Introduzione
La storia della Fiat Grandi Motori rappresenta un capitolo significativo nell'evoluzione industriale italiana, intrecciando innovazione tecnologica, trasformazioni economiche e dinamiche sociali. Dalle sue origini come parte delle Officine Ansaldi fino alla sua integrazione nel gruppo Fiat e successiva espansione a Trieste, la Grandi Motori ha segnato un'epoca nella produzione di motori diesel, in particolare per applicazioni marine, contribuendo allo sviluppo del settore navale e industriale italiano.
Le origini: Dalle Officine Ansaldi alla Fiat
Le radici della Fiat Grandi Motori affondano nel lontano 1884, con la nascita delle Officine Meccaniche Michele Ansaldi nel cuore della Barriera di Milano. Questo complesso industriale, dedicato alla costruzione di macchine utensili, impiegava circa 300 operai. Nel 1905, Michele Ansaldi strinse un accordo con Giovanni Agnelli, dando vita alla Fiat Ansaldi, specializzata nella produzione di "vetture leggere a quattro cilindri". Questa mossa rientrava in una precisa strategia di mercato della Fiat, che mirava a legare alla propria orbita altre società attraverso procedimenti associativi.
Tra queste, spiccava il cantiere navale San Giorgio di Muggiano, nel Golfo di La Spezia, assorbito dalla Fiat nel 1905. Nacque così la Fiat San Giorgio, focalizzata sulla costruzione di torpediniere e sommergibili, con la produzione di motori marini e tubi di lancio nello stabilimento torinese. Questa fase iniziale segnò l'ingresso della Fiat nel settore della motoristica navale, ponendo le basi per lo sviluppo futuro della Grandi Motori.
La nascita della Grandi Motori e l'espansione a Torino
Nel 1923, la Fiat riacquistò lo stabilimento e inaugurò la sezione Grandi Motori, destinata alla costruzione di motori diesel per qualsiasi applicazione, in particolare per uso marino. Tra il 1923 e il 1928, il complesso fu oggetto di un importante ampliamento, con l'acquisto di un edificio vicino al gruppo di officine di via Cuneo. Questo portò la Grandi Motori, che nel 1935 contava 5.000 dipendenti, a svilupparsi su due nuclei ben definiti, per un totale di 115.000 metri quadrati di superficie.
Durante la seconda guerra mondiale, l'azienda fu oggetto di incursioni aeree alleate, ma legò il proprio nome anche alla Resistenza. I lavoratori dell'azienda, molto attivi nelle agitazioni operaie contro il fascismo e la guerra, organizzarono fin dal 1944 le Squadre di Azione Patriottica (SAP) interne allo stabilimento.
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La ripresa post-bellica e il trasferimento a Trieste
Terminata la guerra, i primi segnali di ripresa si registrarono a partire dal 1948. Tra il 1951 e il 1954, la fabbrica fu al centro di un nuovo ampliamento che consentì di aumentare le capacità produttive. Questo periodo coincise con un incremento delle commesse, portando l'azienda, che nei primi anni Sessanta impiegava circa 4.000 addetti, allo splendore di un tempo.
Tuttavia, nell'ottobre del 1966, Fiat e IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale) siglarono un accordo per la creazione a Trieste della Società Grandi Motori di Trieste. Il nuovo complesso fu inaugurato nel 1971 e assorbì circa 3.000 dipendenti, tra operai, impiegati, tecnici e dirigenti, molti dei quali provenienti dalla Grandi Motori di Torino, che cessò in questi anni la propria attività. Questo trasferimento segnò la fine di un'era per lo stabilimento torinese, ma rappresentò anche un nuovo inizio per la produzione di motori diesel in Italia.
Il motore 1060 S: un culmine tecnologico
Un capitolo a parte merita il motore 1060 S, il più grande e potente mai realizzato presso lo Stabilimento Grandi Motori della FIAT. Progettato nella seconda metà degli anni '60, questo motore rappresentò il culmine dello sviluppo tecnico dei grandi motori Diesel a due tempi condotto dalla FIAT.
Il prototipo di ricerca e sviluppo, costruito con due cilindri in linea, fu realizzato e provato al banco nel 1968 a Torino. La produzione dei motori destinati all'impiego operativo su grandi navi mercantili fu realizzata in piccola serie (almeno 10 esemplari) nello stabilimento Grandi Motori di Trieste, presso il quale, all'inizio degli anni '70, la FIAT aveva trasferito gran parte della propria attività nel settore della motoristica navale.
Le caratteristiche tecniche del motore 1060 S erano impressionanti:
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- Tipo: Motore navale Diesel a due tempi con due cilindri in linea, realizzato mediante costruzione modulare con possibilità di arrivare fino a 12 cilindri in linea (10 cilindri nel motore della motocisterna Sant'Ambrogio)
- Struttura: Portante, basamento e incastellatura realizzata con lamiere saldate precompresse da tiranti di acciaio, albero motore semicomposto con manovelle in acciaio fuso e perni in acciaio fucinato, su tre supporti di banco; manovellismo di spinta con testa croce; lavaggio della camera di combustione a corrente trasversale attraverso luci di aspirazione e scarico poste alla base dei cilindri
- Corsa: 1900 mm
- Alesaggio: 1060 mm
- Cilindrata unitaria: 1677 litri/cil.
