L'importazione e l'esportazione di automobili sono processi complessi, influenzati da una varietà di fattori, tra cui i dazi doganali. Questi ultimi rappresentano un costo significativo che incide sul prezzo finale dei veicoli e sulla competitività delle aziende coinvolte. Le dinamiche tra Stati Uniti ed Europa, in particolare, hanno subito notevoli cambiamenti negli ultimi anni, con l'introduzione di nuove tariffe e accordi commerciali che hanno ridisegnato il panorama del settore.

Costi fissi e variabili nell'importazione di auto americane

Il costo finale di un'auto americana "italianizzata" è determinato da una serie di costi fissi sostenuti dalla concessionaria. A questi si aggiungono variabili come il prezzo di acquisto negli USA e le conseguenze della pandemia. Nel mercato nordamericano, il prezzo di listino non corrisponde quasi mai a quello applicato dalle concessionarie da cui gli importatori acquistano le vetture. Il prezzo è suscettibile a forti variazioni determinate dalla legge della domanda e dell'offerta, situazione accentuata dalla pandemia e dalla crisi dei chip.

Le difficoltà di produzione hanno portato a una contrazione delle auto disponibili in stock, con conseguenti aumenti dei prezzi. È sempre più frequente imbattersi in auto nuove più care di 10-20 mila dollari rispetto al listino. Allo stesso tempo, i brand hanno ridotto il numero o la disponibilità degli optional per far fronte alla penuria di semiconduttori, senza considerare la forte aleatorietà delle tempistiche di consegna. Per questo motivo, in questa fase storica è consigliabile acquistare solo esemplari in pronta consegna con relative certezze in termini di prezzi, tempistiche di arrivo e dotazione del veicolo.

Annuncio dei dazi statunitensi e reazioni europee

In campo automobilistico, il Vecchio Continente vende più agli Stati Uniti di quanto compra. L'ex presidente statunitense Donald Trump aveva annunciato l'imposizione di dazi sulle auto europee a partire dal 2 aprile, con aumenti significativi nel corso dell'anno. Attualmente, l'Europa applica dazi del 10% sulle auto importate dagli USA, mentre gli Stati Uniti del 2,5%. È quindi ovvio che con dazi statunitensi sulle importazioni è l'Europa che ha più da perdere, e l'Italia è uno dei Paesi più esposti.

Nel 2024, la bilancia commerciale UE-USA nel settore auto vedeva l'Unione europea esportare negli Stati Uniti automobili per un valore di 40.638.912.686 euro, a fronte di importazioni per 9.864.728.422 euro. Anche per i componenti auto tradizionali, l'Ue ha esportato per 9.462.804.808 di euro e ne ha importati per 2.165.962.308 di euro. I tre Paesi che esportano maggiormente auto e componenti negli Stati Uniti sono Germania, Italia e Francia.

Leggi anche: Gamma Smart Automobili

Commercio globale e intrecci consolidati

In una guerra commerciale, contano i numeri ma pesano ugualmente, se non di più, gli intrecci consolidati nel commercio globale in cui la posizione di una fabbrica conta fino a un certo punto se in quell'impianto produttivo confluiscono parti che arrivano da continenti diversi. Ad esempio, ci sono veicoli di marchi europei costruiti negli Stati Uniti che poi vengono importati in Europa.

Accordo quadro con gli Stati Uniti e dazi al 15%

Ritmi serrati per concretizzare gli impegni assunti nell’Accordo quadro con gli Stati Uniti e per assicurare al settore auto dazi al 15% a partire dal primo agosto. Il primo atto prevede l’eliminazione dei dazi su tutti i beni industriali statunitensi e introduce un accesso preferenziale al mercato europeo per i prodotti agricoli e ittici definiti “non sensibili” dalla Commissione europea. Attualmente, il 66% di questi beni entra già nell’UE con dazi nulli o molto bassi, considerato che la media dei dazi sui prodotti industriali è pari all’1,35%.

Guardando oltre gli aspetti puramente doganali, non mancano però anche riflessi negativi, considerando che i mancati introiti al bilancio europeo (i dazi doganali sono “risorse proprie” dell’Unione) dovranno essere compensati con tagli o altre entrate. L’UE, inoltre, liberalizzerà l’accesso al mercato, solo a favore degli Stati Uniti, per alcuni prodotti ittici e agricoli definiti “non sensibili”. La proposta prevede 20 contingenti tariffari a dazio zero, tra cui frutti di mare, merluzzo dell’Alaska, frutta e verdura fresca, frutta a guscio, ma anche latticini, cereali, semi, carne di maiale e bisonte. Altri prodotti, come ortaggi, pomodori e arance, saranno, invece, soggetti a una tariffa ad valorem pari a zero, pur rimanendo vincolati a dazi legati al peso o al volume.

