Lo stabilimento di Pomigliano d'Arco, situato nell'area nord del capoluogo campano, rappresenta un capitolo significativo nella storia industriale italiana, intrecciando sviluppo economico, dinamiche sindacali e trasformazioni sociali. La sua evoluzione, dalle origini come centro aeronautico all'attuale produzione automobilistica, riflette le complesse dinamiche del panorama industriale italiano.
Dalle Origini Aeronautiche alla Conversione Automobilistica
L'idea di creare un impianto a Pomigliano d'Arco risale al 1938, quando il neonato IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale) commissionò all'Alfa Romeo la fondazione di un Centro Industriale Aeronautico nel Meridione. Questo centro, dotato anche di un piccolo aeroporto, doveva produrre motori tecnologicamente avanzati per l'epoca. L'impianto funzionò a pieno regime, ricevendo persino commesse dalla Daimler-Benz.
Tuttavia, la seconda guerra mondiale interruppe bruscamente questa fase di sviluppo. Nel 1942, l'Alfa Romeo Avio commissionò un ampliamento del polo industriale, ma poco dopo l'area fu rasa al suolo dai bombardamenti. La ripresa delle attività avvenne nel 1952, con la ricostruzione della città e dello stabilimento. In questa fase, l'Alfa Romeo si occupò anche della costruzione di veicoli commerciali e industriali, parallelamente alle commesse aeronautiche.
La vera svolta si ebbe alla fine degli anni '60, quando Giuseppe Luraghi, presidente di Alfa Romeo, decise di trasformare lo stabilimento in un centro automobilistico in piena regola, affiancandolo agli impianti di Arese e del Portello. Questa iniziativa aveva anche una forte valenza sociale: Luraghi riteneva che investire nel Mezzogiorno potesse limitare l'emigrazione verso il Nord, risolvendo i problemi ad essa associati.
L'Era Alfasud e l'Ingresso nel Gruppo Fiat
Nel 1972 iniziò la produzione dell'Alfasud, la prima vettura a trazione anteriore dell'Alfa Romeo. In dodici anni, furono prodotti quasi 900.000 esemplari, un successo che segnò l'esordio del Biscione nel segmento medio-piccolo. Nel 1983, le linee di produzione furono convertite per la fabbricazione dell'Alfa Romeo 33, un altro modello di successo. Tuttavia, l'accordo con Nissan portò anche alla costruzione dell'Arna, una mossa che si rivelò economicamente infelice.
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Nel 1986, l'IRI fu costretta a cedere la proprietà dell'Alfa Romeo alla Fiat. Gli operai dello stabilimento di Pomigliano si fecero carico anche dell'assemblaggio della Autobianchi Y10. La prima metà degli anni '90 non portò grandi progressi: mentre la Fiat utilizzava lo stabilimento per la seconda generazione della Lancia Delta, le proposte Alfa Romeo (155, 145 e 146) non riscossero particolare successo.
Ristrutturazioni e la Produzione della Fiat Panda
Tra il 2010 e il 2011, lo stabilimento subì una profonda riorganizzazione. Prima, la Fiat passò il controllo dell'impianto alla controllata Fabbrica Italia Pomigliano, poi uscirono di scena l'Alfa Romeo 159 e, di fatto, l'Alfa Romeo stessa. Nel 2013, quando la proprietà tornò a FCA (Fiat Chrysler Automobiles), il centro ricevette la Medaglia d'oro nel World Class Manufacturing, un riconoscimento per la qualità dei processi produttivi.
In questo periodo, la Fiat Panda divenne il modello principale prodotto a Pomigliano, e la sua produzione è prevista almeno fino al 2027. Stellantis ha esteso la produzione dell'auto più amata dagli italiani almeno fino al 2027 e aumentata del 20%. Per lo stabilimento campano si apre un nuovo capitolo della sua complessa saga: nato addirittura contro il parere del Lingotto, fu salvato da Marchionne.
L'Impatto Sociale e Urbanistico
Pomigliano d'Arco è strettamente legata alla storia dell'Alfa Romeo. L'intera pianta della città industriale fu disegnata a forma di aeroplano dall'architetto Alessandro Cairoli nel 1939. L'idea era quella di creare un polo industriale avanzato nel campo dell'aeronautica, ma anche una cittadella autonoma dove gli operai potessero vivere vicino alla fabbrica, ottimizzando i tempi di viaggio.
Negli anni, lo stabilimento ha avuto un impatto significativo sull'occupazione nel Sud Italia e sulla storia del sindacato. Proprio a Pomigliano, nel giugno 2010, un nuovo contratto di lavoro divise i sindacati e portò all'assenza della CGIL dai tavoli delle trattative per un lungo periodo.
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Il Contratto di Pomigliano e le Dinamiche Sindacali
L'accordo di Pomigliano, sottoscritto da Fiat e Fim-Uilm-Fismic il 15 giugno 2010, rappresentò un passaggio ristrutturativo importante per adeguare la struttura multinazionale Fiat alle nuove condizioni del mercato automobilistico globale. Il piano "Fabbrica Italia" prevedeva investimenti significativi, il raddoppio dei volumi di produzione in Italia e una riorganizzazione interna, con la chiusura dello stabilimento di Termini Imerese.
L'accordo incontrò l'ostilità di molti lavoratori e della Fiom, che lasciò "libertà di voto" ai propri aderenti nel referendum sull'approvazione del contratto. Nonostante l'approvazione da parte della maggioranza dei votanti, l'esito non fu plebiscitario e segnò una divisione nel mondo sindacale.
Pomigliano Oggi: Sfide e Prospettive
Oggi, lo stabilimento di Pomigliano d'Arco produce la Fiat Panda, un modello di grande successo per il gruppo Stellantis. Recentemente, è tornata a produrre anche un modello Alfa Romeo, la Tonale. Lo stabilimento è stato oggetto di importanti ammodernamenti per accogliere la produzione della Panda, ottenendo riconoscimenti per l'efficienza e l'organizzazione dei processi produttivi.
Nonostante le sfide, Pomigliano d'Arco rimane un polo industriale importante per il Sud Italia, con la presenza di aziende come Leonardo e Avio Aero, oltre a centri di ricerca nel settore automotive e aeronautico. Il futuro dello stabilimento è legato alla produzione della Panda e all'arrivo di nuovi modelli del segmento B, ma restano aperte alcune domande chiave sul futuro dell'occupazione e dello sviluppo industriale del territorio.
Cultura e Società a Pomigliano d'Arco
Pomigliano d'Arco non è solo un centro industriale, ma anche una comunità con una ricca vita culturale e sociale. La città ospita il Pomigliano Jazz Festival, uno dei più importanti festival jazz italiani, e diverse iniziative culturali, come la rassegna "Sguardi ostinati" e il Festival della letteratura indipendente (Flip).
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Negli ultimi anni, sono aumentati i luoghi dedicati alla produzione culturale, come librerie, teatri e centri creativi, che offrono spazi di condivisione e di espressione per gli artisti locali.
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