
Sia i testi che i disegni sono affidati ai due creatori, cosa li porta a lavorare su almeno 400 tavole di media al mese, visto che entrambi scrivono e illustrano più serie in contemporanea. Ma quella era appunto l’epoca del fumetto artigianale, nel senso che si produceva a velocità impensabili, senza troppi fronzoli, badando il giusto al “bel disegno” e cercando di privilegiare la chiarezza, mentre si cercavano continui stratagemmi per produrre il più possibile senza compromettere la qualità. Probabilmente, vista la fama che Bunker e Magnus si erano fatti come maestri del noir, per il pubblico era difficile digerire una simile svolta comica. Tant’è che, dopo un primo numero disastroso, la serie rischia di chiudere alla quarta uscita e diventa quasi un investimento a fondo perduto per la Corno. Tuttavia gli autori, che godono di grande stima tra gli addetti ai lavori, decidono di tenere la barra dritta e di continuare, anche al costo di ritmi di lavoro insostenibili. Ed è così che, dal già citato numero 26 (ma in realtà qualcosa si era mosso anche prima), le cose cominciano a cambiare: si afferma un vigoroso passaparola tra i lettori che porta, piano piano, la serie a trasformarsi nel prodotto di punta della Corno. Basti pensare che quel famoso numero 26, oggi una rarità tra i collezionisti, venne ristampato ben 3 volte nel corso di poche settimane perché andato a ruba, evento che permise all’editore di pareggiare in un colpo solo i costi dell’intera testata. Di lì a poco, il successo di Alan Ford diventò tale che riuscì a superare con grande distacco le vendite delle serie Marvel, arrivate come abbiamo visto grazie alla lungimiranza di Max Bunker.
Un successo che prosegue ancora oggi e che ha vissuto anche dei veri e propri turning point che ne hanno cambiato per sempre la storia. Ad esempio quando, dopo 11 anni di lavoro a stretto contatto, la premiata ditta Bunker e Magnus si separa nel 1975. Ma per Alan Ford questo addio, che in teoria poteva affossarlo, è stata l’occasione per una rinascita. Ai disegni arriva infatti Paolo Piffarerio che, guidato da un’inarrestabile Bunker, porta la testata a diventare uno dei primi fumetti in televisione. Infatti, nel 1977 la trasmissione Supergulp, famosa per i suoi “fumetti in tv“, decide di ospitare proprio Alan Ford e l’intero Gruppo TNT. La popolarità di Alan Ford in questi anni non ha smesso di diminuire, come testimoniato dal simpatico omaggio che nel 1997 le poste di San Marino gli hanno dedicato con un francobollo personalizzato. Ma non è stato l’unico e oggi in tanti altri fumetti è possibile trovare, per un occhio attento, citazioni e riferimenti di ogni genere con al centro la creatura di Bunker. Anche se l’epoca che gli ha dato i natali si è alla fine conclusa, Alan Ford rimane un prodotto indimenticabile in Italia, l’ultimo di un certo modo artigianale di fare e pensare il fumetto. Un modo antico, quando si realizzavano storie alla giornata, quando si faceva tutto senza investimenti troppo costosi, quando si improvvisava e la passione “povera e semplice” regnava incontrastata.
Alan Ford Special: Rielaborazioni Letterarie
Oltre alla serie regolare sono stati pubblicati tra il 1991 e il 1999 degli albi fuori serie noti come Alan Ford Special. Questa serie di numeri speciali presenta rivisitazioni di classici della letteratura nei quali i componenti del Gruppo TNT agli ordini dell’impresario mettono in scena a teatro opere come l'Otello, Frankenstein, i Promessi sposi o il Conte di Montecristo.
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