Per dare un’idea della portata delle concessioni, l’UE ne ha accordate per circa 198 milioni di euro, di cui 136 milioni per l’agricoltura e 62 milioni per la pesca, a fronte di esportazioni statunitensi verso l’Europa pari a circa 360 miliardi di euro. L’apertura agevolata ai prodotti agricoli Usa desta preoccupazione per gli agricoltori italiani, proprio in una fase in cui il nostro export verso gli Usa è penalizzato dai dazi al 15%, che colpiscono anche il settore vitivinicolo. La durata delle concessioni è di principio illimitata, ma l’UE potrà sospenderle se ritiene che gli Usa non rispettino gli impegni della dichiarazione congiunta. Gli impegni europei prevedono, come fondamentale contropartita, che gli Stati Uniti riducano i dazi sulle auto e sulla componentistica dal 27,5% al 15%, retrodatandoli al 1° agosto 2025.

Accordo UE-USA sui dazi doganali: una resa o un compromesso?

L'Unione Europea e gli Stati Uniti hanno raggiunto un accordo sui dazi doganali che è stato definito da molti come una resa o una capitolazione di Bruxelles ai ricatti commerciali e politici di Donald Trump. L'intesa riguarda espressamente l'intera filiera automobilistica europea, che sarà sottoposta al pagamento di tariffe doganali del 15%, un livello inferiore al 25% introdotto e poi congelato dall'inquilino della Casa Bianca, ma decisamente superiore al 2,5% in vigore per decenni.

Leggi anche: L'offerta di veicoli Schiatti Automobili

Per ora, sono esclusi acciaio e allumini, per cui è stata confermata l'aliquota del 50%, ma è previsto che le trattative proseguano nei prossimi mesi per raggiungere un compromesso in grado di ridurre la tariffa in cambio di un meccanismo di quote di contingentamento sulla falsariga di quanto concordato da Londra e Washington per il settore automobilistico. Inoltre, non sono previsti dazi su una serie di prodotti strategici, tra cui aerei e componenti aeronautici, alcuni prodotti chimici, specifici farmaci generici, apparecchiature per semiconduttori, prodotti agricoli, risorse naturali e materie prime critiche.

Secondo Trump, Bruxelles ha accettato per conto dei suoi 27 paesi di acquistare beni energetici per 750 miliardi di dollari dagli Stati Uniti e di aumentare gli investimenti sul territorio statunitense per almeno 600 miliardi di dollari.

Reazioni all'accordo

Trump ha salutato l'accordo in termini entusiastici, mentre i toni di von der Leyen sono stati improntati a una maggior cautela. Anche diverse cancellerie europee hanno preferito guardare il bicchiere mezzo pieno. In Italia, non sono pochi i pareri negativi tra le associazioni datoriali, soprattutto per il danno arrecato a settori come l'agroalimentare, penalizzati non solo dai nuovi dazi, ma anche dalla forte svalutazione del dollaro degli ultimi mesi.

Istruzioni operative dalle Dogane USA

Pubblicate nuove istruzioni operative dalle Dogane USA, che stabiliscono un ordine di priorità per la riscossione dei dazi USA su automotive, acciaio, alluminio e per le tariffe adottate in risposta all’emergenza “fentanyl”. Si apre anche la strada ai rimborsi per gli operatori che hanno versato contemporaneamente uno o più dazi “non cumulabili”.

Una delle novità più rilevanti riguarda il settore dell’automotive. La Dogana USA chiarisce, infatti, che i dazi sulle automobili e sulla loro componentistica, colpiti rispettivamente dal 3 aprile e dal 3 maggio con una tariffa aggiuntiva del 25%, non sono cumulabili con altri dazi aggiuntivi, come per esempio quelli su alluminio e acciaio. Mentre i dazi su acciaio e alluminio sono tra loro compatibili e possono essere applicati in relazione a uno stesso prodotto che contenga componenti interessate da entrambi gli ordini esecutivi.

Leggi anche: Acquisto auto usate online

Le modifiche specificano per ciascuna voce doganale interessata quale dazio prevale in caso di sovrapposizione, così da evitare l’applicazione cumulativa di più tariffe su uno stesso articolo. Istruzioni indispensabili sia per la Dogana statunitense, che dovrà applicare correttamente i dazi sui prodotti importati negli USA, tenendo conto delle indicazioni fornite da Washington, ma anche per gli operatori, che possono ora ottenere il rimborso dei dazi versati in violazione del nuovo ordine gerarchico di applicazione delle tariffe.

Se un operatore ha importato un’automobile o parti di auto negli USA e ha versato sia il dazio del 25% previsto per l’automotive e le tariffe su acciaio e alluminio in relazione alle componenti straniere, può ora richiedere il rimborso alla Dogana USA a partire dal 16 maggio.

Riduzione dei dazi al 15% e accordo commerciale USA-UE

Inizialmente l'imposizione dei dazi alle auto partiva dal 27,5% con effetto retroattivo dal 1° agosto 2025. Ma la riduzione al 15% verso cui si sta andando fa parte di un accordo commerciale tra USA e UE formalizzato ad agosto 2025: la Commissione europea ha eliminato i dazi sui prodotti industriali statunitensi importati in cambio della riduzione delle tasse americane sulle auto e componentistica europee. L'accordo include anche proposte legislative per rilanciare l'accesso preferenziale a prodotti ittici e agricoli statunitensi, come richiesto da Trump. In questo modo, le case automobilistiche europee avrebbero risparmiato circa 500 milioni di euro solo nel mese di agosto 2025.

Tregua sui dazi: accordo UE-USA e implicazioni

Washington e Bruxelles hanno raggiunto una tregua sui dazi, concludendo un accordo che assicura ai prodotti europei una tariffa massima del 15%. L’intesa, giunta dopo lunghe trattative il 27 luglio, si è concretizzata il 21 agosto con la pubblicazione di una dichiarazione congiunta con gli USA.

Complessivamente, l’accordo farà incassare al governo statunitense circa 90 miliardi di dollari. Secondo la Commissione europea, si tratta di un’intesa tra le due maggiori economie mondiali, con scambi bilaterali che valgono circa 1,7 trilioni di dollari l’anno, pari al 44% del PIL globale. Gli Stati Uniti restano il principale partner commerciale dell’UE, assorbendo il 20,6% delle sue esportazioni. Nel 2024, l’export europeo verso gli USA ha raggiunto i 531,6 miliardi di euro per i beni e circa 319 miliardi per i servizi, mentre nel primo trimestre del 2025, le esportazioni hanno segnato un forte incremento, salendo del 59,5% a 71,4 miliardi di euro.

A differenza di quanto previsto negli accordi che gli Stati Uniti hanno concluso con altri partner commerciali, l’Unione europea è l’unica ad aver ottenuto una soglia tariffaria globale. La tariffa del 15% riservata ai beni UE, infatti, non andrà a sommarsi alle misure già previste per le importazioni negli USA (c.d. dazi MFN), ma assorbirà tali dazi, sostituendosi integralmente a ogni tariffa preesistente. I dazi MFN continueranno ad applicarsi soltanto se superiori al 15%, senza ulteriori aggravi.

Restano esclusi dalla tariffa unica del 15%, tuttavia, i dazi su acciaio e alluminio e sui prodotti derivati, che attualmente scontano un’aliquota del 50%. Ma su questo punto i negoziati proseguono per introdurre un sistema di quote, attraverso la previsione di contingenti tariffari.

Esenzioni e settori specifici

L’intesa prevede l’esenzione dai dazi USA per i farmaci generici europei, estesa anche ai relativi ingredienti e precursori chimici. Per tali prodotti non trova applicazione neppure il dazio MFN, in linea con l’accordo dell’Uruguay Round del 1995, sottoscritto sia da UE che da Stati Uniti, che assicura la circolazione di farmaci generici a dazio zero.

Con la dichiarazione congiunta, Unione europea e Stati Uniti mettono un punto anche sul settore dell’automotive, finora colpito da un dazio aggiuntivo del 25%, che si sommava al precedente dazio del 2,5%. La riduzione dei dazi al 15%, a cui Trump ha dato attuazione a partire dal 7 agosto, non ha immediatamente interessato anche il settore dell’automotive. A creare confusione è stata la diversa base giuridica su cui si fondano i dazi per auto e componentistica, che erano stati imposti sulla base della Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962. Soltanto per questo motivo le auto non sono state incluse nell’ordine esecutivo che applicava la tariffa del 15%.

A rimanere escluso dall’accordo è il comparto vinicolo italiano, che rappresenta un settore strategico dell’export nazionale ed europeo. A fronte di imposte doganali tradizionalmente irrisorie, i vini italiani sono ora soggetti a una tariffa piatta, calcolata dividendo l’importo del dazio precedente per il valore doganale di un chilo o litro di prodotto, con un sensibile aggravio di costi per tutti i prodotti di alto valore. Le nuove tariffe, insieme alla svalutazione del dollaro rispetto all’euro, incidono negativamente sulla competitività del prodotto.

Impegni e concessioni dell'Unione Europea

Per concretizzare gli impegni assunti con gli Stati Uniti, ottenendo l’attesa riduzione dei dazi nel settore auto, il 28 agosto, la Commissione europea ha pubblicato due proposte legislative, che prevedono un dazio zero sui beni industriali USA e aperture per alcuni prodotti agricoli e ittici.

Sul versante unionale, Bruxelles si è impegnata, infatti, a eliminare i dazi su tutti i prodotti industriali statunitensi, tra cui macchinari, componentistica, legno e pasta di legno, carta e cartone, ceramica e cuoio e automobili che passano da un dazio del 10% allo 0%. L’impegno prevede anche di garantire un accesso preferenziale al mercato per un’ampia gamma di prodotti ittici e agricoli statunitensi “non sensibili” attraverso 20 contingenti tariffari a dazio zero, tra cui frutti di mare, merluzzo dell’Alaska, frutta a guscio, cereali, latticini, carne suina e di bisonte, mentre ortaggi, pomodori e arance, beneficeranno di una tariffa pari a zero, pur restando soggetti a dazi specifici basati su peso o volume. Sono, invece, esclusi i prodotti “sensibili”, tra cui carne bovina, pollame, riso ed etanolo. Altra misura prevista riguarda il rinnovo del regime di esenzione tariffaria per l’aragosta statunitense, che sarà esteso anche all’aragosta lavorata.

L’Unione ha, inoltre, assunto una serie di impegni strategici nei confronti degli Stati Uniti, tra cui quello di acquistare una fornitura costante di chip per l’intelligenza artificiale dagli Stati Uniti, per un valore di circa 40 miliardi di dollari. È stata concordata, inoltre, l’importazione di gas naturale liquefatto (GNL) statunitense per un totale di 750 miliardi di dollari entro il 2027. Infine, Bruxelles dovrà destinare almeno 600 miliardi di dollari in investimenti nei principali settori dell’economia americana entro il 2029.

Barriere non tariffarie e criticità ambientali

Tra i punti dell’intesa vi è anche un impegno congiunto tra Stati Uniti e Unione europea per la riduzione delle barriere non tariffarie. L’accordo prevede, infatti, il reciproco riconoscimento degli standard nel settore automobilistico, oltre a un impegno per affrontare le barriere che ostacolano il commercio di prodotti alimentari e agricoli. Tra le misure più rilevanti rientrano la semplificazione dei requisiti per i certificati sanitari relativi alla carne di maiale e ai prodotti lattiero-caseari.

L’accordo affronta, inoltre, alcune criticità normative di rilievo ambientale, prevedendo l’impegno dell’UE a intervenire sul Regolamento UE 1115/2023 (EUDR) in materia di deforestazione, con l’obiettivo di istituire un regime ad hoc per i produttori ed esportatori statunitensi. Gli Stati Uniti hanno espresso forti preoccupazioni anche in merito all’impatto del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) sulle piccole e medie imprese. La Commissione europea si è impegnata a introdurre nuove misure di flessibilità nell’attuazione del CBAM, al fine di evitare distorsioni nei flussi commerciali.

Clausola di salvaguardia e scenari futuri

Le proposte legislative della Commissione europea prevedono una durata delle concessioni tariffarie, in linea di principio, illimitata. Con un’importante clausola di salvaguardia: l’Unione europea si riserva il diritto di sospendere le misure in caso di mancato rispetto degli impegni assunti dagli Stati Uniti nella dichiarazione congiunta.

Riepilogo degli eventi del 2025

  • 1° febbraio 2025: Sospensione temporanea dei dazi.
  • 4 marzo 2025: Ripristino delle tariffe, con aumento al 20% per la Cina e mantenimento al 25% per Canada e Messico.
  • 2 aprile 2025: Entrata in vigore di un sistema di "dazi reciproci" variabili tra 10% e 50% per circa 180 Paesi.
  • Fine luglio 2025: Accordo politico tra Trump e Von der Leyen per un dazio import USA del 15% "all-inclusive" dal 1° agosto 2025, con eccezione di acciaio e alluminio tassati al 50%.

tags: #dazi #doganali #automobili #import #export

Popolare: