Nate per i rally, amate sulla strada. Le auto da rally hanno da sempre un fascino particolare agli occhi degli automobilisti: questi modelli, infatti, quasi sempre derivavano da modelli di serie elaborati o, viceversa, hanno contribuito con le loro innovazioni a rendere migliori i modelli stradali. Ripercorriamo la storia di queste auto leggendarie, esplorando i modelli che hanno fatto la storia del rally e che continuano ad appassionare gli amanti dei motori.

Gli Anni Pionieristici: Dalle Auto Turismo ai Prototipi

Alla fine degli anni ‘70 e l’inizio degli anni ‘80 vennero avviate le liberalizzazioni delle prestazioni e dei componenti per costruire un veicolo da corsa, omologando i modelli delle case automobilistiche nei vari gruppi distinti dal numero 1 al numero 8. Nel Gruppo 1 furono omologate ed inserite nell’allegato J del codice sportivo internazionale le auto turismo della grande serie che dovevano essere strettamente di serie con la sola aggiunta di un Roll-bar, una gabbia formata da tubi in cromo-molibdeno saldati tra loro e montata all’interno dell’auto per formare una protezione per l’equipaggio. Le vetture invece più competitive erano quelle dei Gruppo 2 (turismo preparato), Gruppo 4 e 5 (gran turismo), che potevano usufruire di libertà regolamentari con modifiche al motore pur mantenendo la cilindrata di serie, erano permessi allargamenti della carreggiata con cerchi larghi e alleggerimenti del corpo vettura.

Tuttavia, questa liberalizzazione eccessiva portò a una situazione incontrollabile, con un aumento vertiginoso delle prestazioni. Dal 1984, con il diffondersi dello schema di trasmissione a 4 ruote motrici, portato al debutto proprio in Gruppo B dall’Audi Quattro, si alzarono le velocità in accelerazione e ripresa sia su asfalto che su terra. Per questo motivo, dopo diversi incidenti mortali avvenuti in appena due stagioni, alla fine del 1986 venne decretata la fine dell’era del “Gruppo B”, categoria tanto fascinosa quanto pericolosa.

L'Epoca d'Oro del Gruppo B

L'era delle Gruppo B è stata indubbiamente la più spettacolare della storia dei rally, caratterizzata da vetture dal rombo ineguagliabile e da una cavalleria mozzafiato. In questo periodo, le case automobilistiche si sono impegnate a creare automobili da rally di cui poi facevano anche una versione da strada, invertendo il meccanismo precedente. Per accogliere questi bolidi venne creata una nuova categoria: il Gruppo B, a cui si affiancano il Gruppo N e il Gruppo A. Negli anni ’90, a seguito di numerosi incidenti mortali che coinvolgono proprio le auto del Gruppo B (le più potenti), la categoria eliminata dalle competizioni mondiali.

Audi Quattro: La Rivoluzione Integrale

Prima dell'uscita dell'Audi Quattro, la trazione integrale era riservata ai fuoristrada o ai veicoli pesanti. Nel frattempo, la decisione degli ingegneri Audi di installare un sistema di trazione integrale in un'autovettura fu rivoluzionaria. Vettura invincibile negli anni ’80, Audi Quattro si è guadagnata un posto tra le migliori auto da rally a suon di vittorie tanto da essere considerata da tutti l’auto da battere. La Audi Quattro, poi, poteva contare su un motore incredibilmente potente, tanto che nella versione S1 E2 si toccavano i 591 CV. Con la Quattro, Audi fu il primo brand nella storia con la trazione integrale. Erano i primi anni ottanta e nel Gruppo B la competizione era sfrenata.

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Lancia Delta S4: Potenza Brutale e Inaffidabilità

La Lancia Delta S4 del 1985 ha in comune con la Delta solo il nome e qualche dettaglio estetico. La vettura debutta nell'ultima gara del campionato del mondo 1985 - il RAC - e conquista subito una doppietta con i finlandesi Henri Toivonen e Alén. La Lancia Delta S4 è potentissima ma poco affidabile e nella stagione 1986 porta a casa solo tre successi con Toivonen (Monte Carlo), con Biasion (Argentina) e con Alén (Olympus negli USA).