- Potenza unitaria: 3400 CV/cil. a 102 giri/minuto (3800 CV/cil. a 106 giri/minuto)
- Consumo specifico: Circa 150 g/CV/h
- Pressione media effettiva: 8.78 bar, 234259 Nm/cil.
- Applicazioni: Grandi navi mercantili e motocisterne, tra cui la petroliera Sant'Ambrogio (1971) da 253000 tonnellate di portata lorda, equipaggiata con un motore FIAT 1060 S a 10 cilindri con potenza max.
Nonostante la sua importanza storica, nessuno degli esemplari prodotti è sopravvissuto. Il modello in scala esposto, realizzato alla fine degli anni '60 per attività promozionali, rappresenta in modo accurato il prototipo bicilindrico.
Le Officine Grandi Motori oggi: archeologia industriale a Torino
Oggi, le Officine Grandi Motori di Torino rappresentano un esempio di archeologia industriale. Il complesso, situato nel quartiere Aurora e delimitato da corso Vercelli, via Cuneo, via Damiano e corso Vigevano, giace in stato di abbandono. Tuttavia, la sua storia e il suo valore architettonico rimangono un importante testimonianza del passato industriale della città.
L'area si distingue per la sua architettura imponente e la sua valenza civica. Il fronte su strada presenta ampie aperture che nascondono gli interni, ma che allo stesso tempo evidenziano il sistema strutturale in calcestruzzo armato, pionieristico per l'epoca. Ogni elemento architettonico è stato studiato per garantire proporzioni e modulo armoniosi.
Negli ultimi anni, il destino delle Officine Grandi Motori è stato oggetto di intense discussioni e dibattiti sulla riqualificazione dell'area. Nel 2010 iniziò la demolizione dei vecchi manufatti e la bonifica dell'area, ma un progetto di riqualificazione da parte di investitori privati non andò a buon fine. Nel 2017, il Comune di Torino ha presentato un nuovo progetto per l'utilizzo dell'area come residenza universitaria, biblioteca e luogo di deposito per l'e-commerce, ma i lavori non sono ancora iniziati.
A dicembre 2022, la Giunta Comunale ha approvato una nuova variante urbanistica per l'area. Il progetto prevede la trasformazione dell'area in uno spazio per la logistica, con la costruzione di un centro commerciale, una residenza universitaria e un'ampia area verde attrezzata. Questa variante urbanistica ha ottenuto l'approvazione del Consiglio Comunale a gennaio 2023 e segna un importante passo avanti nella riqualificazione delle Officine Grandi Motori.
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La "Basilica degli Operai"
Uno degli elementi più iconici delle Officine Grandi Motori è la "Basilica degli Operai", conosciuta anche come la "Basilica" per la sua grandiosità. Questa struttura è opera dell'architetto Giacomo Mattè Trucco, lo stesso che ha progettato il celebre Lingotto. La Basilica rappresenta un esempio di sintesi formale che ha anticipato il rigore modernista.
La transizione a Wärtsilä Italia
Dopo essere passata interamente nelle mani dell'IRI prima e di Fincantieri poi, nel 1997 lo stabilimento di Trieste ha visto l'ingresso dell'azionista Wärtsilä, gruppo finlandese attivo nella fabbricazione di sistemi di propulsione e generazione d'energia per uso marino e centrali elettriche. In pochi anni, Wärtsilä ha assunto totalmente il ruolo centrale nell'economia del territorio, ereditando il ruolo economico e sociale dal passato come una naturale continuazione.
Oggi, Wärtsilä Italia SpA è un'azienda leader nel settore, con un forte impegno nell'innovazione tecnologica e nella sostenibilità ambientale. Lo stabilimento di Trieste è il più grande del gruppo e produce soluzioni per il più ampio ventaglio di settori.
L'importanza della conservazione
La storia delle Officine Grandi Motori e del suo patrimonio industriale solleva importanti questioni sulla conservazione dell'architettura contemporanea. Gli edifici per l'industria nascono da motivazioni contingenti, mutano costantemente per la necessità di tenere il passo di un progresso della produzione che ha assunto ritmi di crescita esponenziali e soffrono di un'inarrestabile e prematura obsolescenza, connaturata alle loro stesse condizioni d'origine.
Nonostante tutto, la conservazione è necessaria ed è la naturale conseguenza della presa di coscienza nel riconoscimento di specifici valori. L'architettura industriale va equiparata, in termini di rilevanza storica e documentaria, al monumento. Il valore testimoniale è indubbio: si tratta di opere che incarnano in maniera estremamente pragmatica i caratteri del proprio tempo, per le quali esiste ed è identificabile una chiara relazione tra produzione e contenitore entro cui si compie e che sono state al tempo stesso scenario ed elemento scatenante di trasformazioni sociali di ampia portata.
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