Era il 1976 quando Audi montava, per la prima volta, un motore a cinque cilindri sotto il cofano di una delle proprie vetture. Da allora, il motore a cinque cilindri è diventato un simbolo del marchio Audi, sinonimo di innovazione, prestazioni e un sound inconfondibile. Vuoi per i successi collezionati in anni di motorsport, vuoi per la loro affidabilità ed efficienza, ma i cinque cilindri di Ingolstadt sono ormai un oggetto di culto insieme alla loro particolare sequenza d’accensione 1-2-4-5-3 e al loro sound inconfondibile.

Gli Albori: Nascita di un'Icona (1976-1979)

Nel 1976 debuttò l’Audi 100 (C2) 5E. All’inizio degli Anni ’70, gli ingegneri dei Quattro Anelli decisero quindi di sviluppare nuovi motori a cinque e sei cilindri in linea, con quest’ultima opzione scartata ancora prima di raggiungere la produzione a causa dello spazio ridotto sotto al cofano e della sfavorevole distribuzione dei pesi. Per raggiungere un posizionamento più elevato sul mercato rispetto alla precedente C1, i quattro cilindri utilizzati dalla Casa di Inglostadt fino a quel momento non erano sufficienti.

Così, nel 1977, l’Audi 100 C2 venne messa in commercio con un propulsore a benzina da 2.1 l e 5 cilindri capace di sviluppare 136 CV grazie ad un innovativo sistema di iniezione elettronica che garantiva miglior potenza ed economia nei consumi. Le consegne delle prime 100 5E iniziarono nel marzo del 1977 e già l’anno successivo Audi presentò il primo cinque cilindri diesel aspirato, 2 litri di cilindrata e 70 cavalli di potenza. Nel 1979 fu il turno del primo 5 cilindri benzina turbocompresso, altra primizia tecnologica made in Ingolstadt: con 170 cavalli e 265 Nm di coppia, era stato progettato per la top di gamma, la 200 5T.

L'Era d'Oro: Successi nel Motorsport e Innovazioni Tecnologiche (1980-1989)

Nel 1980 arrivò lei, la quattro. La sintesi evolutiva. Turbocompressore, intercooler, trazione integrale permanente, 200 cavalli e grinta da vendere. Questa vettura era nata per il Campionato Mondiale Rally e nel 1982 s’aggiudicò senza problemi il titolo costruttori. L’anno dopo, il finlandese Hannu Mikkola vinse la corona iridata a bordo della quattro A1/A2. Seguì la Sport quattro, passo accorciato e carreggiata allargata, spinta da un inedito 5 cilindri in alluminio a 4 valvole per cilindro da 306 cavalli. Era la vettura più potente mai costruita da un marchio tedesco autorizzata a circolare su strada pubblica. Lo stesso modello costituì la base per il mostro che avrebbe preso parte al famigerato Gruppo B, sfoderando la bellezza di 450 cavalli. Manco a dirlo, sempre con Blomqvist e un certo Walter Röhrl al volante, la Sport quattro - che nel mentre aveva sostituto la A2 nel mondo delle competizioni - conquistò sia titolo piloti che costruttori nel 1984.

Parallelamente, nel 1984, Audi divenne il primo produttore automobilistico a ottimizzare un motore a cinque cilindri con un sistema d’accensione completamente elettronico e convertitore catalitico di serie. Il 2.3 litri produceva 136 cavalli: si trovava sulla 100 2.3E (C3), sulla Coupè 2.3E (B3) e sulla 90 2.3 E (B3). Dal 1990 equipaggiò anche l’Audi 100 2.3E (C4) e l’anno dopo le Audi 80 2.3E (B4) e Cabriolet 2.3E.

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Anche dopo il ritiro della Casa dei Quattro Anelli dai rally, avvenuto nel 1986, le attività sportive del cinque cilindri continuarono e nel 1987 Röhrl trionfò con la Sport Quattro S1 (E2) da 600 cavalli alla Pikes Peak. Sui monti del Colorado l’Audi Sport Quattro S1 guidata da Walter Rohrl supera i 3.000 m di altitudine e i 196 km/h sulla tortuosa strada per la vetta, raggiunta per la prima volta in meno di 11 minuti, 10’47’’850 per la precisione.

Nel 1988, dotato di due convertitori catalitici, tecnologia a 4 valvole, un sistema di sfiato del serbatoio e un innovativo sistema diagnostico, il propulsore offriva standard molto elevati di tecnologia e controllo delle emissioni. Era disponibile per la prima volta nell’Audi 200 quattro 20V (C3), poi nell’Audi quattro 20V (B2) un anno dopo e nell’Audi S2 Coupé (B3) nel 1990. Il motore turbo a cinque cilindri aveva una cilindrata di 2.226 cc ed erogava 220 cavalli. Nel 1989 l’Audi Sport Quattro S1 (E2) eccelse nel campionato IMSA sfoggiando un 2 litri che si mormora arrivasse ad ‘sputare’ 720 cavalli. Un record per questa cubatura. Nel medesimo anno Audi presentò al Salone di Francoforte la 100 TDI, prima auto di produzione dotata di motore cinque cilindri turbodiesel a iniezione diretta a controllo totalmente elettronico: questo 2.5 litri era capace di generare 120 cavalli.

Un Periodo di Transizione (1990-2008)

Da qui in poi, inizia la storia moderna. Audi continua ad affinare la sua gamma di motori cinque cilindri benzina presentando, nel 1994, la Audi RS 2 Avant da 315 cavalli, la giardinetta da corsa, sviluppata in collaborazione con la Porsche sulla base della versione station wagon dell’Audi 80. Nel 1994 questo tipo di unità propulsiva fa capolino anche sui modelli del segmento B come la A4 (B5) e, successivamente, a metà degli Anni ’90, viene sostituta dai nuovi motori V6. Gli ultimi motori a cinque cilindri, il 2.5 TDI della Audi A6 e il 2.3 Turbo della Audi S6, hanno terminato il loro corso nel 1997.

Il Ritorno Trionfale: Il 2.5 TFSI e l'Era Moderna (2009-Oggi)

Ci vollero 15 anni per il ritorno del 5 cilindri, e che ritorno: nel 2009 il cinque cilindri ritorna in posizione trasversale sulla Audi TT RS, ‘bombetta’ da 340 cavalli, che diventeranno poi 360 sulla TT RS Plus del 2012. Sulla TT RS debutta il nuovo 2.5 turbo con iniezione diretta di benzina. La cosa bella è che, in origine, questo motore non doveva finire sotto il cofano di un’Audi: il progetto, infatti, era pensato per la Volkswagen Jetta e prodotto dalla divisione messicana del colosso di Wolfsburg. I 340 CV di potenza consentono alla TT di “bruciare” lo “0-100” in 4,6 secondi, con il cinque cilindri che si rivela estremamente fluido.

Successivamente la motorizzazione protagonista di questa storia - ora denominata 2.5 TFSI - viene scelta per regalare prestazioni eccezionali ai recenti modelli RS Q3 ed RS 3 arrivando sviluppare, oggi, 400 cavalli di potenza e ben 500 Nm di coppia tondi tondi. Nella sua versione da 310 CV, questo motore venne montato per la prima volta anche su un SUV, in particolare il poderoso RSQ3, non senza prima passare sotto il cofano della TT RS Plus da 360 CV nel 2012. 40 anni dopo il primo cinque cilindri, nel 2016, il 2.5 TFSI scalpita ancora nella TT RS, sviluppando una potenza di 400 CV tondi tondi.

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Nel 2016, per la nuova generazione della TT RS, gli ingegneri dell’Audi mettono mano al 2.5 TFSI, rivedendolo a fondo fino a fargli raggiungere quota 400 CV. Ma i tecnici dell’Audi non si sono fermati qui; hanno lavorat anche per limare il peso del motore, adottando un basamento in alluminio che ha contribuito a far scendere di 26 kg l’ago della bilancia. Non sembrano molti, ma fanno una gran differenza, in macchine con il motore posizionato davanti all’asse anteriore…

Gli ingegneri dell’Audi hanno integrato alberi a camme regolabili nella testata per una fasatura variabile delle valvole. Con il sistema Audi Valvelift varia la corsa delle valvole di scarico. In questo modo si riducono le perdite di lavaggio nella camera di combustione e si facilita un flusso ottimale dei gas di scarico al turbocompressore, soprattutto ai bassi giri. Il risultato, in pratica, è una maggior reattività e una spinta più corposa. È stato anche ridotto l’attrito interno, aumentando la potenza erogata. Le canne dei cilindri sono rivestite al plasma, mentre i cuscinetti principali dell’albero motore hanno un diametro inferiore di 6 mm. L’albero motore è cavo, e per questo più leggero di 1 kg. I pistoni in alluminio sono dotati di canali integrati per il raffreddamento dell’olio.

I risultati di tutti questi miglioramenti si notano nell’estate del 2021, quando Frank Stippler porta l’Audi RS 3 a girare in 7:40.748 sulla Nordschleife del Nürburgring, facendo segnare un nuovo record nel settore delle compatte.

Il 2.5 TFSI è stato eletto 'International Engine of the Year' per nove volte di fila e oggi è la RS 3 a portare avanti l’illustre tradizione. Non molti possono vantare di essere i migliori nel proprio settore per dieci anni di fila. Lo può fare però il 2.5 TFSI dell’Audi, il cinque cilindri che il marchio tedesco ha cominciato produrre nel 2009 e che ha vinto il premio di “International Engine of the Year” nella categoria da 2 a 2,5 litri ininterrottamente dal 2010 al 2018.

Il Sound Inconfondibile: Un Rugito che Definisce un'Epoca

Un frazionamento, quello dei cinque cilindri in linea, che fa parte del Dna della casa di Ingolstadt fin dalla metà degli anni ‘70, quando debuttò sull’Audi 100, e che ha raggiunto il suo apice nell’estate del 1987, quando Walter Röhrl con un’Audi Sport quattro S1 da 590 CV conquistò la mitica Pikes Peak. Il successo del cinque cilindri dell’Audi è da ricercare non solo nelle vittorie, ma anche - e forse soprattutto - nel suo inconfondibile suono, un ruggito potente e profondo che ha mantenuto le sue caratteristiche nel corso degli anni. Ciò è dato dalla particolare sequenza di accensione dei cilindri: 1 - 2 - 4 - 5 - 3. L’ordine di accensione di cilindri adiacenti e non adiacenti che si accendono alternativamente produce un timbro molto specifico e il numero dispari di pistoni crea frequenze armoniche inconfondibili. Se ciò non bastasse, con un carico maggiore, le alette nel tratto dei gas di scarico si aprono, regalando un suono ancora più pieno.

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