Il rombo inconfondibile dell'Audi Quattro, con il suo motore a cinque cilindri che ha segnato la storia del mondo dei rally, suscita ancora oggi una forte nostalgia negli appassionati. Ogni volta che una rievocazione storica la vede sfrecciare, la folla si raduna numerosa, quasi a voler rivivere le emozioni delle leggendarie prove speciali del Mondiale Rally degli anni '80. Questo articolo celebra questo capolavoro di ingegneria, ripercorrendone la storia e le imprese che l'hanno resa un'icona.

Genesi di un Mito (1977-1980)

La storia di questo modello iconico ha inizio nel 1977, quando Jörg Bensinger, allora capo ingegnere Audi per i telai, propose lo sviluppo di una vettura sportiva dotata di trazione integrale. Ferdinand Piech, nipote di Ferdinand Porsche e all'epoca capo del reparto ricerca e sviluppo Audi, appoggiò con entusiasmo l'iniziativa, suggerendo di utilizzare la trasmissione del fuoristrada Iltis. Questo modello, prodotto da Audi per conto di Volkswagen, funse da base meccanica per il progetto EA 262, come era inizialmente chiamata la vettura.

Tra il 1978 e il 1979, la EA262 fu sottoposta a numerosi test e modifiche. I risultati furono estremamente positivi: sul circuito di Hockenheim, la vettura ottenne tempi di poco superiori a quelli di una Porsche 928, nonostante una notevole differenza di potenza (170 CV contro 240). Su sterrato, il leggendario pilota di rally Hannu Mikkola provò il prototipo e ne rimase talmente impressionato da rescindere il contratto con Ford e firmare con Audi per il 1980.

La versione definitiva della Quattro fu presentata nel 1980. Realizzata sul telaio della 80 Coupé per contenere i costi, la vettura era equipaggiata con un motore a 5 cilindri da 2.1 litri, capace di erogare 200 CV.

L'Ascesa nel Gruppo 4 e l'Era del Gruppo B (1981-1986)

La versione da competizione, con una potenza di 304 CV, fece il suo debutto nel Mondiale Rally del 1981, nell'allora Gruppo 4. In quella stagione, la Quattro conquistò tre vittorie: in Svezia con Hannu Mikkola, al Sanremo con Michele Mouton (la prima donna a vincere una gara nel WRC) e in Galles, ancora con Mikkola.

Leggi anche: Audi A4: Riparazione Cassetto

Nel 1982, anno in cui debuttò il Gruppo B, Michèle Mouton vinse tre gare e lottò per il titolo fino all'ultima prova, venendo sconfitta da Walter Röhrl.

Nel 1983 venne introdotta l'Evoluzione 2, la prima Quattro omologata per il Gruppo B. Il motore presentava un alesaggio leggermente ridotto, consentendo così di rientrare nella categoria inferiore ai 3 litri. Questo accorgimento permise di ridurre il peso minimo a 960 kg. Furono inoltre migliorate l'affidabilità e l'aerodinamica, con l'aggiunta di vistose prese d'aria per il raffreddamento.

A metà del 1984, Audi si rese conto che la Quattro non era più in grado di competere con le Gruppo B "pure". La posizione a sbalzo del motore anteriore rendeva la vettura sottosterzante, mentre il turbo KKK di grandi dimensioni la rendeva difficile da gestire.

La Sport Quattro: Un'Evoluzione Radicale

Audi decise quindi di riprogettare completamente il modello, concentrandosi esclusivamente sull'utilizzo agonistico. Per ridurre il peso, il telaio fu accorciato, ottenendo una riduzione del passo a 320 mm. I pannelli della carrozzeria furono realizzati in materiali compositi, per massimizzare la leggerezza. Il motore a 5 cilindri turbo ereditava la riduzione di cilindrata dell'Evoluzione 2, ma presentava blocco e testata in alluminio, per un ulteriore risparmio di peso. La trazione integrale era dotata di tre differenziali, di cui quello centrale e posteriore bloccabili.

La prima Sport Quattro Gruppo B debuttò al Rally d'Argentina del 1984. Erogava 450 CV e pesava solamente 1040 kg.

Leggi anche: Audi Q3 (177 CV): Guida all'Acquisto

Sport Quattro S1: L'Apice della Potenza

Per il 1985, venne introdotta la Sport Quattro S1. Caratterizzata da un'aerodinamica estrema, la S1 aveva un motore a 5 cilindri portato a 600 CV. Per migliorare l'erogazione, un sistema di iniezione in fase di rilascio preveniva il turbo lag. In alcune occasioni, fu sperimentato un cambio a doppia frizione.

Tuttavia, la S1 non ottenne il successo sperato, poiché era ormai troppo datata per competere con le Peugeot 206 T16 e le Lancia Delta S4. Vinse solamente una gara, il Rally di Sanremo, con Walter Röhrl.

In seguito, la Sport Quattro divenne protagonista nel rallycross e nella Pikes Peak, che vinse quattro volte tra il 1984 e il 1987.

Un Esemplare Ritrovato: Una Storia nella Storia

La storia che stiamo per raccontare riguarda un'Audi 80 quattro da rally rimasta nascosta in un garage per oltre 25 anni. Non si tratta di una vettura qualsiasi, ma di un'auto ufficiale che ha gareggiato nel Gruppo B del Campionato Britannico Rally Open durante il suo periodo di massimo splendore e in due Safari Rally (1983 e 1984). Un vero gioiello per collezionisti e appassionati.

L'auto era alimentata da un motore quattro Gruppo A da 2,1 litri, ma era dotata di componenti del Gruppo B, un ibrido tra Gruppo A/B. Come disse Greasley nel 1983, "Dal punto di vista del copilota, la Quattro è una delizia". Affrontando le estenuanti strade africane con il pilota locale Basil Criticos al volante e il co-pilota John Rose a fianco, la vettura ottenne un encomiabile decimo posto assoluto e un primo nella classe di appartenenza. La sua ultima gara fu il Mazda Winter Rally del 1990, prova del BRC. Successivamente, l'auto finì in garage, dimenticata per 25 anni.

Leggi anche: Sostenibilità e Design Audi

Quando l'attuale proprietario venne a conoscenza dell'esistenza di questa auto da rally, durante una giornata in pista, iniziò ad indagare e scoprì che quella Audi 80 quattro era la vettura ufficiale di cui si erano perse le tracce un quarto di secolo prima. Un raro pezzo di storia dei rally che nessun collezionista avrebbe potuto desiderare.

Una volta acquistata l'auto, il nuovo proprietario dovette investire oltre 75.000 euro per restaurare il "missile" divorato dalla ruggine.

Audi 80 B2: La Base Stradale

La seconda serie dell'Audi 80 (Typ 81) venne presentata nel 1978 sulla base della piattaforma B2: il nuovo pianale modulare che sostituì di fatto la NSU Ro 80, utilizzata anche dall'Audi 80 B1. Con la scomparsa del marchio NSU, la 80 crebbe nelle dimensioni e, grazie a motorizzazioni più potenti, variò leggermente il suo posizionamento sul mercato.

La linea dell'Audi 80 B2 venne definita da Giorgetto Giugiaro, che confermava la sua proficua collaborazione con il gruppo Volkswagen. Inizialmente, la B2 era disponibile nella sola configurazione berlina quattro porte, affiancata successivamente da un modello a due porte. Il marketing dell'epoca decise di non proporre la variante Avant (station wagon), in quanto c'era già la cugina Volkswagen Passat a ricoprire quel ruolo.

Con la piattaforma B2, Audi intendeva elevare la sua 80, da semplice auto per famiglie di medie dimensioni a modello premium compatto, in grado, secondo la Casa, di rivaleggiare con la BMW Serie 3. La denominazione Audi 80 venne usata nel vecchio continente, mentre in Nord America veniva commercializzata come Audi 4000. Un espediente per elevare la percezione di potenza della nuova berlina.

All'alba degli anni '80, il marchio dei quattro anelli doveva ancora costruirsi una reputazione. Oltreoceano, nel corso degli anni '70 altre due Case tedesche, BMW e Mercedes-Benz, si stavano affermando nella parte alta del mercato e anche Audi, braccio armato del gruppo Volkswagen, intendeva conquistare la sua fetta. Le berline Audi erano solide e robuste ma non potevano vantare l'immagine rampante delle BMW o il prestigio delle Mercedes.

Audi 80 "Quattro": La Trazione Integrale per Tutti

La svolta arrivò nel 1983, quando l'Audi 80 venne proposta anche con la trazione integrale. Il modello derivava direttamente dalla Ur-Quattro, la rivoluzionaria coupé a trazione integrale presentata nel 1980. L'Audi 80 "quattro", alla luce di una vocazione meno sportiva, rinunciava al turbocompressore e al padiglione spiovente in favore di una rassicurante carrozzeria da berlina per famiglie. I fari anteriori supplementari, un paraurti anteriore con fendinebbia integrati e uno spoiler in gomma sul posteriore in tinta con la carrozzeria consentivano di riconoscere subito il modello. C'erano poi la scritta "quattro" sul baule e il doppio terminale di scarico a rendere distintiva questa versione.

Le campagne pubblicitarie ponevano l'accento sulla tenuta di strada nelle condizioni di scarsa aderenza, quelle in cui molte berline rivali sarebbero rimaste al palo. E infatti, tutti corsero ai ripari nei due anni successivi. L'Audi 80 quattro costava meno della coupé "Ur-Quattro" ma, al netto dell'efficace trazione integrale, risultava meno conveniente della 80 GTE a due ruote motrici e persino della più grande Audi 100 CD. A parità di motorizzazione (un 2,2 litri da 134 CV), l'Audi 80 a quattro ruote motrici pesava più della grossa Audi 100 CD a trazione anteriore. Inoltre, anche l'aerodinamica era peggiore: la velocità massima delle due vetture era rispettivamente di 187 e 199 km/h. Il differenziale posteriore, invece, rese necessaria anche una modifica del bagagliaio, leggermente più piccolo in altezza: ciò comportò l'adozione del ruotino in luogo della classica ruota di scorta.

Intanto, la trazione "quattro" iniziò ad essere disponibile su un numero crescente di motorizzazioni: 1.8 da 90 Cv e 1.8 GTE da 112 CV. Anche la piattaforma B2 si rivelò versatile e redditizia: numerosi componenti vennero condivisi con l'Audi Coupé e le sue varianti più sportive, l'Audi Quattro e l'Audi Sport Quattro. Tutti modelli che, con il costante affinamento della trazione integrale, hanno iniziato a mietere successi sportivi, consolidando l'immagine nuova e vincente del marchio. Lo stesso che, fino a pochi anni prima, era alla stregua di una sottomarca della Volkswagen.

Audi Quattro all'Asta: Un Pezzo di Storia per Collezionisti

Un esemplare di Audi quattro risalente al 1983 è stato messo all'asta da RM Sotheby's in Arizona il 22 gennaio 2021. La prima auto europea di serie con la trazione integrale: basterebbe questo dato per permettere ad Audi quattro di sedersi al tavolo delle più importanti di sempre. Le origini del progetto risalgono alla fine degli anni '70, con le idee del telaista Jörg Bensinger, ex BMW, Porsche e Mercedes. In casa Audi ci si concentrò sugli svantaggi delle auto a trazione anteriore in relazione, ad esempio, ai fuoristrada, tra cui la scarsa aderenza nelle situazioni di bagnato. Deficit che poi andavano ad amplificarsi nei modelli Audi, già all'epoca forieri di grandi prestazioni.

Per riuscire nel progetto, supervisionato da Ferdinand Piëch, Audi partì dalla sua coupé 80 GT adottando la trazione a quattro ruote motrici abbinata a ben tre differenziali. Una soluzione necessaria a gestire la potenza derivata dal motore scelto da Audi per alimentare la nuova berlina: un 5 cilindri 2.1 turbocompresso da 200 cv, 285 Nm di coppia con iniezione meccanica a firma Bosch. Ne scaturivano prestazioni da supercar - 220 km/h di velocità massima e 7,1 secondi per accelerare da 0 a 100 km/h -, finalmente ben gestite dalla trazione integrale, che diede quindi il nome al modello, quattro, o anche Ur-quattro (dal tedesco "ur", "originario", in quanto prima macchina europea di ampia produzione ad adottare la soluzione all-wheel-drive).

Presentata al Salone di Ginevra nel 1980, attirando l'attenzione con il suo stile aggressivo e "muscoloso", Audi quattro divenne presto un cult del mondo automotive e già al suo primo anno di vita, grazie alle nuove regole imposte dalla Federazione Internazionale, potè partecipare al Mondiale Rally, dove la trazione integrale si rivelò decisiva per scrivere la storia della disciplina e battagliare sulle strade di tutto il mondo contro Ford, Lancia e Peugeot. Gli interni presentano rivestimenti in pelle marrone con inserti pieghettati in diagonale sui sedili e sui pannelli delle porte, oltre a una moquette nera con tappetini marchiati Audi. In dotazione, alzacristalli elettrici, cruise control, mentre la radio è stata rimossa. Un pannello montato nella console centrale, inoltre, contiene una manopola per i bloccaggi dei differenziali.

L'Eredità dell'Audi Quattro

L'Audi Quattro ha segnato una rivoluzione nel mondo dei rally, dimostrando la superiorità della trazione integrale e aprendo la strada a una nuova generazione di auto da competizione. Il suo successo ha influenzato profondamente il motorsport e ha contribuito a consolidare l'immagine di Audi come marchio innovativo e tecnologicamente avanzato.

La Quattro non è stata solo un'auto da rally vincente, ma anche un'icona di stile e un simbolo di una generazione. Il suo design aggressivo e le sue prestazioni eccezionali l'hanno resa un oggetto del desiderio per molti appassionati di auto in tutto il mondo.

Ancora oggi, l'Audi Quattro è considerata una delle auto più importanti della storia dell'automobilismo, un esempio di come l'innovazione tecnologica possa cambiare le regole del gioco e creare un'eredità duratura.

Il Motore a Cinque Cilindri: Un Segno Distintivo

Il motore a cinque cilindri è diventato un simbolo distintivo dell'Audi Quattro e di molti altri modelli del marchio. La sua sonorità unica e le sue prestazioni brillanti hanno contribuito a creare un'esperienza di guida emozionante e coinvolgente.

Audi presentò il primo motore a benzina a cinque cilindri 45 anni fa, nella seconda generazione dell'Audi 100. Ma perché i motori a cinque cilindri di Audi hanno raggiunto lo status di culto? Il primo motore a benzina a cinque cilindri alimentava l'Audi 100 (C2) nel 1976. Il modello, conosciuto internamente come Tipo 43, doveva essere posizionato più in alto rispetto al suo predecessore sul mercato. All'inizio degli anni '70, gli ingegneri Audi discussero quindi della possibilità di introdurre motori in linea a cinque e sei cilindri. Questi ultimi furono esclusi a causa dello spazio di installazione richiesto e della sfavorevole distribuzione del peso. Questo motore in linea a quattro cilindri fu utilizzato in tutto il Gruppo VW negli anni '70 - nell'Audi 80 e Audi 100, ad esempio. Il derivato motore a cinque cilindri da 2,1 litri produceva 100 kW (136 CV). Un moderno sistema di iniezione aumentava l'efficienza e lo sviluppo della potenza.

Il motore a benzina a cinque cilindri dell'Audi "Ur-quattro" del 1980 aveva ancora di più da offrire. Inizialmente erogava 147 kW (200 CV). Nel 1983, il finlandese Hannu Mikkola vinse il titolo piloti nel Campionato del Mondo Rally con questa auto. Nello stesso anno, Audi introdusse la Sport quattro con carreggiata larga, che era più corta di 24 centimetri (9,45 pollici). Era alimentata da un'unità a cinque cilindri a quattro valvole appena sviluppata in alluminio con una potenza di 225 kW (306 CV). Il modello costituì la base per una nuova auto da rally del Gruppo B, con il propulsore a quattro valvole che erogava 331 kW (450 CV) fin dall'inizio. Fu utilizzato per la prima volta nella penultima gara del 1984, il rally della Costa d'Avorio. Gli altri undici round della stagione furono disputati dallo svedese Stig Blomqvist nella Audi quattro A2 del Gruppo B con 265 kW (360 CV).

Anche dopo il ritiro di Audi dal rally nel 1986 ci furono altri momenti salienti nelle corse: nel 1987, Walter Röhrl vinse la Pikes Peak Hill Climb (USA) con l'Audi Sport quattro S1 (E2). L'auto da corsa sviluppava 440 kW (598 CV). Audi presentò un altro traguardo nella storia automobilistica al Salone dell'Auto Internazionale di Francoforte nel 1989: l'Audi 100 TDI. Era la prima auto di produzione con un motore diesel turbo a cinque cilindri con iniezione diretta e controllo completamente elettronico. Il motore generava 88 kW (120 CV) da una cilindrata di 2,5 litri. Nel 1994, arrivò sul mercato l'Audi RS 2 con una potenza di 232 kW (315 CV). Il 1994 vide i motori a cinque cilindri uscire dal segmento B, quando fu introdotta l'Audi A4 (B5). Furono gradualmente sostituiti a metà degli anni '90 dai nuovi motori V6.

Nel 2009 ci fu un grande ritorno - con turboalimentazione e iniezione diretta di benzina nell'Audi TT RS. Il motore montato trasversalmente sviluppato da quattro GmbH erogava 250 kW (340 CV) da una cilindrata di 2,5 litri. Nel 2013, l'RS Q3 ha stabilito un nuovo segmento di mercato come il primo SUV compatto. Come nel TT RS e Audi RS 3, il motore era un cinque cilindri da 2,5 litri montato trasversalmente. Inizialmente erogava 228 kW (310 PS), ma raggiungeva 250 kW (340 PS) alla fine del 2014. Nel 2019, la nuova edizione dell'RS Q3 erogava 400 PS con 480 Nm di coppia.

tags: #audi #quattro #1980 #rally #storia

Popolare: