L'industria automobilistica austriaca, pur non essendo tra le più grandi a livello mondiale, vanta una storia ricca di innovazione e modelli interessanti. Questo articolo esplora le principali case automobilistiche austriache del passato e del presente, ripercorrendo la loro evoluzione e i modelli più significativi che hanno contribuito a plasmare il panorama automobilistico.

Pionieri dell'Automobilismo Austriaco

Nei primi anni del XX secolo, diverse aziende austriache si lanciarono nella produzione di automobili, spesso partendo da esperienze in altri settori industriali. Tra queste, spiccano:

  • Puch: Fondata nel 1899 da Johann Puch, inizialmente si dedicò alla produzione di biciclette. Nel 1906, Puch ampliò la sua attività agli autoveicoli, ciclomotori e veicoli speciali come autopompe e ambulanze, diventando un marchio noto in Austria.
  • Austro-Daimler: Nata nel 1902 come filiale austriaca di Daimler, si concentrò sulla produzione di autoveicoli a motore. Già nel 1905, Austro-Daimler realizzò una vettura a quattro ruote motrici, dimostrando notevoli capacità ingegneristiche. Nel 1906, Paul Daimler, figlio del celebre Gottlieb Daimler, lasciò la direzione a Ferdinand Porsche, un giovane ingegnere di talento.
  • Steyr: Le origini di Steyr risalgono al 1864, quando iniziò la produzione di armi, diventando il principale fornitore dell'esercito austro-ungarico. Dopo la Prima Guerra Mondiale, l'azienda convertì i suoi stabilimenti per produrre autovetture (1920), ponendo le basi per la successiva fusione tra Steyr Werke AG e Austro-Daimler-Puchwerke.

La Fusione e il Periodo Tra le Due Guerre

La fusione tra Steyr Werke AG e Austro-Daimler-Puchwerke portò alla nascita di un nuovo marchio austriaco che continuò la produzione di vetture a 4 e 6 cilindri fino allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Steyr-Puch nel Dopoguerra: La Motorizzazione di Massa

Nel dopoguerra, Steyr-Puch si concentrò sulla fornitura di mezzi economici per favorire la motorizzazione di massa in Austria. Per raggiungere questo obiettivo, l'azienda strinse un accordo con Fiat, diventando importatore per il mercato austriaco e producendo su licenza modelli come la Fiat 1400.

La Steyr-Puch 500: Un'Interpretazione Austriaca della "Piccolina"

Nel 1957, Steyr-Puch iniziò a produrre la 500 su licenza Fiat. In base all'accordo, Fiat forniva telaio, scocca e interni, mentre Steyr-Puch si occupava del resto. La Steyr-Puch 500 non poteva essere commercializzata nei mercati in cui era già venduta la Fiat 500.

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Le differenze tra la Steyr-Puch 500 e la Fiat 500 includevano:

  • Fregi differenti
  • Cofano posteriore con prese d'aria maggiorate e di disegno più lineare
  • Cerchi con canale e mozzi maggiorati
  • Paraurti più arrotondati

La modifica più significativa era la sostituzione del motore Fiat con un piccolo boxer in alluminio di 493cc, capace di sviluppare 16cv a 4600 giri/min, accoppiato ad un cambio ZF. Anche l'impianto frenante e gli ammortizzatori erano maggiorati e tarati per prestazioni superiori. Grazie a queste modifiche, la Steyr-Puch 500 raggiungeva i 100 km/h, rispetto agli 85 km/h della Fiat 500.

La Steyr-Puch 500 ebbe un grande successo in Austria, diventando una presenza abituale sulle strade e venendo adottata anche dall'automobile club locale e dal servizio postale.

Evoluzione della Steyr-Puch 500

Nel corso degli anni, la Steyr-Puch 500 si evolse parallelamente al modello italiano, pur mantenendo differenze tecniche sostanziali. Dal 1959 fu disponibile la versione a tetto chiuso con spoiler posteriore. In seguito alla presentazione della Fiat 500D, arrivarono accessori importanti. Debuttarono anche una versione potenziata a 20cv, denominata "DL", e la versione corrispondente della "giardiniera", ribattezzata 700C, ovvero Combi. Quest'ultima aveva un motore di 643cc capace di 25cv. Nel 1962, la berlina adottò il propulsore della Combi, dando vita alla 500DH, versione destinata alle forze militari e di polizia austriache.

La Steyr-Puch 650 T e le Versioni Sportive

La Steyr-Puch 650 T, con motore di 660cc, sviluppava 22,8cv a 5000 giri/min e raggiungeva i 120km/h. Nel 1964 nacque la versione 650TR, con un'ulteriore evoluzione del bicilindrico Steyr-Puch, capace di sviluppare 27cv e di spingersi fino a 123km/h, grazie all'utilizzo di un carburatore Zenith doppio corpo.

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Successivamente, fu introdotta la TR2, che raggiungeva i 34cv e superava i 130 km/h. Era disponibile un kit, denominato Montecarlo, applicabile sulla 650 TR2, che portava la potenza a 39,5cv a 6000 giri/min e la velocità massima a oltre 140km/h. Grazie a queste prestazioni, la Steyr-Puch 650TR spopolò nelle corse, con alcuni preparatori che riuscirono a ottenere quasi 50cv dal motore.

Gli Ultimi Anni della Steyr-Puch 500

Nel 1967, la Puch 500 si allineò alla produzione italiana, introducendo la versione derivata dalla Fiat 500F. Fu creata una nuova versione di accesso alla gamma, denominata S, equipaggiata con motore 493 con 16 o 19,8 cv. Le altre versioni furono confermate, mentre in seguito furono riproposte le versioni TR e l'inedita TR2 "Europa", con un nuovo quadro strumenti comprensivo di contagiri e indicatori di pressione e temperatura olio.

Il progetto Steyr-Puch 500 scontava ormai una certa anzianità e nel 1968 le vendite subirono una forte contrazione. Rimasero disponibili solo le versioni equipaggiate con il propulsore più piccolo, che rimasero in produzione fino al 1973, anno di riconversione degli impianti alla produzione della Fiat 126 in versione Puch, con motore boxer.

L'Eredità di Steyr-Puch

Dopo la fine della produzione della 500, Steyr-Puch continuò a produrre veicoli singolari, dando vita nel 1979 all'intramontabile Mercedes G-Wagen e sviluppando il sistema di trazione integrale che equipaggia la Fiat Panda 4×4. L'eredità delle glorie passate ricade quindi su Magna Steyr, nata dopo l'acquisizione da parte del gruppo canadese Magna. Rispetto al passato, non vi sono più modelli specifici, bensì ci si è specializzati nella costruzione di auto e componentistica per conto terzi.

Béla Barényi: Il Padre della Sicurezza Automobilistica

Un altro contributo significativo all'industria automobilistica è stato fornito da Béla Barényi, considerato il vero padre della sicurezza automobilistica. Nato nel 1907 in Austria-Ungheria, Barényi lavorò per diverse case automobilistiche austriache e tedesche (Austro-Fiat, Steyr e Adler) dopo essersi laureato in ingegneria elettrica e meccanica a Vienna.

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Barényi è noto per aver inventato la cellula di protezione dei passeggeri, applicata per la prima volta sulla Mercedes-Benz W111 nel 1959. Oltre alla cellula di protezione, Barényi inventò anche altre soluzioni per la sicurezza, come il tergicristallo incassato (1951) e il piantone dello sterzo di sicurezza collassabile (1963), introdotto su un modello di serie nel 1976 (Mercedes-Benz W123).

Lo Stabilimento di St. Valentin: Un Centro di Eccellenza Produttiva

Lo stabilimento austriaco di St. Valentin, sede produttiva di Case IH Europe e STEYR (marchi del gruppo CNH Industrial), è stato premiato come "Fabbrica dell'Anno 2012". La fabbrica, che dal 1947 ha costruito circa 600.000 trattori, copre 170.180 metri quadri e impiega 600 dipendenti di 18 diverse nazionalità.

Uno dei maggiori punti di forza di St. Valentin è l'alto livello di flessibilità produttiva, che consente di produrre un'ampia gamma di modelli di trattori, indipendentemente dal tipo di costruzione, dalla linea di attrezzature o dalle norme sulle emissioni specifiche del paese. Coordinando 12.000 pezzi di oltre 400 fornitori in tutto il mondo, la fabbrica produce circa 10.000 trattori all'anno per clienti in Europa, Asia, Medio Oriente e Africa, Australia e Nuova Zelanda.

Porsche: Un Legame con la Storia Austriaca

Anche se Porsche è un marchio tedesco, le sue origini sono strettamente legate all'Austria. Ferdinand Porsche, il fondatore dell'azienda, era un ingegnere austriaco che lavorò per diverse case automobilistiche austriache prima di fondare la sua azienda in Germania. Durante il periodo nazista, Porsche collaborò con Hitler per la progettazione di veicoli a scopo bellico e per la realizzazione del Maggiolino Volkswagen.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, Porsche fu catturato dai militari francesi e, durante la sua prigionia, progettò la Porsche 356, la prima vettura a portare il suo nome. La Porsche 356 fu costruita inizialmente in Austria, prima che l'azienda si trasferisse a Stoccarda, in Germania.

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