Peugeot 205 T16: La Dominatrice del Gruppo B

La 205 T16 è stata l’auto del Gruppo B di maggior successo, stabilendo la formula da seguire per tutti gli sfidanti: motore centrale, turbo, trazione integrale e telaio spaceframe. Jean Todt, che ha ideato il programma, passò successivamente alla Ferrari in Formula 1 e alla FIA. La T16 condivide un aspetto generale con la normale auto da strada 205, come la griglia anteriore e la disposizione dei fari. Gli iconici cerchi Pepperpot hanno effettivamente preceduto anche la GTI. In realtà molto poco è stato condiviso con l’auto di produzione, ma gli exploit di rally di grande successo hanno contribuito a trasformare l’immagine di Peugeot e della 205 negli anni ’80.

L'Era del Gruppo A e delle World Rally Car (WRC)

Nel 1987 vengono ammesse al Mondiale rally le meno potenti Gruppo A (derivate da modelli di serie prodotti in almeno 5.000 esemplari) e la Lancia è già pronta con la Delta HF 4WD. Trazione integrale, motore 2.0 turbo da 265 CV, veloce, poco adatta all'asfalto, non molto affidabile e con passaruota stretti che non permettono di usare pneumatici larghi. La vettura si aggiudica il titolo Piloti con Kankkunen (che conquista l'Olympus e il RAC) e porta a casa anche il campionato Costruttori grazie ai successi di Biasion (Monte Carlo, Argentina e Sanremo) e Alén (Portogallo, Acropoli e 1000 Laghi).

Lancia Delta HF Integrale: Un Mito Incontrastato

La Lancia Delta è considerata una vera e propria divinità, specialmente con la livrea Martini che è rimasta nell’immaginario collettivo come una delle più belle di sempre. Nel 1988 arriva la Lancia Delta HF Integrale - passaruota più larghi, peso diminuito, comportamento su asfalto migliorato e motore più potente (280 CV) - e si assiste a un altro dominio del marchio piemontese nel Mondiale rally. La Lancia Delta porta a casa un altro bis iridato nel 1989: campionato costruttori grazie ai successi del francese Didier Auriol (Tour de Corse) e dello svedese Mikael Ericsson (Argentina) e titolo Piloti con Biasion. Una vettura non perfetta (peso troppo concentrato sull'anteriore e un sistema di trazione integrale meno evoluto di quello Toyota) che si aggiudica il Mondiale Costruttori 1990 grazie a sei successi - tre con Auriol (Monte Carlo, Tour de Corse e Sanremo), due con Biasion (Portogallo e Argentina) e uno con Kankkunen (Australia) - ma che non riesce a trionfare tra i Piloti.

Subaru Impreza 22B: L'Icona Giapponese

Il 1997 vide debuttare le WRC (acronimo di World Rally Car) anche se molti costruttori continuarono a correre con le Gruppo A, come nel caso della Mitsubishi con la Lancer. Il primo costruttore a produrre una WRC fu Subaru, che presentò al panorama rallystico la stupenda Impreza 22B. A rendere mitiche le sue imprese non c’è però solo l’auto, ma anche piloti entrati nella leggenda come l’indimenticato Colin McRae, Richard Burns e Carlos Sainz. Un’auto mitica, capace di appassionare migliaia di spettatori che seguivano le tappe quasi unicamente per vedere passare lei, la giapponese vestita di blu che non lasciava scampo agli avversari.

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Peugeot 206 WRC: La Piccola Vincente

La prima WRC della storia Peugeot - dotata della trazione integrale e di un motore 2.0 turbo benzina da 300 CV - debutta nel 1999 e conquista un secondo posto a Sanremo con il francese Gilles Panizzi. Nel 2001 la Peugeot 206 WRC vince il Mondiale Costruttori con sei vittorie - tre con Grönholm (Finlandia, Australia e Gran Bretagna), una con il finlandese Harri Rovanperä (Svezia), una con Auriol (Catalunya) e una con Panizzi (Sanremo) - mentre l'anno seguente la Casa del Leone domina il campionato: titolo Piloti con Grönholm (con cinque trionfi: Svezia, Cipro, Finlandia, Nuova Zelanda e Australia) e Mondiale costruttori con Panizzi (tre primi posti: Tour de Corse, Catalunya, Sanremo). Dal 2000 fino al pensionamento in favore della non troppo fortunata 307 Wrc, la 206 divenne da subito la macchina da battere grazie un ottimo telaio che ben si sposava con un motore stellare.

Citroën C4 WRC: Il Dominio di Loeb

La Citroën C4 WRC ha conquistato sette Mondiali rally: tre Costruttori di seguito tra il 2008 e il 2010 e quattro titoli Piloti consecutivi con il francese Sébastien Loeb. Nata per rimpiazzare la Xsara e derivata dalla C4 Coupé, monta la trazione integrale e un motore 2.0 turbo benzina da oltre 300 CV. Loeb domina anche la stagione 2009 con sette piazzamenti sul gradino più alto del podio (Irlanda, Norvegia, Cipro, Portogallo, Argentina, Catalunya e Gran Bretagna) e nel 2010 sale a quota otto (Messico, Giordania, Turchia, Bulgaria, Germania, Francia, Catalunya e Galles). L'ultima stagione della Citroën C4 WRC vede un giovane pilota transalpino promosso dal Junior Team del Double Chevron trionfare in due occasioni (Portogallo e Giappone). Il suo nome?

Volkswagen Polo R WRC: L'Arma Totale

La “segmento B” di Wolfsburg surclassa le avversarie già nella stagione d'esordio (2013): titolo Piloti con Ogier (nove vittorie: Svezia, Messico, Portogallo, Italia, Finlandia, Australia, Francia, Catalunya e Galles) e titolo Costruttori grazie anche al finlandese Jari-Matti Latvala primo all'Acropoli. 43 vittorie in 52 gare. 4 titoli mondiali per Sebastian Ogier. E’ questo l’incredibile record della vettura sviluppata dalla divisione sportiva di Wolfsburg. Il team con a capo Jost Capito, è stato in grado di realizzare una vettura che fin dalla prima gara al Rally di Montecarlo 2013 è riuscita ad agguantare il secondo gradino del podio.

Altri Modelli Degni di Nota

Oltre ai modelli citati, ci sono altre auto da rally che meritano di essere ricordate per la loro storia, le loro prestazioni o il loro impatto culturale:

  • Fiat 131 Abarth: Unica vettura della casa torinese ad aver vinto un campionato del mondo, Fiat 131 Abarth si è conquistata un posto tra le auto da rally più iconiche della storia. Nata come erede della 124 Abarth, Fiat 131 Abarth - dotata della trazione posteriore e di un motore 2.0 da oltre 200 CV - conquista il primo successo nel 1976 grazie ad Alén che chiude davanti a tutti al 1000 Laghi.
  • Lancia Stratos: La più chiacchierata, la più amata e forse anche la più odiata per il potenziale mai espresso a pieno; Lancia Stratos è, tra le auto da rally, probabilmente quella che ha fatto più discutere gli appassionati. Un esemplare davvero unico nella storia dell’automotive, caratterizzato da un’estetica decisamente inedita, con una linea affusolata e sportiva che andava controcorrente rispetto alle altre vetture sagomate.
  • Citroën Xsara Kit Car: La Citroën Xsara Kit Car, derivata dalla Citroën Xsara, venne realizzata dalla Citroen Sport basandosi sul regolamento FIA Kit car F2 per partecipare al Campionato Francese di Rally, nel quale ha corso dal 1998 al 2001. La vettura venne concepita per formula FIA 2 litri Kit Car, veicoli a 2 ruote motrici con motore di 2 litri di cilindrata ad alimentazione atmosferica.
  • Renault 5 Turbo: L'epopea della Renault 5 Turbo Gruppo 4 "C0000027" non inizia veramente fino al 29 ottobre 1982, quando il leggendario pilota Alain Prost, affiancato dal navigatore Jean-Marc Andrié, la schiera al via del Rally del Var.
  • MG Metro 6R4: Nonostante la sua carriera agonistica limitata, la MG Metro 6R4 è rimasta un simbolo di audacia e ingegnosità britannica nel mondo del motorsport.
  • Daihatsu Charade: La Daihatsu Charade si è distinta per la sua affidabilità e agilità: era dotata di un motore turbo da 1.3 litri che, grazie al peso contenuto e alla trazione ottimizzata, si adattava bene ai terreni irregolari del Kenya.

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